Sofia Ventura Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia Un partito personalizzato tra destra estrema e destra radicale Sofia Ventura Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia DAL MOVIMENTO SOCIALE AD ALLEANZA NAZIONALE AL PDL 2 UN NUOVO PARTITO 3 DA PARTITO MARGINALE A PROTAGONISTA DEL SISTEMA POLITICO ITALIANO 3 L’ELETTORATO 5 GIORGIA MELONI, UNA LEADERSHIP MEDIATICA 5 TRA DESTRA ESTREMA E DESTRA RADICALE 6 IL NETWORK INTERNAZIONALE 8 LEGA E FDI, DUE PARTITI DI DESTRA RADICALE, SIMILI, MA NON IDENTICI 9 CONCLUSIONI: GIORGIA MELONI AL GOVERNO 9 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG 2 Giorgia Meloni è la prima donna in Italia a ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio. Ed è il primo Presidente del Consiglio a provenire dalla storia del post-fascismo italiano. »Alla fine ce l’abbiamo fatta. Con Fratelli d’Italia al riparo da ogni rischio di estinzione – a prescindere dalla possibile legge elettorale – , siamo riusciti nella difficile e motivante impresa di mettere in sicurezza la storia della destra italiana. In questi anni moltissime persone cresciute nelle sezioni del MSI e di AN mi hanno fermata, stringendomi le mani, con gli occhi lucidi: ›Grazie Giorgia‹«. Con queste parole, che si ritrovano nella sua autobiografia( Io sono Giorgia) del 2021, la leader di Fratelli d’Italia(FdI) rendeva esplicito il significato che lei stessa aveva attribuito alla creazione del suo nuovo partito, ovvero ridare esistenza politica a una destra che riconoscesse le radici del post-fascismo italiano, rappresentato dal Movimento Sociale Italiano(MSI), sorto nel 1946, poi trasformatosi in Alleanza Nazionale(AN) nel 1995. La fusione di AN con il partito di Silvio Berlusconi, Forza Italia, nel 2009, per dare vita al Popolo delle Libertà(PDL), nelle intenzioni dell’allora leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, avrebbe dovuto completare il percorso di trasformazione della destra verso posizioni liberal-conservatrici, cominciato con la creazione di AN. Tale fusione, in realtà, lasciò scontenti molti ex militanti e dirigenti provenienti dal Movimento Sociale Italiano, uno scontento che sarà poi capitalizzato da Giorgia Meloni. Alle elezioni legislative del 1992, tuttavia, il Movimento, a quel punto guidato dal delfino di Giorgio Almirante, Gianfranco Fini, mantiene la sua forza elettorale, a fronte di segnali che indicano una crisi dei partiti tradizionali, in particolare la Democrazia Cristiana e l’erede del Partito comunista, ovvero il Partito democratico della Sinistra(PDS). In quegli anni si sta diffondendo in Italia un forte sentimento antipolitico, contestuale a una sempre minore capacità dei governi di esercitare con efficacia il loro ruolo e del vertiginoso aumento del debito pubblico. È un famoso politologo conservatore, Domenico Fisichella, che lancia allora l’idea di un nuovo ›rassemblement‹ a destra, da contrapporre ai partiti della sinistra. Nel frattempo, a Roma, Fini si candida alle elezioni per la carica di sindaco, con il sostegno dell’allora tycoon Silvio Berlusconi, che l’anno successivo, il 1994, darà vita al nuovo partito di Forza Italia. A quelle elezioni(1993), Fini, pur perdendo, ottiene comunque un risultato significativo, giungendo a raccogliere al secondo turno il 46,9% dei consensi. È importante ricordare, a questo proposito, che nel 1993 era stata introdotta per i comuni italiani l’elezione diretta del sindaco e che quella nuova modalità, almeno per diversi anni, ebbe l’effetto di favorire l’emergere di nuove personalità sulla scena politica. In occasione di quelle elezioni Fini lanciò un nuovo messaggio agli elettori, ovvero che era giunto il momento di creare una nuova formazione di centro-destra per contrapporsi alla sinistra. DAL MOVIMENTO SOCIALE AD ALLEANZA NAZIONALE AL PDL Il Movimento Sociale Italiano sorse subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il 26 dicembre 1946. Dal punto di vista ideologico, questo partito si rifaceva al»fascismo di sinistra« proprio della Repubblica Sociale Italiana(RSI), lo stato fantoccio guidato da Mussolini tra il 1943 e il 1945, durante l’occupazione tedesca. I suoi fondatori, infatti, avevano avuto ruoli nella RSI. Tra questi Giorgio Almirante, la figura con la quale tutt’oggi è ancora identificato il Movimento Sociale, e che fu segretario del partito tra il 1947 e il 1950 e il 1969 e il 1987. L’MSI rimase al margine del sistema per tutta la sua vita, nonostante un parziale disgelo dei suoi rapporti con gli altri partiti a partire dagli anni Settanta. Con un consenso che si aggirò costantemente intorno al 5 per cento, esso rappresentò sempre, durante gli anni della cosiddetta ›Prima Repubblica‹(1945–1993), la destra antisistema, in un sistema politico caratterizzato dalla presenza centrale della Democrazia Cristiana, perno di tutti i governi di coalizione, e dal più forte partito comunista dell’Europa occidentale. Accanto a una visione anticapitalista e antiliberale, favorevole a un modello di rappresentanza di tipo corporativo, il Movimento Sociale Italiano si caratterizzava per una posizione risolutamente anticomunista e critica nei confronti del sistema dei partiti esistente. Anche se, al suo interno, fu sempre presente una tendenza minoritaria, più tradizionalmente conservatrice e aperta verso l’Occidente. Sino all’inizio degli anni Novanta, il partito sarà comunque sempre caratterizzato da una incapacità di reale rinnovamento e rimarrà un attore politico privo di una reale influenza sul sistema politico italiano. L’occasione per la formazione di questo nuovo schieramento si presenta nel 1994. Il sistema politico italiano è sottoposto a diverse sfide. Nel 1993 è approvata una nuova legge elettorale quasi-maggioritaria, dietro la spinta di un referendum per abolire il precedente sistema proporzionale, il cui successo segnala il profondo desiderio di cambiamento dei cittadini. Nel 1992 si apre il periodo cosiddetto di Mani Pulite, una serie di inchieste sul finanziamento illegale dei partiti che porta alla dissoluzione dei due principali partiti della ›Prima Repubblica‹: la Democrazia cristiana e il Partito socialista. All’inizio del 1994 è convinzione diffusa che le imminenti elezioni anticipate saranno vinte dalla sinistra. La storia, però, prenderà un’altra direzione, grazie alla creazione di Forza Italia e alla sua alleanza al Nord con il partito autonomista di Umberto Bossi, la Lega Nord, e al sud con il Movimento Sociale. Il MSI per quella occasione si presenta con la nuova etichetta di Alleanza Nazionale. Nel gennaio 1995, a Fiuggi, il Movimento Sociale viene sciolto, per dar vita a un nuovo partito, Alleanza Nazionale. Tra le tesi presentate al congresso vi è il riconoscimento del valore dell’antifascismo come fase necessaria per il ritorno dei valori democratici in Italia dopo il ventennio fascista e della necessità di conciliare nella cultura politica della destra i valori dell’autorità e della libertà, oltre alla negazione di ogni forma di razzismo e antisemitismo. Da allora AN si presenterà costantemente alle elezioni in alleanza con Forza Italia, sino alla fusione nel nuovo partito, del quale Berlusconi prende la guida, il Popolo delle Libertà. In quegli anni, e in particolare a partire dagli anni Duemila, Gianfranco Fini prende le distanze dal passato fascista e post-fascista in modo sempre più netto, sino a definire, durante il suo viaggio in Israele nel 2002, il fascismo come ›male assoluto‹. Una presa di posizione, quest’ultima, che crea molti malumori nel suo partito. La