ANALISI PACE E SICUREZZA RISPONDERE ALLE SFIDE DI SICUREZZA E DI DIFESA DELL’UE Una prospettiva socialdemocratica Gregorio Staglianò Gennaio 2025 Di fronte alla crescente incertezza strategica, l’Europa deve ripensare le proprie politiche di sicurezza e di difesa, tenendo conto delle diverse priorità dei suoi Stati membri e dei partner strategici al di fuori dell’UE. Per i socialdemocratici, questo momento rappresenta sia una sfida che un’opportunità per guidare l’UE verso le riforme e una rinnovata rilevanza sulla scena globale. Le forze progressiste devono reclamare l’agenda della sicurezza, riformulando la sicurezza non solo in termini militari ma anche di sicurezza umana, democrazia, stato di diritto e libertà. Da una prospettiva socialdemocratica, è essenziale ridefinire la resilienza come capacità di resistere alle minacce militari, così come alle crisi sociali, economiche e ambientali. PACE E SICUREZZA RISPONDERE ALLE SFIDE DI SICUREZZA E DI DIFESA DELL’UE Una prospettiva socialdemocratica Contenuto INTRODUZIONE 2 LA LOTTA PER L’ORDINE GLOBALE: LE SFIDE DELL’UE PER IL FUTURO 2 LA RISPOSTA SOCIALDEMOCRATICA ALLE SFIDE DELL’UE 3 Ridefinire l’interesse europeo nel contesto multipolare 3 Rafforzare le capacità di sicurezza e di difesa europea 4 Rimodellare le relazioni transatlantiche 5 Integrare sicurezza e coesione sociale 6 RIFORMARE LA SICUREZZA E LA DIFESA DELL’UE: UNA PRIORITÀ PER I 6 CONCLUSIONI 7 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – RISPONDERE ALLE SFIDE DELLA SICUREZZA E DELLA DIFESA DELL’UE INTRODUZIONE Negli ultimi tre anni l’Europa ha affrontato una delle prove più impegnative della sua storia recente in termini di resilienza, pace e cooperazione. Il ritorno della guerra nel continente, con l’ingiustificata invasione russa dell’Ucraina, ha posto una sfida senza precedenti alla capacità dell’Unione Europea(UE) di difendere i propri interessi e promuovere i valori su cui si fonda. Al contempo, le profonde trasformazioni geopolitiche in corso hanno reso l’ambiente internazionale sempre più instabile e competitivo. L’attacco terroristico di Hamas contro Israele e la conseguente reazione militare israeliana, senza precedenti, hanno aggravato le tensioni nella regione mediorientale, causando immense sofferenze umane e alimentando un clima di polarizzazione all’interno delle società occidentali. Il rischio di un’escalation con l’Iran e il crollo del regime di Assad in Siria contribuiscono ulteriormente a minare il fragile equilibrio regionale. Sul fronte interno, l’ascesa delle forze nazionaliste e di estrema destra in Europa, unita all’incertezza sul futuro dell’Alleanza Atlantica – specialmente dopo la rielezione di Trump alla Casa Bianca – mette in discussione l’attuale architettura di sicurezza e difesa dell’UE, evidenziandone le vulnerabilità strutturali. In questo contesto di crescente instabilità l’UE è chiamata a rispondere con maggiore coesione e determinazione, rafforzando la propria capacità di azione autonoma e la volontà politica necessaria per garantire la sicurezza dei suoi cittadini. Solo attraverso un impegno coerente e risoluto, l’UE potrà consolidarsi come attore politico credibile, in grado di sostenere l’ordine internazionale basato sulle regole e di promuovere la sicurezza umana su scala globale. Questo documento si propone di delineare un’agenda comune per le forze socialdemocratiche europee, offrendo una prospettiva progressista sulle politiche di difesa e sicurezza dell’Unione. Tali questioni, fondamentali per il futuro del progetto europeo, devono essere affrontate attraverso i principi di giustizia sociale, multilateralismo e solidarietà, affinché le forze progressiste possano esercitare un ruolo determinante nella costruzione di una strategia di sicurezza lungimirante ed equilibrata. LA LOTTA PER L’ORDINE GLOBALE: LE SFIDE DELL’UE PER IL FUTURO Per decenni, l’Unione Europea ha beneficiato di un contesto geopolitico stabile e favorevole, che ha contribuito alla sua crescita economica e alla sua sicurezza. La disponibilità di beni a basso costo, in gran parte importati dalla Cina, l’accesso a risorse energetiche a prezzi contenuti dalla Russia e, soprattutto, l’affidamento della propria sicurezza agli Stati Uniti hanno permesso all’UE di prosperare senza dover affrontare direttamente i costi e le responsabilità di un’autonomia strategica. In questo quadro, istituzioni multilaterali solide, alleanze affidabili e un sistema internazionale regolato da norme condivise hanno facilitato la cooperazione globale, garantendo stabilità e protezione all’Europa. Tuttavia, questo scenario è profondamente mutato. Oggi, l’Unione si trova ad affrontare un ambiente globale segnato da crescente instabilità e incertezza. Il rapporto sempre più ambiguo con la Cina, il deterioramento irreversibile dei legami con la Russia e