PERSPECTIVE Luca Argenta Germania fragile ad una settimana dal voto È tutto un complesso di cose Germania – locomotiva d’Europa. Germania – il Paese stabile per eccellenza. Germania – mai collaborare con la destra estrema. Queste tre affermazioni non sono più vere; e fa effetto leggere che proprio la prima potenza economica e demografica, nonché uno dei pesi massimi dell’integrazione europea, sia in grave affanno. Relativamente alla prima asserzione, se per molto tempo il Paese d’Oltralpe ha trainato l’intero continente, ora sta attraversando una fase critica. Dopo una riduzione nel 2023 dello 0,3%, nel 2024 il PIL si è ridotto per il secondo anno consecutivo(–0,2%). E due anni consecutivi in recessio ne non si registravano dai primi anni del nuovo secolo, quando il Paese si trovata indebolito per i costi dovuti alla riunificazione e veniva chiamato“il malato d’Europa”. E la situazione per il 2025 non appare di certo ro sea, anzi, sono in diversi a sostenere che quest’anno si potrebbe prevedere un nuovo anno con il segno meno. Per un modello economico, basato su forza industriale e capacità di esportazione, già fiaccato dall’aumento dei costi dell’energia in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, dal livello dei tassi d’interesse ancora elevati e dall’aumento della concorrenza sui più importanti mercati di vendita, non sono di certo confortanti le prospettive di guerre commerciali trasversali ed in particolare con gli Stati Uniti, principale mercato delle esportazioni tedesche, e i vari sconvolgimenti geopolitici che continuano a susseguirsi. A tutto questo si aggiungono poi alcuni tratti che delineano una realtà non proprio favorevole, dati i costi della decarbonizzazione dell’economia, l’invecchiamento della popolazione, infrastrutture per nulla adeguate e moli burocratiche che affaticano ulteriormente la già non facile situazione. Sembrerebbe dunque una tempesta perfetta quella che si è appresta ta ad attraversare questo Paese. Le ripercussioni politiche, a loro volta, si sono fatte sentire. Ciò che per decenni ha caratterizzato la Germania è stata la sua stabilità politica, quasi noiosa agli occhi di una politica italiana che ha conosciuto dal 1946 ad oggi 31 presidenti del Consiglio, ben 68 governi e decine di crisi di governo. Diversamente, la Repubblica Federale ha conosciuto solo 9 cancellieri, 28 governi, cinque oc casioni di elezioni anticipate(1972, 1983, 1990, 2005 e 2025) ma solo due di queste, quelle del 1972 e quelle di quest’anno risultano essere una conseguenza di una crisi di governo. Germania fragile ad una settimana dal voto 1 Ma cosa è avvenuto sul finire del 2024 e perché queste elezioni? Un passo indietro. Dopo sedici anni di governi a guida Merkel(2005–2021), tutti formati da coalizioni bi partitiche proprio come quelli che si sono avvicendati dal 1949 al 2021, il Paese è stato governato dalla cosiddetta “coalizione semaforo”, dai colori dei tre partiti di governo: i socialdemocratici della SPD, i Verdi di Bündnis 90/Die Grünen e i liberali della FDP. Se già di per sé e per gli ideali portati avanti da ognuna di queste forze politiche spesso in contrapposizione tra loro la coalizione non nasceva sotto i migliori auspici, alcuni avvenimenti hanno reso il cammino della legislatura complicato; tra tutti, l’invasione russa dell’Ucraina che ha stravolto la politica estera tedesca, il conseguente aumento dei costi energetici che ha messo in ginocchio la sua industria, lo stop da parte della Corte Costituzionale al piano del governo mirante ad aggirare la regola costituzionale della“Schuldenbremse”(il freno al debito) con alcuni fondi speciali ed il susseguirsi di atti terroristici e violenti che hanno alimentato nel Paese un senso crescente di insicurezza ed estraniamento, nonché riportato alla ribalta la questione dell’immigrazione. Le liti interne hanno in questi ultimi anni intaccato l’azione del governo, spesso paralizzandolo. In particolare, se da un lato socialdemocratici e verdi spingevano per un sostegno pubblico per gli investimenti(anche a debito) ed un certo livello di prelievo fiscale per poter finanziare, per esempio, programmi sociali e ambiziose politiche climatiche, la FDP si è mostrata irremovibile su una gestione del le risorse pubbliche rigorosa, difendendo il“tetto al debito” e portando avanti l’intenzione di ridurre le tasse – in particolare per le imprese – tenendo il più lontano possibile l’intervento statale nell’economia. Queste