Marco Valbruzzi e Sofia Ventura Fratelli d’Italia e Lega Diversamente populisti di destra? EXECUTIVE SUMMARY In questo studio viene analizzato il profilo ideologico e programmatico dei due principali partiti della destra radicale in Italia: la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia(FdI) guidato dall’attuale Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In particolare, le posizioni dei due partiti, oltre ad essere comparate con quelle degli altri partiti italiani, sono stimate e analizzate attraverso due diverse tecniche di ricerca. Da un lato, la posizione di Lega e FdI è esaminata attraverso una evidence-based expert survey, che serve a collocare i partiti nello spazio politico in base alle dichiarazioni dei loro leader e alle loro principali proposte programmatiche. Dall’altro lato, attraverso un sondaggio condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana, sono state individuate le posizioni degli elettori dei partiti della destra radicale, in particolare su tre diverse dimensioni di analisi: 1) l’attitudine o la mentalità populista; 2) il grado di interventismo dello Stato in ambito economico; 3) la preferenza per una concezione«nativista» o sciovinista del welfare state. Attraverso l’incrocio di questi dati, è stato possibile analizzare sia la sovrapposizione tra le posizioni degli elettori e quelle espresse dai leader di partito, sia i numerosi elementi di somiglianza tra gli elettorati dei due partiti della destra radicale italiana. Come primo aspetto, dall’analisi è emerso come le posizioni adottate dai leader di partito sulle principali dimensioni analizzate siano più estreme rispetto a quelle dei loro rispettivi elettorati, soprattutto per quanto riguarda la platea dei beneficiari del welfare state e l’utilizzo di retoriche populiste. In secondo luogo, i dati analizzati mostrano uno spostamento verso il centro di Lega e FdI nel campo dell’economia, con riferimento in particolare alla possibilità di approvare politiche«interventiste» in ambito sociale. Tuttavia, queste politiche di intervento statale non sono pensate con una logica redistributiva, finalizzate cioè alla riduzione delle diseguaglianze, bensì come policy di tipo distributivo a beneficio di determinate categorie sociali e con l’obiettivo di riservare esclusivamente ai nativi i servizi derivanti dal welfare state. In terzo luogo, l’analisi mostra come questo particolare impasto di proposte e preferenze, sintetizzabile nella formula «statalismo+nativismo», è percepito dalla maggior parte degli elettorati dei due partiti non come«radicale» o«antisistema», ma come proprio di un sentire comune diffuso, tanto da ricadere in una categoria ritenuta assolutamente compatibile con la democrazia liberale come quella di «conservatorismo». È proprio da questo contesto sociale e politico che trae origine quel processo di«mainstreamizzazione» dei partiti della destra radicale, cioè una loro progressiva«normalizzazione» all’interno del dibattito pubblico. E forse è proprio questo fenomeno che consente a tali partiti di conquistare ampie parti di un elettorato, compreso quello che condivide posizione socialdemocratiche in ambito economico, che rifiuta comunque di percepirsi come estremista.  1 Marco Valbruzzi e Sofia Ventura Fratelli d’Italia e Lega Diversamente populisti di destra? INTRODUZIONE – IL CASO ITALIANO: FRATELLI D’ITALIA(FdI) E LEGA 2 DIMENSIONE ECONOMICA E DIMENSIONE DEL WELFARE STATE 3 DIMENSIONE ECONOMICA E DIMENSIONE DEL POPULISMO 5 ELETTORATI SOVRAPPOSTI E LORO PRIORITÀ 7 PRIORITÀ DEGLI ITALIANI 8 SPAZI POLITICI E POSIZIONAMENTI DEI PARTITI ITALIANI 8 LA NATURA IDEOLOGICA DELLA DESTRA RADICALE ITALIANA E LE PERCEZIONI ­RELATIVE A FDI E LEGA 11 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG 2 INTRODUZIONE – IL CASO ITALIANO: FRATELLI D’ITALIA(FDI) E LEGA Il 22 ottobre 2022 si è insediato in Italia il secondo governo appoggiato da una maggioranza populista. Il primo fu quello guidato da Giuseppe Conte dal giugno 2018 all’agosto 2019, espressione del Movimento 5 Stelle e della Lega di Salvini. L’esecutivo varato dopo le elezioni del 25 settembre è invece sostenuto, oltre che dalla Lega di Salvini, dal partito di cui è co-fondatrice Giorgia Meloni(ora Presidente del Consiglio), ovvero Fratelli d’Italia(FdI). Se nel primo caso la maggioranza risultava piuttosto disomogenea dal punto di vista della dimensione sinistra-destra, collocandosi la Lega a destra e il M5s presentandosi come un partito né di destra né di sinistra, nel secondo caso due dei tre i partiti della maggioranza possono essere definiti, seguendo le categorie di Cas Mudde( The Far Right Today, Polity Press, 2019), di«destra radicale», mentre il terzo partner della coalizione, Forza Italia di Silvio Berlusconi, è un partito di centro-destra. Il partito di Meloni è stato il vero vincitore delle elezioni del settembre 2022, conquistando il 25% dei voti, contro il 4,2% delle precedenti elezioni del 2018, e confermando quanto i sondaggi già avevano reso noto, ovvero la sua posizione di primo partito italiano, dopo una lunga e costante crescita a partire dal 2019. FdI è, dunque, il principale partner della coalizione(per questo esprime il Presidente del Consiglio), mentre la Lega, dopo l’exploit delle elezioni del 2018 e, soprattutto, delle elezioni europee del 2019, ha raggiunto poco più del 9%, e Forza Italia si è fermata al 7,8%. Con poco più del 43%, anche grazie a un sistema elettorale per un terzo maggioritario, la coalizione di destra è riuscita ad ottenere la maggioranza assoluta nelle due Camere. Di fronte ad essa una opposizione debole e divisa: un Partito democratico(il principale partito del centro-sinistra) che ha raggiunto solo il 19,4%, alla guida di una coalizione che nel suo insieme ha ottenuto solo il 26%; i populisti del Movimento 5 Stelle, ora spostati più a sinistra e guidati dall’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con il 15,2%; un centro liberale che ha sfiorato l’8%; piccole formazioni estreme, di destra e di sinistra(vedi Fig. 1). Il consenso per i partiti populisti della destra radicale oscilla dal 2019 tra il 35 e il 40%. Ma qual è la«formula vincente», sul piano elettorale, per questi partiti? Com’è cambiata la loro base sociale nel corso degli ultimi decenni? E, per venire più concretamente all’Italia, quali sono i punti di somiglianza e quelli di differenza tra due partiti alleati, ma allo stesso in competizione sullo stesso bacino di voti? Per rispondere a queste(ed altre) domande, nei mesi scorsi abbiamo condotto una ricerca che si è sviluppata principalmente in due fasi. Nella prima, abbiamo individuato