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Politiche industriali europee: crisi e prospettive : la Germania, l'Italia e le tendenze in Europa
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nomica in senso più ampio. Senza po­litiche che rafforzino loccupazione nel settore industriale, la contrattazio­ne collettiva, i salari reali e lo sviluppo di competenze professionali, si com­prometterà la capacità di sostenere la domanda interna, la coesione sociale e la stabilità economica a lungo ter­mine. Studi empirici mostrano chiara­mente quale sia la posta in gioco: le regioni che da tempo soffrono di pro­blemi economici, investimenti insuffi­cienti e declino strutturale tendono a sostenere maggiormente i partiti di estrema destra, e ciò a riprova di quali siano le conseguenze sociali e politi­che della vulnerabilità economica (FES, 2025). 4.3 Disparità di investimenti e austerità La sfida che la Germania deve af­frontare in merito alla trasformazione è innanzitutto legata agli investimen­ti. Studi condotti dallIMK, dallIW e dal Dezernat Zukunft stimano che nei prossimi dieci anni saranno ne­cessari tra i 600(IW& IMK, 2024) e i 780 miliardi di euro(Heilmann et al., 2024) di investimenti pubblici per modernizzare le infrastrutture, decar­bonizzare lindustria e potenziare i servizi pubblici. Limpatto sui conti pubblici tedeschi è particolarmente sentito a livello comunale. Secondo il KfW Research, le amministrazioni co­munali tedesche hanno dichiarato un arretrato sugli investimenti pari a 215,7 miliardi di euro nel 2025, con un aumento del 15,9%(29,6 miliardi di euro) rispetto allanno precedente e segnando il livello più alto mai regi­strato nel KfW Municipal Panel(KfW Research, 2025). Questo arretrato è particolarmente evidente nei settori della scuola, dei trasporti e delle in­frastrutture digitali. Il ritardo accumulato dalla Germania nel campo degli investimenti è diret­tamente collegato al suo storico im­pegno per lausterità fiscale. Nel 2009, con un emendamento costitu ­zionale il Paese ha introdotto unfre­no allindebitamento, che limita il debito netto strutturale del governo federale allo 0,35% del PIL e di fatto vieta la pratica di finanziamento del disavanzo in condizioni normali. Seb­bene la norma ammetta una sospen­sione temporanea in casi di emergen­za straordinaria, la sua applicazione sistematica ha fortemente limitato gli investimenti pubblici, in particolare nei settori delle infrastrutture e nei progetti di trasformazione. Per aggirare tali limiti, lespansione di bilancio ha fatto sempre più ricorso a fondi speciali fuori bilancio(Sonder­vermögen), che sono formalmente separati dal bilancio principale e in gran parte esenti dalle restrizioni in materia di indebitamento. Tra i finan­ziamenti straordinari fuori bilancio introdotti più di recente figurano un fondo da 100 miliardi di euro destina ­to alle spese militari e un fondo da 500 miliardi di euro destinato princi ­palmente alla modernizzazione delle infrastrutture e agli investimenti per il clima. Sebbene questi strumenti si­ano destinati a fornire un impulso positivo al ciclo economico, favoren­do gli investimenti e la domanda ag­gregata in un momento segnato da un calo degli investimenti privati e da una crescita moderata, non sono tut­tavia sufficienti a colmare le carenze strutturali negli investimenti. Allo stesso tempo, il crescente peso di questi fondi ha inasprito il dibattito politico sulla sostenibilità del quadro di bilancio tedesco. Ricorrere sempre più spesso a fondi speciali temporanei e discontinui rivela un problema strut­turale: la necessità di investimenti a lungo termine nelle infrastrutture, nel­la lotta al cambiamento climatico e nella coesione viene soddisfatta sem­pre più spesso con strumenti straordi­nari a scadenza fissa e con finestre di spesa prestabilite, anziché essere inte ­grata in un quadro di bilancio riveduto e sostenibile. Ciò solleva importanti interrogativi sulla sicurezza della pia­nificazione, sulla capacità di investi­mento intergovernativa soprattutto a livello comunale e sulla credibilità a lungo termine della politica di bilan­cio. Per questo motivo, molti economi­sti, insieme ai sindacati, chiedono da tempo che venga attuata una riforma definitiva del freno al debito, volta a favorire gli investimenti. 4.4 Panoramica dei settori 4.4.1 Acciaio La Germania è il principale produttore di acciaio dellUnione Europea e il set­timo a livello mondiale, con un volu­me di contratti pari a circa 5 miliardi di euro lanno. Il settore impiega diret­tamente circa 80.000 persone, a cui si aggiungono 4 milioni di lavoratori nei settori che fanno largo uso di acciaio (WV Stahl, 2025). Il settore si trova ad affrontare unim­portante sfida per passare a una pro­duzione neutra dal punto di vista cli­matico, che richiede una riduzione fino a 55 milioni di tonnellate di CO₂ allanno. Questa trasformazione ri­chiede ingenti investimenti tecnologi­ci e la riqualificazione della forza la­voro. Ma il settore deve anche fare i conti con la concorrenza globale, i ri­schi di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e gli elevati costi energeti­ci, che mettono a dura prova la reddi­tività e la competitività. In risposta a queste pressioni, Thys­senkrupp Steel Europe(TKSE) ha an ­nunciato di voler tagliare 11.000 posti di lavoro, pari al 40% della propria forza lavoro, entro il 2030. Di questi, 5.000 saranno tagli diretti, mentre al ­tri 6.000 posti di lavoro verranno esternalizzati o dismessi(Reuters, 2024). Queste misure mirano a miglio ­rare la produttività e a ridurre i costi, ma destano preoccupazione per la stabilità occupazionale e le ripercus­sioni sociali. 4.4.2 Automotive Il settore automobilistico impiega cir­ca 841.000 persone in Germania. Nel 2024 il fatturato è diminuito del 5% e le esportazioni in Cina sono crollate, mentre gli Stati Uniti restano un mer­cato chiave. Tra il terzo trimestre del 2024 e il terzo trimestre del 2025 sono andati persi 48.700 posti di lavoro in questo settore(compresi i fornitori), il che evidenzia quanto il settore sia soggetto alle fluttuazioni globali della domanda e alle pressioni della con­correnza(VDA, 2025). Germania: Situazione economica e bisogno di trasformazione 19