tensioni sono culminate nel novembre del 2024, momento in cui divergenze sul quadro di bilancio sono apparse insanabili: durante i negoziati per il bilancio del 2025 il Ministro delle Finanze Christian Lindner(in quota FDP) non si è mostrato favorevole a soddisfare l’intenzio ne del Cancelliere Scholz(SPD) di dichiarare uno stato di emergenza finanziaria atto a poter aggirare le regole sul tetto al deficit al fine di inviare un nuovo supporto finanziario all’Ucraina e aumentare le spese per la difesa. Con la motivazione di non voler fare nuovo debito, Lindner avrebbe invece voluto investire risorse per le spese di difesa prendendole dai programmi sociali, linea politica invalicabile per la SPD e i Verdi. Detto questo, un’ulteriore spiegazione a questo strappo da parte di Lindner risiede nella paura sua e dei suoi colleghi liberali di vedere scomparire il proprio partito, oggi al 4% e al di sotto di un punto percentuale alla soglia di sbarramento, soglia che non permetterebbe loro di entrare nel Bundestag. Rompere con i due partner di governo e puntare al ritorno e al profitto derivante dallo staccare la spina sono dunque da leggere come speranza dei liberali di avere riflettori accesi sulle proprie proposte e tentare una insperata riconferma al Bundestag. Sia come sia questa situazione ha quindi portato ad una crisi di governo, seguita dalla convocazione di nuove elezioni da parte del Presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier. Ulteriore elemento di novità e di comprovata fibrillazione del sistema politico tedesco è ciò che è avvenuto a fine gennaio, in piena campagna elettorale. Per la prima volta dal dopoguerra, infatti, un partito di estrema destra è stato determinante in un voto del Bundestag. In partico lare, i cristianodemocratici della CDU/CSU hanno accet tato i voti dell’ultradestra dell’Alternative für Deutschland (AfD) per una mozione sull’immigrazione che chiedeva al governo di rendere permanenti i controlli ai confini del Paese e di respingere tutti i richiedenti asilo alla frontiera, peraltro in piena violazione delle regole europee. La mossa di Friedrich Merz, leader della CDU/CSU, di accet tare voti per approvare mozioni non vincolanti“a prescindere da chi voterà a favore” ha così segnato lo sbriciolamento di un tabù che reggeva oramai soltanto in Germania, e per ovvi motivi storici. Quell’azione ha così messo per la prima volta a repentaglio, se non distrutto, il metaforico“cordone sanitario” della Germania che precludeva tradizionalmente la cooperazione mirata tra i partiti tedeschi tradizionali e l’estrema destra. Si è quindi trattato di una vera e propria svolta nella storia del Bundestag tedesco, che ha visto passare una proposta grazie al sostegno dell’AfD. Questo asse senza precedenti tra CDU/ CSU, AfD, FDP e indipendenti è stato aspramente critica to sia dalle altre forze politiche sia dall’ex-cancelliera Angela Merkel che, seppur ritiratasi a vita privata, ha espresso in un rarissimo intervento la sua costernazione, attaccando il capo del suo stesso partito Friedrich Merz, sentenziando come“sbagliato” collaborare con l’AfD e confidando di cercare“maggioranze solo nelle forze politiche del centro”. Tale è stato lo shock in tutto il Paese per la rottura di quel tabù che in migliaia sono scesi in piazza a manifestare, rispondendo all’appello della rete “Insieme contro la destra”. È in questo clima che la CDU/ CSU ha presentato due giorni dopo una proposta di legge sulla limitazione dei flussi migratori e, contrariamente ad ogni pronostico, pur con i voti di AfD, il Bundestag ha respinto la proposta dei cristianodemocratici: decisive sono state le defezioni di alcuni esponenti della stessa CDU/CSU, ancora fedeli a Merkel, e della FDP. È in questo contesto, non certo semplice, che la Germa nia si appresta a votare tra qualche giorno. Ai blocchi di partenza si ritroveranno i cristianodemocratici della CDU/CSU guidati dal candidato Friedrich Merz, che si at testano secondo gli ultimi sondaggi(al 12 febbraio 2025) attorno al 30%; il partito estremista di destra di AfD(la cui candidata per la cancelleria è Alice Weidel) che viene dato attualmente come secondo partito con ben il 21%; la SPD con la riproposta a cancelliere di Olaf Scholz, in difficoltà, ma in leggera risalita, si trova in terza posizione con il 15%; i Verdi di Bündnis 90/Die Grünen con il candi dato Robert Habeck si trovano ad essere quarta forza con il 14% dei consensi; la sinistra della