convivenza tra Fini Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia 3 e Berlusconi, però, si presenta difficile e gli scontri tra i due, con Fini che via via assumerà posizioni sempre più ›liberali‹, in particolare sui diritti civili, porteranno alla separazione nel 2011, con la nascita di un nuovo partito guidato da Fini, Futuro e libertà, che avrà però vita breve. Il fallimento di quella esperienza e problemi giudiziari porteranno, poi, all’uscita dalla scena politica di Gianfranco Fini. Nel novembre 2013 rinasce Forza Italia(Ventura 2012, 244-252). UN NUOVO PARTITO Così come le trasformazioni della destra italiana si inseriscono nei traumatici mutamenti del sistema politico italiano che hanno luogo nei primi anni Novanta, la nascita di Fratelli d’Italia si colloca all’interno dei conflitti che agitano quello stesso centrodestra circa vent’anni dopo. In particolare, il partito oggi guidato da Giorgia Meloni nasce nel dicembre 2012 dalla scissione dal PdL, in seguito a dissidi originati dalla promessa non mantenuta di Silvio Berlusconi di indire nel PdL elezioni per rendere contendibile la sua leadership. Nel marzo 2013, con la formazione del governo di ampia coalizione di Enrico Letta(Partito democratico – PD), inizialmente sostenuto anche da Forza Italia, Fratelli d’Italia si colloca all’opposizione. Già nel 2011, mentre ancora faceva parte del PdL, Meloni aveva affermato che avrebbe votato a favore del governo tecnico di Mario Monti solo per fedeltà al suo partito(Zannellato 2017, 126). Lo stesso nome Fratelli d’Italia, che riprende l’incipit dell’inno nazionale italiano, sottolinea la volontà di rimarcare l’appartenenza nazionale rispetto a quella visione ›globalista‹ che viene imputata all’esecutivo di Monti. la struttura basata su quel radicamento che origina dall’esperienza post-fascista e la stessa concezione che Meloni ha del partito come ›comunità di popolo‹, rendono difficile parlare di un vero e proprio ›partito personale‹, come può essere invece definita Forza Italia. Tuttavia, è indubbio che Fratelli d’Italia sia caratterizzato da una forte personalizzazione. Esso si identifica con la sua leader, che ne costituisce il ›volto‹. Con rare eccezioni, è quasi esclusivamente Meloni che promuove l’immagine del partito sulla scena mediatica. Poche altre sono le figure con una certa notorietà, tra queste la senatrice Daniela Santanché, una nota imprenditrice proveniente da Forza Italia, Ignazio la Russa, co-fondatore del partito. Vi sono poi altre figure che svolgono ruoli significativi, come Francesco Lollobrigida, presidente del gruppo parlamentare di FdI e cognato di Giorgia Meloni, e il senatore Giovan Battista Fazzolari, a capo del Centro Studi del partito e, secondo alcuni attenti conoscitori dell’universo che si sviluppa attorno a Meloni, responsabile di molti sui posizionamenti ideologici e probabile ghost writer. La presenza di pochissime, altre, figure pubbliche e di un ›cerchio magico‹ costituisce, in realtà, la conferma di un alto livello di personalizzazione mediatica e del partito. Coerente con questa personalizzazione fu la scelta, nel 2014 e nel 2017, di eleggere il segretario del partito con una elezione diretta dei simpatizzanti(pur essendo previsto un intervento dei delegati al congresso); in entrambi i casi si trattò di elezioni prive di candidati alternativi(Venturino 2022). Un altro indicatore della personalizzazione del partito è rappresentato dalla scelta, fatta in occasione delle elezioni del 2018, di inserire il nome della leader nel simbolo della lista. FdI non abbandonerà mai il ruolo di opposizione, pur presentandosi di volta in volta alle elezioni locali e nazionali in alleanza con gli altri partiti del centrodestra, anche quando questi si sono trovati a sostenere il governo di turno. Nel 2014 Giorgia Meloni, fondatrice del partito insieme a Ignazio La Russa, importante esponente prima del Movimento sociale e poi di AN, e Guido Crosetto, proveniente da Forza Italia, è eletta presidente del partito; è poi confermata nel 2017. Meloni persegue l’intento di resuscitare AN, dopo il fallimento della fusione con il PdL, che aveva portato, secondo la sua prospettiva, all’annullamento dell’identità del post-fascismo italiano(Paolucci 2014, 117). DA PARTITO MARGINALE A PROTAGONISTA DEL SISTEMA POLITICO ITALIANO L’esordio elettorale di Fratelli d’Italia, alle elezioni legislative del 2013, fu negativo: presentatosi in alleanza con gli altri partiti del centro-destra, alla Camera dei deputati raccolse solo l’1,9 per cento. Cinque anni dopo, nel 2018, pur con un risultato sempre molto modesto, riuscì comunque a superare ampiamente la soglia del tre per cento prevista dalla nuova legge elettorale introdotta nel 2017(un sistema misto, prevalentemente proporzionale), ottenendo il 4,35 per cento. Il nuovo partito rimane per alcuni anni marginale nel panorama politico, anche se progressivamente è in grado di estendere la sua presenza su una porzione crescente di territorio: già alle elezioni comunali del 2016 è presente con propri candidati nel 56,2 per cento dei comuni(Fava 2017, 16). Militanti e dirigenti, come spiegato dalla stessa Meloni, provengono in buona parte dall’esperienza del Movimento Sociale e di Alleanza Nazionale, ai quali il partito deve il proprio radicamento territoriale 1 La leadership di Meloni costituisce un tratto caratterizzante del partito, anche se proprio 1 G. Diamanti, Il posizionamento di Fratelli d’Italia, 26 maggio 2018, https://www.youtrend.it/2018/05/26/blog-il-posizionamento-di-fratellid-italia-giorgia-meloni/. Da allora il partito di Giorgia Meloni ha conosciuto una crescita costante. Alle elezioni europee del 2019, che vedono Meloni capolista in tutte le cinque macro-circoscrizioni del territorio italiano, Fratelli d’Italia raggiunge il 6,4 per cento e conquista sei seggi al Parlamento europeo. I risultati nelle singole circoscrizioni evidenziano un radicamento del voto al Sud leggermente più significativo(il 7,5 per cento, il 7,2 per cento nelle isole, Sicilia e Sardegna). Ma il 2019 è un anno positivo per FdI anche grazie alle elezioni regionali. In febbraio riesce a far eleggere il suo primo presidente di Regione in Abruzzo, in alleanza con la Lega di Matteo Salvini e Forza Italia, e vede crescere il suo consenso in diverse FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG 4 Grafico 1 Il consenso di Fratelli d’Italia misurato dai sondaggi, settembre 2019 – marzo 2022 25 20 15 10 6,1 5 14,0 14,7 15,5 10,8 9,3 0 ago-19 nov-19 Fonte: elaborazione dati da Euromedia Research gen-20 mag-20 ott-20 gen-21 19,1 set-21 21,4 mar-22 altre regioni(Sardegna, Basilicata, Piemonte) 2 . Nel settembre 2020 conquista con un proprio candidato, e in alleanza con Lega, Forza Italia e alcune liste civiche, la guida della Regione Marche. La lista»Giorgia Meloni per Acquaroli – Fratelli d’Italia« raggiunge il 18,66 per cento. Alle successive elezioni comunali dell’ottobre 2021 la crescita di FdI costituisce uno dei dati politici più significativi: nei comuni del Centro Nord (la zona rossa, ovvero la zona dove era stata tradizionalmente dominante la sinistra) e del Sud raccoglie mediamente più dell’11 per cento e il 10,9 per cento al Nord 3 . Da allora i sondaggi hanno registrato un aumento crescente del consenso del partito, fino a farlo risultare il primo partito italiano. È importante sottolineare come quell’andamento crescente sia stato speculare al calo costante della Lega di Matteo Salvini a partire dall’autunno 2019, dopo la rottura dell’alleanza con il Movimento