ANALISI DEMOCRAZIA E DIRITTI UMANI LA DESTRA ITALIANA E LE EUROPEE 2024 Luca Argenta Settembre 2023 In Italia la campagna elettorale per le elezioni europee del 2024 è già iniziata. In attesa dei programmi, a tenere banco al momento sono le possibili alleanze in Europa e ciò riguarda in particolare la destra italiana. Se il sistema vigente per le elezioni nazionali favorisce coalizioni pre-elettorali, quello per le Europee è unicamente proporzionale. Questo comporta una competizione aperta fra i tre partiti – Fratelli d’Italia(FdI), Lega e Forza Italia(FI), in coalizione in Italia, ma rivali in Europa. Tra lavorii di ingegneria politica, interessi contrastanti e possibili alleanze fino a qualche tempo fa impensabili, i tre si muovono sullo scacchiere europeo con obiettivi dissimili: FdI cerca l’accreditamento internazionale, la Lega punta a non svolgere il ruolo di gregario in patria e in Ue, FI tenta di superare la soglia di sbarramento per contare ancora. DEMOCRAZIA E DIRITTI UMANI LA DESTRA ITALIANA E LE EUROPEE 2024  Contenuto INTRODUZIONE 2 LA DESTRA ITALIANA E LE MOSSE EUROPEE 3 Fratelli d’Italia 3 Lega 4 Forza Italia 5 CONCLUSIONI 7 Bibliografia 8 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – LA DESTRA ITALIANA E LE EUROPEE 2024 INTRODUZIONE Se le ultime campagne elettorali italiane sono apparse generalmente brevi, quella in vista delle prossime elezioni europee del giugno 2024 è già iniziata da diverse settimane. A tenere banco, al momento, non sono ancora le tematiche o i programmi, quanto piuttosto le possibili alleanze in campo continentale e questo riguarda nello specifico la destra italiana. Ma andiamo con ordine. In seguito alle elezioni politiche del 25 settembre 2022 l’Italia è governata da una coalizione di destra formata da Fratelli d’Italia(FdI), Lega e Forza Italia(FI). Il governo attuale è retto da Giorgia Meloni, Presidente di FdI, prima donna in Italia a ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio e primo politico di estrazione postfascista a guidare il Paese. Nel caso di FdI si tratta di un partito postfascista, sovranista e nazionalista; la Lega, il cui Segretario è Matteo Salvini, è una forza di destra, populista e xenofoba; FI, guidata dall’ex-Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani in seguito alla recente scomparsa di Silvio Berlusconi, è un partito conservatore. più voti possibile per sé. Questo comporta dunque una competizione aperta fra i tre partiti e non orientata a coalizioni pre-elettorali. A rendere questa rivalità ancora più interessante è che, sebbene siano tutte e tre forze di destra, appartengono attualmente a tre famiglie europee diverse. Infatti, sono proprio questo sistema elettorale e l’appartenenza a gruppi parlamentari diversi che sta condizionando le tre forze della destra italiana in vista del posizionamento nel futuro Parlamento europeo. L’obiettivo di ciascun partito è quello di conquistare il maggior numero di scranni possibile: questa tornata elettorale, svincolata dall’estenuante ricerca di una mediazione per stabilire un’alleanza prima del voto – elemento costante nella politica italiana – ogni partito di destra ha così tutta l’intenzione di profilarsi e differenziarsi dagli altri. E questo si concretizzerà poi proprio nel trovare le giuste alleanze in Europa. Vediamo allora di delineare il modo in cui si stanno muovendo attualmente i tre partiti sul teatro europeo. In questo primo anno al potere uno degli obiettivi principali di questo governo, nonostante iniziali timori per una svolta autoritaria o per un’eventuale uscita dall’euro o dall’Ue, è stato quello di rassicurare le istituzioni europee e i partner internazionali mostrando moderazione e responsabilità. Intento, questo, che sta permettendo finora a questo governo di mantenere una certa