Die Linke si atte sterebbe invece al 5%; con basse probabilità di rappre sentanza nel Parlamento tedesco troviamo i liberali della FDP, fermi al 4%; lo stesso discorso vale per una nuova forza politica, denominata Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW, dal nome stesso della candidata cancelliera), un Germania fragile ad una settimana dal voto 2 Sondaggi attuali Figura 1 30 % 21 % 15 % 14 % 7 % 4 % 5 % 4 % CDU/CSU SPD VERDI AfD FDP Die Linke BSW Altri Fonte: Der Spiegel(12.2.2025) partito populista che unisce la sinistra tradizionale e in qualche ambito estrema(giustizia sociale e antiamericanismo, per esempio) alla destra da law& order su temi come immigrazione e sicurezza. La data cerchiata in rosso è il 23 febbraio: quel giorno si conosceranno i vincitori e gli sconfitti delle elezioni, ma ci vorrà molto tempo prima di aver trovato una intesa, sottoscritto dalla futura coalizione un programma di governo e permesso al nuovo governo di agire a pieno regime. L’analisi dei loro programmi elettorali ai blocchi di partenza e di qualche ambito in particolare, rilevante soprattutto in chiave europea e italiana, permetterà di fare luce sulla distanza che permane tra queste forze e sulle difficoltà che non faciliteranno il governare comune, indipendentemente dalla maggioranza che governerà il Paese a partire dall’estate. Qui verranno prese in considerazione le posizioni di quei partiti che stanno avendo i maggiori consensi e che avranno le maggiori responsabilità in chiave governativa e di opposizione: CDU/CSU, SPD, Verdi, AfD. Prima di trattare gli ambiti di interesse, una breve disamina dei partiti. Per lungo tempo, si è trattato di un sistema bipolare, for mato da un lato dalla CDU/CSU e dall’altro dalla SPD. Fino agli anni ottanta, l’unica forza politica in grado di diversificare l’offerta politica e di alternare le coalizioni era l’FDP. Gli anni ottanta hanno poi visto l’affermazione graduale dei Verdi che, dopo essere entrati progressivamente nei governi regionali, sono diventati partner di coalizione nei governi Schröder(1998–2002 e 2002–2005) e nel governo a guida Scholz. Nei primi anni duemila si è poi aggiunto a questo panorama Die Linke, il partito successore del Partito Comunista della Germania Est. Più recentemente l’offerta politica si è frastagliata ulteriormen te dopo la nascita nel 2013 dell’AfD, forza che aveva come preoccupazione principale l’opposizione all’euro; dopo anni turbolenti, l’AfD si è evoluto in un partito di destra estrema, che pone al centro del suo discorso politico posizioni xenofobe e identitarie. L’ultimo partito che si aggiunge a questa lista è BSW, nato nel 2024, che na sce da una scissione dalla Linke e che si fa estremista di destra sulla questione migratoria, e radicale di sinistra sulle questioni economico-sociali. Politica interna e migrazioni A dominare la campagna elettorale è il tema più caro all’AfD, quello della sicurezza e dell’immigrazione, e gli altri partiti rincorrono, cercando di dettare anche loro la linea. In casa dei cristianodemocratici si denota uno sposta mento a destra, come si può peraltro evincere dalle proposte restrittive partite proprio dalla CDU/CSU. Non è un caso se due capitoli del loro programma sono stati chiamati“Enforcing law and order” e“stopping illegal migra tion”. Il partito si propone di perseguire una strategia di tolleranza zero, sostenendo polizia ed autorità preposte all’applicazione della legge, di rafforzare il diritto penale, accelerando i procedimenti, di richiedere ai provider di internet di memorizzare gli indirizzi IP per poter intervenire Germania fragile ad una settimana dal voto 3 contro tutte le forme di violenza. Riguardo al tema migratorio, il partito si vuole fare propugnatore di un cambiamento radicale. Insistendo sul fatto che l’afflusso è ec cessivo e non è più possibile gestirlo, la CDU/CSU inten de limitare rigorosamente l’immigrazione, controllando i confini tedeschi e applicare rigidi respingimenti alla frontiera, accelerando le procedure di asilo e i rimpatri tramite la designazione di altri Paesi come“paesi sicuri”, rimpatriando le persone in Siria e Afghanistan, sospendendo il ricongiungimento familiare per coloro che hanno diritto alla protezione sussidiaria(cioè chi è autorizzato a rima nere in Germania poiché in pericolo nel proprio paese d’origine), cambiando la legge europea sull’asilo. Infine, il partito vuole contrastare le crescenti minacce estremiste con un approccio