Alexander Grasse Germania e Italia – un rapporto trascurato Siamo di fronte ad un nuovo inizio? FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – POLITICA PER L’EUROPA L’Europa ha bisogno di democrazia sociale! Qual è l’Europa in cui vogliamo vivere? Come realizzare i nostri sogni di un’Europa di libertà, pace e democrazia nonostante le resistenze interne ed esterne? Come rafforzare la democrazia sociale in Europa? A questi temi si dedica la fondazione Friedrich Ebert nella collana intitolata»Una politica per l’Europa«. Dimostriamo che l’integrazione europea può e deve essere democratica, socialmente equa in econo­mia e affidabile in politica estera! Gli ambiti tematici principali di cui la collana si occupa sono: – Europa democratica – Trasformazione socio-ecologica – Futuro del lavoro – Pace e sicurezza Tali temi sono argomento delle nostre pubblicazioni ed iniziative. Forniamo spunti e consulenze a coloro che hanno responsabilità nel mondo politico e sindacale. Stimoliamo il dibattito sul futuro dell’Europa e presentiamo proposte concrete su come strutturare ambiti politicamente centrali. Con la nostra collana»Una politica per l’Europa« vogliamo portare avanti il dibattito assieme a voi! Per maggiori informazioni sul progetto, cliccare qui: www.fes.de/Europa La pubblicazione L’Italia, oggi, è in voga. Con il governo Draghi e il programma europeo di ricostruzione NextGenerationEU, per il cui successo saranno decisivi anche i risultati conseguiti nello Stivale, il Paese è al centro dell’attenzione politica e mediatica europea. Dopo anni in cui l’Italia, nella narrazione ricorrente, costituiva il»caso problematico« dell’UE, ora si magnificano le sue gesta e se ne celebra anticipatamente la resurrezione economica e politica. Entrambe le narrazioni sono approssimative. La ripresa e il processo di riforma sono ancora agli inizi, ci sono ancora forti forze anti-UE e il rapporto politico tra Germania e Italia è decisamente complicato dopo anni di scellerata trascuratezza. La mancanza di comprensione, i pregiudizi e il fallimento della comunicazione hanno lasciato tracce e oscurato molti punti in comune. L’articolo mostra cosa sta affliggendo le relazioni italo-tedesche da troppo tempo e perché, in questa situazione storica, è necessaria una svolta decisiva nelle relazioni bilaterali al fine di migliorare durevolmente la cooperazione e quindi anche far progredire l'integrazione europea. Il prossimo governo federale è chiamato ad avvicinarsi all’Italia. Sull’autore Prof. Dr. Alexander Grasse è professore ordinario di scienze politiche con specializzazione in»Politica ed economia nel sistema multilivello« all’Università Justus Liebig di Giessen dal 2007 e responsabile del network di ricerca italo-tedesco PIFO(Studi Politici Italiani), fondato nel 2008. Vincitore del Premio Clemens Maria Brentano in Scienze Politiche, assegnato nel 2007 dall’Istituto Universitario Italo Tedesco/ Ateneo Italo-Tedesco»in riconoscimento degli eccezionali contributi nel campo degli studi italiani e dei servizi speciali alla cooperazione e alla comprensione culturale tra Italia e Germania«. Responsabile della Friedrich-Ebert-Stiftung per questa pubblicazione Dr. Tobias Mörschel, FES Italia Alexander Grasse Germania e Italia – un rapporto trascurato Siamo di fronte ad un nuovo inizio? POPOLI DEL MONDO… 2 DIVERGENZE POLITICHE – UNO SGUARDO CRITICO AL PASSATO 2 ERRORI DI COMUNICAZIONE E MANCANZA DI EMPATIA 4 L’EUROPA MERIDIONALE CENERENTOLA DELLA POLITICA EUROPEA TEDESCA 4 STEREOTIPI DURI A MORIRE E ASSIST ITALIANI 5 POLEMICHE E IGNORANZA DIFFUSA 6 CONTINUEREMO NEL SOLITO MODUS VIVENDI O C’È LA POSSIBILITÀ DI UN NUOVO RINASCIMENTO? PROSPETTIVE PER UNA COLLABORAZIONE ITALO-TEDESCA 8 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – POLITICA PER L’EUROPA 2 POPOLI DEL MONDO… …guardate questo Paese! Pur senza spingersi a tanto, 1 tutt’a un tratto, in queste settimane e in questi mesi, l’informazione tedesca sta riservando all’Italia uno spazio sorprendentemente ampio – e, diversamente dal solito, il frame non è quello di crisi e scandali. L’economia dell’attenzione si è traslata sul topos dell’eroe(il cavaliere bianco). 2 Ad esercitare un certo fascino – che in qualche caso offusca la vista – sembrano essere quella risolutezza e quella forza che caratterizzano l’agire politico di Mario Draghi: in Italia se n’è sentita a lungo la mancanza, ma va detto che anche in Germania queste qualità scarseggiano. Ma andiamo con ordine: effettivamente, con una serie di riforme finanziate dal piano per la ripresa economica dell’Europa NextGenerationEU(NGEU), il governo Draghi, in carica dal febbraio 2021, si accinge a traghettare il Paese fuori dalla più grave crisi economica dalla Seconda Guerra Mondiale. Grazie al suo Presidente del Consiglio, che ha avocato a sé anche buona parte della politica estera, l’Italia ha visto aumentare il proprio prestigio e la propria influenza a livello internazionale, candidandosi a colmare il vuoto politico generato da un lato dalla campagna elettorale per le politiche del 26 settembre 2021 in Germania e dal successivo processo di formazione del governo, e dall’altro dalle prossime elezioni presidenziali francesi, che si terranno nell’aprile del 2022. Per il momento anche in Italia è ancora centrale la questione della crisi pandemica, ma per il 2021 è prevista una crescita del prodotto interno lordo(PIL) del 6% circa, che porterebbe il Paese in testa all’UE 3 . Un tale sviluppo sarebbe tanto più significativo considerando le note debolezze dell’Italia a partire dalla fine degli anni Novanta in quanto a crescita, innovazione e produttività nonché le politiche di rigore che il quadro normativo europeo ha imposto al Paese per oltre vent’anni e che hanno portato ad una scarsità di investimenti senza pari. Ciononostante è necessaria una certa cautela: il crollo dell’economia italiana è stato infatti particolarmente pesante – nel 2020 il PIL è calato dell’8,9%, contro una media del 6,5% nell‘Eurozona, mentre il PIL tedesco è calato soltanto del 4,8% 4 – e il lockdown è stato un lockdown vero, che in alcune fasi ha comportato l’arresto dell’intero spettro delle attività economiche(cosa che non è avvenuta in Germania). Di conseguenza l’attuale rilancio va relativizzato parecchio: si tratta in primis di una ripresa delle 1 Anche se in alcuni casi ci si è andati piuttosto vicini: cfr. Dyrk Scherff: »Anleger, schaut auf Italien!«[»Investitori, guardate all’Italia!«] in: FAZnet, 15/09/2021. 2 A questo proposito si vedano anche le analisi dell’Osservatorio sullo stato dell‘Informazione e della Comunicazione Italo-Tedesca(IISG 2021a/b). 3 A inizio settembre il Ministro dell’Economia italiano Daniele Franco riteneva possibile che nel 2021 la crescita si attestasse leggermente al di sopra del 5,8%(Franco 2021). Secondo le previsioni economiche della Commissione Europea dell’estate 2021(pubblicate a luglio) per l’anno corrente si prevede una crescita media del PIL del 4,8%, sia nell’UE che nell‘Eurozona, e una crescita del 4,5% per il 2022; per quanto riguarda l’Italia, invece, si prevede una crescita del 5% nel 2021 e del 4,2% nel 2022(Commissione Europea 2021). 4 Con una percentuale del 90,5%, l’economia italiana si collocava quasi 10 punti percentuali al di sotto del livello del 2005, mentre i PIL dei paesi dell‘Eurozona(109,2%) e della Germania(117,3%) anche nel 2020 si aggiravano considerevolmente al di sopra rispetto al livello dell’anno di riferimento(Eurostat 2021). attività economiche ed in particolare dei settori più colpiti (p.es. quello turistico), ovvero di un processo di normalizzazione e di compensazione, che dipende a sua volta dalla portata del crollo che lo ha preceduto. Recentemente lo ha formulato con grande chiarezza Thomas Fricke(2021):»Più si precipita, più si risale«. E infatti in Italia abbiamo assistito ad un»recupero« più rapido dell’ampio settore industriale del Paese: la produzione era tornata a livelli pre-COVID già nell’aprile 2021(Istat 2021). Neanche dati di così semplice lettura bastano però ad impedire ad alcuni politici tedeschi, ad esempio al Segretario Federale della FDP Christian Lindner, di arrivare ad accostare la crescita dell’Italia a quella della Cina e degli USA, sostenendo che l’esigenza di rimanere»concorrenziali« rispetto a questi Paesi imponga l’immediata richiesta di una riduzione delle imposte in Germania. 