Cinque stelle e la conseguente caduta del governo ›giallo-verde‹ 4 . Da allora Salvini ha mostrato un volto indeciso e posizioni contraddittorie, che si sono successivamente manifestate in modo plateale nei due anni, 2020 e 2021, dominati dalla pandemia da Sars-CoV-2, e in modo ancor più accentuato a partire dal febbraio 2021, quando il leader della Lega accetta di far parte della grande coalizione guidata dall’ex banchiere centrale Mario Draghi, esibendo un atteggiamento ondivago ›di lotta e di governo‹. Meloni, da parte sua, negli anni della pandemia, pur non rinunciando alle polemiche nei confronti dei governi in carica 5 e dell’Unione europea e allo sfruttamento delle sue tradizionali tematiche(come l’immigrazione), mantiene un 2 A. Vernetti, Il 2019 dei partiti: l’ascesa di Fratelli d’Italia, 30 dicembre 2019, https://www.youtrend.it/2019/12/30/il-2019-dei-partiti-lascesadi-fratelli-ditalia/ 3 D. Angelucci, D. Vittori, La partita elettorale è aperta. E(probabilmente) si giocherà al Sud, CISE, 12 ottobre 2021, https://cise.luiss.it/cise/2021/10/12/ la-partita-elettorale-e-aperta-e-probabilmente-si-giochera-al-sud/ 4 Anche conosciuto come Conte I: guidato da Giuseppe Conte, durò dal giugno 2018 all’agosto 2019, sostenuto da Lega e M5S. 5 Conte II, settembre 2019 – gennaio 2021, sostenuto dal Partito democratico e dal Movimento 5 Stelle; Draghi, sostenuto da Lega, Forza Italia, Partito democratico, e partiti minori del centro e della sinistra. atteggiamento più ragionevole e, almeno apparentemente, responsabile 6 . Inoltre, FdI può sfruttare in modo coerente la sua costante collocazione all’opposizione, a scapito degli altri partiti di centrodestra, Lega e Forza Italia. Una posizione che gli consente di attrarre il voto di quell’elettorato fluttuante, non particolarmente legato a specifici partiti, ma animato da un sentimento di scontento nei confronti della situazione del paese e dei suoi governanti(Bordignon e Ceccarini 2021, 57). Lungo tutto il 2022 i sondaggi registrano un favore crescente per il partito di Meloni, favore che è confermato dal risultato delle elezioni anticipate del 25 settembre. Seguite alle dimissioni del governo Draghi dopo che il Movimento 5 Stelle, la Lega e Forza Italia avevano deciso di non confermargli la fiducia, quelle elezioni aprono la strada al primo governo italiano sostenuto da una maggioranza populista di destra. La coalizione della destra ottiene nel suo insieme il 43,8 per cento dei voti, contro il 26,1 per cento della coalizione di centrosinistra. Fratelli d’Italia è il primo partito della coalizione (e italiano) con il 26 per cento, seguito dalla Lega(8,77 per cento) e Forza Italia(8,11 per cento). Nel suo insieme la coalizione ottiene la maggioranza dei seggi sia alla Camera dei deputati sia al Senato. Tuttavia, a causa della legge elettorale(proporzionale per due terzi e maggioritaria ad un turno per un terzo) e della distribuzione delle candidature nei seggi uninominali tra i partiti della coalizione, Lega e Forza Italia sono risultate sovrarappresentate rispetto alla loro forza effettiva(rispettivamente 67 e 44 seggi alla Camera, su un totale di 400 seggi, e 29 e 18 seggi al Senato, su un totale di 200 seggi). Fratelli d’Italia domina la coalizione, ma con un numero di seggi proporzionalmente inferiore alla sua forza effettiva: 119 deputati e 66 senatori. Pur in un contesto di diminuzione dell’affluenza al voto(dal 72,9 per cento del 2018 al 63,9 per cento del settembre 2022), Fratelli d’Italia ha moltiplicato i propri voti in termini assoluti, passando da un milione e quattrocentomila voti nel 2018 a sette milioni e duecentomila voti alle ultime consul6 S. Ventura, Die Profiteure Der Angst? Rechtspopulismus und die COVID19-Krise in Europa. Italien, http://library.fes.de/pdf-files/bueros/rom/16947. pdf Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia 5 tazioni. Al tempo stesso, tutti gli altri principali partiti(Lega, Forza Italia, M5s e Partito democratico) hanno perso voti 7 . centrodestra, ma ha anche superato la Lega in diverse sue roccaforti del Nord 9 . L’ELETTORATO La capacità di attrazione del partito di Giorgia Meloni sull’elettorato della Lega è confermata da diverse analisi. Ad esempio, secondo i dati dell’Istituto Ipsos, pubblicati alla fine del 2021 8 , all’interno del campione degli intervistati, il 25,5 per cento di coloro che nel 2019 avevano votato per la Lega, nel dicembre del 2021 dichiaravano di essere intenzionati a votare per Fratelli d’Italia. La stessa analisi rivelava anche una certa capacità di attrazione verso gli elettori di Forza Italia: il 13 per cento. Secondo lo stesso studio, la composizione sociodemografica dell’elettorato di Fratelli d’Italia non presenta caratteristiche radicalmente diverse dalla media degli elettori, anche se alcune specificità sono riscontrabili. Ad esempio, il partito di Meloni è sottorappresentato nella fascia di età più bassa, dai 18 ai 34 anni(16 per cento contro il 20,9 di tutti gli elettori) e sovra rappresentato nella fascia di età tra i 50 e i 64 anni (35 per cento contro 26,8 per cento). Un dato che può forse spiegarsi col fatto che il voto di ›scontento‹ tra i più giovani è raccolto principalmente dal Movimento 5 Stelle, un partito ›nuovo‹ e non legato al passato post-fascista. Inoltre, come la Lega, FdI è sottorappresentato tra i laureati(13 vs 16,6), che invece sono sovra rappresentati nei partiti della sinistra e del centro. Per quanto concerne la condizione professionale, è interessante osservare una non marginale sovra rappresentazione di artigiani, commercianti e in generale lavoratori autonomi(10 vs 6,7) ma anche di impiegati e insegnanti(19 vs 16,7), ovvero il ceto medio. Tuttavia, la presenza del voto di Fratelli d’Italia è significativa anche tra gli operai, che rappresentano il 17 per cento di quanti dichiarano di votare per il partito di Meloni, contro il 16,7 della media degli elettori. L’avanzata di FdI al Nord è proseguita in occasione delle elezioni del 25 settembre. Qui, a fronte di un aumento di voti rispetto al 2018 a livello nazionale del 407,3 per cento, l’incremento è stato del 516,2 per cento. Incremento che è stato molto rilevante anche nelle ex zone rosse(484,6 per cento) 10 . Le analisi dei flussi di voto tra i partiti in alcuni grandi capoluoghi di provincia, inoltre, hanno confermato che la gran parte dei nuovi consensi di FdI proviene dalla Lega e da Forza Italia. Tuttavia, non è irrilevante l’apporto di ex elettori del Pd e del M5s(in tutto mediamente tra un quarto e un quinto del totale dei voti ricevuti da Fratelli d’Italia) del 2018. Elettori che in buona parte erano transitati verso la Lega in occasione delle elezioni europee del 2019, per poi passare a FdI nel 2022 11 . Caratteristiche più marcate dell’elettorato di Fratelli d’Italia, infine, si ritrovano se si osserva il posizionamento lungo l’asse destra-sinistra e la sensibilità a certe tematiche. Dai risultati dello studio di Bordignon e Ceccarini(2021) su dati ITANES relativi al periodo 2016–2020, gli elettori più di lunga data di questo partito 12 condividono un atteggiamento anti-immigrazione ed euroscettico. Tuttavia, la correlazione tra la probabilità di un voto stabile per FdI e questi atteggiamenti si indebolisce se si inserisce come variabile di controllo il posizionamento politico, che è in questo caso orientato verso l’estrema destra. Ciò sembra confermare, secondo i due autori, la rilevanza dell’eredità dei partiti dai quali FdI discende. Molto significativo tra gli elettori più recenti è l’atteggiamento