a 360°: per coloro che sostengono le or ganizzazioni terroristiche devono essere previsti in modo sistematico l’espulsione, il ritiro del permesso di soggiorno e la perdita della cittadinanza tedesca; inoltre, permane l’intenzione di chiudere quelle moschee in cui si predicano odio e antisemitismo poiché, così si legge nel programma, l’islamismo non è al di sopra della legge. La SPD ha una posizione moderata e bilanciata sulla questione migratoria, cercando di conciliare accoglienza e integrazione con il controllo dell’integrazione. I social democratici auspicano una distribuzione equa dei rifugiati nell’UE e sono contrari alla chiusura delle frontiere e ai respingimenti generalizzati alle frontiere. Inoltre intendo no continuare a consentire i ricongiungimenti familiari per coloro che hanno diritto alla protezione sussidiaria, reclamando dall’altro lato maggiori controlli alle frontiere esterne dell’UE e una intensificazione della cooperazione con i paesi d’origine. In generale, questo partito ha inizia to a sostenere politiche più pragmatiche rispetto al passato, cercando di trovare un equilibrio tra apertura e sicurezza, anche per rispondere alle crescenti pressioni politiche e sociali. Il programma dei Verdi sulle politiche migratorie si basa tradizionalmente su principi di umanità, integrazione e cooperazione europea. In particolare, sostengono il diritto fondamentale all’asilo per chi fugge da guerre, persecuzioni e crisi climatiche, promuovono una distribuzione equa dei richiedenti asilo tra gli stati membri dell’UE, si oppongono ai respingimenti alle frontiere esterne dell’UE e chiedono il rafforzamento delle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo. Sostengono poi l’istituzione di percorsi legali e sicuri per i migranti, al fine di prevenire l’immigrazione irregolare e combattere il traffico di esseri umani. Pur continuando a sostenere accoglienza ed integrazione, intendono al contempo sottolineare l’importanza del tema“sicurezza”. A tal proposito il candidato cancelliere del partito Robert Habeck ha presentato un piano che prevede, tra le varie cose, un aumento dei poteri delle autorità e delle forze dell’ordine, l’introduzione di screening per individuare eventuali disturbi mentali tra i richiedenti asilo e un’intensificazione dei controlli su islamisti ed estremisti. Il documento chiede inoltre l’espulsione “coerente” delle persone pericolose e dei cittadini non tedeschi che commettono reati gravi, l’accelerazione“drastica” delle procedure di asilo e l’attuazione“immediata” della riforma del Sistema europeo comune di asilo. Questo piano evidenzia su questa tematica la tendenza di un posizionamento più conservatore rispetto al passato, posizione, questa, che ha ricevuto diverse critiche tra le fila stesse dei Verdi. L’AfD ha una posizione estremista e promuove un approccio nazionalista e anti-immigrazione. Questa formazione politica considera infatti l’immigrazione di massa una minaccia per l’identità culturale tedesca e per la sicurezza del Paese. I punti chiave delle sue proposte sono diversi: chiusura delle frontiere tramite un drastico rafforzamento dei confini, con l’intervento di polizia ed esercito per impedire ingressi irregolari; abolizione del diritto d’asilo per come è oggi, sostenendo che quello attuale viene abusa to, e riservandolo solo a pochi casi eccezionali; rimpatrio forzato di migranti irregolari e una revisione delle politiche di cittadinanza per evitare che migranti possano ottenere facilmente la nazionalità tedesca; disconoscimento dell’UE come attore nella politica migratoria, opponendosi alla redistribuzione dei migranti nei vari Paesi comunitari e sostenendo invece una politica migratoria decisa unicamente dalla Germania, senza influenze esterne; priorità ai cittadini tedeschi, promuovendo il principio di “Deutschland zuerst”(Prima la Germania), sostenendo che le risorse dovrebbero essere destinate ai tedeschi e non ai migranti; contrarietà alla diffusione dell’Islam in quanto incompatibile con la cultura tedesca, insistendo con l’importanza di mettere un freno in particolare all’immigrazione da Paesi musulmani. Degno di nota è non solo l’aver sdoganato l’utilizzo del termine“Remigration”, ma averlo addirittura inserito nel programma elettorale. Con Remigration si intende una deportazione di massa, una espulsione forzata di massa, unico modo per“salvare il Paese”(sic!). Il punto saliente di questo obiettivo non è tanto il respingimento