STUDIO Francesco Prota e Lorenzo Cicatiello 2025 Italia(ancora) diseguale Entità e persistenza delle disparità socioeconomiche territoriali in Italia Sede Italia Note legali Editore Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Godesberger Allee 149 53175 Bonn| Germania info@fes.de Dipartimento editoriale Fondazione Friedrich Ebert in Italia Piazza Adriana 5| 00193 Roma| Italia Responsabilità dei contenuti e redazione Armin Hasemann| Direttore| FES Italia Contatto info.italy@fes.de Disegno pertext, Berlin| www.pertext.de Immagine di copertina A cura della redazione di Scomodo L’uso commerciale dei media pubblicati dalla Fondazione Friedrich Ebert non è concesso senza autorizzazione scritta da parte della Fondazione. Le pubblicazioni della Fondazione Friedrich Ebert non possono essere utilizzate come materiale per campagne elettorali. Le posizioni espresse in questa pubblicazione non sono necessariamente posizioni condivise dalla Fondazione Friedrich Ebert. 2025 © Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Ulteriori pubblicazioni della Fondazione Friedrich Ebert sono disponibili qui: ↗ www.fes.de/publikationen Francesco Prota e Lorenzo Cicatiello 2025 Italia(ancora) diseguale Entità e persistenza delle disparità socioeconomiche ­territoriali in Italia  Sommario Executive Summary ................................................  3 Introduzione ......................................................  5 1 Le disparità regionali: un quadro d’insieme.........................  6 1.1 La perdita di centralità del contrasto alle disparità territoriali nell’agenda politica italiana .......................................  7 2 L’Italia oggi ....................................................  9 2.1 Le Cinque Italie..............................................  12 2.2 La capacità a­ mministrativa ...................................  19 2.3 La combinazione tra C­ inque Italie e capacità a­ mministrativa .......  20 3 Nuove politiche per un’Italia più equa e coesa .......................  23 3.1 Una strategia di rilancio degli investimenti pubblici ...............  23 3.2 Una politica industriale“place-based” ...........................  24 Appendice.......................................................  25 Bibliografia.....................................................  37 Executive Summary Le disparità territoriali in termini di reddito e occupazione all’interno dell’Unione Europea sono profonde e persistenti. Sono diversi gli Stati membri dell’Unione Europea ad aver sperimentato, negli ultimi vent’anni, una forte concentrazione geografica delle attività economiche, il che ha, naturalmente, portato a crescenti disuguaglianze regionali. In questo quadro la performance dell’Italia è particolarmente negativa. Nelle ultime due decadi, le regioni italiane, e in particolare quelle economicamente meno avanzate, non hanno mostrato alcun processo di convergenza verso la media dell’Unione Europea. Le disuguaglianze territoriali in termini di reddito raccontano, però, solo una parte della storia; infatti, molti territori scontano un gap anche rispetto a dimensioni più ampie che hanno un impatto sul benessere delle persone: esistono differenze regionali significative, ad esempio, nell’accesso e nella qualità dei servizi pubblici e delle infrastrutture. Vi è, poi, una frattura(che rischia di aggravarsi) tra comunità rurali e urbane. La classica lettura dell’economia italiana come di un’economia duale con la contrapposizione fra un Nord sviluppato e vivace ed un Sud in ritardo ed irrimediabilmente tagliato fuori dalle traiettorie di sviluppo delle regioni europee più dinamiche appare oggi del tutto inadeguata ed incapace di fornire quella indispensabile base conoscitiva per il disegno di politiche di riequilibrio territoriale efficaci. Per queste ragioni l’analisi presentata in questo rapporto si focalizza sul livello subregionale(le province), per dare contezza dell’estrema eterogeneità spaziale del nostro Paese(anche all’interno della medesima regione), e su un mix di indicatori che ci permette di misurare diverse dimensioni delle disuguaglianze territoriali: economia e mercato del lavoro; capitale umano; demografia; servizi; qualità della vita; capitale civico. Attraverso un’analisi cluster è possibile ottenere una mappa delle disuguaglianze socioeconomiche: il risultato è un’Italia suddivisa in cinque tipologie territoriali. Le province incluse nel primo cluster( Rooted innovation with risks of social exclusion) sono quelle con le migliori condizioni socioeconomiche(le aree metropolitane del Centro-Nord e quelle che includono poli industriali e innovativi di antica tradizione), ma con un elevato rischio esclusione per chi percepisce redditi bassi. Il secondo cluster( Strategic industrial location) include province del Nord a forte vocazione industriale e manufatturiera, ma con una qualità della vita, in particolare per quanto riguarda gli aspetti inerenti alla cultura, non particolarmente alta e presenza di fattori di esclusione sociale. Il terzo cluster( Balanced living), che include le province di Liguria, Umbria, Marche, alcune province della Romagna, del Piemonte e della Toscana, nonché Aosta, Pescara e Cagliari, si caratterizza per valori vicini alla media nazionale per i principali indicatori economici e del mercato del lavoro, e superiori a quelli degli altri cluster per diversi indicatori che misurano la qualità della vita ed il capitale civico. Il quarto cluster( Struggling intersections) comprende per lo più province del Centro-Sud che potenzialmente rappresentano un“ponte” tra panorami socioeconomici diversi. Complessivamente, le opportunità economiche per le province di questo cluster sono limitate e sembra esserci il bisogno di iniziative per stimolare le opportunità lavorative, l’istruzione e la fruizione del ricco patrimonio storico e culturale presente in questi territori. L’ultimo cluster ( Structural challenge) include le province di Caserta, Napoli, Salerno, Barletta-Andria-Trani, Foggia, Taranto, le province calabresi eccetto Catanzaro, quelle siciliane all’infuori di Ragusa, e la provincia del Sud Sardegna. Si tratta di territori che presentano ritardi strutturali importanti e persistenti che ne ostacolano la crescita economica. Queste province potrebbero ricevere beneficio da investimenti mirati dedicati al rafforzamento del sistema dell’istruzione, alla creazione di posti di lavoro ed allo sviluppo culturale. Accanto all’analisi degli indicatori di disuguaglianza appare particolarmente interessante analizzare il livello di eterogeneità nella capacità amministrativa. Se si abbandona, infatti, l’idea che il mercato lasciato libero di agire possa portare a una riduzione del gap socioeconomico tra territori(cosa ampiamente dimostrata dai fatti), diventa allora necessario immaginare che la strada per la perequazione passi attraverso politiche pubbliche che, per essere implementate efficacemente, necessitano di competenze tecniche e amministrative elevate e di un assetto organizzativo capace di promuovere efficienza, trasparenza e accountability. Purtroppo, anche rispetto a questa dimensione l’Italia appare frammentata, con ampi divari territoriali. È evidente che per affrontare le acute e persistenti disuguaglianze territoriali serva un nuovo modo di pensare, più creativo e meno ortodosso, che superi la errata opposizione tra preoccupazioni di equità e obiettivi Executive Summary 3 di efficienza. Una maggiore enfasi deve essere posta sulle condizioni di vita e sul benessere delle persone nei diversi territori. La portata e la gravità delle disuguaglianze regionali in Italia(ma più in generale in Europa), in particolare rispetto al mercato del lavoro, impongono un ritorno all’idea che le disparità regionali contano per ragioni di equità, coesione sociale e politica, più che per mere ragioni di efficienza. Più nel dettaglio, le politiche di sviluppo territoriale devono, da una parte, essere indirizzate alla riduzione delle disuguaglianze territoriali nei diritti dei cittadini attraverso una strategia di rilancio degli investimenti pubblici (sono due le dimensioni cruciali per determinare il benessere delle persone: la salute e l’istruzione) e, dall’altra, a sfruttare il potenziale inutilizzato nei diversi territori grazie a politiche industriali“place-based”, che non devono essere viste solo come un mezzo per promuovere il cambiamento strutturale, l’innovazione e la crescita economica, ma piuttosto come uno strumento attraverso cui perseguire obiettivi sociali( in primis, la creazione di“buona occupazione”) e ambientali. In sintesi, le Cinque Italie che emergono dalla nostra analisi ci restituiscono, plasticamente, l’immagine di un Paese profondamente diseguale al suo interno. È, quindi, fondamentale che il tema delle disuguaglianze territoriali riceva un’attenzione molto maggiore da parte delle forze politiche progressiste, se si vogliono contrastare i movimenti populisti di destra e ricucire un rapporto, che si è spezzato, con quei cittadini che sperimentano disuguaglianze nei diritti o che percepiscono una disuguaglianza di riconoscimento delle proprie esigenze. 