5 Vero è che negli ultimi anni i tedeschi hanno sbagliato a sminuire, se non a negare del tutto, l’importanza dell’Italia, riducendola unicamente ad un fattore di rischio per l’Eurozona; ma altrettanto sbagliato sarebbe adesso abbandonarsi all’euforia, commettendo nuovi errori di valutazione, anche se al momento le circostanze sembrano favorevoli ad una ripresa dell’economia italiana, visto che per la prima volta ad una politica monetaria espansiva della BCE si affianca anche una politica fiscale espansiva. Certo, non è dato sapere per quanto tempo si possa portare avanti una tale politica, vista la crescente inflazione nell’Eurozona – e un aumento dei tassi d‘interesse metterebbe a rischio la ripresa italiana. La ripresa economica è ancora allo stadio embrionale e, al di là degli sviluppi congiunturali, le decisioni politiche strutturali più rilevanti sono di là da venire. Inoltre la situazione della politica italiana è più complicata di quanto non sembri; e non va neppure sottovalutata la resistenza tenace di cui sono capaci la pubblica amministrazione e i vari gruppi d‘interesse. DIVERGENZE POLITICHE – UNO SGUARDO CRITICO AL PASSATO Comunque è certamente da considerare con favore il fatto che oggi in Germania ci si approcci positivamente all’Italia, riservandole finalmente l’attenzione politica ed economica che le spetta da tempo, se non altro in virtù della sua rilevanza per l’UE e della sua funzione storica di laboratorio (Grasse 2021a: 10; Argenta 2021); ben venga anche la maggiore attenzione dedicata al rapporto italo-tedesco. Infatti, da oltre un decennio, in numerosissimi congressi e moltissime pubblicazioni scientifiche si chiede a gran voce che cessino l’estraniazione strisciante(Bolaffi 2009; Rusconi 2009), gli egoismi nazionali e la sconcertante mancanza di progettualità(Ulrich 2009; Dinger 2012) e che venga finalmente(ri)valutato il potenziale che è in realtà insito in questo rapporto tra»vicini lontani«(Dipper 2017) – anche e soprattutto nel senso di una maggiore integrazione europea. Dopo anni di indifferenza politica, nell’epoca Renzi-Gentiloni si è registrato un riavvicinamento – benché critico – tra i due 5 Dichiarazione resa nella puntata del 13/09/2021 della trasmissione »Vierkampf«[»Confronto a quattro«] dell’emittente ARD. Germania e Italia – un rapporto trascurato 3 paesi(Grasse 2018) e alcuni osservatori già discutevano di un rinascimento delle relazioni italo-tedesche(Kreile 2016), che sembrava dovuto anche alla Brexit; le elezioni politiche italiane della primavera del 2018 hanno però segnato una nuova, profonda cesura. Berlino e Bruxelles avevano decisamente sottovalutato le forze antieuropee, fornendo un appoggio insufficiente alle forze favorevoli all‘integrazione europea. La Germania aveva previsto una strategia di risoluto avvicinamento a Roma, ma è arrivata in ritardo: di fronte al governo giallo-verde, composto da MoVimento 5 Stelle(M5S) e Lega, questa ha subito immediatamente una battuta d’arresto, risolvendosi in un nulla di fatto. Le incrinature nel rapporto italo-tedesco e nel rapporto di Roma con l‘UE sono state moltissime(Grasse/Labitzke 2019, 2018a), e alla fine ci si è trovati costretti a fare al nuovo governo concessioni sempre negate ai suoi predecessori(Labitzke 2018). Perché vi fosse un nuovo dinamismo si è dovuto attendere il governo Conte II, che complessivamente ha tenuto un atteggiamento favorevole all’integrazione. Di fatto, sia dal punto di vista politico che da quello mediatico, da tempo il rapporto italo-tedesco è piuttosto complicato. Ma è soprattutto alla Germania che non piace farci i conti, tanto che analisi critiche in questa direzione vengono accolte sempre con incredulità. Si obietta che le relazioni economiche sono fiorenti e che le cose non vanno poi così male; insomma, che la collaborazione tra Italia e Germania poggia su solide fondamenta. La prima cosa è senza dubbio vera(viste le strutture economiche per lo più complementari e strettamente collegate) ed infatti non è di questo che stiamo parlando; la seconda è vera, sì, ma solo in parte. Guardando alle indagini demoscopiche degli ultimi mesi e degli ultimi anni, risulta assolutamente evidente che per migliorare il rapporto e conferirgli basi più solide c’è moltissimo lavoro da fare. È inutile raccontarsi favole. All’inizio del 2021, per esempio, l‘Istituto Cattaneo, con sede a Bologna, ha pubblicato uno studio secondo il quale soltanto il 54% dei tedeschi ritiene l’Italia un paese amico mentre a ritenere amici i tedeschi è un ridottissimo 35% degli italiani. In Italia un terzo degli intervistati tende a considerare i tedeschi come nemici(Mancosu/Vassallo/Vegetti 2021: 22) 6 . Risultati simili emergono da uno studio della fondazione Friedrich-Ebert di Roma: secondo il 21% degli intervistati italiani e il 24% dei tedeschi l’UE si troverebbe in una situazione migliore senza l’altro Paese(FES 2021: 11). Se ci chiediamo quali siano le ragioni di questo stato di cose, la questione si fa complicata. Anche qui, per raccogliere i primi indizi dobbiamo rivolgerci alle indagini demoscopiche: già nel 2016, ad esempio, il 66% degli Italiani riteneva che 6 Questi dati sono stati rilevati nel dicembre 2020 e nel gennaio 2021. Purtroppo neanche le opinioni relative al rapporto franco-italiano delineano un quadro roseo: mentre tra i francesi il 68% ritiene l’Italia un paese amico e solo il 9% riconosce di avere un atteggiamento ostile, tra gli italiani soltanto il 35% ritiene amici i francesi, mentre il 33% li considera nemici. Per quanto riguarda il rapporto franco-tedesco la situazione, come ci si attendeva, è migliore: il 70% dei francesi considera la Germania un paese amico e a sua volta il 60% dei tedeschi considera amici i francesi. Solo una piccola percentuale percepisce l’altro come nemico(rispettivamente l’11% e il 14%). la Germania fosse troppo zelante nel perseguire i propri interessi; l’81% riteneva persino che la Germania abusasse della propria posizione di forza in Europa(FES 2016: 10, 11). I diversi studi presentano variazioni di dettaglio per quanto riguarda i numeri rilevati, ma il tenore è sempre lo stesso. C’è l’antica paura di una Germania egemone, ci sono asimmetrie di fatto nelle relazioni tra i due Paesi e una generale mancanza di fiducia. Inoltre, negli ultimi anni, la credibilità dei tedeschi ha sofferto molto agli occhi degli italiani. Nell’aprile del 2020, nel bel mezzo della prima ondata di Covid, in uno studio dell‘Istituto Demos& Pi il 71% degli intervistati ha dichiarato di avere poca o nessuna fiducia nella Germania (Diamanti 2020). L’elenco di eventi e comportamenti che hanno contribuito ai dissapori è lungo e qui possiamo illustrarlo solo in maniera cursoria e aneddotica: vi rientrano certamente gli sforzi che per anni l’Italia ha vanamente compiuto per ottenere una maggiore flessibilità delle politiche fiscali, l’introduzione degli Eurobond, una campagna di investimenti europei e il completamento dell’unione bancaria. E poi la lunga insistenza tedesca sulle regole di Dublino relative al sistema dell’asilo. È stato soltanto quando essa stessa si è dovuta confrontare con il problema migratorio che la Germania ha mostrato una maggiore comprensione per l’Italia, cosa che ha lasciato molti con l’amaro in bocca. Da parte italiana si lamenta inoltre il fatto che il Paese abbia ricevuto minacce di sanzioni da Bruxelles ogni volta che il deficit annuo aumentava di un decimo di punto percentuale mentre, quando si sono verificate violazioni dei principi dello stato di diritto, da parte della Polonia o dell’Ungheria per esempio, le regole europee hanno trovato un’applicazione decisamente meno rigida. L’accusa