e analizzato, attraverso un processo di evidence-based expert survey, la posizione dei partiti della destra radicale italiana su tre diverse dimensioni di competizione: a) il tradizionale asse economico concernente il maggiore o minore intervento statale a fini redistributivi; b) la dimensione relativa alla retorica populista basata sull’antagonismo di tipo moralistico tra il popolo«puro» e le élite corrotte; c) la dimensione riguardante l’apertura(o la chiusura) del welfare state unicamente ai cittadini regolarmente residenti. A questa prima fase di ricerca, che ci ha consentito di collocare i partiti italiani della destra radicale nello spazio politico lungo le tre dimensioni sopra descritte, ha fatto seguito una seconda fase dedicata agli elettori dei due partiti analizzati. In questo caso, è stato condotto un sondaggio su un campione rappresentativo della popolazione italiana(composto da 1.000 intervistati) nel periodo immediatamente successivo alle elezioni politiche del 25 settembre 2022 1 . Nello specifico, il sondaggio ha permesso di analizzare la posizione degli elettori dei partiti radicali di destra lungo le tre dimensioni ricordate in precedenza. In questo modo, è stato possibile confrontare le posizioni dei partiti secondo il giudizio degli esperti con quello dei loro elettori. Al tempo stesso, è stato possibile mettere a confronto gli elettorati dei due partiti – Lega e FdI – della destra radicale per individuare eventuali sovrapposizioni o differenziazioni. Prima di esaminare i dati principali emersi dalla ricerca, è importante ricordare che, nel corso degli ultimi decenni, nei sistemi partitici europei si è osservata una trasformazione nella composizione degli elettorati dei partiti della destra radicale e del loro posizionamento all’interno dello spazio politico. In particolare, i partiti della destra radicale, sia quelli sorti durante quella che Cas Mudde ha definito la «terza ondata» dell’ultra-destra, collocata tra gli anni Ottanta e la fine del XX secolo, sia quelli sorti successivamente, durante la«quarta ondata», negli anni Duemila, si sono caratterizzati per un posizionamento verso sinistra(o comunque verso il centro) nella dimensione che riguarda l’intervento statale in ambito economico, adottando al contempo posizioni più radicali su temi di natura identitaria o culturale. Il fenomeno comincia negli anni Novanta. Rispetto ai partiti di destra radicale dell’epoca precedente, la cui proposta programmatica combinava un’adesione ai principi del laissez-faire in campo economico con politiche di impianto conservatore o autoritario nell’ambito dei diritti, nelle fasi più recenti i partiti della destra radicale e populista hanno progressivamente sostituito un approccio liberale in economia con il sostegno a politiche economiche maggiormente interventiste. In altri termini, è mutata quella che è stata definita la winning formula, la formula vincente, in seguito al simultaneo declino degli elettori che combinavano preferenze al contempo pro-mercato e autoritarie e l’aumento di elettori dei ceti popolari e operai con attitudini socialiste e al tempo stesso autoritarie(Sarah L. De Lange, A New Winning Formula?,«Party Politics», 13, 4, 2007, pp. 411–435; Eelco Harteveld, Winning the‘losers’ but losing the‘winners’? The electoral consequences of the radical right moving to the economic left,«Electoral Studies, 44, 6, 2016, pp. 225–234). D’altro canto, la«terza ondata» identificata da Mudde fu alimentata dai fenomeni dell’aumento della disoccupazione, oltre che dell’immigrazione di massa, mentre la«quarta ondata» fu segnata oltre che dall’attentato dell’11 settembre, dalla recessione cominciata nel 2008 e dalla«crisi» dei rifugiati del 2015. 1 Il sondaggio è stato condotto da Euromedia Research, sulla base delle indicazioni fornite dal gruppo di ricerca internazionale organizzato dalla Friedrich-Ebert-Stiftung. Dimensione economica e dimensione del welfare state 3 Figura 1 Risultati delle elezioni politiche e delle elezioni europee in Italia dal 1994 al 2022(valori percentuali) ocratico 5 stelle /PdL alia/An dem x ento x talia d‘It tito tri cs ovim ntro tri cd rza I ga atelli tri Sx Par Al M Ce Al Fo Le Fr Dx Al 2022 – Politiche 2019 – Europee 5,0 2018 – Politiche 2014 – Europee 2013 – Politiche 2009 – Europee 4,1 2008 – Politiche 2006 – Politiche 2004 – Europee 2001 – Politiche 1999 – Europee 1996 – Politiche 1994 – Europee 1994 – Politiche 0% 19,4 7,6 15,2 7,8 7,8 9,4 25,0 22,7 4,8 17,1 8,8 34,3 6,5 19,0 4,2 32,2 13,6 16,8 4,2 40,8 4,7 21,2 5,1 16,8 6,2 3,7 25,5 4,1 25,1 10,8 21,3 4,0 2,5 26,1 17,1 6,5 35,3 10,2 2,2 33,2 5,8 5,7 37,2 8,1 31,5 16,9 6,8 23,6 4,5 12,0 31,1 16,4 7,1 20,9 5,0 12,8 31,1 13,4 4,5 29,4 3,9 12,0 25,1 19,6 9,5 25,2 4,5 10,3 21,1 22,2 5,9 20,6 10,1 15,7 19,1 7,3 13,2 30,6 6,6 12,5 21,5 11,7 15,8 21,0 8,4 13,5 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% Fonte: nostre elaborazioni su dati del Ministero dell’Interno La«formula vincente» per i partiti della destra radicale è, dunque, diventata quella in grado di combinare approcci e strumenti«di sinistra» sul piano socioeconomico con attitudini conservatrici«di destra» nella dimensione culturale, identitaria o post-materialista. Come conseguenza di questa torsione programmatica, nella letteratura scientifica si è fatta strada l’ipotesi della progressiva«proletarizzazione» della base sociale dei partiti di destra radicale, in grado di competere direttamente con i partiti socialisti o socialdemocratici per la conquista degli elettori socialmente ed economicamente più marginali. Inoltre, lo spostamento verso il centro o il vero e proprio sfondamento a sinistra lungo la dimensione economica della destra radicale hanno contribuito nel tempo a rendere sempre più sfumato il tradizionale continuum sinistra-destra. Venuto meno o almeno fortemente indebolito il potere discriminante della scala sinistra-destra in campo economico, i partiti politici, a cominciare da quelli della destra radicale, hanno spostato l’enfasi programmatica o retorica su altre dimensioni di conflitto, a cominciare da quelle di tipo culturale o identitario. DIMENSIONE ECONOMICA E DIMENSIONE DEL WELFARE STATE Come vedremo, i mutamenti qui appena tratteggiati trovano riscontro nella composizione dell’elettorato dei due partiti italiani presi in considerazione, soprattutto nella loro capacità di attrarre elettori che condividono, allo stesso tempo, posizioni interventiste e distributive in campo economico e orientamenti radicali, di impronta nativista o neo-nazionalista, in ambito culturale. Nella Fig. 2 viene mostrata sia la posizione dei partiti in base