ANALISI Costanza Hermanin e Marina Rallo Febbraio 2026 Parità di genere in Italia Proposte d’azione Sede Italia Note legali Editore Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Godesberger Allee 149 53175 Bonn| Germany info@fes.de Dipartimento editoriale Fondazione Friedrich Ebert in Italia Piazza Adriana 5| 00193 Roma| Italia Responsabilità dei contenuti e redazione Armin Hasemann| Direttore| FES Italia Contatto info.italy@fes.de Disegno pertext, Berlin| www.pertext.de L’uso commerciale dei media pubblicati dalla Fondazione Friedrich Ebert non è concesso senza autorizzazione scritta da parte della Fondazione. Le pubblicazioni della Fondazione Friedrich Ebert non possono essere utilizzate come materiale per campagne elettorali. Le posizioni espresse in questa pubblicazione non sono necessariamente posizioni condivise dalla Fondazione Friedrich Ebert. February 2026 © Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Ulteriori pubblicazioni della Fondazione Friedrich Ebert sono disponibili qui: ↗ www.fes.de/publikationen Costanza Hermanin e Marina Rallo Febbraio 2026 Parità di genere in Italia Proposte d’azione  Indice 1. Introduzione: problematica........................................  3 Contesto storico e normativo: traguardi giuridici e disuguaglianze sistemiche .......................  3 Raggiungere la parità nel processo decisionale: esperienze positive di rappresentanza in politica e nei consigli di amministrazione ..........  6 2.  Recenti sviluppi e criticità.........................................  9 Diritti LGBTQI+ e affermazione di politiche“anti-gender”...............  9 Da Giulia Cecchettin a“Not All Men”: la lotta dell’Italia alla violenza di genere.............................  9 Potenzialità inutilizzate del bilancio di genere .......................  11 3.  Le criticità nell’impegno della società civile per la parità di genere ......  12 4.  Proposta di azioni progressiste per la parità ........................  15 1. Contrastare lo scontro anti-gender con una maggiore sensibilizzazione alle tematiche sulla parità di genere nella rappresentanza politica ......  15 2. Consolidare la collaborazione tra le organizzazioni della società civile impegnate nella parità di genere .............................  16 3. Contrastare i pregiudizi di genere e gli stereotipi in politica, nei media e nel sistema giudiziario ................................  16 4. Promuovere la parità attraverso un sistema economico attento alle questioni di genere .........................................  17 5.  Conclusions ...................................................  18 Bibliografia ......................................................  19 1. Introduzione: problematica Da alcuni anni l’Italia ottiene punteggi molto bassi nella maggior parte degli indici binari(uomini/donne) sull’uguaglianza di genere. L’indice globale sul divario di genere(Global Gender Gap Report), introdotto dal World Economic Forum, evidenzia una preoccupante regressione del Paese, che passa dalla 63ª posizione del 2021 all’85ª su 148 paesi nel 2025. A livello europeo, l’Italia è il paese con il più basso tas so di partecipazione delle donne al lavoro è il più alto divario nel tasso di partecipazione tra uomini e donne(EUROSTAT 2024; CNEL–ISTAT 2025).” Nel complesso, l’Indice sull’uguaglianza di genere dell’European Institute for Gender Equality(EIGE) continua a collocare l’Italia nella fascia più bassa dell’Unione europea per quanto riguarda la parità di genere in ambito lavorativo. Il punteggio più confortante attribuito da EUROSTAT nel 2024 all’Italia in materia di divario salariale di genere è sta to criticato perché calcolato sulla base di indicatori parziali e dati imprecisi. Oltre al discorso sull’uguaglianza tra uomini e donne, l’Italia è stata uno degli ultimi paesi in Europa a garantire diritti alle coppie dello stesso sesso, come la possibilità di contrarre un’unione civile, introdotta solo nel 2016. Le unioni civili, peraltro, non sono affatto equivalenti ad un matrimonio. In primo luogo, possono essere contratte solo da persone dello stesso sesso, caratteristica questa altamente discutibile in termini giuridici. Le unioni, inoltre, garantiscono diritti in termini economici e civili(per esempio la possibilità di prendere decisioni riguardo alla salute del partner), ma non attribuiscono alcun diritto al partner dello stesso sesso che non sia genitore o genitrice biologica/o. Questo/a non può nemmeno adottare i figli o le figlie del proprio partner. Inoltre, sebbene alcuni comuni si siano organizzati per tali registrazioni anche per il genitore o genitrice non biologica, l’attuale governo ha annunciato sin dal suo insediamento di voler adottare strumenti legislativi per porre fine a questa pratica. Nell’autunno del 2024 il Parlamento italiano ha inoltre adottato una legge molto particolare che vieta la maternità surrogata gestazionale come“reato universale”, ovvero un reato perseguibile anche se commesso all’estero. Una posizione, questa, che coincide con le posizioni del principale partito di governo, Fratelli d’Italia, che si oppone apertamente a quella che definisce“ideologia gender”, ovvero alla possibilità di autodeterminare il proprio genere e il proprio orientamento sessuale.“L’ideologia gender” è anche al centro della campagna anti-woke promossa principalmente dalle destre e ripresa da parte della sinistra e dall’ala liberalei italiana. Anche la violenza di genere desta preoccupazione. Se da un lato non è stata ancora adottata una legislazione che consideri l’omofobia come aggravante nei reati generati dall’odio e nella violenza di genere, dall’altro il quadro legislativo esistente in materia di violenza domestica e sulle donne non si è rivelato efficace nel ridurre il numero di femminicidi e altre forme di violenza. Un’attuazione frammentaria e una diffusa cultura sessista contribuiscono a spiegare questo fenomeno. Tutto ciò, oltre alle crescenti campagne“antiwoke” diffuse nei media nazionali, alle debolezze strutturali e ai dissidi tra le ONG nazionali che si occupano di uguaglianza di genere e alla limitata disponibilità di dati, giustifica una maggiore attenzione alla parità in Italia e a una sua evoluzione da una concezione meramente binaria del genere ad altre forme di identificazione di genere, orientamento sessuale e delle intersezioni di persone maggiormente esposte alla discriminazione. Esiste, da ultimo, una sostanziale insufficienza di dati sul le persone non binarie e LGBTQI+ , per esempio per quanto riguarda la loro partecipazione politica, come pure di dati per monitorare le disuguaglianze laddove esistano diverse caratteristiche che aumentano la probabilità di discriminazione, ad esempio donne musulmane e anziane, giovani rom, ecc.1 Ciò limita la possibilità di analizzare e af frontare le disuguaglianze strutturali proprio laddove sarebbe più necessario intervenire in modo mirato. Contesto storico e normativo: traguardi giuridici e disuguaglianze sistemiche Sullo sfondo di una cultura tradizionalmente dominata dagli uomini, l’Italia, come altri paesi europei, ha compiuto notevoli passi avanti verso la parità di genere dagli anni 1970. Pietre miliari sono state la legalizzazione del divorzio e dell’aborto e il riconoscimento di pari diritti genitoriali alle persone sposate. Eppure, alcune normative hanno mantenuto a lungo la loro decisa impronta patriarcale. *  In questo paper useremo i termini“uguaglianza” e“parità” di genere per fare riferimento a un concetto di uguaglianza sostanziale, o equità, in cui situazioni diverse sono trattate in modo diverso secondo i bisogni di ogni persona ai sensi dell’art. 3.2 della Costituzione italiana, al fine dello smantellamento delle disuguaglianze storiche e strutturali di genere. Introduzione 3 Tasso di occupazione e divario occupazionale di genere, 2024 25 Figura 1 Divario occupazionale di genere 20 IT EL RO 15 MT PL CZ 10 ES(d) EU SK CY IE BE BG AT HU CH NL FR(d) SI DK DE IS 5 HR LU PT SE NO LV EE FI LT 0 60 65 70 75 80 85 90 Fonte: Employment rate and gender employment gap, 2024. Eurostat(Ifsi_emp a) Tasso di occupazione(%) Così, fino al 1981, un uomo che decideva di sposare