4 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Introduzione Una delle questioni che storicamente caratterizza l’Italia unita è il divario tra Nord e Sud, con un Mezzogiorno in costante ritardo nei confronti delle regioni settentrionali. E questa è cosa nota. Ciò che però non viene talvolta preso in considerazione è la profonda eterogeneità che contraddistingue i territori del Sud Italia nonché la presenza di notevoli potenzialità che non poche aree presentano. Allo stesso tempo, viene dato per scontato che le dinamiche socio-economiche al Nord siano a prescindere ben migliori delle performance dell’Italia centrale e meridionale. Tuttavia, negli ultimi anni qualcosa è cambiato nelle dinamiche socioeconomiche territoriali ed è cresciuta nel tempo la consapevolezza che non siamo più di fronte ad un’Italia settentrionale monolitica e ad un Mezzogiorno omogeneamente arretrato. La sede italiana della Friedrich-Ebert-Stiftung, grazie ad un primo studio dal titolo“Italia diseguale”(2021) com missionato al Prof. Francesco Prota, uno dei massimi conoscitori italiani della materia, aveva fotografato l’esistenza di“Quattro Italie” con differenti livelli di sviluppo e all’interno del Sud“Tre Mezzogiorni” con diverse potenzialità inespresse. In quel caso, si era visto da un lato come diversi territori del Nord Italia presentassero molte sfaccettature e talune diversità strutturali, che li rendevano“simili” a zone del Centro e del Sud; dall’altro si era notato quanto diversi fossero i livelli di industrializzazione, innovazione, squilibri demografici e investimenti, a seconda del cluster di riferimento. Tale fu allora la risonanza mediatica e politica per quel rapporto e tale è l’urgenza oggi per cui alle disuguaglianze territoriali, sociali, economiche, di genere e generazionali devono essere date risposte concrete, che la fondazione ha deciso di commissionare al Prof. Francesco Prota e al Prof. Lorenzo Cicatiello questo nuovo rapporto, prendendo in considerazione sia parametri aggiornati al periodo post-­covid sia nuovi indicatori, atti ad approfondire ulteriormente le conoscenze delle molteplici disuguaglianze e a valutare la capacità amministrativa degli enti locali, sempre più centrali nella gestione di interessi pubblici specifici alle diverse aree geografiche. Con la convinzione di dover andare oltre al divario Nord-Sud, questo studio dal titolo“Italia(ancora) diseguale” offre un’analisi dettagliata delle disparità territoriali a scala subregionale e identifica“Cinque Italie”, ognuna con caratteristiche economiche e sociali peculiari. Le disuguaglianze persistono e la diversa distribuzione delle opportunità, dei servizi e delle risorse pubbliche incidono sul benessere delle persone e sullo sviluppo dei territori. Tutto questo non può che favorire un senso di precarietà diffusa che colpisce in modo più o meno marcato gli individui, rendendoli a seconda del luogo in cui vivono e lavorano meno impermeabili a forme di esclusione sociale e di povertà, che possono a loro volta creare insicurezze, conflitti e instabilità sociale. Per superare queste disuguaglianze, il documento propone una nuova strategia di sviluppo basata su investimenti mirati in sanità, istruzione e infrastrutture, insieme a una politica industriale“place-based”, capace di valorizzare il potenziale inutilizzato di molte aree. Capire l’entità della problematica, cogliere i vari aspetti della persistenza delle disuguaglianze con cui l’Italia è alle prese e porsi come priorità una riduzione fattiva di queste disparità non è solo una questione di equità, ma una necessità per garantire una crescita sostenibile e inclusiva per tutto il Paese. Dr. Luca Argenta , Project Manager Friedrich-Ebert-Stiftung Italia e Coordinatore del progetto Introduzione 5 1 Le disparità regionali: un quadro d’insieme Le disparità territoriali in termini di reddito e occupazione all’interno dell’Unione Europea sono profonde e persistenti(European Commission 2023). Sebbene l’analisi di queste di sparità così come le politiche per contrastarle non siano certo recenti, due tendenze hanno rivitalizzato il dibattito pubblico e accademico: la prima, di natura economica, riguarda la circostanza che le disuguaglianze territoriali, con riferimento a diverse dimensioni sociali ed economiche, hanno smesso di ridursi, riaprendo così una fase di divergenza fra regioni; la seconda, di natura politica, riguarda la relazione fra persistenza delle disparità e affermarsi dei movimenti populisti(Dijkstra, Poelman, Rodríguez-Pose 2020; Rodríguez-Pose, Dijkstra, Poel man 2024). A livello europeo, i divari economici regionali hanno mostrato un andamento decrescente dal 2009, con l’ec cezione del biennio 2020-2021 duran te la pandemia di Covid-19. Il proces so di convergenza prima del Covid-19, tuttavia, è stato tutt’altro che stabile o omogeneo. Nell’Europa settentrionale e in alcuni paesi dell’Europa centrale e orientale, la stragrande maggioranza delle regioni ha ridotto sostanzialmente il proprio divario economico; al contrario, nell’area del Mediterraneo diversi territori hanno attraversato una fase di stagnazione o finanche di divergenza. Ciò è particolarmente vero in Grecia e Italia, dove anche le regioni più sviluppate hanno visto ampliarsi il proprio divario economico. Un quadro più negativo emerge dall’analisi delle disparità all’interno dei Paesi: queste aumentano fino al 2009 e rimangono più o meno stabili negli anni successivi. Il fenomeno a cui si assiste è quello di un numero significativo di regioni che si discosta dal miglior performer a livello nazionale(Marques Santos, Molica, Conte 2024). Come evidenziato da numerosi studi, sono diversi gli Stati membri dell’Unione Europea ad aver sperimentato, negli ultimi vent’anni, una forte concentrazione geografica delle attività economiche, il che ha, naturalmente, portato a crescenti disuguaglianze regionali(Viesti 2021). In questo quadro la performance dell’Italia è particolarmente negativa 1 . Nelle ultime due decadi, le regioni italiane, e in particolare quelle economicamente meno avanzate, non hanno mostrato alcun processo di convergenza verso la media dell’Unione Europea: tra il 2000 e il 2022, tutte le re gioni hanno sperimentato tassi di crescita del PIL pro capite in parità di potere di acquisto(PPA) inferiori alla media dell’UE27, indipendentemente dalla loro posizione in termini di PIL pro capite nel 2000 2 . Il differenziale del PIL pro capite delle regioni italiane rispetto a quello medio dell’UE27 si spiega con i tassi di occupazione e la produttività del lavoro più bassi della media europea. Le disuguaglianze territoriali in termini di reddito raccontano, però, in realtà, solo una parte della storia; infatti, molte aree scontano un gap anche ri1  Il divario tra Nord e Sud è stato un tratto distintivo dello sviluppo economico italiano sin dall’unificazione politica del Paese nel 1861. La complessità e il perdurare di questo fenomeno hanno suscitato grande interesse nel panorama italiano e internazionale degli studi di economia, storia e sociologia e la sua origine e le sue determinanti sono tuttora materia dibattuta e controversa(Felice 2013; Daniele, Malanima 2014). 2  Segnali di una possibile inversione di tendenza emergono dall’analisi degli anni più recenti: nel periodo 20192022, la maggior parte delle regioni italiane ha sperimentato un tasso di crescita medio annuo del PIL pro capite in PPA superiore a quello medio dell’Unione, anche grazie alle politiche espansive poste in essere in Italia. 6 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. spetto a dimensioni più ampie che hanno un impatto sul benessere, come chiaramente illustrato nel Rapporto BES 2023 dell’Istat. Esistono differenze regionali significative, ad esempio, nell’accesso e nella qualità dei servizi pubblici e delle infrastrutture. Queste differenze, oltre ad avere un impatto diretto sul benessere, rendono anche più difficile per le regioni in ritardo attrarre e trattenere le persone, le competenze e gli investimenti necessari per rompere un circolo vizioso di stagnazione e declino, gravando ulteriormente sul benessere e, di fatto, sulla produttività e sul reddito. Vi è, poi, una frattura(che rischia di aggravarsi) tra comunità rurali e urbane. In molte aree rurali, i residenti hanno difficoltà ad accedere a un’istruzione e formazione di buona qualità. Investire in infrastrutture di trasporto, in particolare nei trasporti pubblici, è una leva importante per migliorare l’accesso all’istruzione nelle comunità rurali, ma anche la qualità delle scuole deve migliorare in molte di queste aree per fornire una piattaforma per la crescita futura. È comprovata l’esistenza di un persistente divario rurale-urbano nell’infrastruttura digitale, il che comporta che queste aree faranno fatica a beneficiare delle nuove opportunità di lavoro da remoto e telemedicina che potrebbero aiutarle a compensare la mancanza di connettività fisica a lavori e servizi. 1.1 La perdita di centralità del contrasto alle disparità territoriali nell’agenda politica italiana In Italia il consenso politico sulle strategie per ridurre lo storico divario territoriale è mutato nel tempo. Sono quattro le fasi che si possono identificare. Nella prima, dal 1951 al 1992, i governi italiani portano avanti un’imponente politica regionale a favore dei territori meridionali, attraverso l’ente statale della Cassa per il Mezzogiorno (Felice, Lepore 2017) 3 . In questo periodo c’è un forte consenso politico sull’importanza di combattere le disparità regionali. La classe politica nazionale sente di dover ricercare una soluzione all’arretratezza del Mezzogiorno al fine di raggiungere quel riequilibrio interno al Paese necessario per raggiungere un sentiero di crescita da cui tutti possono trarre vantaggio. La crescita del Mezzogiorno è, infatti, concepita come funzionale alla crescita delle altre aree del Paese. Il periodo che va dal 1992 al 1998 può essere considerato una fase di transizione: dall’«intervento straordinario» alle politiche regionali volte esplicitamente a favorire non solo le regioni del Sud ma anche tutte le altre aree depresse del Paese(Prota, Viesti 2012). Questo periodo è caratterizzato da crescenti difficoltà in materia di finanze pubbliche e dall’ostilità delle regioni del Nord verso le élite e i partiti politici tradizionali. Nel 1991 nasce la Lega Nord, che riunisce numerosi movimenti autonomisti e«leghe» che si erano affermate in tutto il Nord Italia fin dagli anni Settanta. Riesce con grande successo a imporre la cosiddetta«questione settentrionale» tra le priorità dell’agenda politica nazionale, mettendo in discussione il tradizionale orientamento politico a favore del Sud. Inoltre, l’approfondirsi del processo di integrazione europea e la crescente globalizzazione fa venire meno l’idea che lo sviluppo del Mezzogiorno sia realmente importante per la crescita del Centro-Nord. Allo stesso tempo la consapevolezza che anche le regioni dell’Italia centro-settentrionale hanno accumulato un grosso deficit di produttività e innovazione spinge a concentrare maggiormente in quest’area l’investimento pubblico. Nella terza fase(1998–2002) viene at tuata una nuova politica di sviluppo, basata sulla mobilitazione di attori locali intorno a progetti di sviluppo locale e coerente con la