anti-elitista, tipico della mentalità populista, anche se rimane rilevante l’avversione verso l’immigrazione (Bordignon e Ceccarini 2021, 55). GIORGIA MELONI, UNA LEADERSHIP MEDIATICA Molto interessante è anche la distribuzione geografica. Dai dati proposti dall’analisi, infatti, emerge una distribuzione non molto dissimile dalla media, con addirittura una sovra rappresentazione del voto settentrionale e del Centro-Nord e una sottorappresentazione nel Sud e nelle Isole. Questo dato sembra coerente con i valori relativi ai risultati delle elezioni comunali dell’ottobre 2021 sopra citati e testimonia di uno sviluppo del voto per Fratelli d’Italia geograficamente trasversale, che si distacca da quel maggiore radicamento nel meridione che era stato tipico della destra del Movimento Sociale e di Alleanza Nazionale. Questa ›nazionalizzazione‹ del voto per Fratelli d’Italia è stata confermata dalle elezioni amministrative del giugno 2022. Come evidenziato dal Centro Italiano Studi Elettorale(CISE) della Luiss, il partito di Meloni non solo ha confermato il suo avanzamento rispetto alle consultazioni elettorali precedenti e il predominio nel 7 N. Maggini, Perdite e guadagni dei principali partiti. Solo FdI guadagna voti, CISE, 28 settembre 2022, https://cise.luiss.it/cise/2022/09/28/perditee-guadagni-dei-principali-partiti-solo-fdi-guadagna-voti/ 8»Corriere della Sera«, 21 dicembre 2021. Il successo di Fratelli d’Italia non può essere disgiunto dalla figura di Giorgia Meloni e dalla sua capacità di costruirsi un’immagine popolare, di leader decisa e coerente e al tempo stesso, almeno presso una parte dell’elettorato, sufficientemente rassicurante. Meloni entra in politica giovanissima. Nata nel 1977, a quindici anni, nel 1992, entra nel Fronte della Gioventù, 9 R. D’Alimonte, Partiti e coalizioni: come va decifrato il voto delle amministrative, CISE, https://cise.luiss.it/cise/2022/06/18/partiti-e-coalizioni %e2%80%89-come-va-decifrato-il-voto-delle-amministrative/ 10 N. Maggini, Perdite e guadagni dei principali partiti. Solo FdI guadagna voti, cit. 11 S. Vassallo, R. Vignati, Elezioni 2022, I flussi di voto rispetto alle politiche del 2018 e alle europee del 2019, Istituto Cattaneo, 27 settembre 2022, https://www.cattaneo.org/wp-content/uploads/2022/09/2022-09-27_ flussi.pdf 12 Seguendo l’analisi di Bordignon e Ceccarini(2021) alla quale si fa qui riferimento, questi elettori( loyal) sono coloro che già si dichiaravano elettori di FdI già nel 2016. Quelli più recenti( incoming) si sono dichiarati elettori di FdI solo nel 2020. FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG 6 il movimento giovanile dell’MSI. Nel 1996 comincia la sua militanza in AN. Dopo essere stata consigliera della Provincia di Roma tra il 1998 e il 2002, nel 2004 è eletta presidente di Azione Giovani, movimento giovanile di AN. Nel 2006 diventa deputata ed è subito nominata vicepresidente della Camera. Nel 2008 entra a far parte del IV governo Berlusconi (2008-2011) come ministro della Gioventù. Come lei stessa riconosce nella sua autobiografia, fu Gianfranco Fini che la scelse per entrambi i ruoli. Non seguì, però, Fini nella sua rottura con Berlusconi e nella creazione di Futuro e Libertà, rimanendo fedele al Pdl, dal quale, poi, si allontanò nel 2012 per creare il suo nuovo partito(Meloni 2021) 13 . Sin dal suo esordio come fondatrice e poi leader di FdI, Meloni diventa protagonista dei principali talk show della televisione pubblica e privata. Giovane, graziosa, con un piglio deciso e una notevole parlantina, sempre pronta a sostenere le sue tesi granitiche e mai timorosa dello scontro, è un personaggio nuovo, che buca lo schermo. La sua presenza mediatica aumenta nel tempo, in particolare negli ultimi anni, quando il suo partito si afferma come un partner cruciale del centrodestra e poi come il partner principale, con un consenso ormai superiore alla Lega di Salvini. Intenso è anche l’uso dei social network, come Facebook, Twitter e Instagram, attraverso i quali Meloni trasmette i suoi messaggi politici e al tempo stesso costruisce la sua immagine(Mazzoleni e Bracciale 2018; Milazzo 2020). La leader di FdI è il primo politico italiano ad aprire un account su Instagram. Qui utilizza per lo più immagini che comunicano forza e determinazione e che inserisce nell’immaginario pop. Al tempo stesso privilegia messaggi informativi, istituzionali e legati ad eventi, mentre dedica minor spazio, a differenza di altri leader, alla vita privata(Moroni 2019). Tuttavia, nei tempi più recenti anche Meloni comincia a sfruttare la dimensione privata e il racconto di sé come persona, ovvero quella che è stata definita l’ intimate politics. È, in particolare, con la sua autobiografia del 2021 che si racconta come figlia, madre, compagna. Il racconto rimbalza poi nelle numerose interviste sulla stampa e in televisione. In particolare, sono l’infotainment e le trasmissioni di intrattenimento che le dedicano una rinnovata attenzione, mettendo in primo piano l’aspetto pop e intimo di Meloni. Tralasciando, però, molti dei messaggi più propriamente politici che sono presenti nel suo libro. Attraverso il canale pop, quindi, Meloni offre una immagine accattivante di sé, mentre rimane in ombra la sua prospettiva politico-culturale. Una prospettiva che rivela, tra le altre cose, il permanere di un rapporto ambiguo con il fascismo e il post-fascismo italiani, una visione illiberale e organicistica della società, sulla quale costruisce una lettura reazionaria dei diritti della persona, sempre soggetta alla famiglia e alla comunità, una visione essenzialistica e etnocentrica della nazione, una lettura del Novecento che relativizza i valori emersi dopo la sconfitta del totalitarismo nazional-socialista, 13 Si veda anche: https://www.treccani.it/enciclopedia/giorgia-meloni. la contrapposizione manichea tra popolo ed élite, la lettura complottista della realtà 14 . TRA DESTRA ESTREMA E DESTRA RADICALE Il politologo olandese Cas Mudde(2019, 7) ha distinto tra destra estrema, ostile alla democrazia, e destra radicale, che accetta alcune regole fondamentali della democrazia, ma si oppone ad elementi propri della democrazia liberale, in particolare la tutela dei diritti delle minoranze, la rule of law, la separazione dei poteri. Mentre la prima non si riconosce nell’idea della sovranità popolare, la seconda sì, anche se la interpreta al di fuori delle regole del costituzionalismo. Come ha osservato Caterina Froio(2020) nella prefazione all’edizione italiana al volume di Mudde del 2019, Fratelli d’Italia è tra i partiti che combinano elementi dell’una e dell’altra destra. In particolare, possiamo osservare che FdI mantiene un legame ›affettivo‹ con la storia fascista o perlomeno post-fascista, rispetto alla quale non ha mai realmente fatto i conti. Questo emerge chiaramente dalle affermazioni della sua leader, ma anche da parole e comportamenti di suoi eletti e dirigenti. Alla vigilia delle elezioni del 2018, ad esempio, Meloni stessa, in un evento pre-elettorale a Latina, vicino a Roma, una città creata da Mussolini, si presentò insieme a Rachele Mussolini, nipote di Benito Mussolini, affermando la volontà del suo partito di riportare quel luogo simbolico nella storia della destra italiana(Latza Nadeau 2018). D’altro canto, la leader di Fratelli d’Italia ancora oggi rinfaccia a Gianfranco Fini di aver voluto distruggere il patrimonio della destra italiana(Meloni 2021, 102). Un altro episodio tra i tanti che hanno coinvolto figure locali del partito è quello della cena