la don na che aveva violentato poteva evitare il processo penale col matrimonio“riparatore” proprio come, fino al 1996, lo stupro è stato considerato un reato contro il buon costume anziché un crimine contro la persona. In materia di diritti riproduttivi ed educazione sessuale, i partiti dell’intero spettro politico si sono storicamente allineati alle posizioni della Chiesa cattolica. Sebbene sia stato sancito il diritto all’aborto, è consentita anche l’obiezione di coscienza, che permette alla maggior parte dei ginecologi di rifiutarsi di praticare l’intervento. Molte donne continuano quindi a incontrare difficoltà e devono spesso recarsi in altre regioni per poter accedere ai servizi di interruzione di gravidanza (Medici del Mondo Italia, 2024). Con una legge del 2001 sono state poi imposte ulteriorire strizioni all’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, come la fecondazione in vitro, anche per le coppie di coniugi eterosessuali, abolite successivamente solo grazie ad azioni legali strategiche. Fedele al“modello di famiglia tradizionale”, l’Italia prevede un congedo obbligatorio le madri a un congedo di maternità di 5 mesi, ma solo nel 2022 ha introdotto un periodo obbligatorio di 10 giorni di congedo di paternità, ovvero il minimo previsto dalla normativa UE. La Spagna, a confronto, ha progressivamente introdotto un congedo di paternità di 19 settimane, sei delle quali obbligatorie. Il ricorso al congedo di paternità è stato negli ultimi anni molto limitato – solo un padre su due ne ha usufruito, con un leggero aumento dopo l’introduzione dell’obbligatorietà. Solo il 20% dei giorni di conge do parentale concessi nei primi 12 anni di vita vengono uti lizzati dai padri(4E Parent Project 2023). Si tratta di dati importanti, vista la tesi, condivisa da gran parte degli studiosi e degli analisti, secondo cui la“child penalty” è il primo fattore alla base della difficile situazione italiana in materia di occupazione femminile ed emancipazione economica delle donne(Nannicini&Minello 2024, Saraceno 2023). Al Sud, dove i servizi di assistenza all’infanzia sono più limitati, lavora meno di una madre su quattro. Si stima che il lavoro domestico e di cura non retribuito svolto dalle donne italiane sia il più elevato in Europa, con un divario di oltre 3 ore al giorno rispetto agli uomini. EIGE 2024, INAPP 2022 Quattro donne italiane su dieci non possiedono poi un proprio conto corrente bancario(Global Thinking Foundation 2023). Tutti questi fattori concorrono a spiegare il significa tivo squilibrio tanto nella partecipazione attiva al lavoro quanto nei tassi di occupazione[Appendice, Tabelle 1 e 2]. Al di là della rigidità dei ruoli familiari tradizionali, molti attribuiscono la lenta evoluzione culturale sulle questioni di genere al dominio trentennale(1993–2023) nella politica ita liana di Silvio Berlusconi. I suoi atteggiamenti apertamente sessisti e il controllo su un vasto impero mediatico sono spesso citati come ostacoli all’emancipazione delle donne 4 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Occupazione 2024(percentuale della popolazione totale) Islanda Paesi Bassi Malta Svizzera Cechia Svezia Estonia Germania Ungheria Danimarca Norvegia Irlanda Cipro Lituania Portogallo Polonia Slovenia Slovacchia Lettonia Austria Finlandia Bulgaria UE27 Area dell‘euro Francia Lussemburgo Croazia Belgio Spagna Serbia Romania Grecia Italia Turchia Bosnia ed Erzegovina Montenegro Nord Macedonia 0 10 20 30 40 50 60 Fonte: Employment and activity by sex and age – annual data. Eurostat Figura 2 70 80 90 Introduzione 5 Incarichi di governo ricoperti da donne in Italia dal 1948(Senato 2024) 25 20 15 10 5 0 Figura 3 De Gasperi V De Gasperi VI De Gasperi VII De Gasperi VIII Pella Fanfani Scelba Segni Zoli Fanfani II Segni II Tambroni I Fanfani III Fanfani IV Leone I Moro I Moro II Moro III Leone II Rumor I Rumor II Rumor III Colombo I Andreotti I Andreotti II Rumor IV Rumor V Moro IV Moro V Andreotti III Andreotti IV Andreotti V Cossiga I Cossiga II Forlani I Spadolini I Spadolini II Fanfani V Craxi I Craxi II Fanfani VI Goria De Mirta Andreotti VI Andreotti VII Amato I Ciampi Berlusconi I Dini Prodi I D’Alema I D’Alema II Amato II Berlusconi II Berlusconi III Prodi II Berlusconi IV Monti Letta Renzi Gentiloni Silveri Conte I Conte II Draghi Meloni Ministre Viceministre Sottosegretarie dai ruoli sessualizzati e alla più ampia accettazione dei di ritti LGBTQI+(Buonanno& Faccioli 2023; Zanardo 2009). Queste dinamiche culturali sono spesso invocate per spiegare le nette differenze negli atteggiamenti di genere e nel sostegno istituzionale alla parità tra Italia e Spagna, due paesi mediterranei culturalmente molto simili(Corradi& Donato 2024, Lombardo& Bustelo, 2012) Raggiungere la parità nel processo decisionale: esperienze positive di rappresentanza in politica e nei consigli di amministrazione Sorprendentemente, l’Italia è stata pioniera in Europa per quanto riguarda le iniziative a favore della rappresentanza politica ed economico-direzionale delle donne. Le prime leggi volte a migliorare la rappresentanza politica, introdotte tra il 1993 e il 1995, hanno preceduto iniziative simili in altri paesi dell’UE. Più tardi, però, queste stesse leggi sono state invalidate dalla Corte costituzionale, che ha aderito a una prospettiva di“uguaglianza formale”. Con le riforme costituzionali del 2001 e del 2003 a favore di una “parità sostanziale”, il Parlamento ripristinò le quote di rappresentanza per quasi tutti i livelli politici. Inoltre, dal 1999, il Parlamento ha implementato“obblighi finanziari di genere” per i partiti politici – una misura quasi unica in Eu ropa che impone ai partiti di destinare una parte dei loro finanziamenti a iniziative che promuovono la partecipazione politica delle donne(Feo& Piccio 2020, Senato della Re pubblica 2024). Nonostante un costante aumento del numero di donne nei parlamenti, nei governi locali e in ruoli soprattutto giovanili nel governo nazionale, solo nel 2022-2023 due donne han no raggiunto traguardi significativi: Giorgia Meloni diventata Presidente del Consiglio dei Ministri e leader del principale partito di governo, e Elly Schlein alla guida del principale partito di opposizione. Eppure, al 2025, solo due delle venti regioni italiane vantano una presidente donna e la percentuale di sindache supera di poco il 15%. Una ricerca qualitativa condotta sul grande pubblico e, separatamente, su personalità politiche femminili e maschili ha identificato nella discriminazione di genere la prima causa del limitato coinvolgimento attivo delle donne in politica(Hermanin et al. 2022)[Appendice, Tabelle 3 e 4]. In materia di corporate governance, la legge Golfo-Mosca del 2011 ha imposto alle società quotate in borsa e alle im prese statali di riservare alle donne almeno il 30% dei posti nei consigli di amministrazione(percentuale successivamente aumentata al 40%). Da allora, la rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione è passata dal 7% nel 2010 a oltre il 36% nel 2021(Banca d’Italia et al. 2021). La Legge di Bilancio 2023 ha prorogato di dieci anni la 6 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Percentuale di intervistati che considerano questi ostacoli molto importanti per la carriera politica delle donne 70 Figura 4 60 50 40 30 20 10 0 Donne discriminate in politica Parti non coinvolte Fonte: Hermanin et al. 2022 CAWI, 1003 intervistati Responsabilità di assistenza Donne Mancanza di risorse economiche Uomini Mancanza di ambizioni politichen Mancanza di competenze clausola di caducità della legge Golfo-Mosca e l’obbligo di quote per le imprese statali e le amministrazioni pubbliche. Pressoché in parallelo, anche nell’ambito della finanza pubblica, leggi e regolamenti che introducono il“sistema di certificazione della parità di genere” hanno fissato degli obiettivi in materia di parità retributiva, leadership femminile, conciliazione vita-lavoro e politiche anti-molestie, affinché le imprese più virtuose possano beneficiare di un trattamento agevolato nelle gare d’appalto pubbliche. Sebbene questi obblighi legislativi rappresentino importanti passi avanti, la loro