politica regionale dell’Unione Europea. Purtroppo, questo esperimento non dura a lungo 3  Il divario tra il Sud e il resto del Paese diminuisce in modo significativo secondo la maggior parte degli indicatori macroeconomici e sociali tra il 1951 ed il 1971. Le disparità regionali: un quadro d’insieme 7 principalmente per l’assenza di un forte consenso politico 4 . La fase attuale è il risultato di tre fattori fondamentali che hanno condizionato pesantemente le scelte in tema di politica regionale. A livello internazionale, l’allargamento a Est dell’Unione Europea con un conseguente spostamento geografico della Politica di coesione, che sottrae importanti investimenti all’Europa meridionale(Prota, Viesti, Bux 2020), e le due grandi crisi: quella fi nanziaria del 2008 e lo shock da Co vid-19, entrambe con ripercussioni ne gative eterogenee a livello territoriale (Prota 2016; Petraglia, Prezioso 2023). A livello nazionale, le misure di austerità adottate dai governi italiani che sono state più pesanti nelle regioni meno sviluppate 5 . Da ultimo l’elemento catalizzatore del dibattito pubblico è l’approvazione, nel giugno 2024, della legge per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione 6 . La legge-quadro proposta dal ministro leghista Calderoli definisce i principi generali per l’attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di specifiche competenze sulle materie di intervento pubblico potenzialmente regionalizzabili(ventitré, di cui quattordici subordinatamente alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni) nonché le relative modalità procedurali di approvazione delle intese fra lo Stato e una Regione. È evidente che una forma di regionalismo differenziato, così come disegnato nella legge Calderoli, potrebbe avere un fortissimo impatto sugli assetti futuri del Paese. E appaiono, quindi, del tutto condivisibili le preoccupazioni, espresse finora sia da singoli studiosi(economisti, costituzionalisti) che da organismi quali l’Ufficio parlamentare di bilancio, la Banca d’Italia o la Commissione europea, per i numerosi rischi legati all’autonomia differenziata: da una perdita di efficienza economica complessiva, ad una maggiore complessità di coordinamento della finanza pubblica, alla difficoltà di garantire l’uniformità territoriale nel grado di tutela dei diritti civili e sociali, alla possibilità che una quota maggiore di risorse rispetto a quella attuale vada alle regioni del Nord(Viesti 2023). In realtà, il futuro del processo di autonomia differenziata appare oggi quanto mai incerto. Il 3 dicembre 2024, infatti, è stata depositata negli uffici della cancelleria della Corte costituzionale la sentenza della Consulta(numero 192 del 2024) sulle que stioni di costituzionalità relative alla legge sull’autonomia differenziata. La Corte ha accolto parzialmente i ricorsi delle quattro Regioni guidate dal Centrosinistra(Campania, Puglia, Sardegna e Toscana) che avevano impugnato la legge Calderoli. Pur non ritendo fondata la questione di costituzionalità dell’intera legge, la Corte ha riconosciuto l’incostituzionalità di una lunga serie di aspetti chiave della legge Calderoli, di fatto imponendo una revisione radicale dell’architettura della legge sull’autonomia differenziata. I rilievi toccano, infatti, punti cruciali: dall’impossibilità di devolvere intere materie, alla questione dei livelli essenziali delle prestazioni, al ruolo del Parlamento. 4 «[G]ià dopo un anno dall’avvio della nuova programmazione, cioè dalla fine del 1999, il consenso politico attorno alla nuova strategia era venuto meno. Anzi, negli anni che seguono l’azione politica nazionale creerà spesso ostacoli alla nuova strategia o se ne sentirà comunque infastidita»(Barca 2010). 5  Come evidenziato in Prota e Grisorio(2018), i governi nazionali, dal 2010, hanno intrapreso un impegnativo programma di consolidamento fiscale. Le politiche di consolidamento fiscale sono state più pesanti nelle regioni meno sviluppate italiane: l’aumento della pressione fiscale e i tagli alla spesa sono stati entrambi, contemporaneamente, più importanti nel Mezzogiorno che nel resto del Paese. Inoltre, la nuova regola contabile dell’equilibrio di bilancio per regioni ed enti locali, introdotta in via definitiva nell’ordinamento con la legge di bilancio 2017, stabilisce che il bilancio è in equilibrio quando presenta un saldo non negativo, in termini di competenza, tra le entrate finali e le spese finali. 6  Il tema dell’autonomia differenziata era balzato al centro del dibattito politico nel 2017 per via di due referendum popolari consultivi tenutisi in Veneto e in Lombardia, con cui i rispettivi governi regionali di centro-destra chiesero e ottennero dagli elettori un mandato forte per chiedere più autonomia al governo nazionale. In seguito, anche una regione governata dalla sinistra, l’Emilia-Romagna, avanzò un’analoga richiesta, senza passare dalla via referendaria. 8 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. 2 L’Italia oggi Alla luce di quanto detto finora, appare rilevante fornire una fotografia dettagliata e aggiornata delle disparità territoriali in Italia, al fine di fornire una base conoscitiva per il disegno di politiche efficaci, in grado di contrastare l’ampliamento dei divari. La metodologia adottata in questo rapporto ricalca quella utilizzata nella prima edizione di Italia diseguale (Fina, Heider, Prota 2021). L’unità di analisi è rappresentata dalle 107 pro vince italiane, sulla base della considerazione che le disuguaglianze osservabili nella geografia italiana sono molto varie e non necessariamente riconducibili alla classica suddivisione fra regioni settentrionali e regioni meridionali. Inoltre, il presente studio non si limita ad analizzare le solite variabili economiche, ma include anche una serie di indicatori che guardano alla qualità della vita e al capitale civico. Per quanto possibile, al fine di poter permettere di effettuare un confronto con l’analisi contenuta nel precedente report, si è cercato di utilizzare le medesime variabili, aggiornate al loro anno più recente(il 2023 per la mag gior parte dei dati). Il report si basa su una analisi cluster di un esteso set di indicatori a livello subregionale. Questo metodo consiste in una analisi statistica degli indicatori elencati di seguito che permette di aggregare le diverse province italiane sulla base di similitudini e differenze per le diverse variabili. L’obiettivo dell’analisi cluster è costruire raggruppamenti di province(cluster, appunto) che presentano valori simili degli indicatori utilizzati nell’analisi. Come sarà chiaro nel prosieguo della trattazione, spesso province diverse all’interno della stessa regione mostrano una composizione degli indicatori piuttosto varia. Gli indicatori sono scelti sulla base delle dimensioni più significative per misurare natura e livello delle disuguaglianze territoriali. Le dimensioni osservate sono: 1. economia e mercato del lavoro; 2. capitale umano; 3. de mografia; 4. servizi; 5. qualità della vita; 6. capitale civico. Di seguito riportiamo le descrizioni degli indicatori. L’Italia oggi 9 1. Economia e mercato del lavoro → Tasso di occupazione: il tasso di occupazione misura il livello di occupazione della forza lavoro. A differenza del tasso di disoccupazione non è influenzato dal tasso di partecipazione alla forza lavoro, il che pone al riparo dalla potenziale distorsione derivante dal cosiddetto “effetto scoraggiamento”, che si verifica quando la partecipazione al mercato del lavoro si riduce a causa della congiuntura economica negativa. → Propensione alla brevettazione: questo indicatore misura il numero di domande di brevetto presentate all’Ufficio Europeo dei Brevetti per milione di abitanti. Un alto numero di brevetti indica una forte presenza di attività produttiva che tende all’innovazione. → Stipendio orario lordo: il reddito è fondamentale per coprire il costo della vita. Un reddito insufficiente aumenta il rischio di esclusione, soprattutto nei territori in cui i servizi sono carenti. 2. Capitale umano → Tasso di laureati: quota di persone tra i 25 e 39 anni in possesso di un titolo di laurea o superiore, quindi in possesso delle competenze necessarie per un migliore inserimento nel mercato del lavoro. → Gender gap: differenziale di reddito (in termini percentuali) tra uomini e donne. Il differenziale di genere ha due facce: da un lato, rappresenta una disuguaglianza legata a retaggi culturali del passato, dall’altro, impone una limitazione nella remunerazione del capitale umano delle donne, considerato che spesso tale differenziale si osserva maggiormente in lavori molto qualificati. → NEET: quota di persone tra 15 e 29 anni che non sono impegnati nel mercato del lavoro, nell’istruzione o in formazione professionale. Un’elevata incidenza di NEET è sintomo di carenza di prospettive per i giovani, sia nel mercato del lavoro che nella costruzione di opportunità tramite percorsi di istruzione. 3. Demografia → Tasso di dipendenza: quota di persone al di sotto di 15 e al di sopra di 65 sulla popolazione tra 15 e 64 anni. Dal momento che si suppone la popolazione 15-64 contribuisca alle spese sociali, mentre i giovanissimi e gli anziani ne usufruiscano solamente, questo indicatore misura la sostenibilità della struttura demografica. → Saldo migratorio: saldo migratorio netto per mille persone. Valori positivi indicano un flusso migratorio in entrata, mentre valori negativi indicano un flusso migratorio in uscita. 10 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. 