alla quale, l’anno precedente la sua elezione a Presidente della Regione, Marco Acquaroli partecipò insieme ad altri dirigenti locali e una settantina di militanti di FdI, per celebrare la Marcia su Roma del 1922 organizzata dal Partito Nazionale Fascista, uno degli eventi che precedettero l’ascesa di Mussolini al governo dell’Italia 15 . La fiamma, simbolo del Movimento sociale, oggi campeggia nel simbolo di Fratelli d’Italia. Al tempo stesso, il partito di Meloni presenta molti degli elementi che caratterizzano i partiti della destra radicale e populista contemporanea. Innanzitutto, è rinvenibile la retorica tipicamente populista che contrappone il popolo alle élite (Mudde e Kaltwasser 2017). Sin dall’inizio della sua leadership, Meloni rimarca costantemente la contrapposizione del popolo buono contro le élite che lo danneggiano(Zanellatto 2017, 126). In particolare, nella retorica di Meloni e del suo partito si ritrova quello schema tipico del populismo della destra radicale che si sviluppa attraverso tre tipi di attori: gli 14 S. Ventura, Sicuri di aver letto bene il libro di Giorgia Meloni?, Huffington Post, 21 maggio 2021, https://www.huffingtonpost.it/entry/siete-sicuridi-avere-letto-bene-il-libro-di-meloni_it_60a7ad58e4b0a2568311d753/ 15 Repubblica, 30 ottobre 2019, https://www.repubblica.it/cronaca/ 2019/10/30/news/nazifascismo_alle_celebrazioni_della_marcia_su_roma_i_ vertici_locali_di_fdi-239862151/ Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia 7 insider, il popolo, verso il quale va l’ amore del leader populista; gli outsider, gli altri, gli stranieri, che incutono paura perché minano la sicurezza e gli stili di vita tradizionali; le élite, egoiste, che tradiscono gli interessi della nazione, contro le quali viene riversato un sentimento di rabbia(Levinger 2017). Per Meloni le élite sono soprattutto le élite ›globaliste‹, economico finanziarie, ma anche gli»oscuri burocrati« di Bruxelles. Le une e gli altri capaci di controllare anche i singoli governi. Così, ad esempio, l’ex banchiere centrale Mario Draghi, Presidente del Consiglio italiano dal febbraio 2021, è stato da lei definito un potenziale»novello cavallo di Troia dell’occupazione franco-tedesca dell’Italia«(Meloni 2021). In un tweet del marzo 2019, polemizzando con un piccolo partito centrista che aveva ricevuto finanziamenti dal finanziere ebreo George Soros, affermò:»tenetevi i soldi degli usurai, la nostra forza è il popolo italiano«, riesumando, non si sa quanto consapevolmente, un antico stereotipo antisemita. Le élite, inoltre, sono accusate di aprire le porte agli ›altri‹, gli outsider. In questo caso vediamo in azione contemporaneamente due elementi propri della destra radicale e populista: l’ostilità verso gli immigrati e il complottismo. In più occasioni Meloni ha richiamato la ›teoria della sostituzione‹, il cosiddetto ›Piano Kalergi‹, secondo il quale le élite globaliste favorirebbero l’immigrazione per sfruttare gli immigrati come manovalanza a basso costo, da sostituire ai lavoratori indigeni.»Chi ci guadagna ad abbassare salari e diritti? – ha scritto nel suo libro – Le grandi concentrazioni economiche, ovviamente, gli speculatori finanziari che infatti, guarda caso, finanziano le organizzazioni non governative pro-immigrazione e sostengono le teorie immigrazioniste con il circo del mainstream«. La ›minaccia‹ rappresentata dall’immigrazione è uno dei leitmotiv della propaganda di Fratelli d’Italia, probabilmente il tema che più gli ha consentito di guadagnare consensi (Basile e Borri 2022), in un Paese che ha visto dopo il 2013 aumentare in modo esponenziale l’attenzione dell’opinione pubblica verso la questione 16 . Le proposte più note di Fratelli d’Italia per porre freno all’immigrazione dall’Africa sono quelle di un blocco navale nel Mediterraneo e del divieto per le navi delle ONG che salvano i migranti in mare di attraccare nei porti italiani. Durante i due anni dominati dalla pandemia(2020–2021), Meloni ha costantemente contrapposto gli italiani, trascurati dal governo o costretti a stare chiusi in casa, agli immigrati clandestini, lasciati senza controllo, potenzialmente infetti e favoriti dalle istituzioni rispetto ai cittadini italiani 17 . L’ostilità verso l’immigrazione va di pari passo con quello che è stato definito»welfare chauvinism«, ovvero l’idea che i benefici del welfare state dovrebbero essere limitati a certi 16 J. Dennison, A. Geddes e M. Goodwin, Why immigration has the potential to upend the Italian election, 17 gennaio 2018. https://blogs. lse.ac.uk/europpblog/2018/01/17/why-immigration-has-the-potential-toupend-the-italian-election/ 17 S. Ventura, Die Profiteure Der Angst? Rechtspopulismus und die COVID-19-Krise in Europa. Italien, http://library.fes.de/pdf-files/bueros/ rom/16947.pdf gruppi, in particolare ai nativi di un particolare paese 18 . A questo proposito, Meloni ha sempre sottolineato la necessità di dare la priorità agli italiani nell’accesso ai benefici del sistema sociale(Sondel-Cedarmas 2022, 62). Il welfare chauvinism si inserisce nella più generale concezione ›sovranista‹ nella quale Meloni e FdI si riconoscono e che, a sua volta, rappresenterebbe un modo per dare riconoscimento e voce al’popolo. E che può essere intesa, in termini generali, come la reazione alle trasformazioni innescate dai processi di globalizzazione e di integrazione sovranazionale(Basile e Borri 2022). Meloni e il suo partito, a questo proposito, si sono sempre definiti dei ›patrioti‹. Sul piano economico ciò ha significato, ad esempio, chiedere di tutelare l’economia italiana, difendendo il Made in Italy e proponendo dei dazi per quei paesi che non rispettano le regole su salari, sicurezza e ambiente vigenti in Europa. Al tempo stesso, pur presentandosi come favorevole al libero mercato, con una particolare attenzione verso le piccole imprese, FdI ha proposto aiuti pubblici per le imprese che impiegano personale italiano. Cruciale per la prospettiva sovranista è la difesa dei confini, che è stata soprattutto concepita in relazione all’arrivo dei migranti e ha ricompreso anche l’ostilità verso l’immigrazione da paesi islamici e la denuncia dell’islamizzazione dell’Italia e dell’Europa, oltre che della deriva multiculturalista (Sondel-Cedarmas 2022, 62). È interessante osservare come il sovranismo sia stato anche inteso come strumento di difesa dall’Unione europea e, in particolare, le sue pretese di far rispettare i valori fondamentali dello Stato di diritto in tutti i paesi membri. In più occasioni, infatti, Meloni ha difeso i governi ungherese e polacco nel confronto che essi hanno avuto con la UE proprio su tale questione, sostenendo che l’idea dello Stato di diritto è usata dall’Unione europea come »una spranga di metallo da calare brutalmente sulla testa delle popolazioni ungherese e polacche« per il solo fatto che queste intendono rimanere coerenti con la propria identità nazionale e cristiana(Meloni 2021, 213). D’altro canto, è proprio in relazione al rapporto con l’Unione europea che più compiutamente si definisce la posizione sovranista. Ed è in relazione al rapporto con l’Unione europea che il sovranismo ottiene consenso, se si considera che a partire dalla metà degli anni Novanta, dopo il Trattato di Maastricht, da una posizione di favore verso l’Europa, l’opinione pubblica italiana ha cominciato progressivamente a spostarsi su posizioni sempre più euroscettiche(Brunazzo e Mascitelli 2020). Meloni e FdI si definiscono favorevoli all’Unione europea, anche se in realtà per loro si tratta sempre di