ANALISI DEMOCRAZIA E DIRITTI UMANI UNA FORZA FRAGILE Il primo anno di Giorgia Meloni e della nuova destra al potere Stefano Feltri Ottobre 2023 L’analisi dei dati elettorali delle elezioni politiche 2022 non indica uno spostamento a destra del Paese, ma la capa­ cità della coalizione di centro­ destra di massimizzare il risul­ tato nel contesto della legge elettorale attuale e dell’offerta politica non competitiva da parte dell’opposizione. Il governo Meloni ha dimos­ trato risolutezza e iniziativa nel rivedere o cancellare misu­ re che avevano portato consenso ai governi precedenti, ma non ha saputo declinare quella forza nella capacità di perse­ guire un’agenda autonoma. In assenza di una strategia au­ tonoma in politica estera e di una classe dirigente adeguata a sviluppare un approccio origina­ le, Meloni si è mossa secondo le coordinate tradizionali dell’Italia, ma ha sofferto un sostanziale isolamento e mancanza di stan­ ding, soltanto in parte compen­ sate dalla supplenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella. DEMOCRAZIA E DIRITTI UMANI UNA FORZA FRAGILE Il primo anno di Giorgia Meloni e della nuova destra al potere  Contenuto LA VITTORIA SENZA SVOLTA 2 LA DESTRA ALLA PROVA 3 RESILIENZA SENZA INIZIATIVA 5 CONTINUITÀ E ISOLAMENTO 7 CONCLUSIONE 8 Bibliografia 9 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – UNA FORZA FRAGILE LA VITTORIA SENZA SVOLTA Per un bilancio del primo anno del governo Meloni, bisogna partire dall’analisi del risultato elettorale. All’indomani del voto, si sono presentate due possibili interpretazioni che por­ tano ad aspettative opposte sulle prospettive del governo. La prima interpretazione è che Giorgia Meloni sia soltanto la più recente declinazione di una domanda costante e insod­ disfatta di novità nel sistema politico, da parte di elettori sempre più rapidi alla disillusione. Se il consenso a Giorgia Meloni altro non fosse che l’ennesi­ ma fiammata di popolarità in una politica dominata da con­ sensi volatili, allora è legittimo attendersi che anche il suo orizzonte sia più limitato di quanto indicano i sondaggi. La legge elettorale nel 2022 era la stessa che nel 2018, ma l’affermazione netta del centrodestra si deve ad alcuni fatto­ ri interni ed esterni alla coalizione. Quelli interni sono una netta dominanza di Fratelli d’Italia rispetto a Lega e Forza Italia, due partiti che avevano scelto di sostenere il governo Draghi salvo poi provocarne la caduta nel luglio 2022. I fattori esterni sono il crollo del Movimento Cinque stelle, da forza populista nazionale con il 32,2 per cento nel 2018 a partito radicato soltanto nel Mezzogiorno con il 15,4 del 2022, e l’incapacità del Partito democratico di intercettare i delusi, rifluiti in gran parte nell’astensione(la partecipa­ zione elettorale nel 2022 è scesa al record negativo del 63,9 per cento). Se invece il passaggio di Fratelli d’Italia dal 2 per cento del debutto elettorale nel 2013 al 26 per cento del 2023 indicas­ se uno spostamento del Paese verso destra, cioè un’evolu­ zione della domanda politica dalla fase sovranista al ritorno di una contrapposizione più tradizionale destra-sinistra, allo­ ra la prospettiva di Meloni sarebbe ben diversa. Se il successo di Giorgia Meloni alle elezioni politiche si fon­ da su fattori di contesto più che su uno spostamento dell’as­ se ideologico del Paese, diventa inevitabile chiedersi se e quanto quel contesto sia mutato nel corso del suo primo an­ no di governo. Uno sguardo laico ai dati delle elezioni 2022 non offre però elementi per indicare un cambiamento profondo della so­ cietà italiana in senso favorevole a Fratelli d’Italia. L’analisi dell’associazione Itanes, pubblicata per il Mulino, si intitola«Svolta a destra?», con un punto interrogativo che in realtà è superfluo. Perché la svolta a destra non c’è stata. L’indiscutibile successo elettorale del settembre 2022 non si deve a uno slittamento di preferenze dell’elettorato che si è mosso verso posizioni più allineate a quelle del nuovo con­ servatorismo di Giorgia Meloni, bensì a due fattori specifici e contingenti: il netto predominio di Fratelli d’Italia all’inter­ no della coalizione di centrodestra e la scarsa competitività della coalizione alternativa, priva di ogni possibilità di vitto­ ria per effetto della scelta di Partito democratico e Movi­ mento Cinque stelle di non apparentarsi. I partiti diversi dal centrodestra, tra loro non coalizzati, han­ no ottenuto il 49,6 per cento dei voti, quasi sei punti in più del centrodestra che però ha ottenuto l’80 per cento dei seggi uninominali, grazie a una legge elettorale pensata per una competizione tra coalizioni analoghe(invece che tra una coalizione e vari partiti). 