ai giudizi degli esperti(raffigurata dai simboli di FdI e Lega) sia la distribuzione degli elettori dei due partiti nella dimensione economica destra-sinistra(asse orizzontale) e in quella riguardante il welfare chauvinism, riguardante i beneficiari – autoctoni o nuovi arrivati – dei servizi del welfare state(asse verticale). Con welfare chauvinism, in particolare, si fa riferimento all’idea che i benefici/servizi del welfare debbano essere riservati innanzitutto, se non del tutto, ai«nativi». FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG 4 Figura 2 Posizione e distribuzione degli elettori di Fratelli d’Italia e Lega nello spazio politico nel 2022 (dimensione economica e dimensione del welfare state) Spatial Position and Density of Fdi Voters WELFARE CHAUVINISM Restrict welfare to native majority Fdi LEFT wealth redistribution, social justice, labour protection, state intervention RIGHT Market freedoms, welfare retrenchment, economic deregulation, labour market flexibilisation LEFT wealth redistribution, social justice, labour protection, state intervention WELFARE EGALITARIANISM Equal access to welfare Spatial Position and Density of Lega Voters WELFARE CHAUVINISM Restrict welfare to native majority Lega RIGHT Market freedoms, welfare retrenchment, economic deregulation, labour market flexibilisation Fonte: Elaborazioni Kieskompas WELFARE EGALITARIANISM Equal access to welfare Dimensione economica e dimensione del populismo 5 Come si nota chiaramente, entrambi gli elettorati sono più spostati verso il polo di centro-sinistra sul terreno economico. Gli elettori della destra radicale, dunque, hanno posizioni che appaiono certamente eterogenee, ma più orientate verso il polo interventista e distributivo. L’ elettorato della Lega, inoltre, risulta lievemente più orientato a sinistra rispetto a quello di Fratelli d’Italia. I due partiti, invece, sono collocati nella parte destra del grafico e quindi del continuum destra-sinistra, con la Lega più vicina al centro rispetto a Fratelli d’Italia. Entrambi, comunque, si trovano più vicino al centro del continuum che non al polo estremo. È probabile che le proposte, variamente definite e declinate, di«tassa piatta»( flat tax) sostenute in particolare dalla Lega e il risoluto impegno del partito di Giorgia Meloni, nella sua propaganda, di sostenere la piccola e media impresa e le sue posizioni più decise contro il reddito di cittadinanza, abbiano contribuito alla loro collocazione sulla parte destra della dimensione economica. Al di là dei vincoli di bilancio, tali posizioni sono state accompagnate da programmi di spesa pubblica in diversi settori, specialmente in ambito pensionistico e di riforma fiscale a vantaggio delle famiglie. In questo modo, la(promessa) riduzione della tassazione può convivere, almeno sul piano elettorale e della propaganda, con l’intervento dello Stato nell’ambito delle infrastrutture e della politica industriale. In merito alla seconda dimensione(che contrappone una concezione sciovinista,«escludente», del welfare, a una egualitaria o universalista) è evidente la collocazione degli elettori di Lega e FdI più a favore di una fruizione dei servizi dello stato sociale da riservare in primo luogo ai cittadini nativi o legalmente residenti in Italia. Entrambi gli elettorati sono dunque sbilanciati verso il polo del welfare chauvinism, quello della Lega in una misura lievemente maggiore. Quindi, tanto fra gli elettori di FdI quanto fra quelli della Lega prevalgono un orientamento interventista con intenti distributivi sul piano economico e un atteggiamento di chiusura nativista a tutela dei servizi sociali. A tal proposito, è utile rilevare che, rispetto alla dimensione del welfare chauvinism, le posizioni dei partiti identificate dagli esperti in parte differiscono da quelle rivelate dagli elettori. Se i partiti, come abbiamo visto, si collocano più a destra dei loro elettori sul terreno economico, essi risultano, nel contempo, più convintamente a favore di un welfare state«escludente», solo per i«nazionali»(o patrioti), rispetto alle rispettive basi elettorali. La posizione più radicale mostrata da FdI e Lega rispetto ai loro elettori può derivare dalla continua enfasi che, nella loro comunicazione, i due partiti hanno posto sui temi delle politiche migratorie, della gestione dei rifugiati e dell’attribuzione della cittadinanza agli immigrati stabilmente residenti. È proprio la salienza attribuita a questi temi, iniziando da quelli dello sciovinismo del welfare, che ha permesso a Fratelli d’Italia e Lega di spostare un po’ più verso sinistra le loro proposte programmatiche in ambito economico. In questo modo, la spesa pubblica finalizzata all’implementazione di politiche sociali o assistenziali in alcuni casi è favorita, ma soltanto se ne sono beneficiari i cittadini italiani. DIMENSIONE ECONOMICA E DIMENSIONE DEL POPULISMO Oltre all’analisi dello spazio politico che tiene conto delle politiche di welfare, la nostra analisi si è concentrata anche sulla dimensione della retorica populista che, in molti casi, accompagna la crescita dei partiti della destra radicale. Come ha infatti osservato Cas Mudde, se possono esistere partiti della destra radicale non populisti, il panorama contemporaneo offre per lo più esempi di partiti di quella destra che hanno adottato la retorica populista. Nel caso della Lega di Matteo Salvini, la presenza di atteggiamenti, messaggi e orientamenti populisti è stata confermata dalla letteratura scientifica e, sotto questo profilo, non ci sono dubbi sulla sua connotazione. Tuttavia, la sua partecipazione all’esecutivo a guida tecnica di Mario Draghi, dal 2021 al 2022, ne ha inevitabilmente stemperato le espressioni più estreme e lo stesso Salvini ha dovuto accettare le logiche e i vincoli del governo, soprattutto in una fase emergenziale caratterizzata dalla gestione della pandemia e dalle tensioni internazionali derivanti dal conflitto tra Russia e Ucraina. Questa forma di populismo attutito dal contesto emergenziale e dalla presenza nel governo Draghi è ravvisabile nella Fig. 3, dove si può osservare la posizione della Lega(secondo il parere degli esperti) sia sulla dimensione economica che su quella della retorica populista. Da questo punto di vista, il partito di Salvini si conferma un partito di impronta populista, anche se in modo meno marcato rispetto a quanto poteva essere osservato in passato, soprattutto nei periodi di opposizione al governo. L’«effetto Draghi», se così può essere definito, ha finito per frenare gli eccessi di populismo tipici della comunicazione salviniana. A differenza della Lega, Fratelli