di migranti futuri, ma anche i cittadini che non si integrano, anche se nati in Germania, anche se con cittadinanza tedesca. Questa parola, non più una novità per molti partiti di destra radicale in diversi Paesi europei, era già stata usata durante la campagna elettorale del settembre 2024 in Turingia: in uno slogan si leggeva“Sommer, Sonne, Remigration”(Estate, Sole, Remigrazione), declinate su uno sfondo con un aereo della “Deportation Airline”. Politica economica Per un Paese che sta attraversando una fase economica complessa alle prese con la contrazione del PIL, il settore manifatturiero in difficoltà, un importante calo delle esportazioni, una scarsa competitività e un sentimento economico negativo, una certa attenzione verrà data dagli elettori alle proposte economiche dei vari partiti. Il programma economico della CDU/CSU si concentra su alcune iniziative chiave per far crescere il Paese. Tra i Germania fragile ad una settimana dal voto 4 punti salienti si annoverano: una riforma fiscale tramite una significativa riduzione delle imposte per lavoratori e aziende, portando l’aliquota massima al 25%; il mante nimento del freno al debito, che limita il deficit strutturale del bilancio federale, per quanto Merz abbia ultimamente aperto ad una possibile riforma dello stesso per consentire maggiori investimenti; sostegno all’industria, promuovendo innovazione tecnologica e digitalizzazione e diminuendo i costi dell’energia e dell’elettricità per tutti, lasciando intendere che oltre alle rinnovabili un ritorno al nucleare può essere preso in considerazione; sburocratizzazione della macchina amministrativa per renderla più efficiente. Si contempla dunque una combinazione tra riduzioni fiscali, investimenti mirati riforme strutturali, mantenendo però la disciplina fiscale. La SPD si concentra su alcune iniziative chiave per rafforzare l’economia tedesca e promuovere al contempo la giustizia sociale. Per garantire una retribuzione equa ai lavoratori, i socialdemocratici vorrebbero elevare il salario minimo orario attuale di 12,41 euro a 15 euro già a partire dal 2025. Il partito, differentemente dalla CDU/ CSU, sarebbe invece dell’avviso di dover promuovere una maggiore flessibilità fiscale, facendo leva sulla necessità di riformare quel freno al debito che molte volte ha bloccato la promozione di investimenti strategici e reso ancora più difficile affrontare le sfide economiche attuali. Ben consapevole della crisi industriale, la SPD rivendica un maggiore intervento dello stato per alleggerire l’onere finanziario di imprese e cittadini. Per questo, il partito propone un“Fondo per la Germania” e un“Bonus Made in Germany”, un incentivo fiscale non burocratico per gli investimenti. Per ridurre poi il costo dell’energia, la SPD mira a mitigare le tariffe per l’elettricità. Al contempo, l‘SPD intende salvaguardare i posti di lavoro all‘interno dell‘industria tedesca, con particolare attenzione a garantire la sicurezza dell‘occupazione a lungo termine, a rafforzare la copertura della contrattazione collettiva e a migliorare la competitività dei settori chiave. Dirimenti per la SPD saranno poi investimenti in digitalizzazione ed infrastrutture, specialmente nelle aree rurali, per garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile in tutto il Paese. I Verdi si mantengono su posizioni simili a quelle dei socialdemocratici, puntando su maggiori investimenti, digitalizzazione, sburocratizzazione, innovazione, innalzamento del salario minimo a 15 euro e riforma del fre no al debito. Ciò che contraddistingue la proposta di questo partito è la promozione di investimenti specifici per sostenere le imprese alle prese con la transizione energetica, favorendo pratiche sempre più sostenibili e attente al clima, senza dimenticare di mantenere la competitività livello globale. In particolare, una propo sta distintiva è l‘introduzione dei“contratti per la prote zione del clima”(Klimaschutzverträge), che prevedono incentivi per le aziende che riducono concretamente le emissioni di CO₂, promuovendo così una produzione in dustriale più ecologica. L’AfD intende fondamentalmente perseguire una politica economia orientata al nazionalismo economico, con un’enfasi sulla sovranità nazionale ed una marcata distanza dalle attuali strutture economiche e politiche europee. Prevedendo l’uscita dall’UE e dall’Eurozona, il partito mirerebbe infatti ad una politica monetaria indipendente, consentendo alla Germana