applicazione è tutt’altro che lineare. Nell’estate del 2024, ad esempio, Cassa Depositi e Prestiti (CDP) – un istituto finanziario a controllo statale incaricato di sostenere lo sviluppo economico dell’Italia – è stata criti cata per la proposta di rinnovo del proprio consiglio di amministrazione, che prevedeva solo 3 donne su 9 membri. Per risolvere la questione senza escludere i candidati maschi, la CDP ha semplicemente ampliato il consiglio di amministrazione a 11 membri, garantendo così la presenza di cinque donne nel rispetto delle norme. Il caso ha scatenato un dibattito sull’interferenza politica e sulla parità di genere nelle nomine pubbliche. Negli ultimi dieci anni, alcuni passi avanti importanti si sono visti nell’affrontare la pressante questione della violenza sulle donne almeno dal punto di vista legislativo, per esempio attraverso il“Codice Rosso” del 2019. La normativa è stata introdotta per contrastare lla violenza domestica e di genere(abusi domestici, violenza sessuale, stalking e mutilazioni genitali femminili), con l’obiettivo di proteggere più efficacemente le vittime, garantire che questi casi siano trattati rapidamente e applicare alle persone colpevoli pene più severe. Sulla carta, la legge dovrebbe garantire alle vit time un accesso più rapido a misure di protezione come gli ordini restrittivi, ma in realtà la sua attuazione ha incontrato diversi ostacoli che hanno rallentato indagini e procedimenti penali nonostante la procedura accelerata prevista dalla legge. La Corte europea dei diritti dell’uomo(CEDU) aveva già criticato il comportamento dell’Italia in alcuni casi emblematici, come Talpis c. Italia(2017), condannando lo Sta to italiano per non aver fornito sufficiente protezione giudiziaria e di polizia in casi di violenza reiterata, con tragiche conseguenze. L’elevato tasso di femminicidi e altri crimini contro le donne registrato negli ultimi anni dimostra come i progressi legislativi non siano stati sufficienti a frenare questo fenomeno. Introduzione 7 2. Recenti sviluppi e criticità Diritti LGBTQI+ e affermazione di politiche “anti-gender” 1 Ancor prima che Fratelli d’Italia vincesse le elezioni del 2022, le politiche di uguaglianza in Italia hanno fatto un si gnificativo passo indietro con la bocciatura del disegno di legge Zan. Questa proposta, che mirava a criminalizzare la violenza e l’incitamento all’odio contro le persone LGBTQI+, ha incontrato una forte opposizione da parte della Chiesa cattolica, dei gruppi religiosi e dei partiti di destra, che ne hanno criticato l’enfasi sull’identità di genere(Feo 2023). Dall’insediamento del governo di Giorgia Meloni, i diritti delle persone LGBTQI+ sono stati seriamente indeboliti. Una delle prime azioni promosse dal governo è stata annunciare la sospensione delle registrazioni anagrafiche dei figli e delle figlie di coppie dello stesso sesso, limitando di fatto il riconoscimento dei diritti genitoriali al genitore o alla genitrice biologica. Di conseguenza, anche le amministrazioni locali che in precedenza avevano riconosciuto entrambi i genitori o le genitrici sono state costrette a interrompere questa pratica per timore di interventi da parte delle procure. Questa politica ha lasciato molte famiglie in una sorta di limbo giuridico, suscitando critiche diffuse da parte del mondo LGBTQI+, che ha denunciato la misura in quanto discriminatoria(Eurochild 2023). La situazione si è ulteriormente aggravata con una legge del 2024 che criminalizza la maternità surrogata come“re ato universale”, autorizzandone la perseguibilità anche nei casi al di fuori della giurisdizione italiana. Questa legge ha un impatto enorme sulle coppie dello stesso sesso, alle quali continua ad essere precluso l’accesso alla fecondazione in vitro o l’adozione di bambini. I sondaggi rivelano come la maggior parte delle persone LGBTQI+ in Italia avverta una crescente violenza nei propri confronti, con un aumento delle segnalazioni di crimini a sfondo discriminatorio e di odio che contribuiscono a creare un clima di paura all’interno della comunità(FRA 2024). Nel complesso, il movimento anti-gender ha registrato una forte accelerazione nella politica italiana, soprattutto tra i partiti di destra, che hanno fatto sempre più leva sulla reto rica anti-gender per attirare gli elettori conservatori. Recentemente, il movimento si è opposto a iniziative come l’introduzione dell’“educazione emotiva” nelle scuole, sostenendo che potrebbe promuovere“l’ideologia di genere”, espressione usata in senso dispregiativo per descrivere un insieme vago di convinzioni e politiche a cui i conservatori si oppongono, in particolare quelle relative ai diritti riproduttivi, alle persone LGBTQI+ e ai movimenti femministi. Il movimento si è anche opposto alla“carriera alias”, il protocollo che consente alle persone che stanno attraversando una transizione di genere di utilizzare in contesti accademici e professionali il nome che corrisponde alla propria identità, e all’introduzione degli studi di genere nelle università italiane. Dal 2024, col sostegno della politica e grazie a un decreto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, i movimenti “pro-vita” accedono ai consultori dove si decide se ricorrere o meno all’interruzione volontaria di gravidanza(Medici del Mondo Italia, 2024). Le ONG pro-vita hanno anche pro mosso un disegno di legge ispirato alle leggi statunitensi sul“battito cardiaco fetale”, che obbligherebbe i medici a far ascoltare alle donne il battito cardiaco del feto prima di eseguire un aborto. Da Giulia Cecchettin a“Not All Men”: la lotta dell’Italia alla violenza di genere La violenza di genere su donne e ragazze è un’altra preoccupante emergenza: i dati evidenziano come, approssimativamente ogni tre giorni, una donna venga uccisa, principalmente a seguito di violenza domestica o dal proprio partner(ISTAT 2024). Nel 2025 si registra una lievissima diminuzione complessi va degli omicidi volontari e delle vittime di genere femminile rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il numero di donne uccise da partner o ex partner resta sostanzialmente invariato, confermando come la violenza maschile contro le donne continui a concentrarsi prevalentemente nell’ambito familiare e affettivo. L’omicidio della giovane studentessa Giulia Cecchettin per mano del suo compagno nell’autunno del 2023 ha scatenato l’indignazione na zionale. La vicenda, ampiamente seguita dai media, ha 1 Usiamo l’acronimo LGBTQI+ – lesbiche, gay, bisessuale, transgender-transessuale, queer e intersessuale – e il segno“+” per indicare tutte quelle soggettività che si ricono scono in qualcosa di diverso dalle categorie indicate nell’acronimo. Recenti sviluppi e criticità 9 provocato una forte reazione della società contro la violenza domestica, culminata in una manifestazione con quasi mezzo milione di persone in strada a Roma. Eppure, come era già accaduto nel 2017–2018 con il movimento #MeToo, questa crescente attenzione verso la violenza di genere ha scatenato forti opposizioni(Hermanin& Serughetti, 2020). In particolare, all’ampia risposta al femmini cidio di Giulia Cecchettin ha fatto seguito il clamore suscitato dallo slogan“not all men”, una frase utilizzata per distogliere l’attenzione dalle più ampie questioni di discri minazione storica e strutturale e della violenza maschile, sottolineando che non tutti gli uomini si comportano in questo modo. In linea con questa tendenza, nel primo anniversario della morte di Cecchettin, l’attuale ministro dell’Istruzione italiano ha dichiarato che in Italia«il patriarcato è morto», attribuendo l’aumento della violenza contro le donne all’immigrazione clandestina, un’affermazione che non trova riscontro nelle statistiche sulla criminalità. Il ministro ha suggerito di affrontare la violenza di genere da questa prospettiva anziché concentrarsi sul patriarcato, punto di vista ripreso anche dalla Presidente Giorgia Meloni e da altri politici europei di destra. Per inciso, l’idea che le donne europee“autoctone” siano le principali vittime della violenza sessuale da parte di uomini stranieri è un principio fondamentale della“Teoria della Grande Sostituzione”, ampiamente