d’Italia non è mai stato classificato, in modo unanime, come partito populista. Erede, anche se in modo non sempre esplicito, prima del Movimento Sociale Italiano(Msi) e poi di Alleanza Nazionale (An), il partito di Giorgia Meloni non ha costruito il suo successo elettorale attraverso messaggi antipolitici o, ancor più, antipartitici. La sua retorica populista, pur presente, ha avuto come principale obiettivo polemico le élite(delle istituzioni) sovranazionali, in primis l’Unione Europea, e successivamente le élite economiche e culturali internazionali, in quanto portatrici di un multiculturalismo deleterio per l’identità nazionale. Alla luce degli aspetti, anche storici, appena richiamati non sorprende la posizione mediamente populista occupata da FdI, secondo il giudizio degli esperti. Peraltro, questa collocazione è ancor più rilevante se si tiene conto che il partito di Giorgia Meloni, dall’anno della sua fondazione(2012) fino agli eventi più recenti che hanno condotto FdI al governo, è sempre rimasto tenacemente e in modo anche piuttosto pugnace all’opposizione. Questa condizione avrebbe potuto favorire anche una maggiore adesione ai canoni del populismo che, tuttavia, sono stati in parte tenuti a freno dai legami che il nuovo partito ha inteso rivitalizzare, sia sul piano culturale che su quello organizzativo e del personale politico, con l’esperienza partitica del post-fascismo(Movimento Sociale Italiano e Alleanza Nazionale) FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG 6 Figura 3 Posizione e distribuzione degli elettori di Fratelli d’Italia e Lega nello spazio politico nel 2022 (dimensione economica e dimensione del populismo) Spatial Position and Density of Fdi Voters POPULIST Monoculturalism, popular will, anti-elitism, polarisation, black-and-white-thinking LEFT wealth redistribution, social justice, labour protection, state intervention Fdi RIGHT Market freedoms, welfare retrenchment, economic deregulation, labour market flexibilisation NON-POPULIST Pluralism, minority rights, consensus politics, technocracy Spatial Position and Density of Lega Voters POPULIST Monoculturalism, popular will, anti-elitism, polarisation, black-and-white-thinking LEFT wealth redistribution, social justice, labour protection, state intervention Lega RIGHT Market freedoms, welfare retrenchment, economic deregulation, labour market flexibilisation Fonte: Elaborazioni Kieskompas NON-POPULIST Pluralism, minority rights, consensus politics, technocracy Elettorati sovrapposti e loro priorità 7 Al di là della posizione dei partiti di destra radicale nello spazio politico, anche in questo caso è interessante osservare la distribuzione dei loro elettori lungo le stesse dimensioni di competizione. Il primo aspetto da notare è, ancora una volta, una certa discrepanza tra la collocazione dei due partiti e quella dei rispettivi elettorati. Gli elettori di Fratelli d’Italia e della Lega sono caratterizzati da un atteggiamento meno populista rispetto a quello mostrato dai due partiti. Con poche eccezioni, quindi, le leadership di FdI e Lega sono più populiste della maggior parte dei loro sostenitori. Per questo motivo, è lecito ipotizzare che l’arma del populismo sia utilizzata strategicamente dai partiti della destra radicale come particolare retorica discorsiva finalizzata ad attrarre i consensi di un elettorato che, in larga parte, tanto a sinistra quanto a destra, condivide posizioni economiche interventiste. È quindi attraverso un orientamento populista e una concezione restrittiva o nativista del welfare state che la destra radicale, in Italia e non solo, è riuscita ad erodere consensi ai partiti di centro-sinistra, le cui posizioni economiche tradizionalmente socialdemocratiche non rappresentano più un tratto caratterizzante che li differenzia dagli altri competitors e, soprattutto, negli anni recenti sono divenute meno nette nel tentativo di coniugarle con posizioni cosiddette neo-liberiste, come quelle favorevoli a una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro. È da sottolineare, comunque, come rispetto alle due dimensioni del welfare chauvinism e del populismo, entrambi i partiti e i loro rispettivi elettorati presentino posizioni più estreme rispetto alla prima e meno estreme rispetto alla seconda. Se osserviamo le posizioni degli altri partiti sulle medesime posizioni, d’altro canto, vediamo che è proprio in relazione al welfare chauvinism che gli elettorati di FdI e Lega si discostano di più dalla media dell’elettorato italiano. Ad esempio, rispetto a un indicatore che tipicamente rileva un atteggiamento populista, ovvero«La volontà del popolo dovrebbe essere il principio guida della politica di questo paese», l’elettorato in generale è fortemente d’accordo o d’accordo nella misura del 67%, mentre quello di Lega e FdI rispettivamente nella misura dell’81 e dell’84%. Rispetto a un indicatore altrettanto tipico, questa volta del welfare chauvinism, ovvero«Chi è nato in Italia dovrebbe avere la priorità nel lavoro rispetto agli immigrati», al 50% di rispondenti del campione che si dichiarano d’accordo o fortemente d’accordo si contrappongono rispettivamente il 72 e il 74% di FdI e Lega. ELETTORATI SOVRAPPOSTI E LORO PRIORITÀ Anche dall’analisi appena condotta emergono in modo nitido, su tutt’e tre le dimensioni di competizione qui prese in esame, la somiglianza e la forte sovrapposizione tra gli elettorati dei due partiti di destra radicale in Italia. Sebbene provenienti da traiettorie storiche diverse e con una geografia dei consensi difforme nella mappa elettorale italiana, Fratelli d’Italia e Lega raccolgono voti all’interno di un bacino sociale che condivide posizioni simili sui principali temi al centro del dibattito pubblico. La sovrapposizione degli elettorati dei due partiti italiani di destra radicale è riscontrabile anche nell’analisi dei flussi di voto tra le precedenti elezioni politiche del 2018 e quelle del 25 settembre 2022. I dati riportati nella Tab. 1, derivanti dal nostro sondaggio sul campione rappresentativo della popolazione italiana, mostrano la composizione del voto per i singoli partiti(colonne verticali) nelle elezioni del settembre 2022, sulla base del voto espresso alle elezioni del 2018. Con riferimento a FdI e Lega, si può osservare come circa un terzo(32,9%) degli elettori leghisti del 2018 alle ultime elezioni politiche si sia trasferito sulla formazione politica guidata da Giorgia Meloni. A dimostrazione dell’ampia area di sovrapposizione – e interscambiabilità – tra gli elettorati dei due partiti. Peraltro, come hanno già indicato altre analisi condotte sulle elezioni