di gestire la propria valuta e i tassi di interesse in base alle esigenze economiche nazionali. Il partito opta poi per l’annulla mento delle sanzioni economiche contro la Russia e per il ripristino dei gasdotti Nord Stream I e II, al fine di ga rantire forniture energetiche stabili e convenienti. Al contempo questa forza vuole riformare il sistema fiscale, proponendo una sua semplificazione per ridurre la pressione fiscale su cittadini e imprese, stimolando così crescita economica e occupazione. Per quanto riguarda il settore industriale, l’AfD vuole farsi promotore di politiche a sostegno dell’industria, con l’idea si ridurre la dipendenza da importazioni e di incentivare al contempo la produzione interna. Il partito rifiuta poi ogni politica e ogni tassa che invochi una presunta protezione del clima, insistendo sulla volontà di ritirarsi dagli accordi sul clima di Parigi; non riconosce infatti il concetto di cambiamento climatico causato dalle attività umane, e contesta aspramente le restrizioni all’uso di gas, carbone e petrolio. Politica estera ed europea In un quadro geopolitico sempre più complesso, è di grande rilevanza conoscere quali posizioni sostengono i maggiori contraenti della politica estera della Germania, Paese NATO, Membro del G7 e Paese fondatore dell’UE. In termini generici, la CDU/CSU, la SPD e i Verdi si mo strano, con pochi distinguo, promotori dell’integrazione europea, intenti a mantenere un rapporto privilegiato con la NATO, d’accordo per una maggiore cooperazione industriale nel settore della difesa e favorevoli alla necessità di allargare l’UE ai Paesi dei Balcani Occidentali, al fine di contrastare l’influenza della Cina, della Russia e della Turchia. Per la CDU/CSU gli Stati Uniti sono il partner chiave della Germania, mentre deve essere assicurata una maggiore cooperazione con Polonia e Francia, in particolare nei settori dell‘immigrazione illegale, della sicurezza e della difesa. Sul fronte ucraino si dicono favorevoli ad appoggiare Kiev a tutti i costi nella guerra innescata da Mosca, a far entrare il Paese nell’UE, ma non si esprimono in modo netto su un eventuale ingresso nella NATO. Intendono poi aumentare le forze armate tedesche a 200.000 soldati, con una parziale reintroduzione del ser vizio militare obbligatorio. Allo stesso tempo si dicono pronti a portare le spese per la difesa fino al 3% del PIL (nel 2024, la Germania ha superato per la prima volta la quota del 2%, soglia decisa dalla NATO nel 2014). Ri guardo alle relazioni con Russia e Cina, il candidato alla cancelleria Merz ha criticato l’Asse Mosca-Pechino tacGermania fragile ad una settimana dal voto 5 ciandolo come un“asse revanscista”, sottolineando l’importanza di trovare una risposta strategica comune e assertiva da parte del suo Paese e dei suoi alleati occidentali. In particolare, Merz ritiene gli investimenti in Cina un“grande rischio”, suggerendo la necessità di diversificare le relazioni economiche e ridurre la dipendenza dal gigante asiatico. Anche la SPD ritiene gli USA un alleato importante, definendolo come il più vicino partner di politica estera. Coscienti della necessità di rafforzare la Bundeswehr, i socialdemocratici vorrebbero integrare unità militari nazionali in strutture multilaterali, collaborando fianco a fianco a Francia e Polonia, insieme agli altri partner europei. Nel programma elettorale, rispetto alla CDU/CSU e ai Verdi, pur garantendo supporto all’Ucraina, si ripromettono di voler sostenere il Paese con armi e altri aiuti “in modo proporzionato e prudente”, ribadendo recentemente di non voler trasferire i missili a lunga gittata(i Taurus) – posizione, questa, non sostenuta dai cristia nodemocratici e dagli ecologisti. La SPD si mostra favorevole all’entrata nell’UE di Kiev, ma ritiene prematuro considerare una loro adesione anche alla NATO. Pur garantendo tutto il supporto necessario all’Ucraina e confermando la condanna delle azioni russe, il partito sottolinea anche l’importanza di mantenere aperti i canali diplomatici con Mosca, al fine di trovare soluzioni pacifiche, ma soprattutto durature alle tensioni esistenti. Per quanto riguarda il rapporto con la Cina, la SPD riconosce questo Paese come partner economico importante, ma insiste sulla necessità di garantire condizioni di concorrenza eque, affrontando pratiche commerciali sleali e proteggendo i diritti dei lavoratori; i socialdemocratici propongono inoltre misure per diversificare le catene di