sostenuta dai partiti di estrema destra europei e statunitensi. La teoria – complottista – sostiene che le popola zioni bianche autoctone vengano sostituite demograficamente e culturalmente da individui non bianchi, provenienti principalmente da paesi a maggioranza musulmana, a causa dell’immigrazione e del calo dei tassi di natalità. Nel solco di un approcio“protettivo” delle donne, nel 2025, è stata adottata la legge che introduce il“femminicidio” come nuovo reato penale punibile con l’ergastolo. La nuova fattispecie di reato introdotta nel Codice penale qualifica come autonomo reato l’uccisione di una donna quando il fatto è motivato da odio e/o discriminazione, prevaricazione o da dinamiche di controllo, possesso o dominio esercitate in ragione del genere. In controtendenza, nel marzo 2025, l’Italia ha presentato un disegno di legge che introduce il“femminicidio” come nuovo reato penale punibile con l’ergastolo. La proposta di legge definisce il femminicidio come omicidio perpetrato per discriminare la donna, limitarne diritti o libertà e impedirne l’espressione personale. Sebbene questa iniziativa legislativa riconosca la gravità e la specificità di tale violenza, inserendo l’Italia tra i pochi paesi che riconoscono il femminicidio, il bilancio complessivo in termini di inasprimento delle sanzioni penali senza il raggiungimento di risultati politici sostanziali parla da sé. Una legge da sola non può eliminare le principali cause del femminicidio. Un aspetto cruciale e troppo spesso trascurato è la prevenzione, per esempio attraverso un’azione proattiva di sensibilizzazione delle persone che potrebbero commettere o non denunciare atti di violenza. È indiscutibile ormai che la violenza di genere non sia una questione femminile, ma un’emergenza sociale che richiede una responsabilità condivisa. In questo contesto, il lavoro svolto dalla Fondazione Giulia Cecchettin, insieme a quello di altre ONG che promuovono l’educazione emotiva e relazionale fin dalla scuola materna, è lodevole ma molto contestato dalle forze reazionarie. L’obiettivo di spostare il paradigma educativo verso l’empatia, l’alfabetizzazione emotiva e la responsabilità, coinvolgendo attivamente ragazzi e uomini – spesso esclusi da queste conversazioni – è stato ampiamente riconosciuto come fondamentale per affrontare e trasformare le radici culturali della violenza di genere, almeno a livello internazionale. Eppure manca la volontà politica per sostenere qualsiasi iniziativa pubblica in questo campo, e il disegno di legge proposto dalla maggioranza di destra nel 2022(C.2782) è tutt’altro che ambi zioso quanto a portata. Anche il“linguaggio inclusivo” è stato recentemente al centro di un acceso dibattito culturale, spesso ricondotto all’ossessione per“l’ideologia di genere”. Nella lingua italiana sostantivi pronomi e aggettivi sono tradizionalmente declinati al maschile, sia per conferire maggiore“autorevolezza” a determinati sostantivi(ad esempio, segretario, maestro rispetto a segretaria, maestra), che, al plurale, per indicare gruppi che includono sia uomini che donne (maschile sovraesteso). Grammaticalmente l’italiano non prevede nemmeno un genere neutro, mancanza che è stata compensata, tanto per il genere non binario quanto per evitare l’uso sovraesteso del maschile, con l’uso di caratteri speciali come la schwa(ə) o l’asterisco(*). L’uso di stinto delle desinenze maschili e femminili per rivolgersi a un pubblico misto, o l’uso delle forme femminili per le professioni, sono tutt’altro che consueti. Inoltre, l’uso della schwa o dell’asterisco è stato fortemente criticato per la difficoltà a pronunciare oralmente tali desinenze, o perché inaccessibili per le persone con una disabilità specifica e, soprattutto, perché segni di diffusione della“cultura di genere”. Parità di genere in Italia: proposte d’azione 11 Il linguaggio “inclusivo”, ovvero quello che prevede l’uso di parole con desinenze femminili o che evita che le parole siano declinate al maschile o al femminile, è stato introdotto in alcuni contesti istituzionali e legislativi. Tuttavia, la prassi rimane disomogenea tra le istituzioni e spesso l’applicazione di questi principi non è vincolante(Rallo 2022). La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si oppone a qualsiasi evoluzione linguistica che riconosca la pluralità della popolazione rispetto al genere. Continua a utilizzare la forma maschile“Il Presidente” anziché quella femminile“La Presidente”(con l’articolo femminile). Questa scelta rispecchia una più ampia riluttanza culturale, per sino tra gli intellettuali di sinistra, ad adottare appellativi femminili. Sebbene alcuni critici sostengano che queste preferenze esprimono una scelta personale, altri le considerano un ostacolo importante alla normalizzazione di 10 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. un linguaggio attento alle questioni di genere. Chi, come molti personaggi pubblici, anche liberali e di sinistra, critica il linguaggio inclusivo, asserisce che questo possa limitare la libertà di espressione, complicare la comunicazione o dare troppa importanza alla forma invece che al contenuto(Cavagnoli& Mori 2019). Per contrastare que sta tendenza, dal 2022 l’enciclopedia più autorevole d’Ita lia, la Treccani, elenca tutti i nomi e gli aggettivi tanto nella forma maschile quanto in quella femminile, con le forme femminili elencate prima poiché terminano in-a. Potenzialità inutilizzate del bilancio di genere Il bilancio di genere consiste nell’introdurre una prospettiva di genere nella gestione finanziaria, ovvero integrare la dimensione di genere in tutta la procedura di bilancio. Si tratta di un approccio diverso dalla presentazione o dall’aggiunta di linee di bilancio separate per le donne o, più in generale, per la parità di genere, e comporta un’analisi dettagliata delle spese(e delle entrate) per linea di bilancio, con l’idea di individuare gli impatti effettivi e potenziali sulla parità di genere. Molti enti locali e università italiane hanno sperimentato il gender budgeting sin dai primi anni 2000 e, nel 2016, l’Italia si è unita al ristretto numero di paesi dell’UE con l’obbligo legislativo di valutare il proprio bilancio in una prospettiva di genere. Da allora, il Dipartimento della Ragioneria dello Stato presso il Ministero delle Finanze ha il compito di redigere un bilancio di genere che valuti il probabile impatto della spesa pubblica su uomini e donne, in cui gli obblighi finanziari vengono valutati tenendo conto dei dati disaggregati per genere in materia di politiche pubbliche e fattori intersecanti quali, tra gli altri, il tempo e il lavoro non retribuito. Un“Bilancio di Genere” documenta quindi, ex post, quali spese del precedente esercizio finanziario hanno avuto un potenziale effetto sulla parità di genere. Con la“Riforma 1.13” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza(PNRR) varato in Italia dopo la pandemia, nel 2022 è stato introdotto un ulteriore obbligo di valutazio ne della spesa pubblica in una prospettiva di genere, questa volta in via preliminare(ex ante). A partire dalla legge di bilancio 2024, quindi, il governo italiano dovreb be presentare al Parlamento un documento informativo che evidenzi se le spese previste abbiano il potenziale di promuovere, ostacolare o non avere alcun effetto sulla parità di genere, utilizzando una metodologia di riclassificazione ispirata ai principi della valutazione potenziata dell’impatto di genere(Servizio Studi Senato della Repubblica et al. 2024). Questa buona pratica del bilancio di genere a livello nazionale si riscontra anche a livello locale e regionale, ma la sua attuazione non è uniforme sul territorio, è discontinua nel tempo e dipende sostanzialmente dalla volontà dei decisori politici. Nell’attuale contesto politico di aperto contrasto verso tutto ciò che è“legato al genere”, il carattere piuttosto tecno cratico e di basso profilo del bilancio di genere costituisce una protezione con tro possibili attacchi partitici. Tuttavia, ciò comporta che i dati generati da tali sforzi abbiano scarsa rilevanza nella definizione delle politiche pubbliche a tutti i livelli e che