del 2022, questo trasferimento massiccio di voti leghisti verso Fratelli d’Italia ha avuto luogo soprattutto in quelle che un tempo erano le roccaforti della Lega(Nord), ossia le regioni dell’Italia settentrionale. È infatti in quest’area geografica che una parte cospicua della base sociale leghista – composta in primo luogo da artigiani, impiegati del settore privato, piccoli imprenditori e lavoratori autonomi – ha preferito sostenere la novità, nell’ambito della destra radicale, rappresentata dalla figura di Giorgia Meloni e dal suo partito, che peraltro si sono contraddistinti per una retorica particolarmente attenta, come già osservato, agli interessi della piccola e media impresa, coniugando il valori della libera impresa con quello della«protezione» dei settori produttivi italiani Sempre in merito ai flussi elettorali 2018–2022, va segnalato che, al di là dell’universo del non-voto, sono proprio i due partiti della destra radicale italiana quelli che mostrano una maggiore capacità di recupero nei confronti dell’astensione: nel caso di FdI la percentuale di astensionisti riportati al voto è pari al 31,8% del suo elettorato, mentre per la Lega(pur in calo di consensi) è superiore al 33%. In termini di sociologia politica, la somiglianza tra gli elettorati leghisti e quelli di Fratelli d’Italia si può osservare anche, con poche eccezioni, nell’analisi dell’agenda delle priorità così come indicata dagli intervistati inclusi nel nostro campione. I dati sono riportati nella Fig. 3 e mostrano, anzitutto, come siano soprattutto i temi del carovita(energia e inflazione) e della(dis)occupazione le principali priorità o preoccupazioni per gli italiani. Tra gli elettori di FdI, la preoccupazione per l’inflazione raggiunge quasi il 75% delle risposte, addirittura superiore rispetto al dato medio del campione(65,4%). Mentre gli elettori leghisti su questo tema sono totalmente allineati al dato generale(65%). Una tendenza simile si nota anche in merito al secondo tema indicato come prioritario, ovvero il problema del lavoro: tra chi ha votato per Meloni il 44,7% indica la creazione di nuovi posti di lavoro come priorità, mentre questa percentuale scende al 38,3% nel caso della Lega. Da questo punto di vista, i sostenitori di Fratelli d’Italia appaiono maggiormente preoccupati, rispetto sia alla Lega sia all’elettorato italiano nel suo insieme, dalle condizioni dell’economia italiana e dai riflessi della crisi sul mercato del lavoro e sul benessere delle famiglie. Emerge così una maggiore caratterizzazione«sociale» della destra radicale FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG 8 Tabella 1 Flussi di voto tra le elezioni politiche del 2018 e quelle del 2022 (fatti 100 gli elettori di ciascun partito alle elezioni del 2022,«da dove vengono» rispetto alle elezioni politiche del 2018?) Voto elezioni politiche 2022 Totale FdI Lega Voto elezioni politiche 2018 FdI 3,6 5,9 1,7 Lega 12,3 32,9 46,7 Forza Italia 9,6 8,8 5,0 Pd 13,9 2,9 3,3 Leu 2,3 0,0 0,0 M5s 23,5 14,1 6,7 Altri 7,9 3,6 3,3 Non voto 26,9 31,8 33,3 Totale 100 100 100 Fonte: Nostre elaborazioni su dati Euromedia Research per FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG Forza Azione/ Pd Italia Iv Sin.Ita/ +Eu Verdi 1,7 3,8 0,0 0,0 0,0 15,5 5,7 0,8 5,3 10,0 65,5 1,9 0,8 0,0 0,0 5,2 39,6 58,6 10,5 20,0 0,0 1,9 7,0 31,6 0,0 5,2 15,1 14,8 15,8 20,0 3,5 13,1 8,6 15,7 40,0 3,4 18,9 9,4 21,1 10,0 100 100 100 100 100 M5s 3,0 1,0 0,0 10,1 2,0 75,8 1,0 7,1 100 Non voto 6,0 4,1 9,6 23,6 4,4 1,1 8,6 42,6 100 rappresentata da FdI rispetto a quella incarnata da Matteo Salvini. Dove però entrambi i partiti – assieme ai loro elettori – si trovano concordi è sulle tematiche della sicurezza e della criminalità(spesso accostate al tema dell’immigrazione). Come si può vedere, questi temi sono considerati prioritari da circa un quarto della popolazione italiana(25,9%), ma tra i sostenitori di FdI e Lega la sicurezza e la criminalità sono al terzo posto nella classificazione delle preoccupazioni, raccogliendo rispettivamente il 41,2 e il 38,3% delle risposte degli intervistati. Se consideriamo che queste issues sono spesso presentate della destra radicale come conseguenza della questione migratoria, è facile vedere come, attraverso l’enfasi, da un lato, sulle difficoltà economiche e, dall’altro, sul sostegno a misure law&order in ambito sociale, prenda forma quell’agenda programmatica in grado di tenere insieme sia l’interventismo pubblico che una concezione esclusivista o nativista del welfare. PRIORITÀ DEGLI ITALIANI Le possibili contraddizioni all’interno di questa agenda programmatica, che potremmo riassumere nella formula«statalismo+nativismo» e che ha dato vita a quella«formula vincente» a livello elettorale richiamata in precedenza, riguardano in particolare le finalità degli interventi di spesa pubblica. Tali misure, infatti, nel giudizio degli elettori di FdI e Lega non devono mirare alla – o non devono avere come priorità la – riduzione delle diseguaglianze socioeconomiche. Come indicano sempre i dati della Fig. 4, se per gli italiani il tema delle disparità sociali è ritenuto prioritario dal 25,9% degli intervistati, tra gli elettori di Fratelli d’Italia e Lega quella percentuale crolla, rispettivamente, al 15,3 e al 16,7%. Questo significa che l’intervento pubblico nell’economia è utile se serve a proteggere o garantire determinate categorie sociali, in un’ottica più distributiva che redistributiva. Non è un caso, quindi, che le maggiori distanze con gli elettori dei partiti di centro-sinistra si riscontrino proprio sul tema della riduzione delle diseguaglianze, ritenuta una priorità per il 32% dei votanti del Pd e da un elettore su due di Sinistra Italiana/Verdi. L’analisi delle priorità degli italiani e degli elettori dei due partiti della destra radicale in Italia mostrano la capacità per FdI e Lega di coniugare una forma di statalismo economico di impianto conservatore con un’accezione tradizionalista o nazionalista nell’ambito dei diritti civili. Questa combinazione può essere analizzata incrociando due diverse dimensioni: da un lato, l’auto-collocazione degli elettori sulla scala sinistra-destra(intesa qui in senso lato, oltre all’ambito esclusivamente economico) e, dall’altro, la dimensione culturale o identitaria concernente i temi e i valori post-materialisti e auto-espressivi. SPAZI POLITICI E POSIZIONAMENTI DEI PARTITI ITALIANI Nella Fig. 5 queste due dimensioni formano lo spazio politico all’interno del quale sono indicate le posizioni degli elettori dei principali partiti italiani. Come si può notare, i sostenitori di FdI e Lega si