credibilità al di là delle Alpi. Per il primo partito d’Italia, FdI, che per un intero decennio è stato all’opposizione ed ha mostrato alcune tra le posizioni più euroscettiche del continente è un processo di lento, ma continuo accreditamento. Lo stesso discorso, seppur in misura ben minore, vale per la Lega che per diversi anni ha costantemente rivolto aspre critiche a Bruxelles. Ora però che le elezioni europee si profilano all’orizzonte, le forze politiche italiane hanno acceso i motori e i partiti di governo non sono ovviamente da meno. Se il sistema vigente per le elezioni del parlamento italiano è di tipo misto(maggioritario e proporzionale), meccanismo che favorisce le coalizioni pre-elettorali, quello per le Europee del 2024 è disciplinato unicamente da un sistema proporzionale. Detto altrimenti, se per le elezioni politiche nazionali del 2022 le tre forze della destra si erano sostenute a vicenda coalizzandosi compatte e unite per vincerle, proprio in virtù di un sistema misto, altro discorso saranno le Europee del 2024 in cui saranno antagoniste, con l’obiettivo di accaparrare ciascuna 2 LA DESTRA ITALIANA E LE MOSSE EUROPEE LA DESTRA ITALIANA E LE MOSSE EUROPEE Il Parlamento europeo della corrente legislatura(2019–2024) è formato dai seguenti gruppi: Partito Popolare Europeo (PPE), Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D), Renew Europe(RE), Identità e Democrazia(ID), Verdi/ Alleanza Libera Europea(Verdi/ALE), Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei(ECR), Sinistra Unitaria Europea/ Sinistra Verde Nordica(EUL/NGL). L’attuale alleanza che governa il Parlamento è la cosiddetta«maggioranza Ursula», dal nome della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, eletta nel 2019 proprio sulla base di questa maggioranza formata dai popolari del PPE, dai socialdemocratici della S&D e dai liberali di RE. Come sostegno esterno, in particolare per l’attuazione del Green Deal, vi sono poi i Verdi europei. Fuori da questa maggioranza si annoverano le altre forze. In previsione delle Europee, strategie, intese ufficiose e nuovi scenari hanno ormai preso il via, e proprio la destra italiana sta mettendo mano al suo futuro nel consesso europeo. Vediamo come. FRATELLI D’ITALIA FdI appartiene alla famiglia europea dei conservatori(ECR). Si tratta di un gruppo nato nel 2009 con un orientamento di destra, liberista, conservatore, cristiano-cattolico e contrario al federalismo europeo. Dominato numericamente dai polacchi del Partito diritto e giustizia(PiS), il gruppo ECR ha come seconda formazione politica proprio FdI e, a detenere la presidenza dello stesso dal 2020, peraltro riconfermata lo scorso giugno, è proprio Giorgia Meloni. Fra gli altri partiti presenti nell’ECR e saliti nell’ultimo periodo agli onori delle cronache per una serie di successi elettorali, si possono menzionare il partito nazionalista dei Veri Finlandesi, attualmente al governo in Finlandia, i Democratici Svedesi che appoggiano l’esecutivo a Stoccolma, e i nazionalisti spagnoli di Vox, ridimensionati alle ultime elezioni di luglio, ma possibili alleati di un eventuale governo guidato dai popolari spagnoli. Ritornando a FdI, se c’è una definizione che più di tutte può riassumere l’operato di Meloni questa è pragmatismo. La leader di FdI ha infatti intrapreso una strada diversa da quella paventata dagli osservatori internazionali e italiani. D’altronde, il passato parla da sé. Le radici postfasciste, il palese euroscetticismo, le aspre critiche nei confronti delle istituzioni europee, di Berlino e Parigi, l’appoggio all’internazionale populista, la vicinanza ai Paesi di Visegrad, le denunce relative alla presunta islamizzazione dell’Italia e dell’Europa, le richieste di«blocco navale» e le battaglie identitarie, sovraniste e nazionaliste non