non sia possibile adottare misure per ampliare la raccolta di dati, ad esempio sulle dimensioni intersezionali dei fenomeni di disuguaglianza o sui dati non binari. Recenti sviluppi e criticità 11 3. Le criticità nell’impegno della società civile per la parità di genere Il movimento femminista italiano è stato una forza trainante nella difesa dei diritti delle donne sin dagli anni 1970. Le organizzazioni femministe hanno svolto un ruo lo cruciale nell’avanzamento delle politiche a favore dei diritti delle donne. Tuttavia, il loro orientamento, spesso in linea con più ampie agende di sinistra, anche su que stioni di politica interna ed estera, le ha rese un bersaglio ideale per la propaganda conservatrice. La presunta faziosità, unitamente al panorama culturale e religioso già descritto, ha finito per compromettere persino alcune loro passate campagne, sostenute in modo trasversale, come quella sul diritto all’aborto. Inoltre, la frammentazione in piccole ONG e le divisioni interne, in particolare sui diritti delle poersone transgender, il sex work e la maternità surrogata, hanno ulteriormente limitato il loro impatto. Da un lato, alcuni gruppi femministi si sono dimostrati particolarmente riluttanti nell’includere donne transgender in determinati spazi femministi, temendo che ciò possa ridurre l’attenzione a questioni relative alle donne cisgender. Dall’altro lato, alcuni gruppi femministi considerano le organizzazioni LGBTQI+ degne alleate da coinvolgere nelle campagne di sensibilizzazione e sostengono appieno la richiesta di riconoscimento legale, tutela dalla discriminazione e cure mediche accessibili per le persone transgender. L’opposizione alla maternità surrogata all’interno dei circoli femministi si è concentrata su questioni etiche, tra cui la mercificazione del corpo delle donne e il potenziale sfruttamento di donne in difficoltà economiche. Alcune femministe considerano la maternità surrogata una violazione dell’autonomia delle donne sul proprio corpo, mentre le correnti più progressiste ne so stengono la regolamentazione come strumento a sostegno di strutture familiari diverse. Questo dibattito, che ricalca quello di altri paesi,e ha comunque l’effetto di depotenziare l’impatto dell’advocacy della società civile interessata alla promozione della parità. I sostenitori dell’anti-uguaglianza nell’ala radicale di destra hanno imparato l’arte di sfruttare al massimo questo tipo di divisioni per promuovere programmi reazionari, in particolare, ma non esclusivamente, sui diritti riproduttivi, persino oltre i confini italiani(cfr. nel Regno Unito gli sviluppi dopo la sentenza della Corte Suprema For Women Scotland Ltd contro The Scottish Ministers sui diritti dei transgender dell’aprile 2025). 12 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. La frammentazione rischia di creare strutture isolate, duplicare gli sforzi e limitare un possibile impatto a lungo termine. Seb bene la pluralità sia una risorsa democratica, essa si trasforma in ostacolo quando preclude ogni significativa collaborazione. Nonostante le organizzazioni LGBTQI+ italiane siano state da sempre emarginate, negli ultimi decenni hanno acquisito maggior importanza, in particolare grazie alla loro attività di sostegno al riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso e a una più ampia tutela contro ogni discrimi nazione. Ciò nonostante,questioni controverse come la maternità surrogata hanno finito per spaccare la stessa comunità LGBTQI+. Il carattere controverso di questi dibattiti è ulteriormente amplificato dall’attuale panorama politico. Con la decisa ascesa dei partiti della destra e il loro peso sul dibattito pubblico, le organizzazioni che si battono per la parità di genere e i diritti LGBTQI+ si trovano di fronte a una crescente opposizione. La Chiesa cattolica continua a svolgere un ruolo significativo nell’influenzare l’opinione pubblica, in particolare su questioni come il matrimonio tra persone dello stesso sesso, l’identità di genere e la maternità surrogata. Questa impronta conservatrice rendedifficile per le ONG progressiste promuovere riforme legislative di ampio respiro e ottenere finanziamenti. Al di là di queste divisioni, il numero di contributi offerti dalle organizzazioni della società civile italiana alla procedura di monitoraggio dell’applicazione in Italia della CEDAW, la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, per l’anno 2024(DiRe 2024) conferma come uno dei temi che accomuna maggiormente i gruppi femministi e favorevoli alla parità di genere è quello della violenza sulle donne e sulle ragazze. Per quanto riguarda i campi di interesse delle ONG che operano per l’uguaglianza, la lotta alla violenza di genere è, di fatto, l’obiettivo principale, con più della metà delle organizzazioni che lo indicano come la propria missione primaria, come emerge da un rapporto del 2023 di Semia, il fondo femminista recentemente costituito in Italia(Semia, 2023). La promozione della parità di genere è il se condo obiettivo più comune tra le organizzazioni, seguito dalla difesa dei diritti LGBTQI+. Altri ambiti di interesse riguardano la“cultura femminista”, la salute riproduttiva e sessuale e gli studi sul femminismo[Appendice, Tabella 5]. Missione sociale primaria Figura 5 Contrasto alla violenza Uguaglianza di genere LGBTQIA+ Cultura femminista 8,70 % Salute riproduttiva e sessuale 7,07 % Ricerca femminista 5,98 % Migrazione e/o antirazzismo 4,35 % Lavoro e formazione 2,17 % Giovani/studenti 1,63 % Mascolinità positive 1,63 % Antimilitarismo 1,09 % Diritti delle persone detenute 1,09 % Antimafia 0,54 % Diritti delle persone disabili 0,54 % Diritto all’abitare 0,54 % Ecologia/clima 0,54 % HIV 0,54 % Lavoro di cura e domestico 0,54 % Lavoro sessuale 0,54 % Salute mentale 0,54 % Altro 0,54 % Tratta 0,00 Fonte: Semia(2023), p. 37 17,93 % 14,13 % 29,35 % Le criticità nell’impegno della società civile per la parità di genere 13 Sebbene questi dati evidenzino un impegno per diverse questioni sociali, rivelano anche significative lacune nell’affrontare le disuguaglianze strutturali. Per esempio, il lavoro e le responsabilità di cura familiare a carico delle donne, in particolare il lavoro domestico, non sono considerati prioritari. Tuttavia, i risultati evidenziano una crescente attenzione all’intersezionalità all’interno del movimento, che affronta anche temi come il cambiamento climatico, i diritti dei disabili, la salute sessuale e la salute mentale. Le debolezze strutturali delle ONG impegnate per la parità riguardano soprattutto il ricorso a finanziamenti pubblici, il lavoro“a progetto” e l’assenza di finanziamenti di base legati alle loro missioni principali. Tra le iniziative più condivise dalle organizzazioni no profit quello più sentito è sicuramente il PRIDE, manifestazione che si svolge ogni estate nelle città italiane. Il movimento PRIDE promuove varie campagne tematiche, cosa che rende la maggior parte delle organizzazioni più inclini ad ac cettarne il formato. 14 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. 4. Proposta di azioni progressiste per la parità I partiti di destra attualmente al governo in Italia non hanno assunto alcuna posizione contraria alla parità formale tra uomini e donne, per esempio sul posto di lavoro, né hanno minimizzato la violenza sulle donne. Eppure, gran parte del loro programma politico, ivi incluso, anche se in modo meno evidente, lo sforzo di cotenere ildiritto all’aborto, è apertamente contrario alla parità in sé. In particolare, o si oppone all’idea che le disuguaglianze di genere siano determinate da fattori sociali e culturali. Le forze progressiste devono quindi fronteggiare, da un lato, le forze politiche contrarie all’uguaglianza e, dall’altro, anche gli ostacoli strutturali all’uguaglianza di genere, partendo dalla consapevolezza dei propri pregiudizi inconsci, dalla mancanza di dati e dalle debolezze della società civile. Sulla base di questa analisi, proponiamo una serie di azioni incentrate su quattro aree prioritarie e quattro orientamenti strategici, prevedendo un’attività di difesa dei diritti sulla base di dati e ricerche, il superamento delle divergenze di opinione tra le ONG che sostengono la parità attraverso iniziative congiunte e la creazione di coalizioni, il potenziamento della capacità di raccolta fondi per rafforzare le ONGe e l’attuazione di iniziative mirate. 