per cui Bruxelles e Berlino applicherebbero sempre due pesi e due misure è una sorta di filo conduttore. Tra Italia e Germania gli interessi contrastanti e i conflitti aperti sono innumerevoli: la Germania che ambisce(senza mai ottenerlo) ad un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU e l’Italia che si oppone(proponendo un seggio comune per l’UE); la Germania che si è opposta ad aggiungere all’impianto europeo per l’approvvigionamento di gas un collegamento con l’Europa meridionale, preferendogli Nord-Stream 2; i due Paesi che non sono riusciti a coordinarsi per quanto riguarda la guerra in Iraq; inoltre ci sono le controversie relative al perseguimento dei crimini di guerra commessi dai tedeschi in Italia nel 1943–1945, le esternazioni dell’ex ministro delle finanze tedesco Theo Waigel sull’ingresso dell’Italia nell’Unione Economica e Monetaria Europea a metà degli anni Novanta, le critiche di Roma suscitate dalla rapidità con cui la Germania durante le guerre balcaniche ha riconosciuto la Croazia e le altre repubbliche autonome formatesi dopo il crollo dell’ex Jugoslavia, eccetera eccetera. La crisi economico-finanziaria del 2009, con le sue conseguenze sociali devastanti per l’Europa meridionale (p.es. la disoccupazione di massa e l’evidente aumento della povertà assoluta e relativa) e la cosiddetta crisi dei rifugiati hanno fatto sì che il rapporto italo-tedesco passasse da una fase di conflitto latente ad una fase di conflitto acuto, divenendo almeno in parte rappresentativo del conflitto tra gli Stati meridionali e quelli settentrionali dell’Unione Europea. Un ruolo di particolare rilievo va attribuito all’andamento divergente delle economie dei due Paesi: nel periodo tra il FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – POLITICA PER L’EUROPA 4 1999, anno della creazione dell’Eurozona, e il 2019, anno precedente allo scoppio della crisi pandemica, il PIL tedesco è cresciuto del 30,2% e quello italiano soltanto del 7,9% (Governo Italiano 2021: 2). In Italia è invece cresciuta molto la disoccupazione, soprattutto quella giovanile: in alcune fasi, vi sono state regioni dell’Italia meridionale che hanno visto un tasso di disoccupazione giovanile prossimo al 60% (Grasse/Labitzke 2018a: 107). Ad oggi nessun altro Stato membro dell’UE presenta un numero di cosiddetti NEETS(Not in Education, Employment or Training) più elevato dell’Italia. Inoltre, tra il 2005 e il 2019, la percentuale di chi vive in povertà assoluta è passata dal 3,3% al 7,7%, raggiungendo un picco del 9,4% nel 2020, primo anno della pandemia (Governo Italiano 2021: 2). Eppure durante la campagna elettorale per le politiche del 2017 buona parte dei politici tedeschi ha continuato ad ignorare tutto questo, insistendo sulle regole di bilancio e demonizzando ogni proposta relativa agli Eurobond o a programmi di investimento comuni. Secondo economisti italiani come Carlo Cottarelli, che nel 2018 ha avuto per un breve periodo l’incarico di formare un governo, la Germania non avrebbe fatto abbastanza per favorire l‘integrazione europea, soprattutto considerando gli investimenti pubblici insufficienti e il costante surplus delle partite correnti tedesche che danneggerebbe Italia ed Europa (Il Fatto Quotidiano, 01/06/2018). Eppure fino allo scoppio della pandemia da Covid-19 nulla è cambiato! Anzi, le cose sono peggiorate: l’economia italiana ha subito nuovamente una notevole decrescita 7 , per cui il gap economico tra i due Paesi si è ulteriormente approfondito e dal punto di vista politico il rapporto di forze si è nuovamente modificato. la dichiarazione resa nel novembre 2011 da Volker Kauder, allora Presidente del gruppo parlamentare della CDU/CSU nel Parlamento tedesco. Al congresso della CDU a Lipsia Kauder aveva reclamato con forza una maggiore disciplina di bilancio, sottolineando al contempo la volontà tedesca di dettare la linea nell’Unione Europea:»Sentiamo di dover traghettare quest‘Europa in un‘epoca nuova«, ha detto, per poi aggiungere:»Ora improvvisamente l’Europa parla tedesco«(Der Spiegel, 15/11/2011). In Italia(e non solo) quest’uscita ha suscitato reazioni tutt’altro che positive (Caracciolo 2011). 8 L’allora candidato alla Cancelleria della SPD Peer Steinbrück commentò il risultato delle elezioni politiche italiane del 2013 osservando che con Beppe Grillo e Silvio Berlusconi si era registrata un’allarmante vittoria dei »clown«(in realtà ufficialmente a vincere era stato il Partito Democratico di Pierluigi Bersani). Ne conseguirono tensioni diplomatiche, e il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, in visita in Germania, arrivò a disdire l’invito di Steinbrück ad un colloquio programmato da tempo. Le scuse di Steinbrück non arrivarono mai. Sommati e reiterati nel tempo, episodi come questo, che presi singolarmente potrebbero essere definiti semplicemente poco eleganti, danno vita ad un’immagine negativa, tanto che si fa difficile ribattere a quanto lamentato già nel 2009 da Gian Enrico Rusconi, ottimo conoscitore della Germania, secondo il quale la classe politica tedesca non sarebbe veramente consapevole né dell’importanza dell’Italia né dello stato d’animo degli italiani(Rusconi 2009). Ed effettivamente, per tradizione i tedeschi tendono a coltivare nei confronti dell’Italia affinità per così dire selettive. ERRORI DI COMUNICAZIONE E MANCANZA DI EMPATIA L’EUROPA MERIDIONALE CENERENTOLA DELLA POLITICA EUROPEA TEDESCA In tutto questo, il comportamento tenuto dalla Germania nei confronti dell’Italia pone questioni non soltanto sostanziali, ma anche relative alla comunicazione. Basti un unico esempio: Matteo Renzi, nel gennaio 2016, fece notare in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung quanto fosse strano che, mentre si cercava di elaborare una strategia comune europea sulla questione delle politiche d’asilo, Angela Merkel si consultasse esclusivamente con Parigi e Bruxelles e l’Italia, uno dei paesi più colpiti, dovesse scoprire i risultati di questi incontri dalla stampa. Solo allora il Governo Federale promise un cambiamento di rotta. Ma a quel punto la frittata era fatta(Grasse 2018: 463 f.). Poco utili si sono rivelati anche i continui, maldestri commenti da parte tedesca sulla politica interna ed europea dell‘Italia. Nel maggio del 2018, il Commissario Europeo tedesco Günther Oettinger si fece notare per le sue dichiarazioni sulla formazione del governo di Roma, dicendo in sostanza che i mercati finanziari avrebbero indotto i cittadini italiani a smetterla di votare Lega o M5S suscitando così durissime reazioni. Quando Oettinger si è poi scusato, il danno era ormai fatto(Süddeutsche Zeitung, 29/05/2018). Per quanto riguarda il periodo della cosiddetta crisi dell’Eurozona, a rimanere impressa è stata soprattutto 7 Solo in Spagna la recessione del 2020, con il −10,8%, è stata ancor più marcata. La mancanza di stima e di coinvolgimento, evidente per esempio nei vani sforzi che l’Italia continua a compiere per essere riconosciuta come pari dalla Germania(e dalla Francia), suscita, per ragioni storiche, reazioni particolarmente risentite in Italia. Dopo la caduta del muro nel 1989, passo dopo passo, la Germania ha smesso di collocarsi, come era stato fino a quel momento, su un piano di parità con l’Italia(stesso peso nell’UE e nelle organizzazioni internazionali, numero di abitanti e livello di sviluppo economico simili ecc.) arrivando a rinunciare al rapporto privilegiato che intratteneva con Roma. E allora ben presto è venuta meno anche quella convergenza di interessi nazionali e di politica europea che fino ad allora aveva unito i due Paesi. La Germania unificata si è spogliata in parte dell’identità europea della Repubblica di Bonn che si era sostituita ad un’identità più prettamente tedesca; sul piano geopolitico si è rivolta esclusivamente verso Francia e Regno Unito, mentre dal punto di vista dell’integrazione europea ha cominciato a guardare con decisione agli Stati dell’Europa centro-orientale, ritenendo che, se proprio qualcuno avesse dovuto