un’altra Europa, sia in termini di funzionamento, sia in termini culturali. In termini culturali l’Europa desiderata dovrebbe essere un’Europa fondata su valori tradizionali e cristiani, in altri termini sulla triade ›Dio, Patria e Famiglia‹, dove sono difese ed esaltate le specificità nazionali, opposte alla ›globalizzazione selvaggia‹. Mentre l’Unione esistente è vista come una sorta di ›piano sovietico mirante a distruggere le identità nazionali e religiose‹(Sondel-Cedarmas 2022, 65). Per questo l’idea 18 Dictionary of populism, European Center for Populism Studies, https:// www.populismstudies.org/Vocabulary/welfare-chauvinism/ FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG 8 dell’Unione sostenuta da FdI e Meloni è quella di una Europa dei popoli, una confederazione di popoli, contrapposta all’ ›Europa dei burocrati‹ e ad ogni ulteriore passo verso una Europa federale o anche alla creazione di una Europa a più velocità. Particolarmente severa è anche la posizione verso la Banca centrale europea, tanto da ritenere di dover ridiscutere i rapporti tra la BCE e le banche centrali nazionali, e verso l’asse franco-tedesco. Analogamente a Polonia e Ungheria, inoltre, il partito di Meloni è favorevole al ripristino della superiorità della legge e della Costituzione italiana sulle norme europee. Come la leader francese Marine Le Pen, per realizzare la ›sua‹ Europa ritiene necessaria una radicale revisione dei trattati(Ibidem, 64-70). Per quanto riguarda il giudizio sull’euro, come la Lega, anche Fratelli d’Italia mantiene molte riserve 19 , senza però arrivare a chiedere l’uscita dalla moneta unica. Tuttavia, la sua valutazione sul suo funzionamento appare sostanzialmente negativa. Nel programma per le elezioni europee del 2019, ad esempio, si chiedeva una»compensazione« per gli stati che erano stati danneggiati dall’adozione dell’euro, all’interno della solita prospettiva di ostilità verso l’asse franco-tedesco (»Europa parco giochi di Francia e Germania«) e di interpretazione dell’Unione europea come una istituzione al servizio »del grande capitale, delle multinazionali, delle lobby«. IL NETWORK INTERNAZIONALE La prospettiva euroscettica di Meloni e di FdI è condivisa all’interno del Partito dei conservatori europei(European Conservatives and Reformists party, ECR party), del quale Fratelli d’Italia fa parte. Definibili»euroscettici soft«, i ›conservatori‹ europei uniscono a un deciso atlantismo, al sostegno al libero mercato e a una concezione fortemente tradizionale della società, l’idea di una prevalenza degli stati sull’Unione, che si tratti delle politiche migratorie o della rule of law(Steven e Szczerbiak 2022). In altre parole, stati sovrani tra loro coordinati che beneficiano della libera circolazione di merci e servizi, ma mantengono gelosamente il controllo sulla gran parte delle policy, ad eccezione, come ha ad esempio sostenuto Meloni(Sondel-Cedarmas 2022, 71), della politica estera, della difesa dei confini esterni, della lotta al terrorismo. A proposito della rule of law, è bene ricordare che proprio il partito di governo di uno dei due stati che più hanno avuto scontri con le istituzioni dell’Unione in merito, la Polonia, è il partito più forte del gruppo. Law and Justice (PIS), il partito di Jaroslaw Kaczynski, con i suoi 48 seggi è il partito di gran lunga più numeroso dell’ECR party al Parlamento europeo, seguito da Fratelli d’Italia con otto seggi. Parte del gruppo è anche lo spagnolo Vox, con 4 seggi. Nel definirsi conservatori, i membri dell’ECR si collocano tra il Partito Popolare Europeo e il partito Identità e Democrazia dove siedono, tra gli altri, Matteo Salvini e Marine Le Pen. La definizione delle diverse ›famiglie spirituali‹ lascia sempre 19 M. Tarchi, Le destre radicali e l’Europa, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 9 maggio 2022, https://fondazionefeltrinelli.it/le-destreradicali-e-leuropa/#top ampi spazi all’ambiguità. Quel che è certo è che proprio la presenza di PIS, difeso a spada tratta da Giorgia Meloni, anche se la letteratura che testimonia del mancato rispetto dello Stato di diritto in Polonia è ormai vastissima, ci dice che certamente non si tratta di un conservatorismo liberale, rispettoso dei principi del costituzionalismo. Nel 2020 Meloni, dopo un lungo lavoro di tessitura di rapporti internazionali, è stata eletta Presidente dell’ECR party. Un altro membro di Fratelli d’Italia, Raffaele Fitto, è diventato co-presidente del gruppo parlamentare. Come la stessa Giorgia Meloni ebbe a dichiarare all’indomani delle elezioni europee del 2019, solo i conservatori europei sarebbero veri democratici, poiché attraverso la difesa della sovranità degli stati difenderebbero la sovranità dei loro cittadini(Ibidem, 70). Un’affermazione che testimonia una volta di più la sovrapposizione tra l’idea di nazione e quella di individuo presente nella visione della leader di FdI, coerentemente con la sua interpretazione organistica della società. Va, infine, ricordato, che la dimensione internazionale di Fratelli d’Italia, e in particolare della sua leader Meloni, si è sviluppata anche lungo la direttrice di quella ›internazionale populista‹ che ha avuto il proprio momento d’oro negli anni dell’amministrazione Trump(Da Empoli 2019). Dal guru populista Steve Bannon, invitato nel 2018 alla kermesse politica organizzata ogni anno sin dai tempi di Alleanza Nazionale da Meloni, Atreju, a personalità come Marion Maréchal(nipote di Marine Le Pen, oggi entrata nel partito di Eric Zemmour), e il leader di Fidesz e capo del governo ungherese Viktor Orbàn, ricevuti a Roma in occasione della National Conservative Conference del febbraio 2020, numerose sono le personalità della destra radicale con le quali Meloni ha intrattenuto rapporti a livello internazionale 20 . All’inizio del luglio 2021, Meloni, con Matteo Salvini e altri leader populisti provenienti sia dal gruppo dei conservatori sia da Identità e Democrazia (da Orbàn ai leader di Vox e del Pis a Marine Le Pen) firmò un manifesto comune sul futuro dell’Europa. Il manifesto, dalla chiara impostazione nazionalistica, evidenzia una lettura parziale, omissiva, quando non mistificatoria, della storia del Novecento. Una lettura che tende a rovesciare quella concezione della democrazia liberale e della persona che si è sviluppata in seguito alla Seconda Guerra. E sulla quale si è andata costruendo l’integrazione europea che i leader sovranisti vorrebbero oggi ›rivoluzionare‹ 21 . 