4. Servizi → Bambini 0-3 in servizi per l’infanzia: quota di bambini tra 0 e 3 anni che usufruiscono di servizi per l’infanzia. Questo indicatore mostra dove e quanto i genitori possono usufruire di assistenza pubblica per partecipare alle attività produttive. → Medici di medicina generale ogni mille abitanti. Questo indicatore è utilizzato come proxy della disponibilità di servizi pubblici di assistenza sanitaria all’interno di una provincia. → Penetrazione banda larga: percentuale della popolazione residente che ha accesso a connessioni Internet veloci(30 o 100 mbps). Questo indicatore misura la disponibilità di una infrastruttura fondamentale per le nuove sfide portate dall’avanzamento tecnologico. → Prezzi delle case: prezzo medio(al metro quadro) di vendita delle case nelle zone centrali. Questo indicatore, oltre a dare una misura dell’andamento del mercato immobiliare, può essere considerato una proxy del costo della vita. 5. Qualità della vita → Offerta culturale: spettacoli ogni mille abitanti. Questo indicatore misura la possibilità di svago, anche se valori elevati possono suggerire un effetto di congestione sul territorio. → Patrimonio museale per 100km2: numero di musei ogni cento chilometri quadrati. Questo indicatore ci dà un’idea del patrimonio culturale di una provincia, oltre che della potenziale vocazione turistica del territorio. → Qualità della vita delle donne: è un valore aggregato costruito sulla base delle classifiche di qualità della vita pubblicate annualmente dal quotidiano Il Sole 24 Ore. → Qualità della vita anziani: è un valore aggregato costruito sulla base delle classifiche di qualità della vita pubblicate annualmente dal quotidiano Il Sole 24 Ore. 6. Capitale civico → Librerie ogni 100mila abitanti: indicatore di vivacità civica e culturale del territorio. → Partecipazione elettorale: indicatore di coinvolgimento dei residenti nella vita politica. L’Italia oggi 11 2.1 Le Cinque Italie L’analisi cluster combina i singoli indicatori per delineare aree i cui punti di forza e di debolezza sono simili tra loro. La mappa risultante fornisce una rappresentazione delle differenze esistenti tra le varie province del Paese, e tra i vari ­cluster rispetto alla media nazionale. La mappa delle disuguaglianze mostra come l’Italia possa essere suddivisa in ­cinque tipologie territoriali. Mappa delle disuguaglianze in Italia Figura 1 1 2 3 4 5 12 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Medie degli indicatori per cluster Tabella 1 Occupazione Cluster 1 69.13 Cluster 2 69.36 Cluster 3 67.62 Cluster 4 56.65 Cluster 5 44.48 Media nazionale 61.75 Dipendenza demografica 57.73 57.64 61.99 58.06 56.09 58.84 Brevettazione 223.25 151.51 79.14 24.33 12.68 85.09 NEET 10.77 10.89 11.54 18.45 27.27 15.55 Laureati 34.35 29.64 29.69 25.99 22.06 28.04 Servizi per l’infanzia 28.78 16.06 22.85 12.92 7.58 17.37 Offerta culturale 64.19 46.78 61.26 37.51 29.63 48.22 Musei 4.52 1.23 2.13 0.32 2.53 1.90 Librerie 8.48 5.45 8.59 8.04 7.42 7.64 Qualità della vita- donne 627.84 613.62 600.00 504.22 387.08 548.04 Qualità della vita- anziani 431.18 511.38 429.21 429.48 373.76 435.75 Salario orario 15.58 14.73 13.84 12.64 12.54 13.72 Medici di base 0.64 0.60 0.68 0.75 0.74 0.69 Differenziale di genere 30.62 33.14 30.86 32.09 31.29 31.61 Prezzi delle case 3395.46 2554.76 1783.82 1175.00 1351.32 1898.83 Partecipazione 70.14 69.49 66.41 58.84 54.52 63.73 Banda larga 84.74 78.51 77.37 72.87 83.33 78.49 Saldo migratorio 7.82 7.11 7.06 2.46 – 0.47 4.86 L’Italia oggi 13 Cluster 1: Rooted innovation with risks of social exclusion Le province incluse nel primo cluster sono quelle con le migliori condizioni socioeconomiche: le province con le grandi città del Centro-Nord(Bologna, Firenze, Milano, Roma, Torino), e quelle con poli industriali e innovativi di antica tradizione(Modena, Parma, Pisa, Pordenone, Reggio Emilia, Rimini). La maggior parte delle variabili sono al di sopra della media nazionale: il tasso di occupazione medio arriva quasi al 70%, i salari sono molto elevati e c’è una forte tendenza all’innovazione, come testimoniato dalla elevata propensione alla brevettazione. Guardando al periodo 2019-2023, si nota, però, una dinamica statica di questo indicatore in molte delle province di questo cluster, compensato da un valore di partenza molto elevato(vedi Appendice C). Questa innovazione si fonda su radici solide, dato che questo cluster mostra anche valori elevati per offerta e patrimonio culturale, oltre che grande capitale civico e partecipazione. Il saldo migratorio nettamente al di sopra della media nazionale suggerisce che le province incluse in questo cluster sono attrattive per i residenti in altre regioni. Tuttavia, questa dinamica comporta una pressione sul mercato immobiliare(i prezzi delle case sono i più alti osservati) e sulla disponibilità di medici. Si può supporre che questa potenziale carenza di servizi non sia un grande problema per chi arriva a percepire livelli di reddito elevati; tuttavia, può rappresentare un rischio esclusione per chi percepisce redditi inferiori. Cluster 1 – Rooted innovation with risks of social exclusion Figura 2 14 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Cluster 2: Strategic industrial ­location Il secondo cluster include province del Nord(principalmente in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige) a forte vocazione industriale e manufatturiera. In queste province il tasso di occupazione è molto alto, così come gli stipendi e l’innovatività della produzione. Tuttavia, a differenza del primo cluster, questa innovazione non sembra essere supportata da fondamenta particolarmente solide dal punto di vista del patrimonio culturale: il numero di librerie è il più basso tra tutti i cluster, il patrimonio museale e l’offerta culturale sono al di sotto della media nazionale. Il valore del differenziale di genere suggerisce una dinamica piuttosto conservatrice anche sul mercato del lavoro. Anche in questo cluster il saldo migratorio è decisamente positivo, e quindi anche qui si osserva una pressione sui prezzi delle case e sul numero di medici presenti sul territorio,(nonostante la variazione di quest’ultimo indicatore sia migliore della media nazionale) che suggerisce la necessità di una elevata attenzione sull’esclusione sociale, per di più accentuata da un approccio alla vita decisamente focalizzato sul lavoro. Ulteriore indizio di un rischio esclusione è la dinamica dei NEET, dato che per alcune province di questo cluster(ad esempio, Bolzano e Vicenza, vedi Appendice C) a fronte di un basso valore di partenza si osserva una variazione superiore alla media nazionale di giovani che non lavorano, non studiano e non seguono percorsi di formazione. Cluster 2 – Strategic industrial location Figura 3 L’Italia oggi 15 Cluster 3: Balanced living Il terzo cluster include le province di Liguria, Umbria, Marche, Val d’Aosta, nonché alcune province della Romagna, del Piemonte e della Toscana. In più, include Pescara e Cagliari. Le province in questo cluster esprimono valori vicino alla media nazionale per i principali indicatori economici e del mercato del lavoro: i salari sono poco distanti dalla media nazionale, il tasso di occupazione è più elevato e ci sono meno NEET rispetto alla media nazionale. La dinamica del tasso di occupazione negli ultimi anni è notevole: nonostante valori di partenza superiori alla media nazionale, la crescita è stata superiore alla media nazionale(ad esempio, a Genova e Ascoli Piceno, vedi appendice C). Nonostante un saldo migratorio positivo, i servizi restano più accessibili rispetto ai primi due cluster, con prezzi delle case, medici di famiglia in linea con la media nazionale, e servizi per l’infanzia al di sopra della media nazionale, e spesso in crescita più della media(Udine, Prato, Forlì-Cesena). In più, l’offerta culturale, il capitale civico e la partecipazione hanno valori superiori a quelli degli altri cluster. L’unico dato che richiede attenzione in questo cluster della“dolce vita” è quello relativo alla dipendenza demografica, che potrebbe indicare un potenziale rischio di invecchiamento della popolazione nel medio-lungo periodo. Questo potenziale rischio è rafforzato dalla dinamica osservata nella qualità della vita degli anziani in alcune delle province di questo cluster. Ad esempio, a Massa-Carrara, Pistoia, Lucca, a fronte di un livello di partenza più basso della media nazionale, si è osservata una riduzione di questo indicatore. Cluster 3 – Balanced living Figura 4 16 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Cluster 4: Struggling intersections Il quarto cluster include le province di Lazio(Roma esclusa), Abruzzo(Pescara esclusa), Molise, Basilicata, e le province di Benevento, Avellino, Bari, Brindisi, Lecce, Catanzaro, Ragusa, Oristano, Nuoro e Sassari. Queste pro vince sono collocate per lo più al Centro-Sud, in aree geografiche che potenzialmente fungono da“ponte” tra panorami socioeconomici diversi. Questo posizionamento rappresenta un’opportunità, che però non pare essere colta appieno a causa delle difficoltà di sviluppo economico delle province di questo cluster. Infatti, gli indicatori di performance economica sono al di sotto della media nazionale, con un basso tasso di occupazione e retribuzioni orarie molto basse. Proprio sul tasso di occupazione, le province di questo cluster mostrano una dinamica temporale diversificata: alcune province(ad esempio, Benevento, Sassari), nel 2019 hanno livelli di occupazione decisamente più bassi della media nazionale, ma vivono una dinamica di forte crescita negli anni recenti. Altre (ad esempio, Sassari), combinano bassi valori di partenza con una dinamica inferiore alla media nazionale. La quota di laureati è leggermente al di sotto della media nazionale, in più la scarsa propensione alla brevettazione suggerisce una carenza di innovazione, pur con alcune esperienze di crescita più dinamica della media nazionale(ad esempio, Viterbo). L’offerta culturale è piuttosto scarsa, e nonostante il ricco patrimonio storico e culturale delle province di questo cluster l’offerta museale è la più bassa – in media – tra quelle osservate. Questi dati negativi si accompagnano a una discreta vivibilità per donne e anziani, a case molto accessibili e a una buona disponibilità di medici di base. Ciononostante, complessivamente le opportunità economiche per le province di questo cluster sono limitate, e sembra esserci il bisogno di iniziative per stimolare le opportunità lavorative, l’istruzione, e l’accesso alle risorse culturali di queste aree. Cluster 4 – Struggling intersections Figura 5 L’Italia oggi 17 Cluster 5: Structural challenges Questo cluster include le province di Caserta, Napoli, Salerno, Barletta-Andria-Trani, Foggia, Taranto, le province calabresi eccetto Catanzaro, quelle siciliane all’infuori di Ragusa, e la provincia del Sud Sardegna. Alcune di