approvigionamento e ridurre la dipendenza strategica in settori critici, promuovendo investimenti in tecnologie emergenti e infrastrutture digitali. Quanto alle spese per la difesa, questa forza politica intende continuare a mantenere la spesa almeno al 2% del PIL. I socialdemocratici intendono far sì che le decisioni di politica estera in sede europea vengano prese non più all’unanimità, ma con maggioranza qualificata. I Verdi hanno evidenziato negli ultimi anni una evoluzio ne significativa rispetto alle loro origini pacifiste, incentrando le loro proposte con chiavi di lettura più pragmatiche. In politica estera pongono un forte accento sulla difesa dei diritti umani, sul multilateralismo e sulla cooperazione internazionale. Ritengono gli Usa un“partner affidabile” e il rapporto con la NATO rilevante, ma insistono al contempo per una maggiore cooperazione tra le forze armate di Paesi membri dell’UE. Intendono soste nere l’Ucraina con ogni mezzo finanziario, umanitario e militare, includendo anche l’invio di Taurus; sono inoltre favorevoli fin da subito all’ingresso dell’ex Repubblica sovietica a diventare sia membro UE sia membro dell’Alleanza Atlantica. Come la SPD, anche gli ecologisti sono a favore del ricorso ad una maggioranza qualificata nell’ambito della presa di decisioni in politica estera. Riguardo alle relazioni con la Russia, i Grünen condannano in modo fermo le azioni di aggressione della Russia e sostengono pienamente l’applicazione di sanzioni mirate per esercitare pressione sul governo russo; contemporaneamente, il partito esprime solidarietà ai movimenti democratici e a quella parte di società civile russa che si schierano contro Putin, la guerra in corso e azioni repressive nel Paese. Relativamente alle relazioni con la Cina, pur riconoscendolo come rilevante partner commerciale, i Verdi puntano ad evidenziare la necessità di promuovere pratiche commerciali sostenibili ed eque, affrontando questioni legate al dumping ambientale e sociale. Anche gli ecologisti si dichiarano favorevoli alla riduzione della dipendenza economica dai cinesi, e intendono diversificare le relazioni economiche, promuovendo al contempo investimenti in risorse green e sostenibili. L’AfD rivendica posizioni molto nette in queste materie. È per l’uscita dall’UE e dall’Eurozona, sostenendo la cre azione di una nuova comunità europea basata su interessi economici condivisi e l’introduzione di una valuta nazionale stabile,“eventualmente mantenendo in parallelo l’euro”. Sulla questione ucraina il partito sostiene la neutralità del Paese(né membro UE né membro NATO) e la rimozione immediata delle sanzioni imposte alla Russia, promuovendo il ripristino dei rapporti politici ed economici con la Russia e riattivando il gasdotto Nord Stream. In termini generici l’AfD sostiene un aumento significativo del budget destinato alla difesa, al fine di modernizzare le capacità militari e garantire la prontezza operativa delle forze armate, propone la reintroduzione del servizio militare obbligatorio ed enfatizza l’importanza di una politica di difesa autonoma, riducendo la dipendenza da alleanze internazionali e promuovendo una indipendenza nelle decisioni strategiche. Questa forza politica considera le relazioni con gli USA di grande importanza e si compiace per alcuni obiettivi della nuova amministrazione americana, tra cui“la fine dell’ideologia climatica” e di quella“woke”. Riguardo alla Cina, l’AfD riconosce lo stato asiatico come un partner commerciale di primaria importanza per la Germania, evidenziando il ruolo cruciale che riveste sia come concorrente sia come partner. Al contempo, il partito intende ampliare i legami in diversi settori come quello economico, scientifico e culturale, e promuovere un approccio realistico che dovrebbe basarsi su interessi pragmatici, evitando etichette ideologiche e concentrandosi sui benefici reciproci. Conclusioni e previsioni Quello che si può forse evincere da questa analisi programmatica dei partiti più rilevanti, indipendentemente dal loro colore politico, è una certa predisposizione ad assecondare la narrativa dei partiti di destra(con l’esclusione della Die Linke, non trattata qui). Talune posizioni o proposte possono infatti essere viste come sintomo di uno spostamento a destra del panorama politico tedeGermania fragile ad una settimana dal voto 6 sco in blocco, che tenta di arginare i populismi e la radicalità di alcune proposte acquisendone talvolta le istanze. La