dedicarsi all’area 8 Secondo uno studio realizzato nel 2016 dalla fondazione Friedrich-Ebert, soltanto il 30% degli Italiani vedeva con favore una Germania in posizione di guida in Europa, mentre il 78% auspicava un ruolo politico di maggior rilievo per il proprio Paese – cosa che d’altro canto soltanto il 42% dei tedeschi auspicava per l’Italia(FES 2016: 11ss.). Germania e Italia – un rapporto trascurato 5 mediterranea, quel qualcuno sarebbe stata la Francia. In poche parole, la Repubblica di Berlino dava per scontate le buone relazioni tra Germania ed Italia – e questa valutazione si sarebbe dimostrata errata, perché tuttora esistono relazioni bilaterali che hanno bisogno di essere coltivate con cura e tra queste ci sono quelle italo-tedesche – e non solo per ragioni storiche. L’Italia talvolta cerca di non fare caso al raffreddamento di questo rapporto rispetto al periodo precedente il crollo del muro né al rapporto tutt’ora privilegiato che Berlino intrattiene con Parigi. L’ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato, ad esempio, in un recente dibattito online ha osservato(e quasi senza ammiccare) che – diversamente da quanto riguarda le relazioni franco-tedesche – tra Italia e Germania non è necessario vi sia una sponda politica alle relazioni economiche, visto che queste sono ottime; e che l’asse franco-tedesco deriverebbe più da necessità che da »amore« reciproco. 9 STEREOTIPI DURI A MORIRE E ASSIST ITALIANI D’altra parte è noto come la debolezza italiana in politica interna costituisca da tempo un vero e proprio ostacolo alla rilevanza del Paese in politica estera e ne influenzi negativamente la percezione a livello internazionale; qualcuno parla persino di una»paralisi autoindotta«(Dipper 2017: 321). Benché dal punto di vista statistico la Seconda Repubblica sia stata più stabile della Prima(con una durata dei governi quasi raddoppiata), proprio gli anni del berlusconismo e quelli del governo Conte I(Lega e M5S) sono stati poco salutari per la reputazione del Paese. Sono state controproducenti anche l’insistenza sul tema degli interessi nazionali e la propensione dei governi Berlusconi ad una politica ad personam, unite ad una scarsa chiarezza rispetto all’orientamento dell’Italia in politica estera ed europea. Ma, anche al di là del merito delle questioni(ad esempio lo scarso impegno politico italiano a livello europeo e le iniziative unilaterali che l’Italia ha preso nei confronti di Russia e Stati Uniti), è stata proprio la figura rutilante di Silvio Berlusconi a consentire al mondo politico e mediatico tedesco di coltivare a lungo dubbi sulla serietà dell’Italia, dichiarandola poco affidabile(Grasse 2018: 441; Rusconi 2009: 14; Borowsky/Maurer 2006: 40) ed evitando in tal modo – e qui arriviamo al nodo fondamentale – qualsivoglia spinta di analisi autocritica delle proprie posizioni e dei propri atteggiamenti politici. E così per molto tempo noi tedeschi ci siamo messi comodi, cadendo in un atteggiamento di indifferenza: non sembrava esserci bisogno di giustificare la mancanza di progettualità nella cooperazione tra i due Paesi. Un Presidente del Consiglio che al vertice italo-tedesco di Trieste del 2008 si era permesso di»giocare a nascondino« con la Cancelliera Angela Merkel(Corriere della Sera, 18/11/2008), sul conto della quale si sarebbe espresso in maniera decisamente volgare nel corso di una telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza(Il Fatto Quotidiano, 9 Dibattito online»Stati Uniti d‘Europa: auspicio, incubo, utopia?/ Vereinigte Staaten von Europa: Wunschbild, Alptraum, Utopie?«, Fondazione Friedrich-Ebert Italia, 20/05/2021: https://www.facebook.com/FESItalia/ videos/845912676353252/?extid=SEO;. 19/11/2011), e che, senza vergogna alcuna, faceva le corna nella»foto di famiglia« 10 dei leader europei, sembrava confermare ogni pregiudizio storicamente presente nei confronti dell’Italia,»Paese da operetta«. Verso la fine del suo mandato, la collega tedesca e il collega francese ormai non facevano che compatire Berlusconi(Die Zeit, 27/10/2011), 11 ignorando del tutto il fatto che in questo modo ad essere colpevolizzata era una nazione intera; ugualmente si ignorava il fatto che l’Italia di Berlusconi fosse un Paese fortemente polarizzato, con maggioranze risicate e una variegata opposizione al Capo di Governo sia dentro che fuori dal Parlamento. La sorpresa e l’indignazione generali che hanno suscitato in Germania il successo della Lega, e ancor di più del M5S, alle elezioni politiche del marzo 2018, benché si trattasse di un»cambiamento politico annunciato«(Grasse/Labitzke 2018b), sono state rivelatrici: infatti sarebbe bastato uno sguardo ai programmi elettorali di quasi tutti i partiti di rilievo del panorama italiano, dall’estrema destra all’estrema sinistra, e alle loro posizioni critiche verso l’UE in numerosi campi, per prevedere una vittoria dei Cinque Stelle; per non parlare della drammatica»questione sociale« italiana, acutizzatasi moltissimo dopo anni di crisi. Eppure dappertutto non si sono registrate che incredulità e incomprensione. In tutto ciò, a tratteggiare l’immagine che i tedeschi hanno dell‘Italia sono ancora cliché e stereotipi(e viceversa la situazione non è molto migliore), come continuano a confermare gli studi sull’argomento. Come ci insegna la psicologia sociale, gli stereotipi hanno una funzione euristica, sono»scorciatoie« cognitive in buona parte inevitabili per il funzionamento del nostro processo di interpretazione ed orientamento. E poi, ovviamente, fanno parte del folclore e possono persino rivelarsi divertenti. Quando però si autonomizzano in forma di risentimento all’interno del discorso pubblico, quando danno luogo a incrinature nei rapporti diplomatici, 12 quando avvelenano le relazioni bilaterali e assurgono a fattori determinanti dell’azione politica, allora diventano un problema. Non a caso, dopo la vittoria elettorale dei partiti populisti Lega e M5S, ci sono volute molte settimane prima che i media tedeschi smettessero di definire il»reddito di cittadinanza«, rivendicazione chiave del Movimento Cinque Stelle, un reddito universale incondizionato 10 Tra gli altri al Ministro degli Esteri spagnolo Josep Piqué nel corso del vertice UE di Cáceres del 2002(La Repubblica, 08/02/2002). 11 Durante una conferenza stampa congiunta in occasione di un vertice UE, la Cancelliera Merkel e il Presidente della Repubblica francese Sarkozy si erano sorrisi con aria complice quando, in riferimento alle politiche d’austerity italiane, furono loro rivolte domande su Silvio Berlusconi. Questo fruttò a Merkel e Sarkozy le dure critiche del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. 12 Come avvenuto ad esempio durante il processo di formazione del governo nel maggio 2018, quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’ambasciatore italiano a Berlino Pietro Benassi si pronunciarono contro le affermazioni diffamatorie della stampa tedesca, che utilizzava espressioni denigratorie come»scrocco aggressivo«(in un commento dello SPIEGEL del 24/05/2018, https://www.spiegel.de/politik/ausland/ italien-die-schnorrer-von-rom-kolumne-a-1209266.html.) Cfr. anche la Süddeutsche Zeitung(27/05/2018): Regierungsbildung in Italien: Empörung schweißt zusammen,(La formazione del governo italiano: l’indignazione unisce) 27/05/2018; https://www.sueddeutsche.de/politik/regierungsbildung-in-italien-empoerung-schweisst-zusammen-1.3992969. FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – POLITICA PER L’EUROPA 6 (che è una misura del tutto diversa) arrivando finalmente a parlarne come di ciò che, pur con tutte le sue insufficienze, effettivamente è, ovvero il tentativo di istituire un reddito minimo garantito simile allo Hartz IV tedesco. Si tratta di una misura rivelatasi utilissima per molte famiglie italiane durante la pandemia di Covid-19; inoltre si conforma esplicitamente alle dichiarazioni europee di Göteborg 2017 relative al»Pilastro Europeo dei Diritti Sociali«. Ciononostante è stata accolta da un moto di indignazione generalizzata: l’Italia si permette uno Stato sociale di lusso! D’altronde questa visione ben si adattava al pregiudizio degli»Italiani ahimé pigri e spreconi«(Grasse 2021b: 374). E infatti in Germania è assai diffuso un atteggiamento diffidente e sospettoso nei confronti dell’Italia: il 38% dei tedeschi considera gli Italiani »pigri«, mentre uno scarso 29% ha fiducia nell’Italia(FES 2021: 22, 13). 