auto-definiscono come elettori di de- Spazi politici e posizionamenti dei partiti italiani 9 Figura 4 Le priorità nell’agenda pubblica degli italiani per voto alle politiche del 2022 (valori%, con risposte multiple: max 3 opzioni) Totale d‘Italia/An Frate L l e li ga orza Italia F Azione ocra d ti i co em /Ver Partito d Sinistra +Eu o 5 stelle viment o n voto M No Caro energia 65,4 74,7 65,0 61,7 e inflazione Nuovi posti 38,2 44,7 38,3 41,7 di lavoro Transizione 33,0 35,9 20,0 35,0 ecologica Rafforzamento 31,5 32,9 26,7 26,7 della sanità pubblica Riduzione delle 25,9 15,3 16,7 18,3 disugualianze Sicurezza e 25,9 41,2 38,3 28,3 criminalità Promozione 25,6 17,1 23,3 25,0 patrimonio culturale Guerra in 15,7 9,4 Ucraina 16,7 31,7 Agenda di 7,8 3,5 5,0 1,7 diritti civili Nuova 4,3 1,2 5,0 8,3 legge sulla cittadinanza Fonte: Nostre elaborazioni su dati Euromedia Research per FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG 66,0 32,0 36,0 40,0 20,0 22,0 14,0 20,0 4,0 8,0 66,0 35,2 48,0 30,0 32,0 15,2 24,0 20,0 16,0 5,6 50,0 20,0 40,0 30,0 50,0 15,0 25,0 20,0 15,0 5,0 80,0 30,0 40,0 20,0 40,0 0 20,0 10,0 30,0 0 58,0 37,0 34,0 27,0 31,0 15,0 40,0 18,0 13,0 5,0 62,5 37,2 27,2 33,3 29,7 25,6 27,8 13,3 7,2 4,4 stra con orientamenti conservatori nel campo dei diritti civili(temi della cittadinanza, delle identità sessuali, dell’immigrazione ecc.). È opportuno notare che non c’è contraddizione tra quanto sostenuto in precedenza e la collocazione a destra degli elettori dei due partiti esaminati. Nell’analisi precedente, la posizione dei partiti e dei loro elettori nello spazio politico riguardava il ruolo e il peso dello Stato nella definizione delle politiche pubbliche. E, sotto questo profilo, gli elettori leghisti e di FdI, condividendo politiche di spesa pubblica, si collocavano in gran parte in una posizione di centro-sinistra. Al contrario, quando agli stessi elettori viene posta la domanda della loro collocazione ideologica nella scala sinistra-destra(come avviene nella Fig. 4), il loro posizionamento si sposta nettamente verso destra. Tra i due partiti della destra italiana, quello che risulta più radicale, nella sua composizione elettorale, è Fratelli d’Italia, anche se la distanza con gli elettori leghisti è minima. La stessa tendenza si osserva nella seconda dimensione presa in esame, cioè quella culturale: pur se non in modo estremo, i votanti di FdI si definiscono conservatori in misura leggermente superiore rispetto a quelli leghisti. Questa fotografia dell’elettorato della destra radicale italiana conferma ulteriormente la somiglianza nella base sociale e ideologica tra il partito di Salvini e quello di Meloni. Una base elettorale composta da elettori ideologicamente di destra, con orientamenti«interventisti» nel settore economico e attitudini nativiste o nazionaliste per quanto riguarda il campo dei diritti civili e sociali. FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG 10 Figura 5 Lo spazio politico in Italia e la posizione degli elettori dei diversi partiti nella dimensione sinistra-destra e nella dimensione culturale (la grandezza dei cerchi è proporzionale ai voti ottenuti dai partiti alle elezioni del 2022) 10 Progressisti 8 Sinistra/ PD Verdi +Eu M5s Azione 6 4 Forza Italia Lega FdI 2 Conservatori 0 0 2 4 6 8 10 Sinistra Destra Fonte: nostre elaborazioni su dati Euromedia Research per FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG Figura 6 Lo spazio politico in Italia e la posizione degli elettori dei diversi partiti nella dimensione sinistra-destra e nella dimensione europea (la grandezza dei cerchi è proporzionale ai voti ottenuti dai partiti alle elezioni del 2022) 10 Europeismo PD 8 +Eu Sinistra/ Verdi Azione M5s 6 4 Forza Italia FdI Lega 2 Euroscettitismo 0 0 2 4 6 8 10 Sinistra Destra Fonte: nostre elaborazioni su dati Euromedia Research per FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG La natura ideologica della destra radicale italiana e le percezioni ­relative a FdI e Lega 11 LA NATURA IDEOLOGICA DELLA DESTRA RADICALE ITALIANA E LE PERCEZIONI ­RELATIVE A FDI E LEGA L’approccio nazionalista o sovranista della destra radicale emerge in modo più chiaro se si prende in esame la dimensione politica riguardante le funzioni e i poteri dell’Unione Europea. Nella Fig. 5, questa dimensione che contrappone gli elettori favorevoli al processo di integrazione europea a quelli con posizioni più euroscettiche si incrocia con la solita scala ideologica sinistra-destra. In questo caso, è evidente il maggiore euroscetticismo dei partiti di destra radicale rispetto agli altri partiti, compreso l’alleato di centro-destra(Forza Italia). Tuttavia, rispetto al passato, si nota una contrazione dell’opposizione al progetto di integrazione europea, con una adesione moderata, anche se critica, all’Unione Europea. Su quest’ultimo aspetto, ci sono però due elementi da precisare. Il primo riguarda il tipo di dati analizzati in questo contesto. Lo spazio politico mostrato nelle Figg. 5 e 6 riporta le posizioni degli elettori dei partiti e non quelle dei leader del partito. Questa distinzione è rilevante perché, tradizionalmente, gli elettori dei partiti della destra radicale hanno posizioni più moderate(o, nel caso in esame, più europeiste) rispetto a quelle dei loro rappresentanti di partito. In altri termini, l’euroscetticismo mostrato nel corso del tempo da FdI e Lega è stato sostenuto da elettori solo in parte eurocritici, se non tiepidamente europeisti. Invece, il secondo elemento da porre in evidenza è la graduale attenuazione, per motivi diversi, della carica euroscettica presente nella classe dirigente della Lega e di FdI. Nel caso della Lega, la sua partecipazione al governo guidato dall’ex Presidente della Bce, Mario Draghi, ha inevitabilmente posto un freno alle critiche leghiste nei confronti dell’Unione Europea, soprattutto in una fase di investimenti pubblici promossi proprio dalle principali istituzioni sovranazionali( Next Generation EU, Sure, Pnrr ecc.). Nel caso di FdI, è stata soprattutto la prospettiva di una(probabile) vittoria elettorale ad avere spinto Giorgia Meloni ad attenuare la sua netta opposizione al processo di integrazione europea, finendo per sposare una linea di euroscetticismo soft che non contemplasse forme, più o meno dirette, di Italexit. Per quanto riguarda la natura ideologica dei due partiti esaminati, restano da analizzare i giudizi che gli stessi elettori esprimono sul tema. Abbiamo già anticipato in precedenza che la stessa categoria del populismo si adatta con molti limiti al caso di Fratelli d’Italia. E la stessa categoria di«destra radicale» è spesso