erano di certo premesse che permettessero di allontanare, una volta al governo, lo spauracchio di svolte autoritarie o populiste. Invece, in questo primo anno di governo, Meloni ha agito con piglio pragmatico e ben più moderato del previsto, nulla di paragonabile al governo Conte I(2018–2019) formato da Lega e Movimento5Stelle, costantemente all’attacco delle istituzioni e regole europee. Sono apparsi evidenti un inatteso adeguamento alle regole relative alle questioni economiche e finanziare, l’abbandono della decennale aggressività nei confronti dell’Ue e delle sue politiche, un certo equilibrismo tra la conferma di alcune posizioni condivise con la propria base elettorale e con i partner storici come PiS, Vox o Partito Repubblicano in Usa e il dialogo nonché la ricerca di accordi con avversari politici criticati in passato. In politica estera, poi, la netta vocazione atlantista, l’irremovibile schieramento al fianco dell’Ucraina, la denuncia dell’aggressione russa e la volontà di cooperazione al fianco dei partner occidentali hanno permesso a Meloni di accreditarsi sullo scacchiere internazionale, a discapito del temuto isolazionismo, lontano dagli attuali piani di Ue, Usa e Nato. È proprio questo pragmatismo ad emergere anche nelle strategie in vista delle Europee. Sebbene il PPE e l’ECR siano(ancora) tra loro avversari, il primo nella maggioranza «Ursula» e il secondo all’opposizione, proprio su questo fronte i loro attori principali stanno muovendo le loro mosse, ed in modo sempre meno nascosto. I protagonisti principali sono Manfred Weber, Presidente del PPE, Roberta Metsola, Presidente del Parlamento europeo ed in quota PPE, e proprio Meloni. Il ragionamento che si fa a Bruxelles e Strasburgo è questo: PPE e S&D competono per essere prima forza in parlamento, ma allo stato attuale i primi risultano deboli ed incalzati dalla destra estrema e rischiano di trovarsi a giugno 2024 dietro ai socialdemocratici che potranno a loro volta contare sul gruppo di sinistra(EUL/ NGL), ma anche, con buone probabilità, sui Verdi e i liberali come primi interlocutori. Per scongiurare questo, Weber e Metsola stanno puntando ad avere FdI all’interno del loro perimetro in quanto questo, in termini di scranni, permetterebbe al PPE di attestarsi nuo3 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – LA DESTRA ITALIANA E LE EUROPEE 2024 vamente come formazione più numerosa nell’emiciclo. Questo non comporterebbe l’entrata di FdI nel partito, ma semplicemente nel gruppo parlamentare. Idealmente, per il PPE, sarebbe ideale il distacco dal gruppo di ECR da parte di Giorgia Meloni e di partiti meno estremisti rispetto, per esempio, ai polacchi di PiS. L’obiettivo di questa mossa politica appare chiara: si offrirebbe così a Meloni il ruolo di artefice principale della vittoria del centrodestra europeo che, in altri termini, implicherebbe essere ai posti di comando nella scelta del prossimo presidente della Commissione ed influire sulla sua composizione. I segnali non mancano di certo. È di qualche settimana fa l’endorsement di Weber che apre in modo netto a Meloni:«Credo che Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia debbano dimostrare nelle prossime settimane e mesi di essere al fianco di questa Europa. Meloni ora è rispettata e accettata a livello internazionale, ha sostenuto il trattato di Lisbona al Parlamento italiano e il patto migratorio e vuole plasmare l’Europa. Penso che faremmo un grosso errore se mettessimo sullo stesso piano l’AfD(Alternative für Deutschland, partito dell’estrema destra tedesca, ndr) e Giorgia Meloni. Fratelli d’Italia non fa parte della mia famiglia politica e ci sono molti punti su cui non sono d’accordo con la loro opinione. Meloni ha supportato il Patto per la migrazione, al contrario di Viktor Orban, che