13 L’impressione dominante è che l’Italia sia inaffidabile. La politica interna italiana è complessa e dal punto di vista tedesco di non facile comprensione e quindi difficilmente prevedibile; per quanto riguarda la politica monetaria l’Italia, considerato il suo debito pubblico, viene percepita e rappresentata soprattutto come un pericolo per l’Eurozona e come un fragile cuscinetto rispetto all’ondata migratoria. E di conseguenza, per molto tempo, la politica tedesca ha inteso evidentemente il proprio compito nei confronti dell’Italia come una sorta di gestione del rischio, anziché cogliere le opportunità di far progredire l’integrazione europea e il rapporto bilaterale tra i due Paesi. In Germania hanno avuto particolare rilievo le grida d’indignazione dei media contro il piano per la ripresa europea concretizzatosi nella prima metà del 2020, che si sono levate praticamente in un riflesso automatico. Rispondendo perfettamente alle aspettative, la politica e l’economia liberal-­ conservatrici e le associazioni del mondo produttivo hanno rilasciato dichiarazioni del seguente tenore:»Basta che non si diano soldi all’Italia!«(Der Spiegel, 24/03/2020), senza farsi mancare, qua e là, un accenno alla criminalità organizzata (IISG 2021a). Dopo la politica monetaria espansiva voluta da Draghi quando era Presidente della BCE, il suo attuale impegno a favore di una politica fiscale espansiva per contrastare le conseguenze della pandemia viene visto con uno sguardo critico oppure, per via dei bassi tassi di interesse e del reale o presunto rischio inflazione, unicamente come un danno per i contribuenti e i risparmiatori tedeschi, per non parlare dei timori rispetto ad un’eventuale condivisione dei debiti(IISG 2021a/b). In Germania persino chi loda gli sforzi di riforma rapidamente intrapresi dal governo Draghi dopo la sua nomina si premura sempre di dichiarare che la persona del Presidente del Consiglio non è affatto rappresentativa della politica italiana e dei suoi esponenti(IISG 2021a). Generalmente, poi, nessuno menziona che già il governo Conte II aveva fatto molte cose giuste durante la pandemia. Insomma: regna ancora una grande sfiducia che molti media continuano ad alimentare, benché vadano aumentando voci diverse, che si oppongono agli stereotipi ancora oggi diffusi. Nella primavera 2020 nell’opinione pubblica tedesca si sono levate nuove grida di indignazione rivolte al programma 13 Nel 2016 a dichiarare di aver fiducia nell’Italia era ancora il 34% degli intervistati tedeschi(FES 2016: 7). NGEU, ma per la prima volta ad esse si sono opposte iniziative di largo respiro, come l’appello super partes»Joint German-Italian appeal to the governments of all Member States and to EU institutions« per una maggiore solidarietà europea che, viste le circostanze drammatiche, richiedeva tra l’altro»European Health Bonds« e massicci investimenti. I risultati di tutto ciò sono noti. POLEMICHE E IGNORANZA DIFFUSA Ciononostante, è evidente come l’Italia riesca ancora a rappresentare un ottimo bersaglio per la destra tedesca. Nel corso della campagna elettorale per le politiche del 26 settembre 2021, Jörg Meuthen della AfD ha dato vita ad una polemica sostenendo che con il»superbonus« del governo italiano a finanziare i riscaldamenti nuovi degli italiani sarebbero stati i tedeschi. 14 Polemizzare è una cosa, mentire un’altra. Qui la cassa di risonanza mediatica(che include media autorevoli) e l’ignoranza diffusa vengono utilizzate e amplificate miratamente: Tino Chrupalla, capolista e co-­ segretario dell’AfD, per esempio, ha motivato la richiesta di Dexit, contenuta nel programma del suo partito, sostenendo che l’UE avrebbe»pompato miliardi negli Stati meridionali« per salvare l’Euro e che a dover tirare fuori i soldi necessari sarebbero stati principalmente i tedeschi. 15 Già nel maggio del 2020, quando si discuteva del piano di ripresa europeo, Chrupalla si era opposto a queste»regalie«, chiedendo che l’Italia facesse prima di tutto»i compiti, e come l’Italia anche tutti gli altri Stati meridionali« ed esortando ad innalzare l’età pensionabile in tutti questi Paesi. L’Italia, aveva aggiunto, non poteva»pretendere sempre l’aiuto altrui facendo leva sulla solidarietà ogni volta che si ritrova in difficoltà«. 16 In realtà, però, già nel 2011 l’Italia aveva provveduto all’innalzamento dell’età pensionabile, che a partire dal 2019 è arrivata a 67 anni(e continuerà a salire in relazione all’aspettativa di vita), raggiungendo un livello che in Germania sarà applicato a tutti i lavoratori soltanto a partire dal 2029. Inoltre, fino all‘introduzione del programma NGEU, all’Italia non erano stati estesi aiuti di sorta, anzi: attraverso il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria(FESF) e il Meccanismo Europeo di Stabilità(MES), l’Italia dopo Germania e Francia è stata il maggior paese donatore quando si è trattato di contrastare la cosiddetta crisi dell’euro del 2010–2012. Di più: fino al 2021 l’Italia è stata un contributore netto al bilancio europeo, circostanza ignorata dal 95% dei tedeschi 14 Cfr. la puntata del 06/09/2021 della trasmissione televisiva»Hart aber Fair«[»Duro ma onesto«] dell‘emittente ARD, https://www1.wdr.de/das erste/hartaberfair/videos/video-schulden-sparen-oder-steuern-hoch-werredet-im-wahlkampf-ehrlich-uebers-geld–102.html. Il»superbonus« italiano prevede uno sgravio fiscale fino al 110%, da richiedere in un periodo di cinque anni per finanziare specifiche misure nel campo dell’efficienza energetica e della messa in sicurezza antisismica. 15 Tagesthemen, 25/05/2021, https://www.tagesschau.de/multimedia/ sendung/tt-8289.html. 16 Deutschlandfunk, 31/05/2020,»Interview der Woche«, https://www. deutschlandfunk.de/afd-co-chef-zu-richtungsstreit-chrupalla-vergleichtden.868.de.html?dram:article_id=477692. Germania e Italia – un rapporto trascurato 7 (FES 2021: 12), motivo per il quale le dichiarazioni false in merito trovano terreno fertile. È falso anche che l’Italia non abbia fatto abbastanza per contrastare la crisi pandemica: stando alla relazione economica annuale del Ministero tedesco dell’Economia(BMWi 2021: 13) complessivamente in Germania le misure di contenimento del Covid nel biennio 2020–2021 ammontano ad una cifra pari all’incirca al 40% del PIL del 2019, mentre in Italia ammontano al 48,7% del PIL, otto punti percentuali in più. Per quanto riguarda il contrasto alla pandemia da Covid-19, è da tempo che l’Italia ha sopravanzato la Germania. All’inizio di ottobre 2021, al 75% della popolazione italiana era già stata somministrata almeno una dose di vaccino e il 68% aveva completato il ciclo vaccinale, mentre in Germania i numeri si attestavano rispettivamente al 68% e al 64%(situazione del 03/10/21) (Mathieu et al. 2021). Inoltre l’Italia è stata il primo paese europeo a procedere, a partire dal 15 ottobre 2021, all’introduzione capillare del Green Pass(certificazione»3G«) per l’accesso ai luoghi di lavoro, prevedendo pene pecuniarie o la sospensione dello stipendio in caso di contravvenzione, nonché tamponi a pagamento 17 ; già poco dopo l’annuncio delle nuove norme la campagna vaccinale ha registrato un nuovo balzo in avanti(Der Spiegel, 19/09/2021). Al contempo è aumentata la fiducia della popolazione nel Presidente del Consiglio e nel suo governo. 