queste province sono storicamente tra le più povere in Italia. Anche la fotografia proposta dalla nostra analisi suggerisce che queste aree si caratterizzano per una spiccata povertà reddituale. Il tasso di occupazione è ben al di sotto della media nazionale, caratteristica che si accompagna a un alto tasso di NEET, nonostante una dinamica positiva per molte delle province di questo cluster(vedi Appendice C). Dal punto di vista demografico, questo cluster mostra in media un saldo migratorio negativo e un rapporto di dipendenza più basso della media nazionale. Questo dato, insieme alla percentuale molto bassa di laureati, che mostra anche una dinamica negativa per molte province di questo cluster(Sud Sardegna, Crotone), fa supporre che questi territori abbiano difficoltà a trattenere le risorse umane utili per disinnescare i circoli viziosi del sottosviluppo economico. Le difficoltà economiche e la tendenza all’emigrazione si riflettono nei prezzi delle case, che sono più bassi della media nazionale, anche se leggermente più alti del cluster 4. Allo stesso modo, la disponibilità di medici per abitante è più elevata rispetto alla media nazionale, e c’è un patrimonio museale piuttosto importante. Ciononostante, la qualità della vita di donne e anziani è la più bassa osservata in tutto il territorio nazionale. Le province del cluster 5 affrontano sfide strutturali importanti e persistenti che ostacolano la crescita economica. Dal momento che la popolazione combatte contro bassi redditi e occupazione, queste province potrebbero ricevere beneficio da investimenti mirati dedicati alla creazione di posti di lavoro, istruzione, e sviluppo culturale per interrompere il circolo vizioso delle difficoltà economiche. Cluster 5 – Structural challenges 18 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Figura 6 2.2 La capacità ­amministrativa Negli ultimi anni la pandemia e i conseguenti programmi di spesa pubblica hanno reso necessario focalizzare l’attenzione sul settore pubblico, con particolare attenzione sugli enti locali. In Italia, questi ultimi hanno assunto un ruolo sempre più centrale nella gestione di interessi pubblici specifici alle diverse realtà territoriali, trovandosi in prima linea nell’attuazione di politiche che vanno dalla sanità alla distribuzione di risorse economiche, fino alla gestione delle infrastrutture. Il ricorso a un sistema multilivello di governance è essenziale per ridurre le disuguaglianze territoriali, poiché permette di adattare i servizi pubblici alle specificità locali e di distribuire le risorse in modo più equo(Rodríg uez-Pose, Ezcurra 2010). La gestione dei servizi di prossimità, il coordinamento nella gestione di infrastrutture e servizi locali, la pianificazione e l’attuazione degli investimenti, richiedono, tuttavia, competenze e capacità elevate per permettere un’efficace azione degli enti locali. Tra i compiti più impegnativi degli enti locali si annoverano la gestione dei servizi di prossimità, che richiedono un’attenta conoscenza dei bisogni specifici delle comunità; il coordinamento nella gestione di infrastrutture e servizi locali, spesso complesso a causa della frammentazione amministrativa e della necessità di collaborare con diversi livelli di governo; la pianificazione e attuazione di investimenti, particolarmente rilevante alla luce delle opportunità offerte dai fondi straordinari come il PNRR(Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Questi compiti non solo necessitano di competenze tecniche e amministrative elevate, ma richiedono anche un assetto organizzativo capace di promuovere efficienza, trasparenza e accountability(Andrews, Brewer 2013). In questo senso, il concetto di capacità amministrativa diventa centrale, inteso non solo come l’abilità di implementare politiche pubbliche, ma anche come la capacità di adattarsi a contesti in rapido cambiamento e di interagire efficacemente con gli altri livelli di governo. In questo quadro, la capacità amministrativa degli enti locali è, dunque, cruciale. Per questo motivo, il report analizza un set di indicatori che descrivono la capacità amministrativa degli enti locali italiani, aggregati a livello provinciale. Le variabili considerate sono le seguenti: → Capacità di riscossione dei comuni, che misura la capacità degli enti di incassare quanto dovuto. Una buona capacità di riscossione è una proxy della capacità dello staff amministrativo, e indica anche una maggiore disponibilità di spesa data la coerenza tra il bilancio di cassa e quello di competenza. → Quota di sindaci con meno di 40 anni. Si suppone che sindaci giovani siano più pronti ad affrontare le sfide della digitalizzazione che le amministrazioni locali sono tenute ad affrontare in questo periodo. La quota di sindaci under 40 è anche una proxy della partecipazione attiva alla vita politica di una fascia di popolazione che spesso ha prospettive e interessi più propensi all’innovazione rispetto alla popolazione più anziana. → Quota di sindaci donna. Questo indicatore funziona come proxy per l’uguaglianza di genere nell’accesso a posizioni amministrative apicali. Una conseguenza discussa dalla letteratura di una alta quota di sindaci di sesso femminile è che le donne, sperimentando spesso la discriminazione sulla propria pelle, siano più attente alle istanze sociali relative alle disuguaglianze. → Numero di progetti PNRR. Dal momento che per partecipare ai progetti PNRR è prevista la stesura di un progetto, e la presenza di risorse dedicate, il numero di progetti presentati rappresenta una buona proxy della capacità amministrativa. Inoltre, i progetti PNRR possono essere un buono strumento per migliorare la disponibilità di servizi sui territori, e quindi ridurre la disuguaglianza. → Quota di laureati tra il personale amministrativo. Un alto numero di laureati tra il personale amministrativo indica un livello di competenze specialistiche più elevato, il che può tradursi in un approccio più professionale e qualificato nella gestione della amministrazione. Le competenze acquisite attraverso la formazione universitaria possono rendere il personale più efficiente nella risoluzione dei problemi e nella gestione dei processi amministrativi, e gli impiegati laureati possono essere più preparati a recepire e implementare innovazioni. → Quota di under 35 tra il personale amministrativo. Una maggiore presenza di giovani contribuisce a rinnovare l’organico, portando idee fresche e favorendo un ambiente di lavoro più dinamico e adattabile ai cambiamenti. In più, i giovani tendono a essere più esperti nell’uso delle nuove tecnologie e degli strumenti digitali, che sono fondamentali per modernizzare i servizi pubblici e migliorarne l’efficienza. → Quota di donne tra il personale dirigente del comune. Una maggiore presenza di donne in posizioni dirigenziali può favorire una visione più inclusiva e attenta alle esigenze dei cittadini, promuovendo politiche che tengano conto delle differenze socioeconomiche e di genere. Una buona rappresentanza femminile nelle posizioni di vertice segnala un’amministrazione attenta all’equità e alle pari opportunità. → Tasso di ricambio del personale. Un ricambio del personale gestito in maniera efficace consente all’amministrazione di rispondere più facilmente alle esigenze di riorganizzazione interna e di adattamento ai cambiamenti normativi o ai nuovi bisogni della cittadinanza. Tassi di ricambio troppo bassi possono indicare un’organizzazione statica e poco attrattiva per nuovi talenti La risultante analisi cluster evidenza quattro aree di diversa capacità amministrativa. L’Italia oggi 19 Cluster 1: Alta professionalità Le province del primo cluster si distinguono per la qualità elevata dello staff amministrativo, con personale competente e una buona capacità di riscossione delle entrate locali. Si nota, tuttavia, un profilo amministrativo relativamente tradizionale, caratterizzato dall’assenza di sindaci giovani o donne, un aspetto che potrebbe indicare una scarsa innovazione nelle dinamiche di governance. Inoltre, la bassa partecipazione ai progetti PNRR suggerisce una limitata propensione all’iniziativa progettuale o una difficoltà a cogliere le opportunità offerte dai fondi straordinari. Questo cluster rappresenta territori solidi dal punto di vista amministrativo ma che potrebbero trarre beneficio da una maggiore apertura verso il cambiamento generazionale e di genere. Cluster 2: Giovane dinamismo Il secondo cluster presenta un’amministrazione locale con personale giovane, non sempre qualificato a livello di titolo di studio, ma capace di attrarre e gestire un numero di progetti PNRR superiore alla media nazionale. La buona capacità di riscossione evidenzia competenze operative solide. Come nel primo cluster, l’assenza di sindaci giovani e donne suggerisce un modello di governance ancora legato a strutture tradizionali. Questo cluster sembra rappresentare territori che stanno sperimentando un certo dinamismo grazie alla giovane età del personale, ma che potrebbero incontrare limiti nella qualificazione tecnica necessaria per affrontare sfide più complesse. Cluster 3: Contrasto tra alta progettualità e debolezza strutturale Le province del terzo cluster, prevalentemente localizzate nel Mezzogiorno continentale(escludendo alcune eccezioni in Puglia, Basilicata e Napoli), mostrano una forte capacità di adesione ai progetti PNRR, nonostante il personale amministrativo sia caratterizzato da un tasso basso di giovani e laureati. Questo contrasto mette in luce una gestione progettuale efficace che potrebbe però non essere sostenibile nel lungo periodo senza un rinnovamento delle risorse umane. La presenza di un numero elevato di sindaci giovani e un tasso di turnover significativo potrebbe indicare una transizione in corso, ma la scarsa presenza femminile sia tra i sindaci che tra i dirigenti rimane un elemento critico per la diversificazione e la modernizzazione delle amministrazioni locali. Cluster 4: Potenziale inespresso della Sicilia Il quarto cluster, che include tutte le province siciliane, presenta una situazione particolarmente complessa e unica nel panorama nazionale. Da un lato, la Sicilia spicca per la più alta percentuale di sindaci giovani e donne, un dato che potrebbe essere letto come un segnale di rinnovamento e apertura alle dinamiche di inclusione. Dall’altro lato, gli indicatori di capacità amministrativa sono i più bassi d’Italia: meno dell’1% del personale am ministrativo è sotto i 35 anni, e solo il 12% è laureato. Questa combinazione di elementi sottolinea un profondo squilibrio tra il potenziale rappresentato dalla leadership locale e la debolezza strutturale delle amministrazioni. La scarsità di risorse umane qualificate potrebbe compromettere la capacità della regione di implementare efficacemente politiche pubbliche e di attrarre investimenti. 