l’incognita rappresentata dalle mosse della nuova presidenza Trump negli Stati Uniti pongono interrogativi fondamentali sul futuro assetto strategico dell’UE. Da pilastro del mondo occidentale, l’Europa rischia di scivolare ai margini del nuovo ordine globale, travolta dal disordine e dalla competizione tra potenze. Questa crisi non è soltanto esterna, ma investe anche il cuore del progetto europeo. Sul piano internazionale, la guerra in Ucraina rappresenta una sfida cruciale per l’unità politica e militare dell’Unione. Le divisioni tra gli Stati membri riguardo al sostegno economico e militare a Kiev minacciano di indebolire la coesione europea, proprio mentre il conflitto impone scelte strategiche determinanti per il futuro della sicurezza continentale. Nel frattempo, la guerra tra Israele e Hamas, unita al crollo del regime di Assad in Siria, rischia di innescare un effetto domino in Medio Oriente, con conseguenze drammatiche per l’Europa in termini di sicurezza, stabilità regionale e gestione delle emergenze umanitarie. Parallelamente, la crescente assertività del blocco BRICS, rafforzato dall’ingresso di nuove potenze emergenti come Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran, sta mettendo in discussione l’ordine economico internazionale su cui l’Europa ha costruito la propria prosperità. L’idea di un sistema finanziario e commerciale alternativo, non più basato sul dollaro e non più centrato sull’Occidente, prefigura un futuro in cui l’UE rischia di perdere il proprio ruolo dominante. In questo scenario, la competizione tra Stati Uniti e Cina per il primato tecnologico e militare spinge l’Europa a riconsiderare il proprio posizionamento strategico, ponendola di fronte alla necessità di sviluppare una politica di difesa e sicurezza più autonoma e assertiva. A queste sfide geopolitiche si sommano questioni globali di portata sistemica, come il cambiamento climatico e la trasformazione digitale, che impongono risposte coordinate e basate sulla cooperazione piuttosto che sulla competizione. La capacità dell’UE di adattarsi a questo nuovo contesto e di trovare strumenti efficaci per collaborare con i propri partner sarà determinante per la sua sopravvivenza politica ed economica. Sul piano interno, l’Unione deve affrontare sfide strutturali altrettanto profonde. L’ascesa dei partiti populisti ed euroscettici ha eroso la coesione politica, promuovendo un’agenda di disintegrazione e alimentando la frammentazione sociale nei singoli Stati membri. Le difficoltà di governance, unite alla paralisi decisionale in settori chiave come la politica estera, la difesa e la sicurezza, hanno indebolito la capacità dell’UE di agire con efficacia. Il progressivo distacco tra le istituzioni europee e i cittadini, amplificato dall’assenza di una leadership politica coesa e determinata, ha offerto terreno fertile alle forze anti-europeiste, rendendo ancora più complesso il processo di integrazione. Di fronte a questo scenario mutevole e potenzialmente destabilizzante, l’UE non può più permettersi di basarsi su presupposti ormai superati o di confidare esclusivamente sulle garanzie esterne di sicurezza e prosperità. È necessario ridefinire il 2 LA RISPOSTA SOCIALDEMOCRATICA ALLE SFIDE DELL’UE ruolo dell’Europa nel mondo, sviluppando un approccio strategico autonomo, capace di combinare flessibilità, innovazione e resilienza. Per mantenere la propria centralità nello scenario globale, l’UE deve rafforzare le alleanze basate su valori e interessi condivisi, senza compromessi sui principi fondamentali che ne hanno guidato la costruzione. Il successo di questa impresa dipenderà dalla capacità dell’Europa di adattarsi rapidamente alle nuove sfide, di costruire partenariati strategici e di affermare il proprio peso politico in un sistema internazionale sempre più multipolare. Solo attraverso una profonda trasformazione, l’Unione potrà garantire la propria sicurezza, la propria prosperità e la propria influenza nel caos del XXI secolo. LA RISPOSTA SOCIALDEMOCRATICA ALLE SFIDE DELL’UE Le crisi attuali impongono all’Unione Europea non solo una risposta coesa e coerente, ma anche un profondo rinnovamento culturale e politico al suo interno. Per affrontare le sfide di un mondo sempre più multipolare, il dilagare del populismo e le minacce transnazionali, l’UE deve andare oltre risposte meramente tecnocratiche, adottando una visione strategica fondata su obiettivi condivisi e una finalità comune. In questo contesto, le forze socialdemocratiche hanno una responsabilità cruciale. Storicamente, la socialdemocrazia ha incarnato i principi di solidarietà, equità e internazionalismo, valori che si allineano profondamente all’ideale di un’Europa unita. Oggi, di fronte a crisi che minacciano sia la coesione interna dell’UE sia il suo ruolo globale, spetta ai socialdemocratici guidare