18 Eppure da tutto questo l’autostima dei tedeschi non esce danneggiata: continuano a percepirsi come i»primi della classe«. Ma perché? È degno di nota che il 51% dei tedeschi consideri il proprio Paese un modello per l’Europa, mentre soltanto il 21% ritenga di poter imparare qualcosa dall’Italia. Bisogna ammettere che è stupefacente: siccome i partiti non sono riusciti a trovare un accordo sulla riforma elettorale, il 26 settembre la Germania ha eletto il parlamento più numeroso d’Europa(735 deputati), da cui, con tutta probabilità, oltre a costi considerevoli, deriveranno anche problemi di funzionamento. Ma i tedeschi si ostinano a guardare dall’alto in basso la democrazia italiana. Eppure, con la riforma costituzionale ed il successivo referendum, l’Italia ha ormai ridotto di circa un terzo il suo Parlamento (nel contesto di un sistema bicamerale perfetto): dei 945 parlamentari attualmente in carica alle prossime politiche non ne rimarranno che 600. Per quanto riguarda la»capacità di riforma« questo è quanto. Inoltre l’Italia ha introdotto 17 Il governo Draghi ha persino prospettato l’obbligo vaccinale generalizzato nel caso in cui le agenzie del farmaco nazionale ed europea dovessero rilasciare ai vaccini in uso un’autorizzazione completa e non soltanto d’emergenza. L’obbligo di Green Pass è già stato ampliato diverse volte e la sua percentuale di gradimento si colloca, a seconda del sondaggio considerato, tra il 75,4% e il 78%, comprendendo persino gli elettori dei partiti di estrema destra(Turco 2021a, Demos& Pi 2021b: 10). Inoltre in Italia la scienza gode di una fiducia decisamente più elevata che in Germania(il 92% contro il 78%). Al contempo, in Italia il 73% degli intervistati ritiene che i finanziamenti pubblici alla ricerca scientifica siano insufficienti, opinione condivisa soltanto dal 26% dei tedeschi(Demos& Pi 2021a: 33ss.). 18 All’inizio di settembre 2021, secondo le rilevazioni dell‘istituto demoscopico Tecnè, Mario Draghi ha raggiunto un nuovo record di fiducia (67,1%), mentre il governo in quanto tale godeva della fiducia del 56,1% degli italiani(Turco 2021b). Sempre a inizio settembre 2021, l‘istituto Demos & Pi ha rilevato addirittura il 67% di consensi. Insomma: i consensi di cui gode il governo Draghi sono di gran lunga maggiori di quelli di ogni altro governo dal 2016(Demos& Pi 2021b: 8). ben prima della Germania l’elezione diretta dei sindaci e le primarie per i segretari di partito e i candidati alle principali cariche istituzionali. Generalmente, anche l’elezione degli organi direttivi universitari presenta in Italia un tasso di»democrazia interna« evidentemente maggiore, basti guardare chi sono gli aventi diritto al voto. Al contrario della Germania, l’Italia ha anche raggiunto anzi, persino superato, i propri obiettivi di politica energetica nella direzione di una conversione alle energie rinnovabili. Tuttavia in Germania ne è consapevole soltanto il 4% degli intervistati, mentre il 71% ritiene, erroneamente, che sia la Germania ad aver raggiunto, se non superato, i propri obiettivi(FES 2021: 8). Mentre l‘Italia(con una struttura industriale simile) già nel 2018 riusciva a coprire il 38,7% del proprio fabbisogno elettrico con le energie rinnovabili, la Germania copriva soltanto il 29,2%. Anche le emissioni pro capite di CO 2 in Italia si attestavano su un livello decisamente inferiore a quello tedesco(WEF 2020). Non corrisponde al vero neppure l’affermazione tanto popolare tra i politici tedeschi, per cui, nell’ambito delle politiche energetiche e di tutela del clima, nessun altro Paese al mondo affronterebbe sfide della portata di quelle che affronta la Germania con la contemporanea fuoriuscita dal carbone e dal nucleare 19 . Infatti ad un solo anno dal disastro nucleare di Cernobyl del 1986 l’Italia, con un referendum, ha detto addio all’energia atomica(gli ultimi reattori sono stati spenti nel 1990) e da allora deve ricorrere ad importazioni superiori alla media per coprire il proprio fabbisogno energetico(WEF 2020). Questo certamente non rende il passaggio alle energie rinnovabili più semplice di quanto non sia per la Germania. 20 Per quanto riguarda la transizione ecologica, nell’ambito del programma NGEU l’Italia spende per la tutela del clima una quota più elevata di quella tedesca. Anche nel campo della digitalizzazione i progressi compiuti dall’Italia sono degni di nota. Sui media e nella politica tedesca, però, queste notizie sono praticamente assenti. Nell’attuale campagna elettorale, quindi in un contesto inadeguato, per la prima volta è stata tematizzata la debolezza tedesca – che gli italiani sottolineano da molti anni – nel contrasto al riciclaggio. Laddove sarebbero necessari maggiori conoscenze e un impegno più intenso e costante, ovvero indipendente dalle congiunture politiche, continuano a dominare immagini distorte. È tempo che le cose cambino. Ma finora l’Italia di oggi e la sua politica, con tutte le sue sfaccettature, la sua complessità e, sì, anche le sue contraddizioni, in Germania non ha mai avuto una lobby né goduto di un clima favorevole. Da parte italiana, invece, ultimamente l’interesse per la 19 Ad esemplificare l’atteggiamento di molti nel corso della campagna elettorale per le politiche del 2021, si vedano le dichiarazioni del Ministro della Salute Jens Spahn nella puntata del 12/09/2021 della trasmissione di Anne Will sull’emittente ARD, https://daserste.ndr.de/annewill/podcast/ ANNE-WILL-nach-dem-TV-Triell,audio968998.html. 20 In un referendum tenutosi nel 2011 dopo il guasto nella centrale nucleare di Fukushima, la maggioranza della popolazione ha rifiutato il ritorno al nucleare auspicato dai governi di centro-destra guidati da Berlusconi. Recentemente il Ministro dell’Ambiente Roberto Cingolani ha però avviato nuovamente un dibattito sull’utilizzo dei reattori nucleari di nuova generazione. FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – POLITICA PER L’EUROPA 8 Germania è notevolmente cresciuto(IISG 2021a/b). Questo non vale soltanto per la politica ma anche per il contesto accademico, che non ha attinenza con storia e cultura. In Germania la competenza sull’Italia è ancora più indietro di quella sulla Germania in Italia: dappertutto, in ambito scientifico e politico, mancano strutture e personale. E se vediamo i parlamentari tedeschi ammettere, più o meno apertamente, di non sapere a quali interlocutori italiani rivolgersi, dobbiamo cominciare a porci qualche domanda. Vero è che con il logoramento dei tradizionali legami tra partiti nonché delle famiglie politiche – processo avviatosi in Europa occidentale già 30 anni fa con la trasformazione del sistema partitico italiano – la questione si è fatta più complessa. Bisogna riannodare i fili di discorsi interrotti, compito che, a fronte del sistema partitico italiano estremamente fluido, non risulta facilissimo. Al contempo, però, questa situazione è anche un segno di quei processi di estraniazione di cui abbiamo parlato in precedenza. È evidentissima la mancanza di soggetti che favoriscano i contatti italo-tedeschi: molti rapporti bilaterali hanno i loro think tank, mentre non esiste un Istituto in Germania che si occupi dell’Italia, né tantomeno un Centro per l’Europa Meridionale, che sarebbe altrettanto importante. Finora le uniche fondazioni politiche tedesche ad avere una sede a Roma sono la fondazione Friedrich-Ebert e la fondazione Konrad-Adenauer, mentre in Germania le fondazioni politiche italiane sono del tutto assenti. La narrazione giornalistica è molto carente su entrambi i fronti, poiché sia l’Italia che la Germania hanno progressivamente ridotto il numero dei loro corrispondenti. Anche il Goethe-Institut ha chiuso diverse sedi in Italia e molti Istituti di Cultura italiani in Germania sono stati smantellati. Il boom dell’italiano nelle università popolari tedesche è acqua passata. 