2 La destra alla prova LA DESTRA ALLA PROVA Dal punto di vista delle dinamiche interne alla coalizione di centrodestra, il predominio di Fratelli d’Italia si è soltanto accentuato. La Lega ha dimostrato di non essere capace di elaborare una nuova identità attrattiva per l’elettorato di riferimento dopo la fine della stagione secessionista-federalista e la breve pa­ rentesi populista: il leader Matteo Salvini ha cercato di per­ seguire obiettivi coerenti con entrambe quelle stagioni or­ mai concluse, ma anche opposte. Nel governo Meloni, la Lega ha sostenuto il decentramento fi­ scale noto come«autonomia differenziata» dalla quale pos­ sono trarre benefici soltanto le regioni del Nord a scapito di quelle del Mezzogiorno, ma da ministro delle Infrastrutture Salvini ha individuato come misura caratterizzante della sua attività il rilancio del progetto di ponte sullo Stretto di Messi­ na che è visto a Nord come uno spreco e a Sud come un’oc­ casione di arricchimento soltanto per imprese e individui poli­ ticamente ben collegati a scapito del resto della comunità. Silvio Berlusconi si era eclissato ben prima della sua morte, nel giugno 2023, e così Forza Italia, sempre più marginale ne­ gli equilibri di governo. sentata ai vertici soltanto da Ignazio La Russa, 76 anni, pre­ sidente del Senato, continua a coltivare l’ambiguità verso la matrice post-fascista delle origini. Nessun elogio esplicito del regime – anche se La Russa conserva un busto di Benito Mussolini in casa – ma c’è un costante tentativo di ribilancia­ re la narrazione storica, con una parziale riabilitazione della parte d’Italia schierata con i fascisti e una de-mitizzazione della Resistenza partigiana. La Russa, per esempio, ha sollevato molte polemiche nel tentativo di ridimensionare uno degli episodi più cruenti del­ la guerra civile a Roma: i partigiani che il 18 marzo 1944 hanno ucciso 33 soldati nazisti con un attentato in via Rasel­ la se la sarebbero presa contro una incolpevole«Banda mu­ sicale di semi pensionati altoatesini». A quell’attentato seguì una feroce rappresaglia nazista alle Fosse Ardeatine con 335 civili sterminati. Giorgia Meloni, che probabilmente ha voluto La Russa alla presidenza del Senato anche per perimetrare la sua azione senza delegittimare la tradizione post-fascista del partito, appartiene ad una generazione successiva che si è formata non nella memoria del fascismo, ma nella marginalizzazione della cultura di destra. Fratelli d’Italia ha dimostrato invece una notevole capacità di agenda setting, con la continua proposizione di argomenti di discussione e polemica, dal limitato impatto concreto ma molto efficaci sia nel marcare il posizionamento ideologico del partito(e del governo) sia nello spingere l’opposizione a schiacciarsi su battaglie valoriali, che ne rafforzano la conno­ tazione minoritaria, cosmopolita ed elitista. Del primo anno al potere si possono ricordare il decreto con­ tro i rave party, come risposta a una notizia di cronaca di tra­ scurabile rilevanza; la proposta di legge per rendere un rea­ to universale la maternità surrogata(approvata alla Camera) e gli interventi amministrativi per ostacolare la registrazione dei figli generati da madri surrogate all’estero; le proposte a difesa della lingua italiana minacciata dai termini stranieri, le frequenti polemiche per gli interventi di stampo revisionista della premier o di altri esponenti del governo in occasione degli anniversari. Il rapporto della nuova destra al potere con il passato recen­ te è complesso. La generazione più anziana, ormai rappre­ Per