lo rifiuta ancora»(Zdf 2023). FdI è diversa da AfD, perché«in AfD abbiamo un chiaro antieuropeismo e un chiaro nazionalismo, mentre Meloni come capo del governo sta contribuendo a plasmare l’Europa»(ibid.). In questo senso, al netto di steccati ideologici e politici, sembra vi sia da parte del PPE tutta l’intenzione di aprire una nuova stagione politica, favorita da una mutata consapevolezza e alla ricerca di strategie e volti nuovi. Dal canto loro, Meloni e FdI sono ben coscienti delle possibilità che potrebbero venir loro offerte. Vincere le elezioni europee, essere in prima fila e contare nella prossima legislatura europea(2024–2029) avrebbe il vantaggio di mettere bocca sui dossier più complicati per l’Italia, a partire da quello delle politiche migratorie e delle questioni economico-finanziarie, e permetterebbe al governo italiano di muoversi da protagonista per determinare caselle chiave come i Presidenti di Commissione, Consiglio, Parlamento e Banca Centrale Europea. La svolta non potrebbe essere più completa e questo proprio nel cuore dell’Europa, in virtù del posizionamento al fianco di uno dei gruppi parlamentari storicamente più europeisti. Questa ipotetica nuova stagione non è però di semplice attuazione. Per la prima volta, il PPE si aprirebbe a posizioni ben più di destra e non squisitamente e inequivocabilmente europeiste e pro-integrazione. Dovrebbe infatti scendere a compromessi con quelle forze che ha aspramente combattuto per diverse legislature. Dal canto suo, Meloni dovrebbe tagliare diversi ponti con il passato, moderare i termini della propria proposta politica, mostrarsi – anche qui pragmaticamente? – sempre più europeista, chiudere con l’ECR che l’ha fin qui valorizzata, rompere alleanze storiche e leali(si pensi a Pis) e finire a governare con democristiani e moderati, nel mirino per anni delle critiche meloniane rivolte all’establishment europeo. LEGA La Lega appartiene in Europa alla famiglia di Identità e Democrazia, nata alle ultime elezioni europee del 2019 come erede del Movimento per un’Europa delle Nazioni e della Libertà. Si tratta di un partito composto da partiti di destra e di destra estrema, sovranista e nazionalista, nonché profondamente eurocritica. A dominare in questa formazione è proprio la Lega con i suoi 25 eurodeputati. Nel gruppo si annoverano poi il francese Rassemblement National(RN) di Marine Le Pen, il tedesco Alternative für Deutschland(AfD) e l’austriaco Freiheitliche Partei Österreichs(FPÖ). La Lega è un partito populista ed euroscettico; il nazionalismo e il sovranismo che la caratterizzano si riscontrano particolarmente nella considerazione che il partito e Salvini hanno dell’Ue, vista come«matrigna» e«gigantesco ente sovranazionale, privo di una vera legittimazione democratica e strutturato attraverso una tentacolare struttura burocratica che detta l’agenda ai nostri Governi anche a scapito della tutela fisica ed economica dei cittadini dei singoli Stati membri»(Programma Lega 2018). È grazie anche a questi toni populisti che la Lega ha più che quadruplicato i voti alle elezioni politiche del 2018 rispetto a quelle del 2013 e raggiunto alle Europee del 2019 il 34,3 % dei voti. Per anni e in particolar modo nei diciotto mesi al governo insieme ai 5 Stelle(2018–2019) Salvini ed il suo partito hanno utilizzato l’Unione europea come capro espiatorio dei molti problemi interni irrisolti. Oggi governa sì l’Italia insieme a FdI e FI, ma è degradata al ruolo di gregario, a causa del risicato 8,8 % alle elezioni politiche del 2022. Una Lega e Salvini indeboliti mirano ora a giocarsi al meglio la partita delle Europee e sanno di non poter sbagliare. D’altronde, i sondaggi attuali confermano una tendenza sempre inferiore al 10 % e questo significherebbe ottenere a giugno un terzo dei