21 Quindi anche dal punto di vista della lingua le prospettive non sono affatto rosee. Per dirlo ancora una volta esplicitamente: i problemi dell’Italia sono tanti e c’è grande necessità di riforme. Possiamo e dobbiamo dirlo con chiarezza, utilizzando però argomentazioni e dati corretti. Senza dubbio neppure la stampa italiana va tanto per il sottile quando si tratta di Germania e calca la mano sul risentimento, anche perché fa aumentare le vendite. Ci sono poi alcuni politici italiani, soprattutto a destra, che cercano di strumentalizzare l’ostilità verso la Germania per raccogliere consensi. A riprova potremmo citare moltissime esternazioni, in particolare quelle risalenti all’era di Berlusconi e al governo Conte I. Ciononostante, se la Germania avesse un approccio più articolato alla politica, all’economia e alla società italiana e una certa dose di autocritica, non soltanto si assicurerebbe una maggiore credibilità ma sarebbe anche legittimata nella sua la richiesta di un analogo trattamento da parte italiana. Essere più onesti gli uni con gli altri sarebbe un ottimo inizio. 21 Nelle scuole di molti Stati federati tedeschi l’italiano come seconda lingua è stato scalzato dallo spagnolo e addirittura dal cinese mandarino. Sempre più spesso anche il francese si ritrova al terzo posto dopo queste due lingue. CONTINUEREMO NEL SOLITO MODUS VIVENDI O C’È LA POSSIBILITÀ DI UN NUOVO RINASCIMENTO? PROSPETTIVE PER UNA COLLABORAZIONE ITALO-TEDESCA Tra i cittadini italiani e tedeschi molti auspicano una più stretta collaborazione tra i due Paesi: si è espresso a favore l‘87% degli italiani e il 76% dei tedeschi(FES 2021: 19). Nell’ottobre del 2016, già prima della crisi pandemica, uno studio della fondazione Körber aveva rilevato che la maggioranza della popolazione tedesca(il 71%) auspicava una collaborazione bilaterale più solida con l’Italia. Il tandem franco-tedesco come unica forza propulsiva dello sviluppo dell‘UE non godeva più di molta fiducia, mentre veniva attribuita grande importanza ad una cooperazione allargata degli Stati fondatori dell’Unione Europea(Körber Stiftung 2016: 5). Negli ultimi anni anche i buoni rapporti tra i Capi di Stato di Germania ed Italia sono stati un elemento di grande stabilità, che recentemente ha fornito nuovi stimoli alla cooperazione intercomunale e interregionale. Non è affatto detto, però, che tutto ciò dia origine ad un nuovo Rinascimento delle relazioni italo-tedesche, anche se i presupposti affinché si realizzi sono più favorevoli di quanto non siano stati da molto tempo. Mario Draghi dà nuovo slancio alla politica europea – ed effettivamente le persone(e ancor più le personalità) possono davvero fare la differenza. In questo momento i soggetti politici in campo si sono riavvicinati anche per quanto riguarda i loro valori. Che da questo possano trarre beneficio anche le relazioni italo-tedesche? Grazie al programma NGEU si è avuta anche una trasformazione, perlomeno temporanea, del quadro della cooperazione bilaterale. Si stanno modificando in positivo le percezioni che i due Paesi hanno l’uno dell’altro e va sottolineato che nel 2021 la fiducia degli italiani nei confronti della Germania è tornata al 52%(FES 2021: 13), probabilmente grazie al cambiamento di rotta che, nel contesto del programma di rilancio europeo, il Governo Federale ha operato nelle politiche fiscali. Durante la pandemia, inoltre, più di 40 pazienti Covid italiani sono stati curati nei reparti di terapia intensiva tedeschi, e questa forma di solidarietà attiva è certamente rimasta impressa nella memoria collettiva, soprattutto a seguito dell’impegno della Germania a favore del piano di rilancio europeo, che non è stato un mero gesto simbolico ma ha prodotto un vero e proprio cambio di rotta. Sono questi sviluppi che adesso è fondamentale rafforzare da entrambe le parti. È soprattutto nello Stivale che si deciderà il futuro del programma NGEU, non fosse altro che per via della rilevanza economica dell’Italia e delle grandi risorse economiche messe in campo; perciò la Germania ha un interesse diretto nel successo della politica di riforme portata avanti dal governo Draghi. Malgrado culture ed esperienze economiche diverse e malgrado approcci differenti alle politiche fiscali e monetarie, gettare un ponte al di là delle Alpi è possibile(Liermann Traniello/ Mayer/Papadia/Scotto 2021). Ma anche al di là delle questioni socioeconomiche c’è uno spazio aperto a possibilità nuove, da riempire di progetti, e ci sono relazioni da consolidare: ogni canale va sfruttato per costruire relazioni stabili e creare reti con le quali ammortizzare, affrontare tempestivamente e far rientrare dissonanze politico-mediatiche e Germania e Italia – un rapporto trascurato 9 nuove crisi, così come avviene nel rapporto franco-tedesco. Perché dietro l’angolo ci aspettano conflitti vecchi e nuovi, tra cui quello che nascerà dal forte desiderio di parte della politica tedesca di fare rapidamente ritorno a quelle regole di bilancio dell’Unione Europea e dell’Eurozona per ora sospese a causa della pandemia – per quanto sembrerebbe trattarsi di una prospettiva poco realistica. Il Patto di Stabilità e Crescita risulta di fatto superato nel momento in cui, a seguito della crisi pandemica, quasi tutti gli Stati membri si sono scostati parecchio da quella che era la soglia del debito(il 60% del PIL annuale; per il 2021 si prevede che la media dell’Eurozona supererà il 100% del PIL). Italia e Francia hanno già avviato un dibattito su una nuova politica di responsabilità fiscale che non si riduca ad un mero calcolo del rapporto debito/ PIL. A tal proposito l’ipotesi espressa nel novembre 2020 dal Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli – cancellare il debito pubblico italiano e rendere permanenti gli Eurobond – non è stata che un assaggio(La Repubblica, 14/11/2020). Una delle proposte concrete in direzione di una maggiore flessibilità di bilancio sulle quali potrebbe essere possibile trovare una mediazione, è forse l’esclusione dal bilancio degli investimenti a tutela del clima. Si tratta di un settore che, come quello delle infrastrutture e quello della digitalizzazione, avrà immensa necessità di investimenti a lungo termine, ovvero anche successivamente alla conclusione del programma NGEU. Le conseguenze più gravi della pandemia, come gli elevati debiti sovrani e gli elevati tassi di disoccupazione, non svaniranno tanto presto: saranno perciò necessarie politiche monetarie e fiscali che vadano oltre l’orizzonte temporale stabilito fin qui. A questo proposito è proprio alla Germania che si richiede di intervenire, nel suo stesso interesse e in quello dell’Europa tutta:»Under current conditions, it is crucial to continue active fiscal policy at least until 2023 to support the post-pandemic recovery. It is also important that Germany maintains an active fiscal policy for as long as possible. A quick return of the largest economy in the Eurozone to normal growth rates could help other member states«(Tokarski/Wiedmann 2021: 6). La realizzazione di quanto auspicato, nonché di una maggiore convergenza a lungo termine, anche al di là del programma NGEU, tra gli interessi tedeschi e quelli italiani(la popolazione italiana ritiene che il problema più importante da risolvere sia quello dello sviluppo economico, mentre i tedeschi ritengono che sia la pandemia da Covid-19, Demos& Pi 2021a: 10 22 ), dipenderà tra l’altro dagli orientamenti politici ed economici, ed in particolare di politica fiscale, della nuova coalizione di governo tedesca nonché dal risultato delle presidenziali francesi dell’aprile del 2022. Riuscire a costruire nuovi interessi condivisi in questo momento storico volto al superamento della crisi dovuta alla pandemia sarà decisivo per gli sviluppi futuri delle relazioni bilaterali e per il contributo che i due Paesi sapranno dare al processo dell’integrazione europea. L’imperativo attuale è sfruttare la simmetria della crisi del Covid-1­ 9 e far sì che, attraverso una lotta comune 22 Il 26% degli intervistati italiani si dichiara soddisfatto dell’andamento dell’economia del proprio paese, mentre a dare un giudizio positivo della situazione del mercato del lavoro è il 30%. In Germania entrambe le posizioni sono sostenute dal 56% degli intervistati; per quanto riguarda l’atteggiamento nei confronti dell’immigrazione, non si registrano differenze di rilievo tra i due Paesi(Demos& Pi 2021a: 13ss.). e solidale, si eviti l’ulteriore inasprimento delle asimmetrie esistenti. L’Italia