questo, come ha fatto nella lettera al Corriere della Sera in occasione del 25 aprile, la presidente del Consiglio non cerca di ri-legittimare il fascismo ma di costruire una nuova idea condivisa di Italia che superi tanto il fascismo quando l’antifascismo, considerato matrice di discriminazioni ai dan­ ni della cultura post-fascista ora arrivata al potere. La piena legittimazione della destra, rappresentata dall’arrivo di Fratelli d’Italia al governo come primo partito, serve, nell’ottica di Meloni, a chiudere una lunga fase durante la quale la dicotomia fascista/antifascista«per decenni ha con­ sentito di estromettere persone, associazioni e partiti da ogni ambito di confronto, di discussione, di semplice ascolto». In questo spirito, l’occupazione sistematica di incarichi nella tv pubblica Rai e nelle istituzioni culturali è, per Meloni, sol­ tanto un ritorno a un equilibrio troppo a lungo negato. Questa costruzione di una nuova normalità a-fascista ma an­ che non-antifascista è ostacolata dalle rivendicazioni identi­ tarie nello schieramento di destra molto più che dall’opposi­ 3 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – UNA FORZA FRAGILE zione, convinta dal risultato del voto 2022 che porre la discri­ minante anti-fascista non paghi. Diversi esponenti della destra di FdI – dal sottosegretario Federico Mollicone a Marcello De Angelis, portavoce(poi dimissionario) del governatore del Lazio – hanno avanzato tesi innocentiste sulle stragi di Stato di matrice neofascista negli anni Settanta, che sono state ampiamente smentite da sentenze definitive, ma che sono un elemento impor­ tante della formazione dei 40–50enni della destra oggi al potere. Fuori da questi temi politicamente rilevanti, l’ambizione del­ la nuova destra di costruire una contro-egemonia culturale non ha prodotto grandi risultati nel primo anno di governo Meloni: alcuni dei volti individuati per rappresentare la nuo­ va stagione – da Vittorio Sgarbi al cantante Morgan al gior­ nalista Filippo Facci – sono stati travolti da polemiche per af­ fermazioni sessiste e volgari. La ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, con un passato da femminista nel partito Radicale, è stata la più attiva nel proporre un’agenda culturale e politica di destra, ma la sua battaglia principale – contro la maternità surrogata – presi­ dia il consenso in nicchie sempre più ridotte di voto cattoli­ co conservatore, senza però generare un impatto più ampio. Così come le campagne per la«sovranità alimentare» del ministro dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida, accolte più da scherno che da reale interesse. L’unica prova di un cambio di stagione culturale è il succes­ so – all’apparenza imprevisto e spontaneo – del libro au­ to-pubblicato su Amazon del generale Roberto Vannacci, già comandante dei paracadutisti della Folgore, che ne«Il mondo al contrario» condensa pregiudizi e opinioni molto diffusi a destra su omosessuali, donne e migranti. L’immigrazione – argomento centrale del messaggio della Lega e importante anche per Fratelli d’Italia – è rapidamen­ te passata in secondo piano: il naufragio al largo della Cala­ bria in febbraio e il picco di sbarchi in primavera, per effetto soprattutto della stagione favorevole, hanno reso difficile sostenere la narrazione del«blocco navale» davanti alle co­ ste e hanno consigliato un profilo più basso sul tema, in as­ senza di risultati significativi da rivendicare. le navi Ong non operavano, a dimostrazione che la narrativa del«pull factor»(i salvataggi incentivano le partenze) non ha mai avuto fondamento. La crisi ucraina ha ridotto ulteriormente la possibilità di con­ tare su una redistribuzione europea dei richiedenti asilo: l’I­ talia ospita soltanto 146.000 rifugiati ucraini, contro 1 milio­ ne in Germania, quasi altrettanti in Polonia, 447 mila in Re­ pubblica Ceca, e così via. Difficile ottenere supporto nella gestione degli sbarchi quando i numeri di chi arriva via nave sono così bassi rispetto a quelli di chi fugge dalla guerra in Ucraina. L’unico appoggio europeo per fermare le partenze, Giorgia Meloni l’ha trovato nell’azione