deputati del 2019. In Francia RN e Le Pen potrebbero invece ottenere il triplo dei risultati di allora, surclassando così i compagni di viaggio italiani nel gruppo ID. Se, come analizzato nel precedente paragrafo, l’asse politico in Europa si sta spostando sempre più a destra e i protagonisti di questa possibile alleanza di centrodestra sono ben altri, è altrettanto vero che le ultime mosse estive di Salvini mirano a recuperare terreno nei confronti di chi per anni ha considerato lui e il successo del suo partito come un modello, cioè Le Pen e Meloni. Da mesi Le Pen si sta impegnando a normalizzare l’estrema destra nel suo Paese, così come Salvini sta tentando lo stesso nel suo. Se da un lato questo ha portato ad una crescita di RN nei sondaggi in Francia, lo stesso non si può affatto dire per la Lega in Italia. Ecco che allora Salvini ha spinto sull’acceleratore durante l’estate incontrandosi in videocollegamento con Le Pen, rilasciando interviste internazionali ed esternando dichiarazioni con un poco celato proposito: ribaltare gli equilibri. Il messaggio si è palesato ad inizio luglio 2023, all’indomani di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera (2023): l’aspirazione è esportare il modello italiano in Europa, cioè di una«casa comune del centrodestra alternativa 4 LA DESTRA ITALIANA E LE MOSSE EUROPEE ai socialisti». Questo vorrebbe dire a suo modo di vedere una maggioranza a guida PPE, ECR e ID che permetterebbe a tutti e tre i partiti al governo in Italia di esserlo anche in Europa. Non sembrerebbe poi essere un problema includere in questa alleanza anche un partito estremista di destra come l’AfD che Salvini sottolinea essere«in crescita nei sondaggi e non certo perché i tedeschi sono diventati improvvisamente pericolosi estremisti», ma perché«i partiti tradizionali del centro hanno scelto – ormai da troppi anni – di governare a Bruxelles con la sinistra»(Ibid). Salvini intima quindi agli alleati FI e FdI di escludere ogni genere di collaborazione con i socialdemocratici e con i liberali di Renew Europe. A chi esprime dubbi, riferendosi a componenti del PPE(come ad esempio Antonio Tajani), sulla fattibilità dell’alleanza, dichiara poi di non accettare veti dai suoi stessi alleati su chi includere o meno in questa maggioranza. In risposta a Tajani che esclude qualsiasi forma di collaborazione con RN e AfD, gli europarlamentari della Lega Marco Zanni(Presidente del gruppo ID) e Marco Campomenosi(capodelegazione della Lega al Parlamento europeo) affermano che«non è il momento dei diktat, né di decidere a priori chi escludere dal progetto di centrodestra europeo, tanto più se questo arriva da chi fino ad oggi è stato a braccetto del Partito Democratico(PD) e socialisti in Ue.[…] Il percorso indicato da Matteo Salvini è l’unica alternativa possibile: altrimenti, forse qualcuno nel PPE vuole illudere gli elettori fingendo di cercare un’altra strada ma, di fatto, continua a scegliere di governare un continente secondo l’agenda dettata da sinistre illiberali, nemiche di industria e lavoro, che fomentano le piazze»(La Repubblica, 2023a). Da un lato si mira a rinsaldare in modo strategico la grande vicinanza alla collega Le Pen, da sempre stretta alleata di Salvini, comunicare di non avere nessuna intenzione di escludere altri compagni di viaggio, incluso anche l’FPÖ austriaco, e lanciare un guanto di sfida ai suoi alleati italiani già alle prese con ben intricate matasse e riserve da sciogliere. Dall’altro si tenta in questo modo di recuperare il consenso perso in questi ultimi anni, ergendosi a«vero» baluardo della destra eurocritica in Italia ora che su quel fronte Meloni e FdI, in caso di ingresso nella maggioranza a Bruxelles, dovrebbero per forza di cose rinunciare a critiche distruttive come in passato e aprirsi a