1. Contrastare lo scontro anti-gender con una maggiore sensibilizzazione alle tematiche sulla parità di genere nella rappresentanza politica È fondamentale puntare a risposte politiche collettive e coordinate per contrastare efficacemente la crescente diffusione delle ideologie di estrema destra, in particolare quelle che minacciano le libertà e l’uguaglianza(come la libertà riproduttiva e le pratiche di affermazione di genere) rispetto alle nostre radici pluralistiche e liberaldemocratiche. Il primo argine contro il regresso democratico deve essere politico. Specialmente in Italia, dove la polarizzazione politica e il sensazionalismo dei media spesso dominano la narrazione, è fondamentale forgiare un modo diverso di fare politica che rappresenti una democrazia plurale, includa anche gruppi di individui sottorappresentati, ascolti senza cedere all’odio e risponda con fermezza senza diventare divisivo e piegarsi alla propaganda di destra e anti-woke. Le forze politiche progressiste, il mondo accademico e la società civile devono sviluppare strategie per proteggere la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani, contrastando le reazioni contrarie al riconoscimento della nozione di “genere” e all’uguaglianza e promuovendo una rappresentanza politica paritaria. Tali azioni dovrebbero includere: → Un’analisi della rete di persone impegnate a promuovere campagne contro l’uguaglianza di genere e“anti-woke”, tracciando i legami nazionali e internazionali per mettere in evidenza le strategie e spiegarne l’influenza(sul modello dell’EPF 2025). Contemporaneamente anche lo stu dio dei punti deboli delle campagne meno controverse a favore dell’uguaglianza, ad esempio quelle a sostegno dei diritti riproduttivi(aborto, riproduzione assistita, adozione da parte di genitori e genitrici single e coppie omosessuali, educazione sessuale); infine la verifica e/o la raccolta di dati relativi al sostegno della società ai diritti riproduttivi. → Una riflessione approfondita e fondata, assieme a esperti accademici, sulle divisioni emerse con chiarezza tra i progressisti rispetto a ciò che la destra estrema ha definito “wokeness”. È necessario capire come mai la propaganda di destra contro il“woke” sia stata così efficace da influenzare le convinzioni dei progressisti sulla necessità di sostenere la parità di genere, le strategie di decolonizzazione, la consapevolezza climatica e i diritti umani delle persone migranti. → La raccolta di dati sulla discriminazione di genere in materia di partecipazione politica delle donne e delle persone LGBTIQ+, per colmare la mancanza di dati e formulare raccomandazioni politiche su come rendere gli ambienti di partito più favorevoli alla pluralità rappresentativa. → Lo sviluppo di corsi di formazione per partiti e personalità della politica sulla leadership plurale e la governance attenta alle questioni di genere, l’attuazione di programmi di studio incentrati sul riconoscimento di pregiudizi inconsapevoli, l’elaborazione e la promozione di narrazioni a favore dell’uguaglianza che valorizzino, anziché ostacolare(come avviene attualmente), il capitale politico(sulla falsariga del programma del National Democratic Institute 2020 denominato Men, Power and Poli tics Program Guidance o dell’iniziativa sulla leadership inclusiva promossa dallo European University Institute. Il riposizionamento dell’uguaglianza al centro delle narrazioni politiche progressiste e delle iniziative politiche, garantendole un sostegno incondizionato. → Lo sviluppo di narrazioni politiche transnazionali e agende politiche condivise tra i vari paesi, sulla falsariga delle efficaci prassi dell’estrema destra. Le forze progressiste italiane restano spesso escluse dalle reti europee e Proposta di azioni progressiste per la parità 15 internazionali, nonostante ne condividano valori e obiettivi. Si possono costruire narrazioni comuni anche attingendo a strumenti già esistenti, come il Let Empathy Drive Your Dialogue promosso dalla FES nel 2025, che offre strumenti pratici per replicare alle argomentazioni dell’estrema destra nei dibattiti pubblici, nei media e nella vita quotidiana, soprattutto su questioni attinenti al genere, alla migrazione, all’identità e al welfare. 2. Consolidare la collaborazione tra le organizzazioni della società civile impegnate nella parità di genere Promuovere il dialogo e superare le divisioni interne è la prima priorità tra le organizzazioni della società civile. I conflitti interni tra le organizzazioni femministe, LGBTQI+ e per i diritti delle persone transgender hanno limitato l’impatto della società civile, specie in un momento di così ferma opposizione da parte della destra più estrema. Per ri solvere questo problema, il contributo di sponsor privati filantropici e favorevoli ai diritti e il crowdfunding delle ONG dovrebbero contribuire alla creazione di spazi di dialogo e facilitazione neutrali, basati su esperienze condivise e in grado di evitare la frammentazione. Incoraggiare la collaborazione strategica più che la competizione tra le associa zioni, attraverso campagne condivise, strategie di comunicazione e difesa legale, non significa uniformare le prospettive, ma convergere verso una comprensione condivisa della parità di genere come valore fondante della democrazia liberale. → Workshop specifici dovrebbero riunire ONG, ricercatori e ricercatrici, media favorevoli ai diritti, professionisti/e dei social media, aziende progressiste(ad esempio quelle che sostengono il congedo di paternità retribuito) e personalità della politica per affrontare il problema della sottorappresentanza, delle politiche anti-gender e delle strategie di sensibilizzazione condivise. → Intensificare il dialogo transnazionale e lo scambio di conoscenze. Ad esempio, le forze progressiste pagnole e francesi che sostengono la parità di genere potrebbero condividere strategie vincenti in materia di congedo di paternità retribuito e difesa del diritto all’aborto. Nel Regno Unito, il Women’s Budget Group potrebbe offrire spunti di riflessione sull’uso dei dati disaggregati per genere forniti dalla società civile per valutare e migliorare le politiche nazionali in materia di riscossione delle imposte e processi di spesa pubblica, con lo scopo di promuovere la parità di genere. → Costruire coalizioni su temi specifici può essere un’ulteriore tattica per raggiungere una coesione strategica tra i gruppi impegnati nella difesa dei diritti, per esempio su temi quali la violenza di genere e l’educazione emotiva/ relazionale. A tal proposito, sarebbe utile diffondere ricerche ad impatto e stringere alleanze con il mondo accademico, nonché organizzare corsi di formazione o boot camp in cui sia le ONG che il mondo della ricerca possano sviluppare proposte d’azione congiunte. Per migliorare la visibilità e la capacità di sensibilizzazione della società civile è essenziale il coinvolgimento mirato di organizzazioni donatrici e accademichei anche in momenti di incontro su tematiche specifiche. Occasioni già programmate, come il prossimo EuroPride nel 2027 a To rino, possono servire a dare una spinta decisiva a chi sostiene la parità di genere. 