diplomatica di sostegno al re­ gime sempre più autoritario della Tunisia, che però ricorda le analoghe politiche fallimentari dei governi di centrosinistra nei confronti della Libia. Al termine del primo anno al governo, dunque, non c’è ra­ gione per pensare che il predominio di Fratelli d’Italia e la le­ adership individuale di Meloni possano essere rimessi in di­ scussione all’interno dell’area di riferimento. L’offerta politica concorrente però è cambiata in un modo che potrebbe rendere il contesto meno favorevole a Giorgia Meloni. La vittoria imprevista – anche nel suo stesso partito – di Elly Schlein alle primarie per la segreteria del Pd, il 26 febbraio 2023, ha segnato una cesura rispetto agli assetti che avevano condannato il centrosinistra alla sconfitta nel settembre 2022. Al netto di qualche reazione polemica e abbandono nella parte più moderata del partito, il Pd di Elly Schlein ha inizia­ to presto a riprodurre alcune dinamiche analoghe a quelle che hanno determinato il successo del centrodestra: la con­ vergenza di Pd e Movimento Cinque stelle su una agenda comune di obiettivi, perseguiti con strumenti e ordini di pri­ orità diversi, potrebbe essere la premessa per un flusso de­ gli elettori delusi da una forza all’altra, senza che si disperda­ no nell’astensione. Al termine dell’estate 2023, i numeri degli sbarchi di mi­ granti certificavano una sostanziale assenza di controllo del fenomeno migratorio, in contraddizione con la narrazione a lungo sostenuta dalla destra: nei primi otto mesi dell’anno 2021 sono sbarcati in Italia 39.410 migranti(governo di cen­ trosinistra Pd-Cinque stelle e poi governo Draghi), 58.521 nel 2022(governo Draghi) e quasi il doppio, 114.526, nel 2023 con il governo Meloni. Dopo aver cercato di limitare l’azione delle navi Ong in ma­ re, con sanzioni e fermi amministrativi, il governo Meloni ha perfino dovuto ammorbidire la sua posizione nell’estate 2023 di fronte alla situazione fuori controllo. Partenze e sbarchi sono proseguiti e aumentate anche nella fase in cui 4 Resilienza senza iniziativa RESILIENZA SENZA INIZIATIVA Giorgia Meloni ha ereditato dal governo Draghi una con­ giuntura economica più favorevole del previsto, se si guar­ da ai numeri dell’Italia, ma in rapido deterioramento. L’aumento del Pil del 3,7 per cento nel 2022 è stato supe­ riore alle attese e alle stime ufficiali e ha permesso al gover­ no Meloni di fare più deficit di quanto si aspettava nella legge di Bilancio 2023, così da avere circa 24 miliardi di eu­ ro di risorse aggiuntive(ancorché a debito) nel biennio 2023–2024. La quasi totalità di questa somma, però, è stata impiegata in interventi anti-inflazione, sulla scia di quanto già fatto dal governo Draghi, con misure per contenere il costo dell’ener­ gia, in particolare per i ceti più disagiati. Il rinvio della realizzazione del programma elettorale – in particolare delle promesse sull’estensione di flat tax a varie categorie di lavoratori, inclusi i dipendenti – non ha avuto un significativo costo politico per il governo Meloni perché le scelte sulla legge di Bilancio sono arrivate a poche setti­ mane dall’insediamento, quando era ancora facile promet­ tere che presto molto altro sarebbe arrivato. Va comunque notato un dato rilevante e, per certi aspetti, inatteso: pur in assenza di alcuna spinta propositiva per ri­ forme di ampio respiro, nel suo primo anno il governo Me­ loni ha adottato almeno tre decisioni potenzialmente impo­ polari che hanno rafforzato la sua credibilità in materia fi­ scale, senza comportare grandi contraccolpi: il mancato rin­ novo degli sconti sulle accise per i carburanti, a inizio 2023, le restrizioni sulle agevolazioni edilizie e in particolare il co­ siddetto superbonus a febbraio 2023 e la sostanziale can­ cellazione di ogni sussidio anti-povertà per un milione di fa­ miglie su 1,8 milioni di beneficiari del reddito di cittadinan­ za(rispetto al picco di domande). Le prime proteste dei percettori di reddito di cittadinanza indicano che ci sarà un prezzo politico alto da pagare. Oltre 180 mila nuclei familiari sono stati informati via Sms dall’Inps, l’istituto di previdenza, della