rigettata degli stessi leader di partito, i quali preferiscono fare riferimento ad altre ideologie, come il conservatorismo o il nazionalismo(presentato nelle vesti del patriottismo). A questo proposito,, è stato chiesto direttamente agli elettori come definirebbero i due partiti qui presi in esame. Nella Fig. 7 abbiamo riportato le risposte riguardanti il partito di Giorgia Meloni. Come si può vedere, la maggioranza degli intervistati(55,1%) è d’accordo nel definire FdI come un partito«conservatore di destra», mentre per il 27,8% del campione l’etichetta di partito post- o neo-fascista sarebbe più corretta. Soltanto il 17,1% considera Fratelli d’Italia come un partito di destra radicale. Al di là di questo giudizio generale, gli aspetti più interessanti emergono osservando le risposte degli elettori dei singoli partiti, con differenze marcate tra centro-sinistra e centro-destra. Difatti, sono soprattutto i sostenitori di FdI a condividere, in modo massiccio(83,8%), la definizione del proprio partito come formazione conservatrice di destra. Soltanto una minoranza ritiene adatte le categorie del post- o del neo-fascismo(8,4%), nonostante i legami storici del partito con precedenti organizzazioni post-fasciste. Anche gli elettori della Lega e, in misura minore, quelli di Figura 7 In termini ideologici, come si può definire il partito di Giorgia Meloni(Fratelli d’Italia)? (% di risposte per voto alle politiche 2022) Conservatore di destra Post- o neo-fascista Di destra radicale Totale 55,1 27,8 17,1 FdI 83,8 8,4 7,8 Lega 75,0 10,4 14,6 Forza Italia 56,9 Azione 58,3 31,4 18,8 11,8 22,9 Fonte: Nostre elaborazioni su dati Euromedia Research per FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG Pd 36,8 46,2 17,1 Figura 8 In termini ideologici, come si può definire il partito di Matteo Salvini(Lega)? (% di risposte per voto alle politiche 2022) Populista di destra Totale 49,6 Conservatore di destra 18,6 Di centro-destra 16,7 Di destra radicale 15,1 FdI 38,1 26,5 26,5 8,8 Lega 13,7 43,1 31,4 11,8 Forza Italia 57,4 Azione 73,5 22,2 10,2 13,0 6,1 7,4 10,2 Fonte: Nostre elaborazioni su dati Euromedia Research per FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG Pd 65,0 10,0 8,3 16,7 M5s 22,2 49,4 28,4 M5s 53,2 13,0 3,9 29,9 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG 12 Forza Italia, considerano il partito di Meloni come un partito conservatore di destra. Il vero spartiacque nel giudizio sull’identità di FdI è rappresentato dagli elettori del Pd e del M5s. In questo caso, il partito di Meloni perde, nel giudizio degli elettori, la connotazione del conservatorismo e finiscono per prevalere le radici storiche, più o meno rinnegate, che lo ricollegano direttamente all’esperienza fascista. Per la precisione, sono il 46,2% degli elettori del Pd e il 49,4% tra quelli del M5s coloro che ritengono FdI un partito neo- o post-fascista. La categoria del conservatorismo di destra è preferita dal 36,8% dei sostenitori del Pd e ancor meno tra i votanti del M5s(22,2%). Se ora passiamo ad osservare come viene definita la Lega di Salvini(Fig. 8), il primo dato che emerge è la prevalenza di coloro che sostengono che quello leghista sia un partito populista di destra: quasi un elettore su due(49,6%) condivide questa opinione. A seguire ci sono coloro che definiscono la Lega come un partito conservatore di destra(18,6%) oppure di centro-destra(16,7%) e infine di destra radicale (15,1%). Nel caso della Lega, è interessante la divergenza di vedute tra gli elettori di FdI e quelli leghisti. Per questi ultimi, il partito guidato da Salvini è, al pari di quello meloniano, un partito conservatore di destra(43,1%) che, infatti, come abbiamo visto in precedenza, si trova a competere all’interno dello stesso bacino elettorale. Al contrario, tra chi vota per FdI prevale la definizione della Lega come partito populista di destra(38,1%). Dal loro punto di vista, è proprio l’elemento del populismo a connotare ideologicamente il partito salviniano, differenziandolo così da quello di Giorgia Meloni. Un giudizio simile è condiviso anche dall’altro alleato nella coalizione di centro-destra(Forza Italia), tra i cui elettori prevale di gran lunga la percentuale di chi ritiene la Lega un partito populista di destra(57,4%). A differenza di quanto visto in precedenza descrivendo la natura ideologica di FdI, nel caso della Lega gli elettori dei partiti di centro-sinistra condividono con quelli di FdI e Forza Italia la definizione del profilo ideologico della formazione leghista. Per il 73,5% degli elettori di Azione/Italia Viva, per il 65% di quelli del Pd e per il 53,2% dei votanti cinquestelle la Lega va considerata come un partito populista di destra, eventualmente anche con una connotazione radicale. Ma se per i sostenitori di Giorgia Meloni la connotazione populista del partito salviniano aveva lo scopo di distanziarlo dallo spazio conservatore occupato da Fratelli d’Italia, nel caso dei partiti di centro-sinistra quella descrizione assume un accento critico, come stigma di irresponsabilità politica. Le percezioni dei due partiti della destra radicale negli elettorati dei diversi partiti sono, dunque, anche legate alla competizione tra i partiti stessi e alla volontà di distanziarsi (da parte degli elettori di sinistra e di centro in particolare) da partiti considerati culturalmente riprovevoli. Tuttavia, si può al contempo osservare che gli elettori dei medesimi partiti da altri considerati«riprovevoli» percepiscono le formazioni alle quali vanno le loro preferenze espressione del conservatorismo e non di forme radicali o estreme della destra. Considerando che tali elettori rappresentano circa il 35% dei votanti italiani alle ultime elezioni del 25 settembre 2022, ciò significa che, presso una significativa parte dell’elettorato, i partiti della destra populista sono sempre più considerati«normali». In altri termini, è in corso quella che Cas Mudde ha definito una«mainstreamizzazione» dei partiti della destra radicale, cioè una loro progressiva«normalizzazione». E forse è proprio questo fenomeno che consente a questi partiti di conquistare così ampie parti di un elettorato che rifiuta comunque di percepirsi come estremista. In conclusione, dunque, gli elettori di Fratelli d’Italia e della Lega paiono attratti verso questi partiti soprattutto in virtù della loro promessa di riservare uno spazio privilegiato nella comunità nazionale ai nativi e di limitare le ricadute negative della presenza degli immigrati, presenza che si vuole, peraltro, drasticamente limitare. Queste«preferenze» sembrano accompagnarsi anche ad atteggiamenti tiepidi