il processo di ridefinizione dell’approccio europeo. Ciò implica l’elaborazione di politiche che privilegino gli investimenti sociali, la sostenibilità ambientale e la responsabilità democratica, resistendo al contempo alle sirene di un nazionalismo ottuso e di un neoliberismo autoreferenziale. Tuttavia, in un contesto internazionale segnato da conflitti e instabilità, tale rinnovamento non può prescindere dall’urgente necessità di un rafforzamento della sicurezza e della difesa europea. La guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e la crescente competizione geopolitica evidenziano la vulnerabilità dell’UE in assenza di una strategia di difesa solida e coordinata. Se l’Europa intende affermarsi come attore globale, non può limitarsi a promuovere la pace: deve essere in grado di difendere i propri interessi e valori in un contesto sempre più instabile. Per affrontare queste sfide e orientare l’UE verso un futuro più prospero e sostenibile, le forze socialdemocratiche devono focalizzarsi su quattro aree chiave in cui un’azione decisa risulta necessaria e realizzabile. Innanzitutto, i socialdemocratici devono ridefinire l’interesse europeo nel contesto multipolare. In un mondo caratterizzato da rivalità sistemiche e crescente incertezza geopolitica, l’Europa deve delineare una visione strategica chiara, capace di tutelare i propri interessi e promuovere i suoi valori. I socialdemocratici sono nella posizione ideale per guidare questo processo, combinando pragmatismo e impegno per i principi democratici. La competizione tra Stati Uniti e Cina, unitamente all’emergere di nuove dinamiche globali, impone all’UE di agire con coerenza e determinazione, consolidando un ruolo di leadership nel multilateralismo. In secondo luogo, devono rinnovare il loro impegno a rafforzare le capacità di sicurezza e di difesa europea. Per troppo tempo la sicurezza è stata prerogativa delle forze conservatrici. La socialdemocrazia deve rivendicare un’agenda della sicurezza che ne ampli il concetto, includendo non solo la difesa militare, ma anche la resilienza economica, l’indipendenza tecnologica, la stabilità sociale e la tutela della democrazia. Le recenti crisi hanno dimostrato la natura multidimensionale della sicurezza: affrontare le minacce contemporanee richiede un approccio integrato, che sappia coinvolgere i cittadini e renderli consapevoli dell’interdipendenza tra difesa e benessere sociale. In terzo luogo, i socialdemocratici devono ridefinire il partneriato transatlantico. L’incertezza sulle relazioni UE-USA, accentuata dai recenti sviluppi elettorali negli Stati Uniti, impone un ripensamento strategico del rapporto transatlantico. I socialdemocratici devono promuovere un’alleanza che, pur mantenendo salda la cooperazione con Washington, rafforzi l’autonomia strategica dell’Europa. Questo non significa perseguire una politica isolazionista, ma costruire un’UE più indipendente e capace di agire in maniera autonoma nei momenti di crisi. Infine, bisogna che i socialdemocratici si impegnino per integrare sicurezza e coesione sociale. Il dibattito sul bilanciamento tra investimenti in difesa e spesa sociale è troppo spesso ridotto a una dicotomia semplicistica, riassunta nella formula “guns vs butter”. I socialdemocratici devono superare questa contrapposizione, dimostrando che sicurezza e coesione sociale sono complementari. La sicurezza non si limita alla deterrenza militare, ma comprende stabilità economica, resilienza democratica e protezione sociale. Un’integrazione intelligente di queste dimensioni consentirà all’Europa di rafforzare la propria stabilità interna e il proprio peso internazionale. Queste quattro priorità definiranno il futuro dell’Europa sulla scena globale e determineranno la credibilità delle forze socialdemocratiche nel delineare una visione progressista per il continente. La socialdemocrazia ha l’opportunità di dimostrare la propria capacità di rispondere alle sfide contemporanee e di trasformarle in opportunità per un’Europa più forte, coesa e proiettata verso il futuro. RIDEFINIRE L’INTERESSE EUROPEO NEL CONTESTO MULTIPOLARE In un contesto globale caratterizzato da rivalità sistemiche e crescente incertezza geopolitica, l’Europa deve ridefinire il proprio ruolo strategico per tutelare i suoi interessi e promuovere i valori che ne costituiscono il fondamento. I socialdemocratici europei, se sapranno coniugare pragmatismo, visione strategica e un impegno intransigente nei confronti dei principi democratici, possono assumere un ruolo di primo piano in questa trasformazione. La rilevanza 3 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – RISPONDERE ALLE SFIDE DELLA SICUREZZA E DELLA DIFESA DELL’UE dell’Europa nel nuovo scenario internazionale dipenderà dalla sua capacità di agire con coesione e determinazione, in particolare dinanzi