sospensione dell’as­ segno, prima che gli strumenti sostitutivi fossero attivati. Le manifestazioni degli ormai ex-beneficiari del reddito – so­ prattutto a Napoli – sono state il primo segnale della fine della luna di miele con l’elettorato. Così come la tassa sugli extra-profitti delle banche dovuti all’aumento dei tassi di interesse – annunciata e poi subito rivista – durante l’estate 2023 ha cambiato il clima intorno al governo nei mercati finanziari e a livello europeo. Non tanto per il merito, ma per il metodo di annunciare tasse a sorpresa, con i leader di partiti di maggioranza all’oscuro, al solo scopo di riconquistare un po’ di consenso perduto. Sul piano della politica economica, il governo Meloni ha cercato di tenere insieme approcci opposti: l’idea di uno stato minimo e non invasivo, che evita di disturbare gli im­ prenditori(Meloni ha definito le tasse troppo alte«pizzo di Stato») e la promessa di uno stato interventista che usa for­ ze dell’ordine e investimenti per affrontare il disagio delle zone marginali; un’idea di meritocrazia che prevede di ri­ durre il welfare ai poveri per spingerli a lavorare ma pro­ mette di non toccare rendite e patrimoni accumulati dai gruppi più abbienti(la meritocrazia implica che chi ha mol­ to è perché molto ha meritato e chi ha poco non meritava nulla di più, anzi). Il progressivo e rapido deterioramento del quadro macroe­ conomico però non permette di individuare grandi spazi di manovra per l’esecutivo nell’anno cruciale che precede le elezioni europee 2024 e neppure in seguito. L’intera azione di politica economica del governo Meloni è complicata anche da fattori politici interni alla coalizione: la spinta della premier ad accentrare la politica economica a Palazzo Chigi e la debolezza di un ministro dell’Econo­ mia come Giancarlo Giorgetti che non ha profilo e relazio­ ni europee, appartiene a un partito diverso, la Lega, nel quale peraltro è poco considerato da parte del leader Mat­ teo Salvini. Lo spostamento dell’iniziativa di politica economica a Palaz­ zo Chigi non ha dato grandi risultati sul più delicato dei dos­ sier gestiti dal governo Meloni nel suo primo anno, cioè la realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza(Pn­ rr) nell’ambito di Next-Generation Eu. I ritardi nella realizzazione del piano si sono sommati alla continua richiesta di rinegoziarne gli obiettivi col risultato – a luglio 2023 – di produrre il taglio di progetti per 16 miliar­ di(da trovare, forse, per vie alternative al Pnrr). L’effetto im­ 5 mediato è stato quello di scontentare gli enti locali che già avevano avviato parte di quei progetti, inclusi enti locali di centrodestra(come la regione Friuli Venezia-Giulia guidata dal leghista Massimiliano Fedriga). L’effetto di questa procrastinazione tanto dell’attuazione quanto della revisione, è stato di spostare tutto il rischio economico e politico del Piano in avanti, successo o falli­ mento dipenderanno dalle scelte operative nel 2023 e 2024. FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – UNA FORZA FRAGILE 6 Continuità e isolamento CONTINUITÀ E ISOLAMENTO Anche nei rapporti con Bruxelles e, più in generale, in politi­ ca estera, Giorgia Meloni si è mantenuta in una sostanziale continuità con il passato recente con la sostanziale differen­ za che lei non ha la statura internazionale di Mario Draghi e neppure di Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica che più volte è intervenuto per colmare i deficit di credibilità dell’esecutivo, sia nei rapporti bilaterali che nel posiziona­ mento globale dell’Italia su temi di grande rilievo come la crisi climatica(negata da vari esponenti del centrodestra). Sul piano europeo, Giorgia Meloni aveva le stesse priorità degli esecutivi precedenti – gestione condivisa dei migranti sbarcati in Italia, revisione non punitiva delle regole fiscali, transizione ecologica compatibile con le esigenze del siste­ ma produttivo italiano – ma non è riuscita a creare alcuna coalizione efficace. Il tradizionale approccio italiano di pendolo tra Germania e Francia, per mantenere in equilibrio i rapporti di forza tra i grandi