3. Contrastare i pregiudizi di genere e gli stereotipi in politica, nei media e nel sistema giudiziario L’uso di un linguaggio e di immagini sensibili e rispettosi della dimensione di genere(almeno quella binaria) è una pratica diffusa in altri paesi europei(ad esempio in Germania, Francia e Spagna), anche tra leader e media di centro-destra, oltre che nei documenti dei tribunali e delle amministrazioni pubbliche. Tale prassi si è affermata nonostante molte lingue latine e germaniche tendano a utilizzare prevalentemente le forme maschili, e tali evoluzioni debbano essere sottolineate e valorizzate per contrastare le reazioni contrarie al riconoscimento linguistico della diversità di genere e all’eliminazione degli stereotipi di genere e della sessualizzazione. → Promuovere un linguaggio inclusivo. Collaborare con gli enti culturali e linguistici(ad esempio la Treccani, l’Accademia della Crusca, Feltrinelli, le università, i media mainstream) per rafforzare il movimento a favore dell’uso di un linguaggio rispettoso del pluralismo di genere. Un’altra possibilità è quella di sostenere lo sviluppo di strumenti generativi alimentati dall’intelligenza artificiale che individuino e analizzino i pregiudizi di genere nel linguaggio politico, giuridico e mediatico; ciò richiede tuttavia notevoli investimenti e dovrebbe probabilmente essere perseguito attraverso programmi di responsabilità sociale d’impresa o pro bono con il coinvolgimento di aziende attente alle questioni di parità. → Affrontare la vittimizzazione secondaria. Chi sopravvive alla violenza di genere in Italia spesso affronta nuovi traumi in tribunale e nei media. Interrogatori aggressivi, approcci poco attenti al trauma e poca protezione della dignità e dei diritti delle vittime sono spesso la causa di nuovi traumi. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha esplicitamente condannato l’Italia in casi simili, in particolare nel caso J.L. contro Italia(2021), in cui la magis tratura ha utilizzato un linguaggio moralizzante e stereotipato nel corso di un processo per violenza sessuale, e nel caso P.P. contro Italia(2025), che ha esaminato l’as senza di un tempestivo ed efficace intervento da parte delle autorità italiane in un caso di violenza domestica. E’ opportuna una formazione giudiziaria attenta al trauma e incentrata sui diritti della vittima(anche presunta), oltre a un’azione di sostegno alle riforme. 16 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. → Contrastare gli stereotipi mediatici per scongiurare la banalizzazione. È altrettanto urgente rivedere quelle prassi mediatiche che continuano a riflettere l’eredità del“berlusconismo”, un periodo caratterizzato dalla banalizzazione delle esperienze delle donne e dalla normalizzazione degli stereotipi sessisti. La narrazione mediatica deve orientarsi verso un giornalismo responsabile e sensibile alle questioni di genere, che difenda la dignità di chi sopravvive alla violenze e si opponga attivamente alle norme culturali che la perpetuano e alle discriminazioni. → Introdurre un’attenta educazione emotiva. Un’educazione preventiva rivolta in particolare ai ragazzi e ai giovani uomini e una maggiore sensibilizzazione di tutte le persone giovani rispetto alla violenza di genere in tutte le sue forme(includendo il danno emotivo) devono essere prioritarie. L’educazione emotiva, l’empatia e la responsabilità dovrebbero essere integrate nei curricula scolastici e nei programmi delle ONG. 4. Promuovere la parità attraverso un sistema economico attento alle questioni di genere Se le riforme nazionali procedono a rilento e il bilancio di genere rischia di essere messo in discussione dalle forze conservatrici a livello nazionale, è necessario ampliare e replicare le buone prassi già esistenti a livello locale. Le esperienze locali possono essere modelli replicabili per una più vasta implementazione. Studi condotti da università e organizzazioni internazionali hanno ampiamente dimostrato l’impatto positivo del bilancio di genere. Il mondo accademico(Adabbo et al. 2022) e la società civile possono mobi litarsi per sostenere questo approccio. La campagna Giusto Mezzo guidata nel 2020 da una coalizione di organizzazio ni di donne ed esperte durante i negoziati per il Next Generation EU ha evidenziato quanto la pressione dell’opinione pubblica possa influenzare la pianificazione economica a favore della parità di genere. → Migliorare la qualità e l’affidabilità dei dati. Sebbene l’Italia abbia incrementato l’uso degli indicatori di genere (183 nel 2023, rispetto ai 39 del 2016), restano comunque importanti lacune a livello di dati. Mentre istituzioni come INPS e ISTAT hanno iniziato a fornire dati più det tagliati e disaggregati, la sfida principale è ora quella di garantire che tali dati siano riconosciuti e interpretati correttamente da organismi internazionali come Eurostat, che ancora oggi, per via di un problema metodologico, sottovaluta il divario retributivo in Italia. → Cogliere le opportunità offerte dai recenti sviluppi legislativi. L’attuazione in Italia della direttiva UE sulla trasparenza retributiva e della legge Gribaudo sulla parità salariale(162/2021) rappresentano occasioni uniche per costruire una coalizione trasversale che affronti la questione della disparità salariale. Dal momento che la parità retributiva ha ottenuto il sostegno di tutto lo spettro politico, inclusi i conservatori e la destra, si tratta di un ambito in cui un’azione nazionale di sensibilizzazione diretta può produrre risultati concreti e trasversali. Nei prossimi anni si dovrebbe costituire una coalizione tra istituzioni, politica e società civile per monitorare, attuare e consolidare questi strumenti. Proposta di azioni progressiste per la parità 17 5. Conclusioni La regressione del dibattito sulla parità di genere in Italia è in parte attribuibile a fattori nazionali, quali la presenza di un governo di destra, l’influenza esercitata dalla tradizione conservatrice cattolica e una persistente cultura sessista che contrasta progresso ed emancipazione. Questa resistenza interessa anche settori che godono di un ampio sostegno pubblico, come la lotta alla violenza di genere, la tutela dei diritti riproduttivi e la lotta agli stereotipi di genere. Ma questa regressione riflette anche la vulnerabilità dell’Italia, paese del G7 e membro dell’UE, alle campagne di disinformazione in ternazionali che partono da paesi come la Russia e gli Stati Uniti. Le aperte critiche alla cosiddetta“ideologia di genere” si intrecciano spesso alle reazioni contro i presunti casi di “cancel culture” sostenuti da un’élite“woke”, o a teorie complottistiche come il“Piano di grande sostituzione etnica”, che hanno accompagnato le misure anti-migranti in molti paesi dell’UE. La scarsa presenza di persone LGBTQI+ e donne ai livelli più alti della rappresentanza politica contribuisce alla scarsa attenzione, anche da parte dei gruppi progressisti, alla lotta contro le campagne anti-gender. La“rappresentanza descrittiva”(ovvero la presenza politica di gruppi sottorappresentati) è essenziale per promuovere la“rappresentanza sostanziale” e generare quella volontà politica necessaria per affrontare con politiche pubbliche le questioni che colpiscono in modo sproporzionato questi gruppi. Abbiamo proposto una serie di iniziative per promuovere politiche attente alle questioni di genere, migliorare la rappresentanza pluralistica e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione regressiva in cui versa l’Italia in questo campo. Se in questo contesto venissero sviluppate buone pratiche, come per esempio dei programmi di formazione per la politica, queste potrebbero assumere rilevanza anche a livello europeo ed essere replicate nell’UE o in altri paesi. 18 Friedrich-Ebert-Stiftung e.V. Bibliografia 4E Parent Project.(2023). Papà nei mille giorni. 4EP report. https://4e-parentproject. eu/wp-content/uploads/2023/11/4ep-report_papaneimillegiorni_def.pdf. Addabbo, T.,& oth.(2022). Handbook for sustainable GEPs. LeTSGEPs – Leading Towards Sustainable Gender Equality Plans in Research Institutions. Horizon 2020 Project. https://letsgeps.eu. Banca d’Italia, Dipartimento per le pari opportunità, CONSOB.(2021). La partecipazione femminile negli organi di amministrazione e controllo delle società italiane – Rapporto dell’Osservatorio interistituzionale sulla partecipazione femminile negli orga ni di amministrazione e controllo delle società italiane. https://www.bancaditalia.it/ chi-siamo/provvedimenti/accordi-vari/20210308_Ossevatorio.pdf. Buonanno Milly& Franca Faccioli.(2023). Gender issues: Trajectories of change in the Italian mediascape. Journal of Italian Cinema& Media Studies, Volume 11:2, Special Issue. 231–237. Cavagnoli, Stefania& Laura Mori,(Eds.)