20 A. Bruno, J. F. Downs, The case of Fratelli d’Italia: how radical-right populists in Italy and beyond are building global networks, https://www. democraticaudit.com/2020/02/27/the-case-of-fratelli-ditalia-how-radicalright-populists-in-italy-and-beyond-are-building-global-networks/ 21 S. Ventura, Il documento sovranista firmato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni spiega bene cosa è questa destra,» L’Espresso«, 13 luglio 2021. https://espresso.repubblica.it/opinioni/2021/07/13/news/sovranisti_ matteo_salvini_giorgia_meloni-309545030/ Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia 9 LEGA E FDI, DUE PARTITI DI DESTRA RADICALE, SIMILI, MA NON IDENTICI CONCLUSIONI: GIORGIA MELONI AL GOVERNO Fratelli d’Italia condivide con la Lega di Salvini l’appartenenza all’universo della destra radicale. I due partiti hanno in comune molti dei temi, qui già incontrati, propri di questa destra, dall’immigrazione all’euroscetticismo, mentre i due leader, Meloni e Salvini, come abbiamo visto, sono entrambi attivi in quell’internazionale populista che si è sviluppata in particolare nell’ultimo decennio, condividendo amicizie e simpatie, come ad esempio il legame con Viktor Orbàn. Anche se nel parlamento europeo fanno riferimento a due gruppi diversi: l’ECR per Fratelli d’Italia, Identità e Democrazia per la Lega. Entrambi sono partiti caratterizzati da una forte personalizzazione e in entrambi i casi i due rispettivi leader sono coloro che hanno portato la propria formazione al successo. Vi è però una sostanziale differenza di tipo genetico e organizzativo. Mentre Giorgia Meloni è tra i co-fondatori del partito e ha costituito sempre sia il volto mediatico di Fdi sia il punto di riferimento del sistema interno di potere, Salvini ha conquistato quella che alla fine degli anni Ottanta del Novecento era nata come una federazione di leghe settentrionali attorno alla figura di un leader carismatico: Umberto Bossi. Nonostante la ›nazionalizzazione‹ del partito e dei suoi temi operata da Matteo Salvini, le roccaforti del Nord sono rimaste importanti sia dal punto di vista organizzativo sia dal punto di vista del peso di figure locali e regionali del partito. Oggi, di fronte alla crisi della leadership di Salvini questa componente sembra recuperare importanza. La Lega, dunque, presenta un volto più eterogeneo e organizzativamente complesso rispetto alla maggiore omogeneità del più recente partito di Giorgia Meloni, da lei voluto e da lei fatto crescere e, come già detto, sviluppatosi sul territorio grazie soprattutto alle precedenti strutture di Alleanza Nazionale. Infine, anche se, come si è visto, molti sono i temi e le parole d’ordine comuni dei due partiti, FdI e Lega pongono accenti diversi su di essi. In particolare, FdI e Meloni sul piano della cultura politica propongono una visione più coerente e articolata, dando una grande importanza ad una visione tradizionalista della società e della persona, contrapposta alle ›degenerazioni‹ attribuite alla società globalizzata e post-moderna, dai diritti legati alla procreazione e alle unioni tra persone dello stesso sesso alle teorie gender all’aborto. Temi presenti anche nell’orizzonte leghista, che è però più sensibile agli interessi della piccola impresa e del lavoro autonomo del Nord Est, ma dalla Lega proposti in modo meno continuativo e sistematico. Caratterizzante in modo specifico la prospettiva di Fratelli d’Italia è, inoltre, oltre all’accento costante, quasi ossessivo, sulla dimensione della ›Patria‹, il ›sovranismo economico‹; a differenza della Lega, FdI tende ad attribuire un ruolo significativo allo Stato nella promozione dell’attività imprenditoriale 22 . È alla Conferenza programmatica di Fratelli d’Italia tenutasi a Milano dal 29 aprile al 1° maggio 2022, che Giorgia Meloni lancia in modo esplicito la sua sfida al centrodestra e al Paese, presentandosi come leader di una forza politica intenzionata ad andare al governo. Una sfida lanciata anche a Matteo Salvini, la cui leadership appare sempre più compromessa dalle posizioni ›pacifiste‹ assunte dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e dagli scoop sui suoi incontri non noti alla Presidenza del Consiglio con l’ambasciatore russo dopo lo scoppio del conflitto. Meloni, invece, assume subito una posizione di ferma condanna dell’invasione e in linea con le scelte del governo italiano e degli alleati della NATO 23 . Complice, forse, anche la presenza del partito di governo polacco nel gruppo dei conservatori europei. Anche se il tema dell’invasione dell’Ucraina non ha ricevuto particolare attenzione nel discorso pubblico quotidiano di FdI e della sua leader, perlomeno sino alla sua vittoria elettorale. Non va dimenticato che la Russia di Putin ha comunque a lungo rappresentato per Meloni un riferimento valoriale per la sua pretesa difesa dei»valori tradizionali« e cristiani dell’Occidente. La conferenza programmatica ha mostrato anche il desiderio di legittimarsi allargando la propria ›zona di influenza‹ a politici, intellettuali, importanti figure della società civile, non provenienti dalla storia della destra italiana. D’altro canto, questa disponibilità ad ampliare il proprio universo è emersa già da alcuni anni, con l’accoglimento nel partito di parlamentari provenienti da altri partiti, in particolare Forza Italia, ma anche la stessa Lega. Talvolta attribuendo a questi parlamentari ruoli chiave, come nel caso di Raffaelo Fitto. Pur non avendo metabolizzato il passato dal quale proviene e dal quale proviene buona parte della dirigenza del suo partito, Meloni si è progressivamente sempre più rappresentata come una leader che guarda al futuro. Proprio per evitare quel confinamento a lato del sistema che è stato sino ad oggi il destino di Marine Le Pen in Francia. Un confinamento che Meloni è riuscita ad evitare, arrivando infine al governo, anche grazie al sistema parlamentare italiano, con un sistema elettorale prevalentemente proporzionale, che le ha consentito di accedere al governo alla guida di una coalizione. Una situazione ben diversa da quella del semi-presidenzialismo francese, poggiante sull’elezione diretta del presidente(la vera figura esecutiva), con un sistema a doppio turno. Anche attraverso gli strumenti della politica mediatizzata e della politica pop, con la pretesa che la sua autodefinizione di leader conservatrice costituisse un fattore di rassicurazione, Meloni si è dunque presentata agli elettori italiani come una personalità politica legittimata a guidare una democrazia 22 Ringrazio il collega Luigi Di Gregorio per avere attirato la mia attenzione su queste specificità culturali dei due partiti. 23 Anche se questo non le ha impedito di salutare con soddisfazione la vittoria di Orbàn e Fidesz alle legislative ungheresi dell’aprile’22. Come è noto l’Ungheria è l’unico paese europeo che ha mantenuto un atteggiamento favorevole alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG 10 occidentale. Una buona parte di italiani le ha dato credito. Secondo il sondaggio Demos& PI, già nel maggio 2022 Giorgia Meloni riscuoteva il 46 per cento di giudizi positivi del campione intervistato, a pari merito con il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, dietro soltanto al presidente del Consiglio Draghi e al Commissario europeo Paolo Gentiloni 24 Due settimane dopo le elezioni del 25 settembre i giudizi positivi passavano dal 41 per cento di inizio settembre al 53 per cento 25 . Il percorso intrapreso per accreditarsi come forza di governo è, comunque, stato completamente diverso da quello iniziato a Fiuggi con Alleanza Nazionale nel 1995, tentato e poi fallito. Un percorso che intendeva portare il vecchio partito verso le sponde di un conservatorismo liberale. Il percorso intrapreso da Meloni si è diretto, piuttosto, verso posizioni più reazionarie che conservatrici. Ciò nonostante, proprio per accreditarsi come leader di governo occidentale, durante la campagna elettorale Meloni ha moderato stile e contenuti della sua comunicazione, per presentare il suo partito come un normale partito conservatore, al tempo stesso vicino alle esigenze anche dei ceti popolari. Anche se non sono mancati momenti in cui ha recuperato gli accenti sovranisti e nazionalisti, in particolare verso la fine della campagna, soprattutto nei confronti dell’Europa e a difesa degli interessi nazionali italiani. A questo proposito, sia durante la campagna elettorale sia dopo la vittoria del 25 settembre, Meloni ha utilizzato per accreditarsi più la carta dell’atlantismo che non quella dell’integrazione europea, che continua a condizionare alla difesa