paesi fondatori, è stato complicato da questioni di politica domestica: più volte esponenti del governo france­ se hanno criticato quello italiano quando funzionale a se­ gnalare agli elettori francesi i rischi di una destra radicale al potere; dopo aver indicato nella Germania per anni il pae­ se dell’austerità fiscale e delle politiche mercantilistiche dannose per l’Italia, Meloni fatica a modificare la propria narrazione. Con l’eccezione del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, già presidente del Parlamento europeo, il governo Meloni non conta al suo interno alcuna figura in grado di gestire dossier rilevanti a livello europeo, come si è visto sul tema dello stop al motore endotermico, con la campagna solita­ ria e perdente a favore dei biocarburanti(rilevanti per Eni) dei ministri dell’Ambiente, Pichetto Fratin, e del Made in Italy, Adolfo Urso. Se nelle precedenti stagioni di governo il centrodestra italia­ no poteva spendere a livello europeo nomi di rilievo come Mario Monti, Mario Draghi, Franco Frattini o perfino Giulio Tremonti, le posizioni sovraniste della fase recente hanno privato l’attuale coalizione di connessioni solide con gli am­ bienti dell’accademia o dell’alta burocrazia. del governo Meloni alla politica estera ed europea si riduce a un tentativo di continuità con i precedenti esecutivi ma con toni rivisti per marcare qualche differenza. Nonostante la presenza all’interno della maggioranza di partiti con una lunga tradizione filo-russa(Lega e Fratelli d’I­ talia), Giorgia Meloni ha tenuto il governo allineato con gli Stati Uniti nel sostegno all’Ucraina, anche se l’Italia è stata più volte trattata come uno junior partner della coalizione, cosa che non succedeva con Mario Draghi. L’inevitabile strategia di diversificazione di fornitura di gas dalla Russia, avviata da Draghi in coordinamento con la compagnia energetica a controllo pubblico Eni, è stata inse­ rita da Meloni in una vaga cornice strategica nota come «piano Mattei», in richiamo all’attenzione per il nord Africa del fondatore dell’Eni, Enrico Mattei. Al netto di qualche messaggio confuso sul rendere l’Italia «l’hub del gas», il piano Mattei è semplicemente il tentativo molto tradizionale di consolidare rapporti con paesi strategi­ ci per l’Italia sia per la fornitura del gas che per la gestione del flusso migratorio: Libia, Algeria, Tunisia, Egitto, gli stessi paesi dove da sempre la sfera di influenza italiana si sovrap­ pone a quella francese, con le inevitabili tensioni per l’ege­ monia nell’area. Con lo stesso spirito di rilancio di priorità tradizionali, il go­ verno Meloni ha rinnovato l’attenzione per i Balcani, con l’appoggio formale alla candidatura per l’ingresso nell’Ue della Bosnia Erzegovina e una serie di iniziative del ministro Tajani. Il colpo di Stato del luglio 2023 in Niger ha aperto una crisi in un’altra area strategica per l’esecutivo, sia per le politiche migratorie che per la competizione con la Francia in termini di influenza, ma anche per la prevenzione del terrorismo jihadista. In assenza di un personale politico all’altezza delle ambizio­ ni e di una elaborazione strategica complessiva, l’approccio 7 FRIEDRICH-EBERT-STIFTUNG – UNA FORZA FRAGILE CONCLUSIONE Giorgia Meloni nel suo primo anno di governo ha praticato un metodico spoils system che ha permesso alla nuova de­ stra di occupare molte posizioni apicali, nelle istituzioni, nella cultura, nell’economia ma, al netto di questo, non è riuscita ad avviare la rivoluzione«conservatrice» che aveva promesso. L’ambizione di egemonia culturale si scontra con l’assenza di contenuti forti da diffondere e con la scarsità di interpre­ ti che le diano fondamento e durata. Soltanto la legittima­ zione di posizioni non-antifasciste sembra riuscita, perché gli avversari politici considerano improduttivo impostare la critica alla maggioranza sulla questione della identità post-fascista. La visione in politica economica è la somma di istanze diver­ se e opposte – stato minimo ma anche assistenziale, inter­ vento pubblico massiccio ma anche libertà di impresa, tute­ la delle rendite ma anche sostegno a partite