ha dichiarato che Germania e Francia sono i partner più importanti con cui collaborare ed è probabile che nel primo semestre del 2022 sottoporrà a Berlino un piano d’azione. Viste le convergenze di contenuti, gli interessi comuni e i valori condivisi, sembra che vi avranno un ruolo di rilievo le questioni della digitalizzazione, delle politiche climatiche ed industriali, delle migrazioni e dei mutamenti demografici, della politica estera e della sicurezza, nonché dello stato di diritto all’interno dell’Unione Europea. Roma auspica una collaborazione stretta e strutturata, rispetto alla quale non vengano stabiliti soltanto principi e strumenti, ma anche un programma di lavoro annuale da sottoporre a sua volta ad un monitoraggio bilaterale. Al momento l’Italia sta negoziando con la Francia un accordo di questo tipo, ad oggi noto come»Trattato del Quirinale«, e si potrebbe arrivare alla firma entro il 2021. Si tratta di un chiaro segnale di miglioramento nelle relazioni italo-francesi, che non sono semplici, ma che potrebbero ora trasformarsi in un rapporto privilegiato. L’Italia vorrebbe concludere un accordo simile anche con la Spagna. Se l’Italia ha già stabilito la propria linea all’interno dell’Unione Europea, la Germania è ancora intenta ad elaborarla e dovrà rispondere al più presto ai tentativi di avvicinamento di Roma, tra cui il»grande vertice« che l’Italia auspica da tempo. Per ora, quantomeno, sono tornati ad aumentare gli scambi dietro le quinte, relativi anche alla presidenza italiana del G-20 e al vertice che si terrà appunto a Roma a fine ottobre 2021. Per quanto riguarda la campagna elettorale tedesca, invece, non si è visto chissà quale entusiasmo filoeuropeo, per usare un eufemismo. Sembra piuttosto che la linea tedesca in Europa emergerà soltanto dalle negoziazioni per la formazione della coalizione di governo. Di conseguenza a Bruxelles si registra un vuoto politico che, anche in considerazione della presidenza francese del Consiglio Europeo nel primo semestre del 2022, non è d’aiuto. Per quanto riguarda le politiche fiscali, nel dopo elezioni gli occhi sono puntati su Verdi e FDP: i primi vorrebbero rivedere il principio del»pareggio di bilancio«, in modo da favorire maggiori investimenti a lungo termine e, a livello europeo, sembrano essere aperti a nuove alleanze che vadano oltre il tandem franco-tedesco; i secondi invece hanno finora rifiutato l’idea di modificare le regole relative al debito pubblico, sia a livello nazionale che a livello europeo. Per l’Unione Europea ne potrebbe conseguire una nuova paralisi. Di conseguenza l’Italia punta molto sui Verdi. Finora, però, per quanto riguarda le politiche economiche, Olaf Scholz sembra piuttosto collocarsi nel solco di Wolfgang Schäuble. Eppure c’è urgentemente bisogno di approcci politici nuovi, poiché:»The high level of debt and the need to relieve the Eurosystem of the task of stabilising it will necessitate a partial post-Corona debt mutualisation. The Eurozone – in its current form as a fiscally decentralised monetary union – is vulnerable to debt crises in its most indebted member countries. Such crises can quickly trigger a domino effect throughout the Eurozone(Tokarski/ Wiedmann 2021: 67). Prevedere i risultati delle elezioni politiche in Italia(che si terranno nel 2023 o prima, se si dovesse andare ad elezioni anticipate) non è possibile in ragione della persistente FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – POLITICA PER L’EUROPA 10 instabilità del sistema politico dello Stivale e della volatilità del suo elettorato, che supera quella di quasi tutte le altre democrazie occidentali. Per questo assume un’importanza tanto maggiore l’elezione del Presidente della Repubblica, che si terrà nel febbraio 2022: infatti, ancora una volta c’è bisogno di una personalità che sappia svolgere un ruolo di mediazione, stabilizzando il sistema politico. La fase di debolezza dei partiti italiani fa gioco a Mario Draghi(che anzi l’ha accentuata con la sua persona e le sue politiche), ma prima o poi finirà, e quello di una coalizione di destra continua ad essere uno scenario plausibilissimo per il Paese. È da tempo che si registra un’impennata dei consensi di Fratelli d’Italia, partito della destra nazionalista che è ormai l’unica a fare vera opposizione nel Parlamento italiano. Stando ai sondaggi del settembre 2021, Fratelli d’Italia gode del 20,8% dei consensi ed è la forza politica più forte del paese(Demos & Pi 2021b: 7). La sua leader, Giorgia Meloni, è l’esponente politico che gode di più fiducia dopo Mario Draghi, con il 44,4%(Turco 2021b). 23 Anche un successo che fosse solo moderato dei suoi progetti di riforma potrebbe dare nuovo vigore alle forze antieuropee, proprio perché le aspettative nutrite, dentro e fuori dall’Italia, nei confronti del governo Draghi sono altissime. E la caduta sarebbe pari all’altezza delle aspettative. Perciò, cogliere l’attimo e portare avanti la cooperazione con l’Italia è ad oggi più importante che mai. 23 Ha superato di gran lunga anche l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che gode di ampi consensi(il 35,5% di fiducia). Germania e Italia – un rapporto trascurato 11 Bibliografia Argenta, Luca(2021): Italien, Labor der Demokratie?, Roma, marzo 2021, https://library.fes.de/pdf-files/bueros/rom/17485.pdf. Bolaffi, Angelo(2009): Eine unendliche Geschichte als Fortsetzungs­ roman?, in: Rusconi, G. E., Schlemmer, T.,& Woller, H.(ed.): Schleichende Entfremdung? Deutschland und Italien nach dem Fall der Mauer. Monaco: Oldenbourg Wissenschaftsverlag, 35–42. 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Ancora oggi legata all’eredità di colui da cui prende il nome, si impegna per i valori fondamentali della democrazia sociale: libertà, giustizia, solidarietà. Ha stretti legami con la socialde­ mocrazia e i sindacati liberi. La FES promuove il progresso della socialdemocrazia, in particolare tramite: – formazione politica mirata al rafforzamento della società civile; – think tank; – cooperazione internazionale con la sua rete di sedi estere in più di 100 Paesi; – promozione dei talenti con borse di studio; – cura della memoria collettiva della democrazia sociale con archivi, biblioteche e tanto altro ancora. EDITORE © 2021 Friedrich-Ebert-Stiftung Italia Dr. Tobias Mörschel Le posizioni espresse in questa pubblicazione non sono necessariamente condivise dalla Friedrich-Ebert-Stiftung e dalle organizzazioni partner della presente pubblicazione. L’uso commerciale del materiale pubblicato dalla Friedrich-E­bertStiftung(FES) è concesso solo previa autorizzazione scritta da parte della FES. Copertina: zooropa – shutterstock.com Grafica: www.bergsee-blau.de Impaginazione: Petra Strauch EUROPA Germania e Italia – un rapporto trascurato Siamo di fronte ad un nuovo inizio? L’Italia, oggi, è in voga. Con il governo Draghi e il programma europeo di ricostruzione NextGenerationEU, per il cui successo saranno decisivi anche i risultati conseguiti nello Stivale, il Paese è al centro dell’attenzione politica e mediatica europea. Dopo anni in cui l’Italia, nella narrazione ricorrente, costituiva il»caso problematico« dell’UE, ora si magnificano le sue gesta e se ne celebra anticipatamente la resurrezione economica e politica. Entrambe le narrazioni sono approssimative. La ripresa e il processo di riforma sono ancora agli inizi, ci sono ancora forti forze anti-UE e il rapporto politico tra Germania e Italia è decisamente complicato dopo anni di scellerata trascuratezza. La mancanza di comprensione, i pregiudizi e il fallimento della comunicazione hanno lasciato tracce e oscurato molti punti in comune. L’articolo mostra cosa sta affliggendo le relazioni italo-tedesche da troppo tempo e perché, in questa situazione storica, è necessaria una svolta decisiva nelle relazioni bilaterali al fine di migliorare durevolmente la cooperazione e quindi anche far progredire l'integrazione europea. Il prossimo governo federale è chiamato ad avvicinarsi all’Italia. https://italia.fes.de/