alla competizione tra Stati Uniti e Cina e alla crescente frammentazione dell’ordine globale. Per troppo tempo, le questioni legate alla sicurezza sono state dominate da forze conservatrici, spesso limitate a una visione ristretta centrata esclusivamente sulla spesa militare. I socialdemocratici devono rivendicare un’agenda della sicurezza che ne rifletta la complessità e la multidimensionalità, integrando la resilienza economica, l’indipendenza tecnologica, lo sviluppo sociale e la tutela delle libertà democratiche. Le crisi recenti, dalla pandemia alle tensioni geopolitiche, hanno reso evidente come la sicurezza non possa più essere concepita in termini esclusivamente militari, ma debba essere affrontata con un approccio olistico. Occorre comunicare con chiarezza ai cittadini questa interconnessione, evidenziando come la difesa e la stabilità sociale siano elementi indissolubilmente legati. Un pilastro essenziale di questa nuova strategia deve essere il rafforzamento della condizionalità nelle relazioni esterne dell’Unione Europea, vincolando aiuti, accordi commerciali e cooperazione al rispetto della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto. Un simile approccio non solo consoliderebbe l’influenza normativa dell’UE, ma garantirebbe anche che le sue partnership internazionali siano fondate su principi condivisi e non esclusivamente su calcoli di convenienza a breve termine. tra investimenti nella difesa e politiche di coesione, i socialdemocratici possono assicurare che l’Europa continui a essere un punto di riferimento globale per la democrazia, la giustizia e la pace. Tuttavia, l’Unione Europea non deve limitarsi a difendere i propri valori: deve anche promuoverli attivamente sulla scena internazionale. Per farlo, non bastano principi astratti o dichiarazioni di intenti; è necessaria una leadership forte e visionaria, capace di tradurre questi valori in azioni concrete. Piuttosto che disperdersi nella creazione di nuove strutture istituzionali, l’UE dovrebbe concentrare i propri sforzi sul rafforzamento e l’aggiornamento di quelle esistenti. I trattati europei offrono una base solida, ma necessitano di riforme per rispondere alle sfide contemporanee. In questo senso, i socialdemocratici devono esercitare una pressione costante sugli Stati membri affinché rispettino i principi dello stato di diritto, condizione imprescindibile per la credibilità e la legittimità dell’Unione sulla scena internazionale. Se l’Europa vuole rimanere un attore centrale nel nuovo ordine globale, deve essere in grado di difendere con fermezza i propri principi e di proiettarli oltre i propri confini. Questo compito spetta in primo luogo ai socialdemocratici, che hanno la responsabilità di tracciare un percorso chiaro per il futuro dell’Unione, garantendo prosperità, sicurezza e stabilità tanto ai suoi cittadini quanto ai suoi partner internazionali. La domanda centrale per le forze progressiste europee è chiara: quale futuro intendiamo costruire? Una risposta netta e coerente consentirebbe di ricostruire la fiducia di una parte significativa dell’elettorato, in particolare di quei cittadini che hanno progressivamente abbandonato la partecipazione democratica. Da qui potrebbe emergere una nuova concezione di patriottismo europeo, radicata nella solidarietà, nell’uguaglianza e nella difesa dei diritti fondamentali. Questa visione rappresenterebbe un argine efficace alle narrazioni nazionaliste e populiste, contribuendo a consolidare un’identità europea comune. Di fronte alla sfida posta dalle potenze autoritarie all’ordine internazionale liberale, l’Europa deve assumersi con determinazione la responsabilità di difendere la democrazia e il multilateralismo. I socialdemocratici hanno l’opportunità di ridefinire il ruolo dell’UE nell’arena globale, promuovendo un modello di governance internazionale che concili sicurezza e giustizia sociale. Il successo dell’Europa dipenderà dalla sua capacità di innovare e di rispondere simultaneamente alle molteplici crisi del nostro tempo. I socialdemocratici possono guidare questo processo, canalizzando le diverse sensibilità progressiste in una visione strategica unitaria che dia priorità all’azione collettiva, alla sicurezza e alla coesione sociale. La vera sfida non risiede semplicemente nel trovare un equilibrio tra spesa per la difesa e investimenti nel welfare, ma nel ridefinire la sicurezza come parte integrante di un nuovo contratto sociale. Questo concetto deve includere non solo la deterrenza militare, ma anche la stabilità economica, la resilienza democratica e la protezione sociale. Attraverso un allineamento strategico RAFFORZARE LE CAPACITÀ DI SICUREZZA E DI DIFESA EUROPEA Le sfide che l’Unione Europea si trova ad affrontare richiedono con urgenza una revisione delle sue politiche di sicurezza e difesa. L’Europa non