Iva e microim­ prese – che possono essere conciliate soltanto da un enor­ me dispiego di risorse pubbliche, tra spesa e deficit, non più possibile nel mutato quadro economico. Giorgia Meloni governa il Paese da sola, la sua squadra di collaboratori è praticamente la stessa di quando Fratelli d’I­ talia aveva il 3 per cento dei voti: la premier ha affidato il tes­ seramento e la segreteria politica di Fratelli d’Italia, cioè la guida de facto del partito, alla sorella Arianna, che è anche moglie del ministro della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, il quale ha ambizioni da commissario europeo. La forza di Meloni e la popolarità del suo governo hanno ba­ si fragili e sono destinate a scemare, logorate da aspettative frustrate e dalla fatica del governo. Ma la prospettiva della nuova destra al potere dipende in gran parte dalla capacità di Pd e Movimento Cinque stelle di offrire un’alternativa cre­ dibile e competitiva, vista la legge elettorale che condanna alla sconfitta chi non forma coalizioni larghe. 8 BIBLIOGRAFIA Campi, Alessandro(2023). Il fantasma della nazione- per una critica del sovranismo, Marsilio, 2023 Cavallari, Lilia(2023). Ufficio parlamentare di bilancio, Relazione della presidente, 20 giugno 2023, https://www.upbilancio.it/wp-content/ uploads/2023/06/Relazione-Rapporto_Presidente_per-sito.pdf Corte dei Conti(2023). Rapporto sul coordinamento della finanza pub­ blica, 25 maggio 2023, https://www.corteconti.it/Download?id=36c55 64e-cb8d-40b4-9820-4a84a346fc39 Ignazi, Piero(2023). Trent’anni di Berlusconi, rivistailmulino.it, 16 giugno 2023, https://www.rivistailmulino.it/a/30anni-di-berlusconi Itanes(2023). Svolta a destra?- Cosa dice il voto del 2022, Il Mulino, 2023 Natalizia, Gabriele(2023). I Balcani sono tornati in cima alle priorità della politica estera italiana, Domani, 30 maggio 2023, https://www.edi­ torialedomani.it/politica/mondo/i-balcani-sono-tornati-in-cima-alle-prio­ rita-della-politica-estera-italiana-vl6yf2u0 CONCLUSIONE 9 EDITORE AUTORI EDITORE Stefano Feltri ha una laurea alla Bocconi e un MBA alla University of Chicago Booth School of Business. È stato vi­ cedirettore del Fatto Quotidiano e direttore di Domani. Og­ gi è communication advisor dell’Institute for European Po­ licymaking at Bocconi University. Conduce Le parole dell’e­ conomia su Radio3. Cura la newsletter e podcast Appunti (appunti.substack.com). Fondazione Friedrich Ebert in Italia Piazza Adriana 5| 00193 Roma| Italia Responsabile: Dr. Tobias Mörschel| Direttore| FES Italia Tel.:+39 06 82 09 77 90 https://italia.fes.de/ Contatto: info@fes-italia.org Facebook: @FESItalia Twitter: @FES_Italia L’uso commerciale dei media pubblicati dalla Fondazione Friedrich Ebert non è concesso senza autorizzazione scritta da parte della Fondazione. Le pubblicazioni della Fonda­ zione Friedrich Ebert non possono essere utilizzate come materiale per campagne elettorali. Le posizioni espresse in questa pubblicazione non sono necessariamente posizioni condivise dalla Fondazione Friedrich Ebert. © 2023 www.fes.de/bibliothek/fes-publikationen UNA FORZA FRAGILE Il primo anno di Giorgia Meloni e della nuova destra al potere L’analisi dei dati elettorali delle elezioni politiche 2022 non indica uno sposta­ mento a destra del Paese, ma la capaci­ tà della coalizione di centrodestra di massimizzare il risultato nel contesto della legge elettorale attuale e dell’of­ ferta politica non competitiva da parte dell’opposizione. Il governo Meloni ha dimostrato risolu­ tezza e iniziativa nel rivedere o cancella­ re misure che avevano portato consen­ so ai governi precedenti, ma non ha sa­ puto declinare quella forza nella capaci­ tà di perseguire un’agenda autonoma. In assenza di una strategia autonoma in politica estera e di una classe dirigente adeguata a sviluppare un approccio ori­ ginale, Meloni si è mossa secondo le coordinate tradizionali dell’Italia, ma ha sofferto un sostanziale isolamento e mancanza di standing, soltanto in parte compensate dalla supplenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Per ulteriori informazioni sull’argomento, fare clic qui: italia.fes.de