2.3 La combinazione tra ­Cinque Italie e capacità ­amministrativa Pare particolarmente interessante combinare l’analisi sugli indicatori di disuguaglianza con quella effettuata sulla capacità amministrativa. Infatti, se si abbandona l’idea che il mercato lasciato libero di agire possa portare a una riduzione del gap socioeconomico tra le province italiane, diventa necessario immaginare che la strada per la perequazione passi attraverso politiche pubbliche. La formazione di tali politiche passa attraverso il cosiddetto policy cycle, che è composto dalle fasi di definizione dell’agenda, formulazione della politica, fase decisionale, messa in opera e valutazione. Tutte le fasi di questo ciclo sono fondamentali, ma pare opportuno sottolineare che anche una politica ben formulata può incontrare grandi difficoltà se il territorio su cui la politica viene implementata non ha una capacità amministrativa adeguata a garantirne l’attuazione. Per questo motivo, la correzione delle disuguaglianze socioeconomiche e l’adeguamento delle capacità amministrative degli enti territoriali devono andare di pari passo. La Tabella 3 riporta la frequenza asso luta delle province rispetto ai due cluster presentati fino a qui. Guardando le prime tre righe, si evince chiaramente che le province che si trovano nei primi tre cluster sono anche quelle in cui gli indicatori relativi alle amministrazioni pubbliche sono migliori, così come si evince dalla mappa inclusa nella Figura 7. In particolare, 10 province sulle 11 del cluster con le mi gliori performance socioeconomiche si trovano nel gruppo con le capacità amministrative più elevate. Con gli strumenti analitici utilizzati in questo report non possiamo stabilire una relazione di causalità; tuttavia, pare opportuno sottolineare come migliori condizioni di vivibilità siano solidamente associate a un livello elevato di capacità delle amministrazioni locali. Soffermandoci sulle province del quarto e quinto cluster degli indicatori socioeconomici, notiamo un quadro più variegato. Infatti, 13 tra le 22 pro vince del quarto cluster si trovano nel cluster migliore per quanto riguarda la capacità amministrativa(Bari, Brindisi, Chieti, L’Aquila, Latina, Lecce, Matera, Nuoro, Oristano, Rovigo, Sas sari, Teramo, e Viterbo). Questa combinazione suggerisce che in tali province l’attuazione di politiche di contrasto alla disuguaglianza non dovrebbe affrontare particolari frizioni dal punto di vista dell’attuazione. La stessa cosa si può dire per le 4 provin ce tra le 19 del quinto cluster che sono caratterizzate da una capacità amministrativa in linea con le province più ricche(Barletta-Andria-Trani, Napoli, 20 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Sud Sardegna, Taranto). Le rimanenti province del Mezzogiorno, invece, presentano contemporaneamente importanti problematiche di sviluppo socioeconomico e scarsi mezzi della pubblica amministrazione per svolgere le proprie funzioni. In questa situazione, l’attuazione di politiche perequative tramite gli enti territoriali rischia di non avere successo. Dato che l’implementazione di politiche perequative in territori con scarse capacità amministrative presenta un alto rischio di inefficacia, interventi mirati a migliorare lo sviluppo socioeconomico in queste aree devono prevedere azioni combinate. Da un lato, si evidenzia la necessità di capacity building: rafforzare le competenze, le risorse e l’efficienza degli enti locali; dall’altro, è possibile procedere attraverso il supporto esterno di strutture sovraordinate, come regioni o lo Stato centrale, che potrebbero svolgere un ruolo chiave nell’assicurare che le politiche vengano implementate efficacemente. Mappa della capacità amministrativa Figura 7 1 2 3 4 L’Italia oggi 21 Medie degli indicatori di capacità amministrativa per cluster Capacità di riscossione Quota di sindaci under 40 Quota di sindaci donne Progetti PNRR Quota di laureati Quota di under 35 Tasso di turnover Quota di donne tra i dirigenti Cluster 1 77.39 23.35 34.70 3.54 0.34 0.07 0.28 0.36 Cluster 2 77.65 21.57 34.09 5.42 0.21 0.08 0.23 0.33 Cluster 3 68.95 26.47 27.21 6.53 0.23 0.03 0.32 0.23 Cluster 4 69.98 27.51 36.97 3.37 0.12 0.00 0.13 0.27 Tabella 2 Media nazionale 75.63 23.79 33.72 4.31 0.28 0.06 0.26 0.33 Frequenza tra cluster 5 Italie e cluster capacità amministrativa Cluster 1 Cluster 2 Cluster 5 Italie Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 Totale Cluster 1 10 11 24 13 4 62 Cluster capacità amministrativa Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 1 0 0 10 0 0 10 0 0 0 8 1 0 7 8 21 15 9 22 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Tabella 3 Totale 11 21 34 22 19 107 3 Nuove politiche per un’Italia più equa e coesa Negli ultimi decenni, nell’affrontare il tema dello sviluppo territoriale, i decisori politici e gli economisti hanno privilegiato approcci“spatially blind” e “people-based”. Questo si è tradotto in politiche indirizzate a sostenere gli individui piuttosto che i luoghi per massimizzare l’efficienza(Glaeser 2008). Decenni di politiche che hanno trascurato la dimensione spaziale, unitamente alla riconfigurazione dell’economia mondiale, hanno, però, portato ad una geografia dello sviluppo altamente frammentata e non sono riuscite a colmare i divari regionali radicati in numerosi Paesi(Fiorentino, Glasmeier, Lobao, Martin, Tyler 2024). Questo ha alimentato un crescente senso di insoddisfazione e frustrazione in alcuni segmenti della popolazione nelle aree maggiormente in declino e in ritardo di sviluppo in tutto il mondo che si è tradotto in un supporto a movimenti di estrema destra e populisti 7 . Come conseguenza di questa situazione, le politiche“place-based” stanno tornando in auge come strumento per affrontare le crescenti disuguaglianze regionali, spesso all’interno di una cornice di politica industriale(Bailey, Pitelis, Tomlinson 2023). Le politiche di svi luppo territoriale, nel corso del tempo, hanno mutato strumenti ed obiettivi, cercando di conciliare interventi di equità sociale ed efficienza del mercato. Oggi, una maggiore enfasi è posta sulle condizioni di vita e sul benessere delle persone nei diversi territori. Si tratta di una impostazione ampiamente condivisibile, infatti, come esplicitato nel precedente rapporto(e purtroppo ancora assolutamente vero),“[l]a portata e la gravità delle disuguaglianze regionali in Italia(ma più in generale in Europa), in particolare rispetto al mercato del lavoro, impongono un ritorno all’idea che le disparità regionali contano per ragioni di equità, coesione sociale e politica, più che per ragioni di efficienza”(Fina, Heider, Prota 2021). Come argomentato in questo rapporto, l’Italia è un Paese con ampi divari territoriali che ci restituiscono una geografia della qualità della vita e del progresso economico estremamente frammentata e diversificata. Differenze significative le troviamo non solo fra regioni, ma anche all’interno delle regioni, il che evidenzia la necessità che le analisi(e le politiche) utilizzino, come unità di analisi, sempre più una scala subregionale(come fatto in questo rapporto). Per provare a dare una risposta concreta ed efficace alle complesse, nonché strutturali, sfide geografiche del Pease, crediamo serva un nuovo modo di pensare, più creativo e meno ortodosso, che superi la errata opposizione tra preoccupazioni di equità e obiettivi di efficienza. Più nel dettaglio, noi sosteniamo che le politiche di sviluppo territoriale devono, da una parte, essere indirizzate alla riduzione delle disuguaglianze territoriali nei diritti dei cittadini(precondizione imprescindibile per ogni strategia di sviluppo) e, dall’altra, a sfruttare il potenziale inutilizzato nei diversi territori grazie a politiche industriali“place-based”. 3.1 Una strategia di rilancio degli investimenti pubblici La sequenza di crisi che ha scosso le economie mondiale ed europea a partire dal 2008 ha avviato un processo di ripensamento del rapporto tra Stato e mercato. In particolare, anche grazie al rapporto The future of European competitiveness, preparato da Mario Draghi, il ruolo dell’investimento pubblico ha assunto una nuova centralità nel dibattito pubblico. Una strategia di investimento volta a ridurre le disuguaglianze territoriali dovrebbe focalizzarsi sulla fornitura di beni pubblici al fine di garantire l’uniformità territoriale nel grado di tutela dei diritti civili e sociali. Assicurare condizioni di vita dignitose in tutti i territori, attraverso la fornitura di una base di beni materiali ed immateriali e servizi fondamentali(come, ad esempio, promozione dei servizi a favore dell’infanzia; programmi di istruzione e acquisizione di competenze; accesso a servizi sanitari di qualità), è, infatti, una precondizione per la crescita socioeconomica di un Paese. Inoltre, perseguire una crescita inclusiva, nel senso di una crescita costruita con la partecipazione di tutti, può rappresentare un freno contro il crescente senso di disaffezione politica, rafforzando la fiducia pubblica nei governi e nel contratto sociale. Sebbene ci sia una varietà di fattori che andrebbero considerati per ridurre le disparità territoriali in Italia, sono due le dimensioni cruciali per determinare il benessere delle persone: la salute e l’istruzione. Come noto, ci sono sostanziali differenze tra le regioni italiane per quanto riguarda l’accesso ai livelli essenziali di assistenza. Al Sud i servizi di prevenzione e cura sono più carenti, minore è la spesa pubblica sanitaria 7  L’aumento del malcontento, del populismo, dei movimenti di estrema destra e dell’euroscetticismo è una