può più rimandare il potenziamento delle proprie capacità militari, necessarie per tutelare i suoi interessi strategici anche oltre i confini continentali. Tuttavia, questo percorso non potrà compiersi in tempi brevi: sarà necessario procedere in modo graduale, delineando una traiettoria chiara e progressiva per raggiungere un’effettiva autonomia strategica. Per realizzare questo obiettivo, occorre superare gli attuali ostacoli decisionali, tra cui il diritto di veto, che impedisce all’Unione di esprimere una volontà politica unitaria e risoluta. L’assenza di tale volontà è stata evidente nel caso degli EU Battlegroups, unità militari multinazionali concepite per garantire una risposta rapida alle crisi internazionali. Nonostante la loro istituzione nel 2005 nell’ambito della Politica di Sicurezza e Difesa Comune(PSDC), questi gruppi, composti da circa 1.500 soldati pronti al dispiegamento entro 5-10 giorni, non sono mai stati impiegati. Le cause del loro mancato utilizzo sono molteplici: costi elevati, ambiguità del mandato, problemi di interoperabilità e la disponibilità di alternative come le forze di pace dell’ONU o della NATO. Tuttavia, il principale ostacolo resta la mancanza di consenso politico tra gli Stati membri, la cui unanimità è attualmente necessaria per autorizzarne l’impiego. Questa rigidità decisionale ha vanificato il potenziale dei Battlegroups, che avrebbero potuto rappresentare un primo passo verso una maggiore integrazione militare europea. 4 RIMODELLARE LE RELAZIONI TRANSATLANTICHE Un ulteriore elemento di criticità riguarda la frammentazione delle percezioni delle minacce tra i diversi Stati membri. La sicurezza europea è influenzata da variabili geografiche, storiche, economiche e politiche che rendono complessa l’elaborazione di una strategia comune. Gli stati dell’Europa orientale e settentrionale, come Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia e Svezia, considerano la Russia la principale minaccia alla loro sicurezza, soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. Per questa ragione, richiedono una maggiore presenza della NATO nella regione. Diversamente, gli stati dell’Europa occidentale e meridionale, come Francia, Spagna, Italia e Grecia, percepiscono il terrorismo e l’instabilità nel Mediterraneo come le principali sfide alla sicurezza, dato il loro coinvolgimento diretto in crisi migratorie e tensioni nel Nord Africa e Medio Oriente. I paesi dell’Europa centrale, come la Germania, l’Austria, la Repubblica Ceca e l’Ungheria, attribuiscono invece priorità alla sicurezza energetica, storicamente legata alle forniture di gas e petrolio dalla Russia. I paesi dell’Europa sud-orientale, come la Bulgaria, la Romania e i Balcani occidentali, sono maggiormente focalizzati sulla stabilità regionale e sulla gestione della migrazione. Infine, il Regno Unito, dopo la Brexit, ha adottato un approccio più globale, concentrandosi sulla cybersecurity, il terrorismo e le minacce emergenti dalla Cina nel settore tecnologico. Questa eterogeneità di prioritarie rende estremamente complesso definire una politica di sicurezza e difesa condivisa a livello europeo. Senza una visione strategica comune, l’UE rischia di restare vulnerabile alle minacce esterne e di dimostrarsi inefficace nel rispondere alle crisi globali, mentre attori come Stati Uniti, Cina e Russia adottano strategie più chiare e assertive. Oltre alle riforme istituzionali e al superamento delle divergenze interne, è fondamentale promuovere un consenso politico e culturale a sostegno di una maggiore integrazione della difesa europea. Per i progressisti europei, questa rappresenta una sfida cruciale: tradizionalmente, le forze socialdemocratiche hanno relegato la sicurezza a un ruolo secondario nelle loro agende politiche. Oggi, però, devono dimostrare di essere interlocutori credibili su questi temi, se vogliono evitare che la questione della difesa venga monopolizzata dalle forze conservatrici e nazionaliste. I progressisti dovrebbero convincere i cittadini, i partiti e le società che l’unica strada da percorrere nel campo della sicurezza sia quella di costruire, passo dopo passo, strutture e framework incrementali per un vero progetto di difesa comune. Francia e Germania, ad esempio, hanno lanciato il Main Ground Combat System(MGCS), un progetto per la creazione di una nuova generazione di carri armati iniziato ufficialmente nel 2018 e destinato a diventare la piattaforma standard per la maggior parte degli eserciti europei entro il 2040. Italia, Regno Unito e Giappone, invece, hanno lanciato nel 2022 un progetto per lo sviluppo di un caccia stealth di sesta generazione, noto come Global Combat Air Program(GCAP), che mira a produrre il primo velivolo entro il 2035. Questi progetti, per essere realmente efficaci, dovranno essere accompagnati da profonde riforme