compromessi. FORZA ITALIA FI è stata fondata nel 1994 ed è entrata a far parte della famiglia del PPE nel 1998. Rispetto ai due partiti precedente trattati, FI risulta essere per la sua storia quello più autenticamente europeista, con un profilo conservatore, liberale e atlantista. Il ruolo ricoperto da quando è al governo insieme a FdI e Lega è quello di garante e di contrappeso alle due altre forze politiche dalle posizioni meno moderate. Se nel passato FI ha parzialmente criticato la moneta unica poiché sfavorevole per gli italiani, questo partito ha poi sempre mostrato pieno riconoscimento dell’Ue, delle sue istituzioni e delle sue decisioni. Tuttavia, si è distinta nell’ultimo anno e mezzo insieme alla Lega nel mantenere posizioni alquanto ambigue nei confronti dell’aggressione russa all’Ucraina, ben lontane dalla condanna inequivocabile espressa da FdI. Con la scomparsa nel giugno 2023 di Silvio Berlusconi, fondatore del partito e Presidente perpetuo, FI sta cercando una strada per continuare a contare. Da anni è infatti un partito in declino e sempre più subordinato a FdI e Lega. Antonio Tajani, attuale ministro degli Esteri italiano nonché Vicepresidente del PPE ed ex-presidente del Parlamento europeo dal 2017 al 2019, è da luglio 2023 segretario nazionale e de facto reggente di FI. Con una soglia di sbarramento al 4 % e con sondaggi non troppo benevoli attorno al 7 %, Tajani sa bene di dover giocare anche lui le sue mosse, e di doverlo fare con circospezione. Lui e il suo partito, al momento ancora lontani dall’essere strutturalmente definiti a causa del potere iper-accentratore e personale di Berlusconi, sono coscienti del loro ruolo non semplice di mediatore: tra il PPE e l’ECR, cioè tra chi(i primi) nella sua famiglia popolare europea non vede di buon occhio una collaborazione con FdI o PiS, e chi invece(i secondi) ha difficoltà a rinnegare un passato in buona parte eurocritico e lontano da posizioni centriste e cristianodemocratiche; tra l’essere leale nei confronti degli alleati italiani, favorendo eventualmente l’ingresso della Lega nell’ipotetica formazione di centrodestra, ma bloccando qualsiasi accordo con AfD o RN. Riguardo alla prima sfida, per quanto siano Manfred Weber, Giorgia Meloni e Roberta Metsola i protagonisti, Tajani tenta di non essere da meno per aprire le braccia a FdI e convincere dell’operazione chi convinto ancora non è. Dal PPE Tajani si aspetta riconoscenza se l’operazione dovesse andare in porto: sia per il contributo personale che lui stesso ha dato al partito sia per il fatto che FI è l’unico partito membro del PPE in Italia e, come affermato in passato da lui e da Berlusconi e riconosciuto dallo stesso Weber, garanzia dell’europeismo della coalizione di centrodestra in Italia e freno alle posizioni più estreme di FdI e Lega. Tuttavia, numeri e percentuali attuali sono quel che sono ed il rischio concreto è di avere ben poca visibilità comunque andrà la partita, ancor più se FI dovesse scivolare al di sotto della soglia di sbarramento, ipotesi non del tutto remota. Sarà forse anche per questo, e ciò è da leggere alla luce della seconda sfida, che in recenti dichiarazioni Tajani ha alzato la voce per ricordare a tutti l’importanza del suo partito nelle diverse partite in gioco e la decisa chiusura a Le Pen e AfD:«Voglio essere molto chiaro, sono anche vicepresidente del PPE: per noi è impossibile qualsiasi accordo con AfD e con il partito della signora Le Pen.