tendenza preoccupante che pone sfide significative all’unità europea e alla stabilità democratica, sollevando interrogativi su quale sarà il futuro del Vecchio Continente. Nuove politiche per un’Italia più equa e coesa 23 (spesa per abitante sia corrente che per investimenti) e sono più lunghe le distanze da percorrere per ricevere assistenza, soprattutto per le patologie più gravi 8 . Dopo l’emergenza Covid-19 si è arrestata la crescita della spesa sanitaria e i divari territoriali sono aumentati in un contesto di generalizzata debolezza del Sistema Sanitario Nazionale che, nel confronto europeo, risulta sottodimensionato per stanziamenti di risorse pubbliche(in media 6,6% del PIL contro il 9,4% di Germa nia e l’8,9% di Francia), a fronte di un contributo privato comparativamente elevato(24% della spesa sanitaria complessiva, quasi il doppio di Francia e Germania). A fronte di questi dati, la priorità nazionale dovrebbe essere quella di aumentare la spesa sanitaria. Andrebbe inoltre, come suggerito da Bianchi, Caravella e Petraglia(2024), rivisto il metodo di riparto del fondo nazionale per la sanità per tenere conto dei maggiori bisogni di cura nei territori a più elevato disagio socioeconomico. Agli storici divari territoriali presenti nel nostro Paese se ne è aggiunto un altro, forse ancora più grave, che interessa il sistema universitario. Numerosi atenei localizzati nelle regioni del Centro-Sud (soprattutto nelle Isole), ma anche in territori periferici del Nord, hanno visto ridursi, in maniera significativa, iscritti, personale e risorse finanziarie, in un processo cumulativo che tende ad autoalimentarsi. Una strategia di investimento volta a ridurre le disuguaglianze regionali dovrebbe, invece, inserire in cima alla propria agenda l’istruzione e lo sviluppo delle competenze. E questo perché le università(e, più in generale, le istituzioni di istruzione superiore) contribuiscono alla crescita del sistema economico: è stato dimostrato come la creazione di nuove università(o il rafforzamento di quelle preesistenti) abbia un impatto positivo sullo sviluppo economico e sociale delle regioni in cui sono ubicate. Ed è l’esistenza di tale impatto positivo a giustificare le politiche che esplicitamente favoriscono la dispersione geografica delle università (così come il rafforzamento di quelle localizzate nelle aree“periferiche”) al fine di preservare la distribuzione spaziale della popolazione e raggiungere uno sviluppo regionale equilibrato attraverso la riduzione delle disparità territoriali. L’istruzione e l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita rappresentano aree di intervento fondamentali, in quanto conferiscono agli studenti e ai lavoratori la capacità di integrarsi nel mercato del lavoro, cogliendo le opportunità presentate dalla trasformazione digitale e dall’automazione. 3.2 Una politica industriale “place-based” Per un Paese come l’Italia con profonde disparità territoriali ma, allo stesso tempo, grandi riserve di talenti e capacità sottoutilizzate, una politica industriale “place-based” può rappresentare un approccio efficace allo sviluppo economico. Questo per tre ragioni principali. In primo luogo, le strategie“place-based” hanno come target luoghi specifici e problemi ben individuati, come, ad esempio, l’emergere di particolari luoghi “abbandonati” o un gap nella formazione della forza lavoro. Da questa prospettiva, le strategie“place-based” consentono una maggiore attenzione sul dove i problemi si manifestano e su qual è la loro natura. In secondo luogo, le strategie“place-based” possono aiutare ad individuare le radici“micro” dei problemi di performance a livello“macro”. Si pensi alla possibilità di affrontare i problemi legati alla eccessiva concentrazione spaziale delle attività a più alto valore aggiunto(e dei lavoratori più qualificati) investendo a livello locale per rimuovere i “colli di bottiglia” che impediscono la nascita di cluster locali o, più in generale, di ambienti favorevoli alle imprese, e gli ostacoli che impediscono ai luoghi in ritardo di sviluppo di stabilire le connessioni necessarie per assorbire le nuove conoscenze e innovazioni prodotte nelle aree“centrali”. In terzo luogo, le strategie“place-based” hanno maggiori probabilità di riuscire ad ottenere la mobilitazione di un’ampia varietà di attori locali e di reti, che è una condizione necessaria per riuscire a trasformare un’economia. Un esteso coinvolgimento di tutti gli attori rilevanti del territorio nel processo di progettazione e implementazione di strategie di politica industriale finalizzate a promuovere trasformazioni strutturali del tessuto produttivo aiuta a creare un senso di ownership e a rafforzare il supporto politico verso forme di sperimentazione. È fondamentale creare incentivi per una partecipazione attiva dei vari attori durante tutto il processo. Le politiche industriali non devono essere viste solo come un mezzo per promuovere il cambiamento strutturale, l’innovazione e la crescita economica, ma piuttosto come uno strumento attraverso cui perseguire obiettivi sociali (in primis, la creazione di“buona occupazione”) e ambientali(Aiginger, Rodrik 2020). Per fare questo, è necessario una proposta radicale che miri a condizionare sussidi e strumenti di intervento richiesti dalle politiche industriali a determinati comportamenti delle aziende potenzialmente beneficiarie di tali politiche. Le condizionalità, se progettate a livello regionale, possono essere finalizzate al perseguimento di scopi in contesti specifici, a seconda delle caratteristiche regionali e anche della misura in cui i territori sono colpiti da problematiche di carattere sociale e/o ambientale. In sintesi, le Cinque Italie che emergono dalla nostra analisi ci restituiscono, plasticamente, l’immagine di un Paese profondamente diseguale al suo interno. È, quindi, fondamentale che il tema delle disuguaglianze territoriali riceva un’attenzione molto maggiore da parte delle forze politiche progressiste, se si vogliono contrastare i movimenti populisti di destra e ricucire un rapporto, che si è spezzato, con quei cittadini che sperimentano disuguaglianze nei diritti o che percepiscono una disuguaglianza di riconoscimento delle proprie esigenze. 8 “La“fuga” dal Sud si è ormai cronicizzata, a testimonianza della persistenza delle difficoltà dei SSR meridionali a raggiungere standard assistenziali soddisfacenti. Viceversa, la presenza di centri di eccellenza per patologie specifiche(come gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere scientifico pediatrici) e, più in generale, di un’assistenza sanitaria ritenuta qualitativamente migliore dai cittadini, determina la forte capacità attrattiva delle strutture sanitarie del Centro e del Nord”(Bianchi, Caravella, Petraglia 2024). 24 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Appendice A Note metodologiche La aggregazione di province in gruppi è stata effettuata per mezzo di una analisi cluster. L’analisi cluster è una tecnica di analisi esplorativa che ha come obiettivo l’aggregazione di unità statistiche in gruppi che presentino valori omogenei delle variabili analizzate. Il primo passaggio dell’analisi è stato standardizzare le variabili attraverso una trasformazione z-score, in modo da limitare l’impatto dell’unità di misura e rendere omogeneo il peso di ciascuna variabile nella creazione dei gruppi. Nel secondo passaggio, abbiamo utilizzato una tecnica di agglomerazione gerarchica basata sul metodo di Ward. Secondo questo metodo, i due casi che determinano il minimo aumento della varianza vengono uniti per formare un gruppo. Successivamente, la coppia di gruppi più simile viene aggregata in un gruppo più grande, e il processo continua fino a includere tutti i casi in un unico cluster. Si genera così una gerarchia di cluster nidificati di province che condividono caratteristiche simili, e si distinguono dagli altri gruppi. L’ultimo step di analisi è stabilire il numero di cluster in modo che il risultato sia quanto più sintetico e informativo possibile. Questa scelta è in ultima analisi soggettiva e dipende dall’analista. Il gruppo di ricerca ha discusso varie alternative, scegliendo le partizioni che meglio rappresentavano le disparità spaziali in Italia; quindi, cinque cluster per l’analisi degli indicatori socioeconomici di disuguaglianza e quattro cluster per gli indicatori di capacità amministrativa. Appendice 25 Appendice B Banda dei valori di riferimento Tabella 4 Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 Occupazione Dipendenza ­demografica Min. 65.1 Rimini Max. 73.4 Bologna Min. 54.7 Roma Max. 61.2 Torino 65.0 Sondrio 74.4 Bolzano/ Bozen 54.9 Bergamo 60.3 Cuneo 60.8 Pescara 51.8 Lecce 71.8 Valle d’Aosta 66.7 Rovigo 54.5 Cagliari 66.7 Savona 54.0 Avellino 62.2 Oristano 37.7 Caltanissetta 52.5 Sud Sardegna 49.7 Caserta 61.5 Sud Sardegna Brevettazione NEET Min. 58.5 Roma Max. 373.3 Bologna Min. 8.4 Parma Max. 13.1 Rimini 40.5 Sondrio 275.0 Varese 7.0 Cuneo 16.2 Pavia 9.6 Grosseto 0.6 Oristano 0.0 Vibo Valentia 172.0 Forlì-Cesena 72.1 Chieti 38.3 Messina 5.2 Belluno 16.8 Cagliari 11.9 Rieti 26.8 Benevento 21.7 Barletta-­ Andria-Trani 33.8 Caltanissetta Laureati Servizi per l’infanzia Min. 20.7 Pordenone Max. 45.2 Bologna Min. 18.9 Torino Max. 38.2 Bologna 22.3 Mantova 45.9 Monza e della Brianza 18.9 Imperia 41.1 Trieste 8.2 Treviso 11.2 Imperia 33.3 Trento 41.7 Gorizia 19.6 Latina 14.7 Sud Sardegna 33.3 Campobasso 30.8 Vibo Valentia 3.3 Catanzaro 27.0 Sassari 1.1 Caserta 18.6 Sud Sardegna Offerta culturale Min. 44.1 Modena Max. 89.0 Rimini 19.8 Lecco 58.9 Como 28.7 Belluno 93.4 Gorizia 7.6 Isernia 72.6 Bari 4.5 Crotone 49.6 Catania Musei Librerie Qualità della vita – donne Min. 0.2 Pordenone 0.1 Lodi Max. 11.9 Milano 6.4 Venezia Min. Max. 4.0 Reggio nell’Emilia 12.1 Rimini 3.7 Treviso 9.0 Sondrio Min. 564.2 Rimini Max. 684.0 Modena 491.9 Bolzano/ Bozen 698.9 Lecco 0.3 Gorizia 37.7 Trieste 3.5 Prato 16.0 Massa-­ Carrara 428.7 Imperia 699.4 Udine 0.1 Rieti 1.3 Viterbo 0.0 Caltanissetta 34.1 Napoli 5.2 Matera 11.1 Nuoro 3.7 Crotone 10.3 Enna 396.4 Catanzaro 328.9 Napoli 596.2 Rovigo 464.7 Messina 26 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Qualità della vita – anziani Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Min. 366.8 Firenze Max. 485.3 Pordenone 427.3 Monza e della Brianza 301.4 Lucca 705.2 Trento 568.8 Fermo Cluster 4 Cluster 5 379.5 Brindisi 511.3 Oristano 325.0 Messina 483.6 Foggia Salario orario Medici di base Differenziale di genere Min. 13.0 Rimini Max. 19.0 Milano Min. Max. 0.6 Milano 0.7 Roma Min. 24.2 Roma Max. 34.0 Pordenone 13.8 Sondrio 16.3 Monza e della Brianza 12.6 Grosseto 16.2 Genova 0.5 Lecco 0.5 Belluno 0.7 Cuneo 0.9 Pescara 27.9 Monza e ­della Brianza 37.3 Lecco 20.9 Prato 38.0 La Spezia 11.2 Ragusa 13.4 Chieti 0.6 Rovigo 0.9 Chieti 24.9 Oristano 38.7 Chieti 11.5 Vibo Valentia 15.0 Taranto 0.6 Caserta 0.9 Messina 23.7 Enna 42.3 Siracusa Prezzi delle case Min. 1300.0 Pordenone 1600.0 Novara 1000.0 Macerata 750.0 Avellino 800.0 Sud Sardegna Max. 5500.0 Milano Partecipazione Min. 64.6 Roma Max. 74.0 Bologna Banda larga Min. 74.8 Pisa Max. 95.3 Milano Saldo migratorio Min. 5.1 Roma 4550.0 Venezia 62.2 Bolzano/ Bozen 73.4 Brescia 49.2 Bolzano/ Bozen 87.7 Cremona 3050.0 Genova 56.5 Cagliari 72.0 Ravenna 55.2 Asti 95.5 Prato 3.0 Treviso 2.0 Cagliari 2300.0 Bari 3300.0 Napoli 50.3 Nuoro 68.2 Viterbo 45.9 Crotone 62.4 Messina 49.0 Nuoro 94.1 Bari – 1.5 Potenza 54.8 Cosenza 96.1 Barletta-­ Andria-Trani – 5.3 Caltanissetta Max. 10.2 Parma 12.5 Pavia 10.5 Prato 7.2 Ragusa 3.4 Vibo Valentia Appendice 27 Appendice C Dinamica degli indicatori s­ ocioeconomici In questa sezione proponiamo una rappresentazione grafica della dinamica nel periodo 2019-2023 degli indicatori socioeconomici selezionati per l’analisi. Ciascuna delle province è rappresentata su un grafico a dispersione in cui l’asse verticale rappresenta la variazione(in valori assoluti o percentuali a seconda della variabile) dell’indicatore tra il 2019 e il 2023, e l’asse orizzontale rap presenta il valore di partenza. Una linea rossa verticale rappresenta la media nazionale del valore di partenza, mentre una linea rossa orizzontale rappresenta la media nazionale della variazione. In questo modo, ciascun grafico è ripartito in quattro quadranti: nel quadrante a nord-ovest saranno rappresentate le province che per quell’indicatore hanno un valore di partenza più basso della media nazionale e una crescita superiore alla media nazionale, nel quadrante a sud-ovest saranno rappresentate le province che hanno un valore di partenza più basso e una crescita inferiore alla media nazionale, nel quadrante a sud-est le province che hanno un valore di partenza più alto della media nazionale e una crescita inferiore alla media, e nel quadrante a nord-est le province che hanno un valore di partenza più alto e una crescita maggiore della media nazionale. Per facilitare la lettura del grafico alla luce delle analisi cluster, i simboli e i colori dei punti del grafico a dispersione cambiano a seconda del cluster delle Cinque Italie cui appartiene la provincia. Variazione percentuale 2019–2023 Propensione alla brevettazione 3 Imperia Viterbo 2 1 0 Reggio di Calabria Sassari Rieti Benevento Oristano Foggia Grosseto -1 Crotone Enna Isernia 0 100 28 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Figura A Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 Bologna Pisa 200 300 Propensione alla brevettazione(valore iniziale) Variazione percentuale 2019–2023 Qualità della vita degli anziani .4 Enna Agrigento Trapani .2 Fermo Cuneo Como Trento Figura B Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 0 Verbano-Cusio-Ossola Massa-Carrara Sud Sardegna Pistoia -.2 Lucca Firenze Ravenna 300 400 500 600 Qualità della vita degli anziani(valore iniziale) Variazione percentuale 2019–2023 Qualità della vita delle donne .6 Caltanissetta .4 Crotone .2 Frosinone Sondrio Vicenza Figura C Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 Prato 0 Treviso Sud Sardegna -.2 Imperia 200 300 400 500 600 700 Qualità della vita delle donne(valore iniziale) Appendice 29 Offerta culturale .4 Rovigo Variazione percentuale 2019–2023 .2 Sassari 0 Vibo Valentia -.2 Bologna Crotone -.4 MassaPadova Isernia Enna Carrara Pistoia Viterbo Chieti Oristano Teramo -.6 Gorizia Ascoli Piceno 0 50 100 150 Offerta culturale(valore iniziale) Prezzi delle case .2 Sassari Vibo Valentia 0 Imperia Ferrara Genova Trento Rimini Verona Venezia Firenze Milano Roma Variazione percentuale 2019–2023 Barletta-Andria-Trani -.2 Figura D Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 Figura E Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 -.4 Sud Sardegna 1000 2000 30 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. 3000 4000 5000 Prezzi delle case(valore iniziale) Variazione percentuale 2019–2023 Salario .1 .05 Ragusa Lecce La Spezia Biella Roma Parma Milano Figura F Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 0 -.05 10 Potenza Siracusa Belluno Trieste 12 14 16 18 Salario(valore iniziale) Banda larga Mantova Caltanissetta 80 60 Oristano Figura G Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 Variazione percentuale 2019–2023 40 Asti 20 0 Trieste Genova 20 40 60 80 Banda larga(valore iniziale) Appendice 31 Variazione percentuale 2019–2023 Partecipazione elettorale 30 Enna 20 Caltanissetta Nuoro 10 0 -10 30 40 Figura H Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 Campobasso Foggia Modena Firenze Siena Biella 50 60 70 Partecipazione elettorale(valore iniziale) Saldo migratorio Figura I Variazione percentuale 2019–2023 15 Crotone 10 Savona Pavia Pesaro e Urbino Alessandria Novara Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 5 0 -15 Caltanissetta Barletta-Andria-Trani Napoli Brindisi -10-5 0 32 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Verona Parma Bologna 5 10 Saldo migratorio(valore iniziale) Variazione percentuale 2019–2023 Librerie 2 1 Lecco 0 Prato -1 -2 Avellino Pistoia Grosseto Enna Vercelli Belluno Cagliari Biella Mantova -3 5 Gorizia 10 Variazione percentuale 2019–2023 Medici di medicina generale -.1 Monza e della Brianza Novara Bolzano/ Bozen -.2 Crotone -.3 Belluno -.4 Savona Figura L Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 Massa-Carrara 15 Librerie(valore iniziale) Figura M Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 Pescara -.5 Grosseto Isernia -.6 .6.8 1 1.2 1.4 Medici di medicina generale(valore iniziale) Appendice 33 Patrimonio museale Variazione percentuale 2019–2023 5 Terni Ravenna Rieti Genova 0 Caltanissetta Gorizia Palermo Siena -5 Trieste Napoli Figura N Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 -10 0 Roma 10 20 30 40 Patrimonio museale(valore iniziale) Bambini in servizi per l‘infanzia Figura O Variazione percentuale 2019–2023 15 10 5 Vibo Valentia Caserta 0 Catania Ragusa Cagliari Sassari Rimini Udine Prato Fo rlìCesena Pordenone Varese Bologna Gorizia Savona Trieste -5 0 10 20 30 40 Bambini in servizi per l'infanzia(valore iniziale) Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 34 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Variazione percentuale 2019–2023 Laureati 15 10 Trapani 5 Pescara 0 Crotone -5 -10 15 Sud Sardegna Alessandria Latina 20 25 Variazione percentuale 2019–2023 NEET 5 Fermo Rovigo Vicenza 0 Bolzano/ Bozen -5 -10 Monza e della Brianza Ancona Figura P Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 Bologna Trieste L'Aquila Savona 30 35 40 Laureati(valore iniziale) Figura Q Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 Caltanissetta -15 -20 10 Rieti 20 30 Crotone 40 50 NEET(valore iniziale) Appendice 35 Variazione percentuale 2019–2023 Dipendenza demografica 6 Sud Sardegna Crotone 4 Oristano Figura R Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 2 Napoli Caserta 0 -2 50 Reggio nell'Emilia Milano Prato 55 Bologna Genova Savona 60 65 70 Dipendenza demografica(valore iniziale) Variazione percentuale 2019–2023 Tasso di occupazione Benevento 8 Lecce 6 Crotone 4 Genova Ascoli Piceno Figura S Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 2 0 Caltanissetta -2 30 40 Siracusa 50 36 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Bologna Bolzano/ Bozen Sassari Rimini Fermo 60 70 80 Tasso di occupazione(valore iniziale) Bibliografia Aiginger, K.,& Rodrik, D.(2020). Rebirth of industrial policy and an agenda for the twenty-first century. Journal of Industry, Competition and Trade, 20(2), 189–207. Andrews, R.,& Brewer, G. A.(2013). Social capital, management capacity and public service performance: Evidence from the US states. Public Management Review, 15(1), 19–42. Barca, F.(2010). Discussione a Quali politiche per il Mezzogiorno? in Atti del Convegno“Il Mezzogiorno e la politica economica dell’Italia” tenutosi a Roma il 26 novembre 2009. Roma: Banca d’Italia. Bailey, D., Pitelis, C. N.,& Tomlinson, P. R.(2023). Place-based industrial and regional strategy – Levelling the playing field. Regional Studies, 57(6), 977–983. Bianchi, L., Caravella, S.,& Petraglia, C.(2024). Un Paese due cure. I divari Nord-Sud nel diritto alla Salute. iNFORMAZIONI SVIMEZ, febbraio 2024 Daniele, V.,& Malanima, PP(2014). 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Lorenzo Cicatiello (Ph.D.) è professore associato di Scienza delle Finanze presso l’Università di Napoli l’Orientale. Italia(ancora) diseguale → Le disparità territoriali in Italia sono ancora profonde e sfaccettate, e vanno ben al di là della tradizionale spaccatura Nord-Sud. Un’analisi di dati a livello provinciale identifica cinque diversi gruppi, ciascuno con differenti profili socio-economici, livelli di innovazione e accesso ai servizi pubblici. → Le divergenze non si limitano a reddito e disoccupazione, ma coinvolgono qualità della vita, accesso all’educazione e sanità, e infrastrutture culturali. La complessità di queste disuguaglianze solleva il bisogno di politiche che non guardino solo alla performance economica, ma anche all’inclusione sociale. → L’efficacia degli interventi di correzione si deve incardinare su politiche place-based e sul rafforzamento della capacità amministrativa locale. Il report sottolinea che investimenti pubblici in aree come la salute, l’educazione e le infrastrutture, devono essere associati a investimenti per potenziare la governance locale per salvaguardare l‘efficacia degli interventi. Ulteriori informazioni su questo argomento sono disponibili qui: ↗ fes.de