nel settore industriale e da una maggiore cooperazione tra i Paesi dell’UE, al fine di creare un ecosistema di difesa comune, competitivo e all’avanguardia nelle tecnologie emergenti, dalla cybersecurity all’Intelligenza Artificiale. Infine, è essenziale ribadire che il rafforzamento delle capacità di difesa europee non deve tradursi in un indebolimento della NATO, bensì in un’integrazione strategica. L’UE non deve duplicare le funzioni dell’Alleanza Atlantica, ma piuttosto colmare le lacune in settori in cui la NATO è meno attiva, come il peacekeeping, la gestione delle crisi e la sicurezza interna. In questo quadro, l’Europa deve assumere un ruolo complementare, sviluppando capacità di difesa che rafforzino l’intero sistema di sicurezza transatlantico, senza compromettere il legame con gli Stati Uniti e gli altri partner della NATO. La sfida per i socialdemocratici europei è dunque duplice: da un lato, devono costruire un consenso interno per sostenere politiche di difesa più ambiziose; dall’altro, devono assicurarsi che queste politiche siano percepite come un rafforzamento dell’Europa e non come un’illusoria alternativa alla NATO. Solo attraverso un impegno deciso e una chiara volontà politica, l’UE potrà dotarsi degli strumenti necessari per affrontare le minacce del XXI secolo e garantire la propria autonomia strategica nel contesto geopolitico globale. RIMODELLARE LE RELAZIONI TRANSATLANTICHE Le relazioni transatlantiche hanno rappresentato, sin dal secondo dopoguerra, un pilastro fondamentale della geopolitica europea. Tuttavia, il loro equilibrio si è progressivamente incrinato con lo spostamento delle principali sfide alla sicurezza al di fuori dell’Europa. Le aspettative statunitensi nei confronti del contributo europeo, in particolare sul piano della difesa, sono rimaste in larga parte disattese, mentre l’Unione ha faticato a colmare il divario tra le proprie ambizioni e le capacità effettive. In questo contesto, la prospettiva di una profonda frizione con l’amministrazione Trump – la cui visione del rapporto con l’Europa è profondamente distante da quella, ormai consolidata, dell’ex presidente Biden – solleva interrogativi cruciali sul futuro delle relazioni tra l’UE e gli Stati Uniti. La progressiva riduzione dell’impegno americano nella difesa europea e il crescente focus strategico di Washington sull’Asia e sull’Indo-Pacifico potrebbero ridimensionare ulteriormente la centralità dell’Europa nelle priorità statunitensi. Ciò pone in discussione il ruolo degli Stati Uniti all’interno della NATO, il loro sostegno all’Ucraina e, più in generale, il loro impegno nella tutela dell’ordine internazionale basato sulle regole. Al tempo stesso, questa evoluzione rende sempre più urgente una riflessione seria sull’autonomia strategica europea. Pur rimanendo essenziale – come dimostrato dalla risposta comune alla guerra russa in Ucraina – la cooperazione transatlantica evidenzia ancora un’eccessiva dipendenza dell’Europa da Washington e dalla NATO per la propria sicurezza. Il divario tra le ambizioni europee in materia di difesa e le sue reali capacità è evidente, rendendo indispensabile un rafforzamento della politica di sicurezza e difesa comune. In questo scenario, i socialde5 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – RISPONDERE ALLE SFIDE DELLA SICUREZZA E DELLA DIFESA DELL’UE mocratici hanno la responsabilità di guidare il superamento della frammentazione dei sistemi di difesa europei e di consolidare il ruolo dell’UE all’interno della NATO. Un rinnovato impegno europeo nell’Alleanza potrebbe contribuire a ridefinirne la funzione, affiancando all’approccio tradizionale del containment ereditato dalla Guerra Fredda un modello più moderno di gestione delle crisi. Le competenze europee nella de-escalation e nella tutela dei diritti umani potrebbero offrire alla NATO strumenti innovativi per la sicurezza e la stabilità internazionale, attribuendo all’UE un ruolo più incisivo nel mantenimento della pace. Per rilanciare l’alleanza transatlantica, entrambe le sponde dell’Atlantico devono impegnarsi a rafforzare una visione condivisa, un’agenda politica comune e un approccio strategico fondato sull’innovazione. Ciò implica affrontare le sfide generazionali all’orizzonte, difendere l’architettura delle democrazie liberali e contrastare la crisi di leadership che interessa tanto l’Europa quanto gli Stati Uniti. Tuttavia, se da un lato un progressivo disimpegno americano potrebbe aprire un vuoto di leadership, dall’altro potrebbe offrire all’UE l’opportunità di assumere un ruolo più autonomo nel ridisegnare le dinamiche transatlantiche. Per farlo, l’Unione deve però dotarsi di meccanismi decisionali più chiari e superare le divisioni tra gli Stati membri. Le ambiguità che hanno caratterizzato la gestione delle crisi internazionali, come l’evidente