[…] La Lega è cosa è ben diversa. Saremmo lieti di vedere la Lega parte di una maggioranza»(La Repubblica 2023a). In entrambi i casi si tratta di strade irte di difficoltà. Basti pensare, per citare un esempio, che Giorgio Mulè, esponente di peso in FI, ha recentemente rilasciato un’intervista in riferimento all’asse tra Popolari e Conservatori ed a eventuali accordi con Meloni e Salvini in cui asseriva che il PPE 5 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – LA DESTRA ITALIANA E LE EUROPEE 2024 dovrebbe«marcare delle differenze», che Meloni e altri devono dimostrare di essere al fianco dell’Europa che Weber ha in mente. Il Ppe in Polonia sta con Tusk, che sfida Morawiecki, uno dei leader dei Conservatori.[…]. Noi abbiamo nel Dna il popolarismo e non il populismo»(La Repubblica 2023b). Un messaggio, questo, indirizzato sia a ID di Lega e RN, ma anche ad ECR e FdI. E, per inciso, una posizione che in via ufficiosa è condivisa da diversi popolari, italiani ed europei. 6 CONCLUSIONI CONCLUSIONI Una sorta di restyling in salsa europea è quello che sta accadendo in ognuno dei tre partiti, ben consapevoli che le elezioni europee del 2024 saranno anche un banco di prova ed un bilancio del primo anno e mezzo di legislatura. C’è chi – come FdI – cerca instancabilmente di accreditarsi sul palcoscenico internazionale e, forte dei sondaggi, potrebbe far pendere l’ago della bilancia a favore di un avvicinamento concreto tra PPE e ECR; c’è chi – come la Lega – non ha nessuna intenzione di svolgere un ruolo da gregario e che vuole ergersi in Italia e in Europa a fianco di RN, AfD e FPÖ a baluardo di quei valori antieuropei che in passato l’hanno contraddistinta, proprio ora che i colleghi di FdI moderano le loro posizioni anti-Ue; c’è poi chi – come FI – sta tentando il tutto per tutto pur di superare la soglia di sbarramento e fare da ponte tra le voci dei cristiano-democratici europei e quelle meno estremiste fra i partiti di ECR. Se questi sono gli intenti, tutt’altro discorso è la realtà. Si tratta di un lavorio di ingegneria politica da parte di tutti gli attori coinvolti e se è vero che la politica è l’arte dell’impossibile qualche chance ad ognuno dei diversi obiettivi deve pur essere data. Alcune considerazioni vanno però fatte. Tra i vari scenari, l’alleanza«all’italiana» che unirebbe le posizioni di PPE, ECR e ID sembrerebbe avere meno chance di riuscita. Al momento, risulta impensabile per alcuni componenti del PPE di collaborare con esponenti di ID e viceversa. Alleanza peraltro già sperimentata a luglio 2023 nel tentativo di far convergere i voti di queste tre famiglie per bloccare la«Legge per il ripristino della natura» – un pilastro del Green Deal. Ben 21 popolari hanno votato a favore del testo insieme ai socialdemocratici, verdi e liberali. Già questo spiega i malumori che una tale alleanza implicherebbe. sizioni ben più a destra, per lei rinnegare parzialmente ciò che ha permesso a lei e al suo partito di arrivare al potere, criticando proprio l’Ue e i partiti tradizionali. Qualora poi l’operazione PPE-ECR dovesse andare in porto, ben lontana sarebbe una coalizione con una maggioranza. In termini numerici, secondo i sondaggi nazionali, il PPE otterrebbe 161 seggi, 16 in meno di quelli che detiene attualmente, ma rimarrebbe comunque la prima forza in parlamento, seguita da S&D ferma a 142, in linea con il risultato del 2019. Se la coalizione PPE-ECR avesse luogo, con l’ECR che passerebbe dai 66 attuali agli 83 grazie all’apporto decisivo di FdI(dai 6 seggi di oggi ai 28), si arriverebbe ad un numero di scranni pari a 244 seggi. I«progressisti»(S&D, Sinistra Europea e Verdi), dal canto loro, ne otterrebbero 240. Ora, la maggioranza richiesta per la prossima legislatura in Parlamento è di 353 seggi. Sia i progressisti sia PPE-ECR dovrebbero rivolgersi allora ai liberali di RE che assicurerebbero circa 87 seggi. Anche in quel caso, la collaborazione con loro non basterebbe a garantire una maggioranza solida e stabile, perché inferiore a quota 353. A quel punto, in mancanza di valide alternative, sarà la «maggioranza Ursula» ad avere la meglio? Prevarranno, numeri alla