Germania si trova in uno stato di spaesamento e di problematiche strutturali, economiche e sociali ben evidenti, come intravisto nella parte iniziale di questo paper. E un partito come l’AfD, che non ha mai preso parte a governi ed è sempre rimasto all’opposizione, ha gioco facile nell’accusare insistentemente i partiti tradizionali per la situazione attuale. Si tratta di una forza politica sì di estrema destra, ma che ha dentro di sé una fortissima componente movimentista di protesta, essendo anti-sistema, anti-establishment, anti-ecologista, anti-euro, anti-europea, anti-cultura woke, anti-gender, an ti-islam. Non teme dunque di estremizzare la radicalità del messaggio, soprattutto su temi come sicurezza, immigrazione e ordine. Se poi, come attualmente sta succedendo, la questione migratoria fa da padrona durante questa campagna elettorale, appare più semplice per Alice Weidel e la sua formazione politica guadagnare consensi. In questo contesto, se i messaggi degli altri partiti su alcuni ambiti tendono a prendere forme più o meno comparabili o simili a quelle di partiti estremisti, può accadere che anche in politica l’originale sia preferito alla copia, portando i partiti tradizionali ad essere in difficoltà su qualche tematica specifica. Detto questo, pur con il vento in poppa, l’AfD non avrà alcuna possibilità di governare il Paese perché per farlo ha bisogno di alleanze e coalizioni, che al momento non ha, al netto dell’avvicinamento(isolato e maldestro di Friedrich Merz e della CDU/CSU). Probabile potrebbe essere una riedizione di“Große Koalition” di tradizione merkeliana tra la CDU/CSU e la SPD. Qualora i numeri non bastassero, sarebbe necessario il sostegno di un’altra forza in maggioranza e i Verdi giocherebbero un ruolo fondamentale per la formazione del governo. Altro discorso se in modo sorprendente i liberali della FDP riuscissero ad entrare in Parlamento, superando la soglia del 5%. In quel caso una alleanza tra i cristianodemocra tici e i liberali sarebbe di più facile costruzione per diverse posizioni simili, soprattutto in chiave economico-finanziaria; probabile, però, sarebbe il doversi rivolgere ad altri partiti come ai socialdemocratici o ai Verdi, totalmente contrari a collaborare nuovamente con la FDP dopo la scottante e recente esperienza di“governo semaforo”. Per qualunque intesa sono previsti in ogni caso diversi mesi prima del giuramento del nuovo governo, probabilmente nei tardi mesi primaverili o nei primi estivi. Sia come sia, rimane il fatto che, stando ai numeri attuali, l’opposizione sarebbe capitanata per la prima volta dall’AfD e avrebbe gioco facile nel criticare aspramente qualunque decisione assunta dal nuovo governo. E questo, come si è visto, in un Paese alla ricerca di un passa to sempre più lontano e con difficoltà presenti sempre più costernanti. A tal proposito, non si prospetterebbero comunque buone nuove per l’UE, già alle prese con molte forze simili che dettano agende e spostano opinioni; un’affermazione sopra al 20% dell’AfD sarà, ad ogni modo, un ulteriore tassello importante che si aggiunge alla crescente rete di potere internazionale di destra, europea e mondiale. Per la Germania i problemi sono quelli analizzati qui, e qualunque governo giurerà – come visto, guidato con tutta probabilità da forze tradizionali – dovrà assicurare risoluzioni tempestive e concrete per evitare ulteriori polarizzazioni e divisioni nel Paese. Informazioni sull’autore Luca Argenta è collaboratore scientifico presso la sede italiana della Fondazione Friedrich Ebert. Dopo aver svolto i suoi studi in Italia, Francia e Germania, ha ottenuto un dottorato di ricerca in Scienze Politiche ed un master in Studi Europei. Editore Pubblicato da Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Godesberger Allee 149 53175 Bonn, Germania info@fes.de Dipartimento di emissione Fondazione Friedrich Ebert in Italia Piazza Adriana 5| 00193 Roma| Italia Contatto Julia Amaddeo julia.amaddeo@fes.de L’uso commerciale dei media pubblicati dalla Fondazione Friedrich Ebert non è concesso senza autorizzazione scritta da parte della Fondazione. Le pubblicazioni della Fondazione Friedrich Ebert non possono essere utilizzate come materiale per campagne elettorali. Le posizioni espresse in questa pubblicazione non sono necessariamente posizioni condivise dalla Fondazione Friedrich Ebert. Febbraio 2025 © Friedrich-Ebert-Stiftung e. V. 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