dissonanza nelle risposte alla guerra in Ucraina e al conflitto in Medio Oriente, devono essere affrontate con determinazione. I socialdemocratici hanno il dovere di ricostruire le relazioni transatlantiche proprio a partire da questi nodi irrisolti, riaffermando i principi della democrazia, dei diritti umani e della sicurezza internazionale. Da sempre portatori di una visione internazionalista, devono garantire che la cooperazione tra UE e Stati Uniti sia guidata da valori e interessi comuni, piuttosto che da calcoli politici di breve respiro. L’Europa deve dimostrare di essere un partner credibile e un attore globale autonomo, capace di affermare la propria influenza senza rinunciare a una solida relazione con gli Stati Uniti. In gioco non vi è solo la posizione dell’UE nel sistema internazionale, ma la tenuta stessa dell’ordine liberale globale. le necessità della difesa in una prospettiva più ampia di rafforzamento delle infrastrutture sociali e della resilienza collettiva. Occorre, dunque, superare la logica binaria“guns vs butter”, rifiutando l’idea che la spesa militare sia intrinsecamente alternativa a quella per il benessere dei cittadini. I socialdemocratici devono promuovere una visione politica in cui la sicurezza nazionale e il progresso sociale non siano in competizione, ma complementari e interconnessi. Gli investimenti nella difesa devono essere concepiti come parte di una strategia più ampia che non si limiti al potenziamento delle forze armate, ma che rafforzi le istituzioni democratiche, migliori la capacità della società di rispondere alle minacce e garantisca elevati standard di benessere. Ciò significa, ad esempio, sviluppare programmi di protezione civile e gestione delle crisi che coinvolgano direttamente i cittadini, oppure creare infrastrutture di difesa digitale che tutelino i diritti e la sicurezza della comunità. Un modello di protezione civile volontaria, in cui la popolazione venga formata alla gestione delle emergenze e alla sicurezza collettiva, oppure l’introduzione dell’educazione digitale nei curricula scolastici per accrescere la consapevolezza sulle minacce informatiche, rappresentano esempi concreti di come la sicurezza possa diventare un impegno condiviso tra Stato e cittadini. In tal modo, la resilienza non sarebbe più una mera questione di bilancio, bensì un obiettivo collettivo e strutturale. RIFORMARE LA SICUREZZA E LA DIFESA DELL’UE: UNA PRIORITÀ PER I SOCIALDEMOCRATICI Di fronte alla crescente instabilità geopolitica e alle trasformazioni dell’ordine globale, l’Unione Europea è chiamata a rivedere profondamente le proprie politiche di sicurezza e difesa. I socialdemocratici hanno la straordinaria opportunità di guidare questo processo di trasformazione, assicurando che l’Europa sappia rispondere alle nuove sfide senza rinunciare ai principi che ne definiscono l’identità. Per raggiungere questo obiettivo, sono tre le aree chiave su cui concentrare l’azione politica: INTEGRARE SICUREZZA E COESIONE SOCIALE Colmare il divario nelle capacità di difesa dell’Unione Europea – dalle infrastrutture alle moderne tecnologie – richiede investimenti significativi, con inevitabili ripercussioni sulla pianificazione finanziaria sia dei singoli Stati membri sia dell’Unione nel suo complesso. Questo scenario alimenta un dibattito cruciale sull’allocazione delle risorse disponibili e sulle priorità politiche da perseguire. Per i socialdemocratici, tale sfida impone una riflessione profonda: come conciliare l’incremento della spesa per la difesa con la salvaguardia dei valori di uguaglianza e coesione sociale che costituiscono il fondamento della loro visione politica? La risposta risiede in un approccio strategico capace di superare la tradizionale dicotomia tra sicurezza e welfare, integrando – Adattare le politiche di sicurezza e difesa al contesto globale: di fronte all’incertezza strategica crescente, l’UE deve elaborare un approccio più coeso e flessibile, capace di tenere conto delle diverse esigenze degli Stati membri e di rafforzare i legami con i partner strategici al di fuori dell’Unione. – Costruire un’agenda di sicurezza progressista: i socialdemocratici devono assumere un ruolo di leadership nella ridefinizione della sicurezza europea, superando una visione esclusivamente militare del settore. La sicurezza non riguarda solo la difesa dai conflitti, ma anche la protezione dei diritti fondamentali, il rafforzamento della democrazia e la tutela dello stato di diritto. Una strategia integrata, che consideri la sicurezza umana nella sua interezza, può rispondere in modo più efficace alle esigenze della società europea. 