mano, il titolo dell’opera shakespeariana«Molto rumore per nulla» o la massima«Tutto cambia perché nulla cambi» de«Il Gattopardo» dell’autore italiano Giuseppe Tomasi di Lampedusa? Per questo bisogna attendere il 10 giugno 2024. Non sia data poi per cosa fatta l’accettazione da parte di diversi membri del PPE di stringere accordi con FdI, per non parlare con i polacchi di PiS, al momento ancora ben stretti proprio a FdI. Lo stesso Manfred Weber è stato criticato in questi mesi proprio da alcuni suoi compagni di partito per l’idea di questa operazione. In un modo o nell’altro, sia per Weber sia per Meloni non sarà facile trovare la quadra: per lui e la sua famiglia politica aprirsi a po7 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – LA DESTRA ITALIANA E LE EUROPEE 2024 BIBLIOGRAFIA Corriere della Sera(2023): Salvini: Patto scritto per il centrodestra, tutti uniti in Europa. Le Pen come la Lega, https://www.corriere.it/ politica/23_luglio_02/matteo-salvini-intervista2-b40c6a16-1848-11 ee-a12e-fc4c06607e0d.shtml?refresh_ce La Repubblica(2023a): Salvini:«Non accetto veti su alleati». E a Le Pen assicura:«Mai la Lega coi socialisti». Tajani:«Impossibile qualsiasi accordo con Marine e Afd», https://www.repubblica.it/politica/2023/07/03/news/ tajani_marine_le_pen_afd_impossibile_accordo-406492210/ La Repubblica(2023b): Mulè(FI):«Sulla strage di Bologna no al revisionismo. In FdI improvvidi rigurgiti contro l’anima del Paese», https://www.repubblica.it/politica/2023/08/09/news/giorgio_ mule_strage_bologna_revisionismo_fdi-410481731/ Zdf(2023): Weber: AfD mit«Kriegserklärung an Europa», https://www. zdf.de/nachrichten/politik/weber-eu-evp-afd-meloni-100.html 8 EDITORE AUTORI EDITORE Luca Argenta è collaboratore scientifico presso la sede italiana della Fondazione Friedrich Ebert. Dopo aver svolto i suoi studi in Italia, Francia e Germania, ha ottenuto un dottorato di ricerca in Scienze Politiche ed un master in Studi Europei. Fondazione Friedrich Ebert in Italia Piazza Adriana 5| 00193 Roma| Italia Responsabile: Dr. Tobias Mörschel| Direttore| FES Italia Tel.:+39 06 82 09 77 90 https://italia.fes.de/ Contatto: info@fes-italia.org Facebook: @FESItalia Twitter: @FES_Italia L’uso commerciale dei media pubblicati dalla Fondazione Friedrich Ebert non è concesso senza autorizzazione scritta da parte della Fondazione. Le pubblicazioni della Fondazione Friedrich Ebert non possono essere utilizzate come materiale per campagne elettorali. Le posizioni espresse in questa pubblicazione non sono necessariamente posizioni condivise dalla Fondazione Friedrich Ebert. © 2023 www.fes.de/bibliothek/fes-publikationen LA DESTRA ITALIANA E LE EUROPEE 2024 La destra italiana ai blocchi di partenza per le Europee 2024 In Italia la campagna elettorale per le prossime elezioni europee del giugno 2024 è già cominciata. In attesa di tematiche o programmi, a tenere banco al momento sono le possibili alleanze in campo europeo e ciò riguarda in particolare la destra italiana. Se il sistema vigente per le elezioni del parlamento italiano favorisce coalizioni pre-elettorali, quello per le Europee è unicamente proporzionale. Questo comporta dunque una competizione aperta fra i tre partiti – Fratelli d’Italia(FdI), Lega e Forza Italia(FI), in coalizione in Italia, ma rivali e appartenenti a tre famiglie europee diverse. Tra lavorii di ingegneria politica, interessi contrastanti e possibili alleanze fino a qualche tempo fa impensabili, i tre partiti si muovono sullo scacchiere europeo con obiettivi dissimili: FdI cerca l’accreditamento internazionale, la Lega punta a non svolgere il ruolo di gregario in patria e in Ue, Forza Italia tenta di superare la soglia di sbarramento per continuare a contare. Per ulteriori informazioni sull’argomento, fare clic qui: italia.fes.de