o negativi nei confronti dell’Unione Europea e a posizioni piuttosto conservatrici sul piano culturale e dei diritti civili, preferenze che trovano riscontro nella retorica dei due partiti populisti analizzati. In secondo luogo, quegli stessi elettori paiono sensibili al richiamo populista, alla centralità data nel discorso dei partiti e dei leader della destra radicale ai diritti e alle sacrosante pretese del popolo«sovrano», un popolo indistinto, ma fatto di gente comune contrapposta alle élite. Un popolo, ancora, che, è bene non dimenticare, trova il proprio portavoce in un leader. Nel caso italiano prima soprattutto in Matteo Salvini, poi in Giorgia Meloni, due chiari esempi di leadership populiste altamente mediatizzate. Questo insieme di posizioni, poi, è percepito dalla parte maggioritaria degli elettorati dei due partiti non come«radicale» o«antisistema», ma come proprio di un sentire comune diffuso e perciò«normale», tanto da ricadere in una categoria ritenuta assolutamente compatibile con la democrazia liberale come quella di«conservatorismo». Al tempo stesso, gli elettorati dei due partiti non si distinguono per un chiaro posizionamento sull’asse sinistra-destra, anche se si mostrano maggioritariamente più orientati verso richieste di«protezione» da parte di uno Stato, che si vuole, però, al tempo stesso, meno esoso. Un orientamento intercettato dalla retorica e dalle promesse dei due partiti populisti, divenuti così temibili concorrenti di un centro-sinistra e una sinistra in crisi di consenso, in virtù della loro capacità di rivolgersi a un elettorato popolare e della classe media timorosa di un declassamento(economico e degli stili di vita) e che percepisce come pericolosa l’apertura ai nuovi arrivati e dannoso il comportamento delle élite e del ceto politico mainstream. La«formula vincente» di cui si parlava all’inizio. Friedrich-Ebert-Stiftung La Friedrich-Ebert-Stiftung(FES) è la più antica fondazione politica in Germania con una lunga tradizione risalente alla sua fondazione nel 1925. Ancora oggi legata all’eredità di colui da cui prende il nome, si impegna per i valori fondamentali della democrazia sociale: libertà, giustizia, solidarietà. Ha stretti legami con la socialdemocrazia e i sindacati liberi. La FES promuove il progresso della socialdemocrazia, in particolare tramite: – formazione politica mirata al rafforzamento della società civile; – think tank; – cooperazione internazionale con la sua rete di sedi estere in più di 100 Paesi; – promozione dei talenti con borse di studio; – della memoria collettiva della democrazia sociale con archivi, biblioteche e tanto altro ancora. EDITORE © 2023 Friedrich-Ebert-Stiftung Italia Dr. Tobias Mörschel Le posizioni espresse in questa pubblicazione non sono necessariamente condivise dalla Friedrich-Ebert-Stiftung e dalle organizzazioni partner della presente pubblicazione. L’uso commerciale del materiale pubblicato dalla FriedrichEbert-Stiftung(FES) è concesso solo previa autorizzazione scritta da parte della FES. Copertina: ANSA Design/Composizione: pertext, Berlin| www.pertext.de AUTORI Sofia Ventura è professore associato di Scienza Politica presso l’Università di Bologna dove tiene i corsi di Politica comparata, Leadership e comunicazione politica, Leadership, médias et opinion publique. Marco Valbruzzi insegna Scienza politica all’Università di Napoli Federico II ed è Adjunct Professor alla Gonzaga University di Firenze. FRATELLI D’ITALIA E LEGA: DIVERSAMENTE POPULISTI DI DESTRA? In questo studio viene analizzato il profilo ideologico e programmatico dei due principali partiti della destra radicale in Italia: la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia(FdI) guidato dall’attuale Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In particolare, le posizioni dei due partiti, oltre ad essere comparate con quelle degli altri partiti italiani, sono stimate e analizzate attraverso due diverse tecniche di ricerca. Da un lato, la posizione di Lega e FdI è esaminata attraverso una evidence-based expert survey, che serve a collocare i partiti nello spazio politico in base alle dichiarazioni dei loro leader e alle loro principali proposte programmatiche. Dall’altro lato, attraverso un sondaggio condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana, sono state individuate le posizioni degli elettori dei partiti della destra radicale, in particolare su tre diverse dimensioni di analisi: 1) l’attitudine o la mentalità populista; 2) il grado di interventismo dello Stato in ambito economico; 3) la preferenza per una concezione«nativista» o sciovinista del welfare state. Attraverso l’incrocio di questi dati, è stato possibile analizzare sia la sovrapposizione tra le posizioni degli elettori e quelle espresse dai leader di partito, sia i numerosi elementi di somiglianza tra gli elettorati dei due partiti della destra radicale italiana. Come primo aspetto, dall’analisi è emerso come le posizioni adottate dai leader di partito sulle principali dimensioni analizzate siano più estreme rispetto a quelle dei loro rispettivi elettorati, soprattutto per quanto riguarda la platea dei beneficiari del welfare state e l’utilizzo di retoriche populiste. In secondo luogo, i dati analizzati mostrano uno spostamento verso il centro di Lega e FdI nel campo dell’economia, con riferimento in particolare alla possibilità di approvare politiche«interventiste» in ambito sociale. Tuttavia, queste politiche di intervento statale non sono pensate con una logica redistributiva, finalizzate cioè alla riduzione delle diseguaglianze, bensì come policy di tipo distributivo a beneficio di determinate categorie sociali e con l’obiettivo di riservare esclusivamente ai nativi i servizi derivanti dal welfare state. In terzo luogo, l’analisi mostra come questo particolare impasto di proposte e preferenze, sintetizzabile nella formula «statalismo+nativismo», è percepito dalla maggior parte degli elettorati dei due partiti non come«radicale» o«antisistema», ma come proprio di un sentire comune diffuso, tanto da ricadere in una categoria ritenuta assolutamente compatibile con la democrazia liberale come quella di «conservatorismo». È proprio da questo contesto sociale e politico che trae origine quel processo di«mainstreamizzazione» dei partiti della destra radicale, cioè una loro progressiva«normalizzazione» all’interno del dibattito pubblico. E forse è proprio questo fenomeno che consente a tali partiti di conquistare ampie parti di un elettorato, compreso quello che condivide posizione socialdemocratiche in ambito economico, che rifiuta comunque di percepirsi come estremista.