delle prerogative dei ›popoli europei‹ e a caratterizzare con una certa misura di ambiguità laddove continua a ribadire il suo sostegno alle politiche polacche e ungheresi prese di mira dalla Commissione europea. Il tema della collocazione euro-atlantica dell’Italia ha marcato in modo ancor più netto le settimane seguite alle elezioni. In particolare, con una forza che non aveva caratterizzato il periodo della campagna elettorale, Meloni ha ribadito il sostegno all’Ucraina nella sua lotta contro l’invasore russo del suo partito e dei Conservatori europei. Una posizione confermata con ancora maggiore nettezza alla vigilia delle consultazioni con il Presidente della Repubblica Mattarella per la formazione del nuovo governo, a causa delle parole di simpatia nei confronti di Putin e di ostilità verso Volodymyr Zelensky pronunciate dall’alleato Silvio Berlusconi in quei giorni, durante una riunione coi suoi deputati. Queste posizioni si sono poi tradotte nella scelta di un ministro degli Esteri per il nuovo governo Meloni che giura il 22 ottobre 2022 di chiara fede europeista e atlantista come Antonio Tajani, di Forza Italia, già Presidente del Parlamento europeo e vicepresidente del partito popolare europeo. Nella formazione del governo, la nuova presidente del Consiglio ha fatto alcune scelte per rassicurare le istituzioni europee, internazionali e i mercati, in ministeri chiave come la Difesa, l’Economia(con il leghista Giancarlo Giorgetti, già ministro del governo Draghi), la Giustizia e, appunto, gli Esteri. Il suo 24 Atlante Politico, maggio 2022, http://www.demos.it/a01988.php 25 Atlante Politico, ottobre 2022, http://www.demos.it/a02024.php governo è preminentemente politico, con l’apporto di cinque ministri tecnici accanto ai nove ministri di Fratelli d’Italia, ai cinque della Lega(tra i quali Matteo Salvini alle Infrastrutture) e ai cinque di Forza Italia. In realtà, Meloni aveva ricercato l’apporto di altri tecnici di alto profilo, ricevendo però alcuni dinieghi, soprattutto quello dell’economista e componente del comitato esecutivo della Bce Fabio Panetta. Accanto alle scelte fatte per rassicurare, tuttavia, non sono mancate scelte finalizzate a dare al progetto di Meloni una chiara impronta ›identitaria‹. Una identità ultraconservatrice, se non reazionaria, come già si diceva, e sovranista sul piano sociale e culturale. A partire dai nomi adottati per alcuni ministeri, indicanti volontà protezioniste(ministero dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, ministero delle Imprese e del Made in Italy) o tradizionaliste(Famiglia e natalità). Ma significative sono anche le scelte di alcuni ministri, come, al ministero della Famiglia, Eugenia Roccella, parlamentare prima di Forza Italia e poi di Fratelli d’Italia, da molti anni impegnata in battaglie tradizionaliste sui temi dell’aborto, della fecondazione assistita del fine vita e delle unioni omosessuali. O il direttore del telegiornale della rete pubblica Rai2, Gennaro Sangiuliano, proveniente dal Movimento sociale e simpatetico nei confronti delle diverse espressioni del populismo della destra radicale incarnato da personaggi come Trump, Bannon, Orbàn. Autore delle biografie di Donald Trump e Vladimir Putin, non ha nascosto in più occasioni, anche se prima della guerra, simpatie per quest’ultimo e fatto controverse dichiarazioni, ad esempio sulla natura russa della Crimea o sui trascorsi nazisti degli ucraini. Considerando le preoccupazioni di Meloni di apparire convintamente a favore delle scelte euro-atlantiche e dell’Ucraina si tratta di una scelta certamente azzardata. È significativo che il nuovo ministro abbia cancellato il suo account Twitter subito dopo la nomina. A proposito delle scelte di politica estera, si può in conclusione osservare come le posizioni di Meloni riguardanti il conflitto tra Russia e Ucraina e le conseguenti scelte europee, si scontrino con le posizioni di molti elettori di Fratelli d’Italia e in generale della destra. Secondo un sondaggio commissionato dallo IAI(Istituto Affari Internazionali) e realizzato dal Laboratorio Analisi Politiche e Sociali dell’Università di Siena nel mese di settembre, ad esempio, solo il 49 per cento degli elettori di FdI valuterebbe positivamente le scelte del governo Draghi relative alla crisi ucraina. Al tempo stesso solo il 59 per cento degli elettori di destra ritiene che sia la Russia la responsabile della invasione russa dell’Ucraina. Mentre, in un contesto di scarso appoggio dell’opinione pubblica italiana, a confronto con le altre opinioni pubbliche europee, all’invio di armi all’Ucraina, gli intervistati che sostengono la coalizione di destra favorevole a questo tipo di aiuto sono il 43 per cento, contro il 60 per cento dei sostenitori del centro-sinistra e il 72 per cento dei centristi. Più in generale, gli elettori di FdI o della destra presentano posizioni antisistema piuttosto marcate, delle quali la leader di FdI giunta al governo oggi sembra volersi liberare, dopo averle cavalcate a lungo. Così, ad esempio, sempre secondo l’indagine sopracitata, gli elettorati della destra e di FdI percepiscono in grande maggioranza un atteggiamento ostile dell’Unione europea verso l’Italia negli ambiti delle politiche Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia 11 di bilancio e dell’immigrazione, mentre il 43 per cento dei sostenitori dei partiti di destra sarebbe favorevole all’uscita dall’Unione europea(49 per cento i sostenitori di FdI). Ciò che appare evidente, dunque, è che il futuro governo Meloni potrà mantenersi entro i binari dell’europeismo e dell’atlantismo solo nella misura in cui rinnegherà le posizioni passate della sua leader e del suo partito e saprà distanziarsi dagli umori dei sostenitori della sua maggioranza. Sul piano dei diritti civili e delle scelte in ambito sociale, invece, il governo e i suoi sostenitori probabilmente marceranno uniti verso un’ inedita ›reazione‹. Autore Sofia Ventura è professore associato di Scienza Politica presso l’Università di Bologna dove tiene i corsi di Politica comparata, Leadership e comunicazione politica, Leadership, médias et opinion publique. Bibliografia Basile, L. e Borri, R., Sovereignty of what and for whom? The political mobilisation of sovereignty claims by the Italian Lega and Fratelli d’Italia, »Comparative European Politics«, 20, 365-389, 2022. Bordignon, F. e Ceccarini, L., Where has the protest gone? Populist attitudes and electoral flows in Italian political turmoil,»Quaderni dell’Osservatorio elettorale – Italian Journal of Electoral Studies«, 2, 2021. Brunazzo, M. e Mascitelli, B., At the origin of Italian Euroscepticism, Australian and New Zealand,»Journal of European Studies«, 12, 2, 2020. Fava, T., Le elezioni comunali del 2016: quando il territorio vince e i partiti perdono, in»Quaderni dell’Osservatorio elettorale«, n. 77, giugno 2017. Froio, C., Prefazione. 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EDITORE © 2022 Friedrich-Ebert-Stiftung Italia Dr. Tobias Mörschel Le posizioni espresse in questa pubblicazione non sono necessariamente condivise dalla Friedrich-Ebert-Stiftung e dalle organizzazioni partner della presente pubblicazione. L’uso commerciale del materiale pubblicato dalla Friedrich-­EbertStiftung(FES) è concesso solo previa autorizzazione scritta da parte della FES. Copertina: IPA Agency Grafica: www.bergsee-blau.de Impaginazione: Petra Strauch Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia – Un partito personalizzato tra destra estrema e destra radicale https://italia.fes.de/