(2019). Gender in legislative languages: From EU to national law in English, French, German, Italian and Spanish, Frank& Timme. CNEL, ISTAT(2025). Il lavoro delle donne tra ostacoli ed opportunità. https://www. cnel.it/Portals/0/CNEL/Comunicazione/PROGRAMMI%20EVENTI/Cnel_Istat_Il%20 lavoro%20delle%20donne%20tra%20ostacoli%20e%20opportunit%C3%A0.pdf? ver=2025-03-06-101631-840×tamp=1741256197000. Corradi, Consuelo& Donato, Stellamarina(2024). Movements’ Dynamics and Government Responsiveness to Violence Against Women: A Study Set Against Political and Social Change in Spain and Italy. Violence Against Women, 30(14), 3609–3632. Council of Europe.(2023). Country visit report on Italy following the visit from 19 to 23 June 2023. 172; 174–177; 179–180; https://rm.coe.int/country-visit-report-on-italy-followingthe-visit-from-19-to-23-june-2/1680adae5a. D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza.(2024). Report CEDAW 2024. https://www. direcontrolaviolenza.it/wp-content/uploads/2024/01/Report-CEDAW24_ITA.pdf. Eurochild.(2023). Joint statement on recent human rights violations in Italy. https://eurochild.org/uploads/2023/11/JOINT-STATEMENT-ON-RECENT-HUMAN-­ RIGHTS-VIOLATIONS-IN-ITALY.pdf European Commission against Racism and Intolerance(ECRI).(2024). ECRI report on Italy(fifth monitoring cycle). Council of Europe. https://rm.coe.int/sixth-ecri-report-on-italy/1680b205f5 European Institute for Gender Equality.(2024). Gender equality index 2024. https:// eige.europa.eu/gender-equality-index European Parliamentary Forum for Sexual and Reproductive Rights(EPF).(2025). The Next Wave: How Religious Extremism Is Reclaiming Power. https://www.epfweb. org/node/1147 European Pride Organisers Association.(2024, November 2). Loud signal to the Italian government as Torino wins EuroPride 2027. European Pride Organisers Association. https://epoa.eu/loud-signal-to-italian-government-as-torino-wins-europride-2027/ European Union Agency for Fundamental Rights(FRA).(2024). EU LGBTIQ survey III: Country data – Italy. FRA. https://fra.europa.eu/sites/default/files/fra_uploads/ lgbtiq_survey-2024-country_sheet-italy.pdf. EUROSTAT.(2024). Employment and unemployment(LFS). https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfsi_emp_a__custom_14346552/default/table?lang=en Expo Foundation& Friedrich Ebert Stiftung.(2025). Let empathy drive your dialogue: A toolkit to dismantle far right arguments. Expo Foundation& FES Nordic Countries. https://library.fes.de/pdf-files/bueros/stockholm/21072.pdf Feo, Francesca& Daniela R. Piccio.(2020). Doomed to fail. The adoption of gendered party finance in Italy at an inhospitable time, Contemporary Italian Politics, 12:3, 287–299. Feo, Francesca.(2022). Legislative reforms to fight discrimination and violence against LGBTQI+: the failure of the Zan Bill in Italy. European Journal of Politics and Gender. 20:20, 1–3. Global Thinking Foundation.(2023). Donne e denaro: la strada verso una maggiore consapevolezza finanziaria. Retrieved from: https://www.ing.it/investimenti-arancio/ focus-mercati/donne-e-denaro-la-strada-verso-una-maggiore-consapevolezza-finanziaria.html Hermanin, Costanza(2021). Inclusive leadership, COVID, and sustainability. EUIdeas. https://euideas.eui.eu/2021/03/19/inclusive-leadership-covid-and-sustainability/ Hermanin, Costanza, Feo, Francesca, and Fischetti, Chiara.(2022). Training politicians towards a more inclusive leadership: a proposal, STG Policy Analysis, 2022/14. https://cadmus.eui.eu/handle/1814/74594 Hermanin, Costanza.& Giorgia Serughetti.(2020).‘The#MeToo Movement in Italy: Chronicle of a Death Foretold?’ in A. Noel& D. Oppenheimer. The Globalization of the#Me-Too Movement, Full Court Press, Washington DC: Fastcase. ILGA-Europe.(2024). Italy – LGBTI rights. ILGA-Europe. https://database.ilga.org/ italy-lgbti ILGA-Europe.(2024). Rainbow map& index. ILGA-Europe. https://rainbowmap.ilga-europe.org/ Istituto Nazionale di Statistica(ISTAT).(2023). Report sulle discriminazioni in Italia. ISTAT. https://www.istat.it/it/files/2023/05/report-discriminazioni-15maggio.pdf Istituto Nazionale di Statistica(ISTAT).(2024). Istat. Vittime di omicidio 2023. Statistiche Report. https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/11/Report_Vittime-di-omicidio_Anno-2023.pdf Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche(INAPP).(2022). Rapporto PLUS 2022. Comprendere le complessità del lavoro. https://oa.inapp.gov.it/server/ api/core/bitstreams/8e277563-6453-4460-a5a3-e1a79b839e43/content Lombardo, Emanuela& María Bustelo(2012). Political Approaches to Inequalities in Southern Europe: A Comparative Analysis of Italy, Portugal, and Spain, Social Politics: International Studies in Gender, State& Society, 19:4, 572–595. Lorella Zanardo.(2009). Il corpo delle donne. Einaudi. See also the documentary ­https://www.lorellazanardo.it/il-corpo-delle-donne/ Medici del Mondo Italia.(2024). Aborto a ostacoli: come le politiche di deterrenza minacciano l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza in Italia, Report. https:// back.medicidelmondo.it/uploads/2024/09/MDM_Report_DIGITAL_2024-1.pdf Nannicini, Tommaso,& Alessandra Minello.(2024). Genitori alla pari. Tempo, lavoro, libertà. Feltrinelli. Rallo, Marina(2022), Le regioni italiane e la regolamentazione della lingua di genere, Studi Parlamentari e di politica costituzionale, n. 2, pp. 101–126. Sabatini, Alma(1987), Il sessismo nella lingua italiana, per la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna, Roma. Saraceno, Chiara.(2023). Family policies and the birth rate. Informations Sociales, 3, 79–87. https://shs.cairn.info/journal-informations-sociales-2023-3?lang=en Semia(2023), Il movimento femminista italiano – indagine conoscitiva, sfide e so stenibilità, Semia Fondo per le donne, https://semiafund.org/wp-content/uploads/ Report-Semia-web.pdf Senato della Repubblica.(2024). Parità vo’ cercando – 1946-2024. Le donne italiane alla conquista della rappresentanza, Dossier del servizio studi, documento di analisi n. 30. https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg19/attachments/do cumento/files/000/112/581/DA30_Parita%CC%80_vo_cercando_.pdf Servizio Studi del Senato della Repubblica& Servizio Studi della Camera dei deputati. (2024). Il bilancio di genere nella legge di bilancio(Dossier n. 282, Documentazione e ricerche n. 104). Roma: Senato della Repubblica e Camera dei deputati. Tortuga.(2024). Verso una genitorialità condivisa: Esperienza dai congedi di paternità aziendali. Tortuga Think Tank. https://www.tortuga-econ.it/2024/09/27/congedi-di-paternita-aziendali/ World Economic Forum.(2024). Global gender gap report 2024. https://www.weforum.org/publications/global-gender-gap-report-2024/in-full/benchmarking-gender-gaps-2024-2e5f5cd886 Bibliografia 19 Autrici Costanza Hermanin è assistant professor presso l‘Istituto Universitario Europeo di Firenze e visiting professor all‘Istituto di studi politici SciencesPo di Parigi e al Collegio d‘Europa a Bruges. La sua attività accademica verte sulle politiche dell‘Unione Europea, con particolare attenzione alle questioni di uguaglianza e antidiscriminazione. È presidente di EquALL – per una democrazia plurale, www.equall.eu. Marina Rallo ha conseguito il dottorato in Economia Civile nel settore del Diritto Amministrativo ed è specializzata nella valutazione dell‘impatto e del bilancio di genere. Lavora per l‘Osservatorio sull‘IA presso la Fondazione Astrid ed è anche tra le fondatrici di EquALL – per una democra zia pluraley. Parità di genere in Italia: proposte d’azione Questo paper propone un’agenda di azioni per la parità di genere in Italia, fondata su evidenze empiriche e analisi comparate. Le proposte d’azione mirano a rafforzare la rappresentanza politica e la leadership plurale attraverso dati, formazione e strategie contro le narrazioni anti-gender; a coordinare la società civile, promuovendo coalizioni stabili, campagne condivise e spazi strutturati di cooperazione; a contrastare stereotipi e pregiudizi di genere, intervenendo su linguaggio, media, pratiche giudiziarie e vittimizzazione secondaria; e a integrare la prospettiva di genere nelle politiche economiche, rafforzando il bilancio di genere, la qualità dei dati e il monitoraggio della parità salariale. Ulteriori informazioni sull’argomento sono disponibili qui: ↗ fes.de