6 – Ridefinire il concetto di resilienza europea: la resilienza non può essere intesa esclusivamente in termini di deterrenza militare, ma deve abbracciare la capacità dell’Unione di affrontare anche crisi economiche, sociali e ambientali. Un’Europa più resiliente è un’Europa che protegge i suoi cittadini, difende i propri valori democratici e previene le minacce alla stabilità lungo termine. Questi elementi costituiscono la base per una nuova agenda politica di sicurezza e difesa, progressista, inclusiva e orientata al futuro. I socialdemocratici devono cogliere l’opportunità di guidare questo cambiamento, proponendo una visione della sicurezza che non si limiti alla protezione dai pericoli esterni, ma che rafforzi i valori e le istituzioni su cui si fonda l’Unione Europea. CONCLUSIONI Negli ultimi anni, l’UE ha riscoperto che la libertà e la democrazia non sono ideali astratti, ma forze concrete che trovano ancora risonanza tra i cittadini. Ciò è stato confermato sia dalla pandemia COVID-19, che ha evidenziato l’importanza della solidarietà tra le società, sia dall’aggressione della Russia all’Ucraina, che ha riaffermato il fascino duraturo della democrazia. Ma la libertà non può esistere senza sicurezza. I socialdemocratici europei sono chiamati a guidare il dibattito per conciliare questi due concetti, proteggendo valori e diritti ma rispondendo al contempo alle legittime preoccupazioni dei cittadini in materia di sicurezza. Ciò significa anche sostenere l’aumento della spesa per la difesa, non come fine a sé stessa, ma come mezzo per salvaguardare lo spazio di libertà in Europa. La sfida è immensa: il mondo è cambiato e l’UE deve adattarsi. I socialdemocratici si trovano in una posizione unica per guidare questo processo, se riusciranno a promuovere la cooperazione e a riformare il sistema di sicurezza con un approccio multilaterale, senza cadere in trappole ideologiche e strumentali. Sarà fondamentale, per consolidare credibilità in materia, proporre un approccio innovativo che integri sicurezza e giustizia sociale, sviluppando una visione di“sovranità progressista” che affronti le sfide globali e rafforzi la democrazia europea sulla scena mondiale. Di fronte alle avversità, i socialdemocratici devono ricordare che il futuro non è qualcosa da subire, ma qualcosa che può e deve essere plasmato con speranza e determinazione. 7 CONCLUSIONI editore AUTORE EDITORE Gregorio Staglianò è dottorando in Scienze Politiche all’Università degli Studi Roma Tre, e si occupa di tecnologia e sicurezza internazionale. È uno dei giovani storici del programma“Passato e Presente”, in onda su Rai 3. Ha pubblicato“Il declino dell’Occidente nell’egemonia globale e nei rapporti di potere” per Eiffel Edizioni(2017) e collabora con numerosi centri studi e quotidiani, riviste specializzate e quotidiani. Questo policy paper è stato originariamente commissionato e pubblicato dall’ufficio italiano della Fondazione Friedrich Ebert(FES), la più antica fondazione politica tedesca, che nel 2025 celebra il suo centenario. Per consultare la versione originale di questo documento, approfondire le tematiche trattate e rimanere aggiornati su analisi, eventi e pubblicazioni, si invita a visitare la pagina ufficiale della FES Italia: https://italia.fes.de/it/index.html Friedrich-Ebert-Stiftung e. V. Godesberger Allee 149| 53175 Bonn| Germania E-mail: info@fes.de Dipartimento di Emissione: Fondazione Friedrich Ebert in Italia Piazza Adriana 5| 00193 Roma| Italia Responsabile: Armin Hasemann| Direttore| FES Italia Tel.:+39-06-82-09-77-90 https://italia.fes.de/ Design: pertext, Berlin| www.pertext.de Contatto: info.italy@fes.de Instagram: @fes_italy X: @FES_Italia L’uso commerciale dei media pubblicati dalla Fondazione Friedrich Ebert non è concesso senza autorizzazione scritta da parte della Fondazione. Le pubblicazioni della Fondazione Friedrich Ebert non possono essere utilizzate come materiale per campagne elettorali. Le posizioni espresse in questa pubblicazione non sono necessariamente posizioni condivise dalla Fondazione Friedrich Ebert. © 2025 www.fes.de/bibliothek/fes-publikationen RISPONDERE ALLE SFIDE DI SICUREZZA E DI DIFESA DELL’UE Una prospettiva socialdemocratica Di fronte alla crescente incertezza strategica, l‘Europa deve ripensare le proprie politiche di sicurezza e di difesa, tenendo conto delle diverse priorità dei suoi Stati membri e dei partner strategici al di fuori dell‘UE. Per i socialdemocratici, questo momento rappresenta sia una sfida che un‘opportunità per guidare l‘UE verso le riforme e una rinnovata rilevanza sulla scena globale. Le forze progressiste devono reclamare l‘agenda della sicurezza, riformulando la sicurezza non solo in termini militari ma anche di sicurezza umana, democrazia, stato di diritto e libertà. Da una prospettiva socialdemocratica, è essenziale ridefinire la resilienza come capacità di resistere alle minacce militari, così come alle crisi sociali, economiche e ambientali. Per ulteriori informazioni sull’argomento, fare clic qui: italia.fes.de